martedì, Novembre 12

Lo Yemen il giorno dopo l’uccisione di Saleh Gli Houthi, la coalizione saudita e le altre forze in gioco in Yemen

0

8.600 morti, 49.000 i feriti, 2 milioni di sfollati, 188.000 persone fuggite nei Paesi vicini, almeno 14.8 milioni di persone senza accesso alle cure mediche di base su di un totale di 28 milioni circa di abitanti, una devastante epidemia di colera che ad Aprile ha colpito il Paese e ha fatto -stando all’OMS- almeno 2.196 morti, fame per 20 milioni di persone -fra cui 11 milioni di bambini- che, secondo le analisi delle agenzie internazionali, hanno bisogno di immediata assistenza umanitaria.

Questo è lo Yemen a fine 2017.

Ieri, l’ex Presidente Ali Abdallah Saleh, l’uomo che sta all’origine di questa disastrosa situazione, frutto del conflitto che si è aperto e causa del fallimento della transizione politica che avrebbe dovuto dare stabilità allo Yemen dopo la rivolta esplosa nel 2011 contro la sua guida durata 33 anni e che lo ha visto passare il potere al suo braccio destro Hadi, è stato ucciso.

Ma l’uccisione dell’ex tiranno non fa vedere nessuna luce in fondo al tunnel yemenita. Anzi. «Se c’è una tragedia nella morte di Saleh, è ​​che questa morte renderà ancora più difficile porre fine al conflitto e negoziare un accordo significativo», come sottolinea nella sua analisi Anthony Cordesman, analista strategico del Center for Strategic and International Studies (CSIS). La morte di Saleh «è un avvertimento che entrambe le parti possono continuare a combattere indefinitamente»; nessuna può sperare di vincere velocemente a meno che entrambe le parti si convincano a negoziare, «ciò che è chiaro è che il perdente sarà il popolo yemenita».

Ciò che è certo è che la situazione non è certamente semplice e per comprenderla bene, occorre analizzare le forze coinvolte sul campo. Da una parte ci sono gli Houthi, gruppo di ribelli tra i protagonisti nel Paese. Gli Houthi nascono come un movimento politico ma sono anche un gruppo armato di minoranza sciita, minoranza che conta un terzo della popolazione yemenita. Sono sciiti Zayditi, una setta prossima ai sunniti, accusata di avere legami ideologici con il gruppo dei Duodecimani, la maggioranza in Iran, Iraq e Libano.

La loro nascita ufficiale risale al 1992 con la denominazione ‘Ansar Allah’, i partigiani di Allah. L’appellativo Houthi, invece, è in onore del fondatore Hussein Al Houthi e di suo padre Badr Eddine Houthi, il leader spirituale. La loro roccaforte è sempre stata Saada, nel nord-ovest dello Yemen. Da qui hanno portato avanti sei guerre, tra il 2004 e il 2010, proprio contro Ali Abdallah Saleh.

Ciò che li ha caratterizzati e che li contraddistingue anche ora è una forte retorica populista che li ha portati dal 2011 a raccogliere consensi anche nell’ala opposta dei sunniti. L’ondata della Primavera Araba, innescata dalla Tunisia, aveva prodotto anche in Yemen numerose proteste della popolazione che chiedeva insistentemente al presidente di lasciare il Paese. Così, grazie alle monarchie del Golfo ed al loro piano di transizione che prevedeva la sua partenza in cambio dell’immunità per lui e per la sua famiglia, il 27 Febbraio 2012, Saleh si dimette e consegna ufficialmente il potere ad Abd Rabbo Mansour Hadi. Il cambio ai vertici del Governo di Sanaa tuttavia non soddisfa le richieste della minoranza Houthi che si e’ sempre ritenuta marginalizzata.

Ma qual è stato, quindi, il rapporto tra gli Houti e l’ex presidente Ali Abdullah Saleh?

Come precisato, prima che divenisse loro sostenitore, Saleh è stato l’antagonista contro cui gli Houthi hanno combattuto sei guerre. E poi? Il 20 gennaio 2015 gli Houthi prendono possesso del palazzo presidenziale a Sanaa. Il 21 Febbraio, il presidente Hadi fugge da Sanaa ad Aden (sud), che proclama capitale ‘provvisoria’ e gli Houthi puntano verso Aden. Il loro leader, Abdel Malek al-Houthi, giustifica l’offensiva dicendo di combattere contro gli estremisti sunniti di Al Qaeda e dell’Isis.

Il clima si fa sempre più teso. Prima, quindi, l’offensiva dalla roccaforte di Saada e poi, la presa di Sanaa e della sede del Governo da parte dei ribelli, alleati con potenti leader militari fedeli all’ex presidente Saleh, fino a che Il 14 Ottobre gli Houthi avanzano verso la città di Aden, nel sud, luogo di rifugio del presidente Abde Rabbo Mansour Hadi. Con la mossa degli Houthi è stato costretto, così, a fuggire in Arabia Saudita e da qui è seguito l’intervento della coalizione militare araba.

Le criticità si sono accentuate e tutto è precipitato tra gli Houthi e l’ex presidente Ali Abdullah Saleh. Sabato, Saleh ha deciso di «voltare pagina» e avvicinarsi all’Arabia Saudita, chiedendo a Riad di fermare gli attacchi contro il suo Paese, ormai esausto e colpito anche da una gravissima epidemia di colera. Gli Houthi lo hanno considerato un tradimento imperdonabile tanto che hanno dichiatato la sua uccisione.

Ma veniamo anche a vedere chi sono i principali oppositori degli Houti, specie nel sud e nel centro del Paese.

Gli anti-Houthi sono forze irregolari, miliziani armati sostenuti dalla nota coalizione a guida saudita. Per chi sostiene Hadi c’è la ‘Resistenza popolare’, che, però, è un gruppo tutt’altro che compatto: formano la resistenza un insieme di miliziani tribali nel centro e ad est, il movimento separatista Harak, i sunniti legati al partito Islah -che include l’ala yemenita dei Fratelli Musulmani- e le milizie filo-Hadi del sud, detti i ‘Comitati popolari’.

Spicca poi la coalizione guidata dall’Arabia Saudita che comprende anche Emirati Arabi, Kuwait, Bahrain, Qatar, Egitto, Giordania, Marocco e Sudan. A supporto, fornendo intelligence e logistica, ci sarebbero gli Stati Uniti. Proprio l’Arabia Saudita da sempre è convinta che l’Iran sostenga gli Houthi, ma Teheran ha sempre smentito. Ma a figurare nel quadro dello Yemen, c’è anche Al Qaeda, o più precisamente la sua cellula yemenita, nota per la sua grande pericolosità. Nello scorso Giugno il loro leader, Nasir al-Wuhayshi, ex segretario personale di Osama bin Laden, è stato ucciso da un drone americano. Alcuni territori della provincia sudorientale sono già stati da questa conquistati e continuano gli scontri con gli Houti.

«Allah è grande, morte all’America, morte a Israele, maledizione sugli ebrei e vittoria per l’islam»: questo l’inno degli Houthi. L’obiettivo? Estendere il controllo su tutto lo Yemen e portare avanti l’etnia Zaydita, ritenuta una fra gli eredi della famiglia di Maometto.

Il problema è ciò che si cela dietro la morte di Saleh: se gli attori sul campo non troveranno una via per risolvere questa tensione così nociva, la situazione rischia di continuare a peggiorare e l’emergenza umanitaria, già di proporzioni tremende, si aggraverà.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore