sabato, Settembre 21

Lo Stato a processo?

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Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi è stato a Londra per un incontro con il premier britannico David Cameron e per un discorso alla City. Durante la conferenza stampa seguita al colloquio con Cameron a Downing street, Renzi ha dichiarato di appoggiare la Francia sulla questione dell’ sforamento dei parametri europei di bilancio: «Rispetto la decisione di un Paese libero e amico come la Francia, nessuno deve trattare gli altri Paesi come si trattano degli studenti». Ma ha prontamente aggiunto «Ma naturalmente per l’Italia la situazione è diversa: noi rispettiamo i limiti che ci siamo dati del 3%». Spiegando le ragioni del suo viaggio oltre Manica, Renzi ha detto:

«Sono qui per presentare i risultati delle riforme». Entrando più nel merito, il premier italiano ha sottolineato che «la riforma dell’art.18 è una grande riforma del mercato del lavoro e sarà molto apprezzata dagli investitori». Ma le riforme devono toccare anche l’UE, perché «Abbiamo bisogno di un cambiamento in Europa», sottolineando la necessità di istituzioni più flessibili e più smart.

Durante l’audizione in Commissione Affari Sociali a Montecitorio, il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha dichiarato che da parte del Governo c’è la «volontà di partire per lanciare un piano nazionale di lotta alla povertà». I dati elaborati da organismi sono concordi nel delineare un quadro sociale in significativo peggioramento, con «l’impoverimento di un’area sempre più larga di cittadini» accompagnato dalla «apertura di una forbice tra le diverse fasce della società». Per far fronte a tale situazione, ha detto Poletti, uno dei temi imprescindibili della discussione è «lavorare per costruire strumenti di azione permanente, c’è bisogno di rete». Ragionare su singoli interventi affidati a bandi non ha infatti senso, perché «la logica del bando mostra una sua plateale inefficacia, si perde tempo e si rischia di produrre più burocrazia di quella necessaria». Sarebbe invece più efficace ed efficiente, ha sottolineato il ministro, estendere progressivamente le sperimentazioni di sostegno all’inclusione attiva a porzioni di territorio più grandi, in particolare «alle regioni del Mezzogiorno, ragionando sui fondi comunitari».

Ieri sembrava che tra i partiti della maggioranza e FI fosse stato finalmente raggiunto un accordo sul ticket Luciano Violante e Ignazio Caramazza per l’elezione di due giudici della Corte Costituzionale. Il lieto fine per l’annosa vicenda si è rivelato, però, un’effimera aspirazione, visto che il Parlamento riunitosi nella tarda mattinata ha fallito ancora il colpo. Violante ha ottenuto 511 voti e Caramazza 450, entrambi ben lontani dunque dal quorum di 570 voti. La prossima convocazione elettorale – la diciassettesima – del Parlamento è fissata alle 13 di martedì 7 ottobre.

La Corte d’Assise del processo di Palermo sulla trattativa Stato-mafia che ha comunicato di aver ricevuto una lettera del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha confermato la disponibilità a testimoniare; l’udienza in cui Napolitano verrà ascoltato dai giudici al Quirinale è stata fissata al 28 ottobre. Hanno creato scalpore e non poco imbarazzo le richieste di Totò Riina e Leoluca Bagarella di poter partecipare in video-collegamento all’udienza. L’Avvocatura dello Stato si è opposta, mentre la Corte si è riservata di valutare prima di decidere. È innegabile che la richiesta dei due boss materializzi lo spettro di un problematico cortocircuito istituzionale, perché, comunque la si possa pensare, quella della prima carica dello Stato diminuita a comune testimone di fronte a Riina e Bagarella è un’immagine tragica.

Come previsto, il presidente del Consiglio comunale di Napoli, Raimondo Pasquino, ha notificato ufficialmente a Luigi de Magistris la sospensione dalla carica di sindaco dopo la sua condanna in primo grado a 15 mesi per abuso d’ufficio per l’inchiesta Why Not. «L’Italia è una democrazia malata» ha detto de Magistris nel corso della conferenza stampa. Parole amare che suonano terribili sulla bocca di una ex magistrato. De Magistris si dice però fiducioso sul fatto che l’appello giustizia sulla vicenda e ribadisce che non si dimetterà, perché la sospensione sarà revocata tra 3-4 mesi. Viene però da chiedersi: mentre l’ex magistrato risolve i suoi problemi personali con la giustizia, cosa ne sarà degli interessi dei cittadini napoletani?

Rimanendo su Napoli, oggi la città accoglieva il vertice della BCE al museo di Capodimonte. In risposta, alcuni gruppi antagonisti hanno organizzato un contro-vertice Block BCE, con un corteo che ha attraversato il centro. Il variopinto e pacifico corteo è stato salutato a più riprese da applausi e grida di approvazione da parte dei passanti. Molti gli striscioni: “Più case per tutti ma i banchieri nelle cantine”, “Block Bce perché la spesa dei governi la decidiamo noi”, “No Bce, no austerità, case e reddito per tutti”. Tuttavia non sono mancati alcuni episodi di scontri tra alcuni facinorosi a volto coperto e la polizia in assetto antisommossa.

Una piccola manifestazione si è svolta anche a Roma davanti alla Camera dei Deputati: protagonisti 50 curdi siriani che inneggiavano all’indipendenza del Kurdistan e mostravano cartelli e striscioni anche contro l’Isis. Come atto dimostrativo, a un certo punto i manifestanti hanno tentato di fare irruzione a Montecitorio, ma sono stati respinti dalle forze dell’ordine che li hanno risospinti al centro della piazza. Nella scaramuccia è rimasta contusa una donna militare in servizio di guardia d’onore.

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