giovedì, Maggio 23

Lo spazio legale

0
1 2


Però ci sono differenze importanti.

Indubbiamente, paragonando le normative che regolano l’aviazione e quelle che governano lo spazio, le differenze sono considerevoli. Al trasporto aereo, anzitutto, è stata dedicata molta più attenzione, a vari livelli, dal legislatore nazionale, a quello europeo, nonché dagli Stati nella stipulazione di trattati e convenzioni. Questo si spiega, naturalmente perché il trasporto commerciale interessa una larga parte della popolazione e contribuisce a una fetta importante della ricchezza mondiale (Pil) mentre lo spazio è ancora quantitativamente per pochi operatori. Ciò tuttavia non esclude che vi sono alcuni punti ormai chiave.

Può elencarne qualcuno?

Si tratta di aspetti molto diversi per cui non ne do un ordine per importanza. Tuttavia l’affollamento delle orbite basse da parte degli operatori dell’ultima generazione impone una regolamentazione sicuramente più raffinata rispetto a quella del passato. Un esempio sono i detriti lasciati dalla frammentazione dei propulsori e dei veicoli spaziali: un affollamento delle orbite, come ne abbiamo appena parlato, può creare pericolose collisioni con la perdita di grossi investimenti e il danno di venir meno a servizi acquisiti e pianificati.

E’ la spazzatura.

Sì, come dicevo prima, quello della spazzatura spaziale è un altro problema serio. Il termine generalmente usato è debris, che in inglese vuol dire proprio detriti. Il numero di schegge e frammenti spaziali è in crescita continua, linearmente del resto alla proliferazione delle missioni nello spazio. A volte sono delle parti anche piccole dei corpi orbitanti perse durante l’esercizio, a volte sono gli stessi satelliti in disuso di cui le basi a Terra hanno perso il controllo. Sono vere e proprie criticità, visto che viaggiano a circa 25.000 km/h e se impattano un satellite, o anche la Stazione Spaziale Internazionale, possono arrecare danni seri. Ma per debris, va detto a onor del vero si intendono anche pietre e lastre di ghiaggio staccatesi da comete e corpi celesti e catturate delle nostre orbite operative. Sono molte le agenzie spaziali che hanno iniziato a tracciarne le traiettorie e stanno studiando delle soluzioni per il loro smaltimento.

Ma ci sono anche situazioni più delicate.

Indubbiamente: la grande quantità di immagini prodotte dai satelliti per conto di privati sta mettendo in crisi le prescrizioni più elementari della privacy. Sono situazioni spinose che impongono riflessioni. Ma casi complessi e forse inaspettati si verificano anche in agricoltura in quanto non sempre gli operatori sono disposti ad esporre le sembianze delle proprie coltivazioni a possibili concorrenti.

Però ci sono anche aspetti positivi.

Certo. Amnesty ha potuto scoprire varie situazioni in cui i diritti umani vengono calpestati. E anche l’intercettazione di piantagioni di prodotti base per gli stupefacenti è un gran merito delle osservazioni spaziali, così come i rilievi dopo catastrofi naturali e ambientali. Tuttavia sono necessarie regole sempre più efficaci e aggiornate ai tempi che cambiano.

Avv. Pierallini, lei pensa che ci sia ancora della strada da percorrere sul piano legale?

Ci sono molti progetti in cantiere e sicuramente per il traffico aerospaziale è necessaria l’adozione di nuove norme sia per soddisfare specifiche esigenze nazionali ma anche per gestire il ruolo emergente dei privati nelle attività spaziali che riguardano forme di investimento di soggetti privati per progetti pubblici. Le attività spaziali si sono evolute in maniera rapidissima. Non regolarne adeguatamente i comportamenti è assai rischioso e potrebbe dar luogo a complesse controversie internazionali.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore