domenica, Novembre 29

Lo strano caso dei terroristi sul Ponte di Rialto

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A Venezia, l’indagine coordinata dalla Procura distrettuale antimafia e antiterrorismo di Venezia, condotta dal Reparto operativo del comando provinciale di Venezia e dalla Digos della questura di Venezia, ha portato al fermo di quattro kosovari bloccati nella notte tra mercoledì 29 e giovedì 30 marzo.

Il blitz si è svolto nella notte in un palazzo vicino al teatro La Fenice, attorno alle 4 del mattino, vi hanno preso parte i reparti speciali Nocs della Polizia di Stato e Gis dell’Arma dei Carabinieri, entrambi addestrati per far fronte a situazioni critiche che possono degenerare in tempi rapidi. Contemporaneamente sono state eseguite dodici perquisizioni, tutte in centro storico, tranne una in terraferma a Mestre e una in provincia di Treviso. All’operazione ha partecipato personale operativo e tecnico della Direzione centrale della Polizia di prevenzione, unità cinofile dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato, il Nucleo artificieri della questura di Venezia, gli operatori del Gabinetto regionale e provinciale di Polizia scientifica e i cineoperatori del Nucleo investigativo.

L’assetto schierato risulta importante e multidisciplinare, sintomo che gli inquirenti non sapevano con certezza, cosa avrebbero dovuto fronteggiare una volta fatta irruzione a casa dei sospettati. Tre persone sono state raggiunge da ordinanze di custodia cautelare in carcere e un minorenne è stato fermato. Tutti i soggetti coinvolti sono di originare Kosovara e sono residenti in Italia con un regolare permesso di soggiorno. I fermati sono: Fisnik Bekaj, 24 anni, residente in provincia di Treviso, Dale Haziraj 25 anni, e Arjan Babaj, 27 anni, gli ultimi due residenti a Venezia, dove lavoravano come camerieri in locali della città.

Il magistrato che si occupa delle indagini ha sottolineato che i quattro kosovari erano impegnati «in una vera e propria attività di auto addestramento al fine di prepararsi a compiere attività criminali e attentati da un lato attraverso esercizi fisici e dall’altro esaminando video dei fondamentalisti dell’Isis che spiegavano l’uso del coltello.». È stato accertato anche che compivano simulazioni per confezionate esplosivi fatti in casa. «Da parte di tutti c’era una grande adesione all’ideologia dell’IS». Il profilo dei presunti terroristi evidenzia come la strategia dello Stato Islamico abbia trovato nuovamente terreno fertile in soggetti inseriti nella comunità dei Paesi in essi risiedono.

Come si è detto in altre occasioni, l’IS ha avviato una nuova fase strategica dove l’affiliato all’organizzazione si radicalizza in fretta e si rende colpevole di attacchi veloci e rapidi a bassa sofisticazione. Lo dimostrano i casi di Londra; Nizza e Berlino. Il video che doveva fungere da ‘scuola di guerra’ erano tutti orientati all’uso dei coltelli, oggetti comuni, che sono irrintracciabili dagli inquirenti e che permettono a chiunque di diventare un terrorista.

Non si mette in dubbio che la pericolosità di questi soggetti possa essere alta, qualora però gli attacchi, si configurino in una strategia studiata e pianificata con attenzione, aspetto questo non tipico dei nuovi attacchi dello Stato Islamico. La brutalità e la non sofisticazione sono al centro della nuova strategia del Califfato che non predilige piani eccessivamente complessi o pianificati. Questa mancanza di organizzazione mina dalle fondamenta la riuscita dell’attacco ma lo rende decisamente più complesso da fermare.

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