venerdì, Febbraio 22

Lo spazio avvelenato sul bel cielo d’Italia Dove sono i talenti di casa nostra di cui con enfasi patriottistica rivendichiamo tanto la capacità?

0

La scorsa settimana, tra le bizzarrie sfoltite sulla rete, abbiamo trascinato su L’Indro un po’ di cronaca di estrazione spaziale asserendo la convinzione, senza tema di errori, che la scienza dovrebbe essere al di sopra della politica nei suoi giudizi. A tale convinzione ci è sembrato ragionevole domandarci come mai, dunque, quattro delle raffinate teste pensanti che vivono sul suolo nazionale abbiano deciso di sostenere una posizione netta, disertando l’incarico di indicare un nuovo presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, vista la repentina decapitazione dell’ente decretata poco più di un mese fa dal Miur, il ministero che attraverso il finanziamento dei programmi ha il compito di definire e implementare la politica spaziale nazionale.

Ma poi è andata così: Lamberto Maffei, Fabiola Gianotti, Lucia Votano e Aldo Sandulli non ne hanno voluto sapere di assolvere un proprio dovere mandatorio e hanno passato la mano, rinunciando di fatto a indicare una preferenza comune. E il governo non ha fatto attendere la propria risposta, modalità piuttosto insolita per una classe politica abituata allo scudo delle decisioni non prese, così bene insegnato 200 anni prima della nascita di Nostro Signore, nella Roma di Quinto Fabio Massimo, il Temporeggiatore. Così, tempo una settimana e le persone prima nominate hanno fatto posto a Amalia Ercoli Finzi, Andrea Maltoni, Alessandra Rotundi e Ezio Bussoletti. Chi si è esteso sulla notizia è stato il Fatto Quotidiano, il giornale fondato nel 2009 da Antonio Padellaro, diretto dal 2015 da Marco Travaglio.

Non è nostra intenzione far le pulci a nessun foglio di partito e siamo più interessati a soffermarci su qualche punto di una vicenda che sta assumendo connotazioni piuttosto singolari.

In tutta la storia che nello spazio ha visto l’attenzione degli italiani, non si ricordava tanto clamore come quello di questo ultimo scorcio di anno, per quanto possono tornare a mente pochi episodi in cui la politica non abbia lottizzato i suoi uomini di comando. Lo stesso Luigi Broglio, se non avesse avuto il sostegno di Amintore Fanfani, mai avrebbe potuto portare a termine il programma San Marco che ha fatto dell’Italia uno dei primi Stati a accedere alle alte quote che circondano la Terra. Da allora, le pagine della politica spaziale sono state troppo frequentemente macchiate di polemiche, di scandali, di necessità di commissariamenti – in un unico episodio l’Asi ha potuto rimettere a posto i suoi conti – e poi licenziamenti, secchiate di veleni, faide e tutti gli ingredienti che non hanno dato lustro all’ambiente. Poco interesse appare da tempo anche da quello che avrebbe dovuto essere l’asse portante della produzione, con una governance fortemente esterofila che non sembra mostrarsi particolarmente fiera dei suoi prodotti.

Ora, a quanto pare, si ritorna ad analizzare i percorsi professionali dei nuovi saggi con l’occhio critico dei più fini osservatori focalizzando la propria attenzione principalmente sul luogo di nascita e sul genere di appartenenza. Due elementi che la scienza, quella che dovrebbe avere l’ambizione di far tornare il nostro Paese a essere un punto di riferimento, farebbe bene semplicemente a trascurare.

Ma questo è il cambiamento. Almeno quello millantato, perché nelle investiture si parla nuovamente di distribuzioni politiche, si parla di paesotti degli entroterra regionali particolarmente generosi in fatto di dar natali a genialità, si parla di vecchi politici emarginati dalle votazioni democratiche, si parla di nomi che sono stati presenti nei precedenti organici istituzionali, proprio di quelli che sono usciti tanto malconci e che hanno fatto sospirare i soci d’Oltralpe con un malinconico «les italiens!».

È dunque questo il nuovo promesso? Dove sono i talenti di casa nostra di cui con enfasi patriottistica rivendichiamo tanto la capacità? Conosciamo tanti scienziati e i professionisti schiacciati da una burocrazia di parte e obnubilati da un clientelismo ignorante e trasversale, spesso precari fino alla pensione, indecisi a quale carro dei vincenti legarsi pur di ottenere un consolidamento della propria carriera. Quei pochi o molti che siano, dei giovani sfornati dalle nostre università, costretti alla ricerca di una professionalità all’estero per evitare la fame o la sottoccupazione, sono stati messi in fuga dall’incapacità della pseudo classe dirigente italiana che dura da decenni e che non è stata in grado di mantenere le industrie nè a governare le istituzioni. O forse questi ragazzi sono stati lasciati irresponsabilmente emigrare per consentire all’ancien régime di proseguire l’azione demolitoria di uno Stato che non è mai stato tale, ma solo un’accozzaglia indisciplinata di regioni pronte ad armarsi le une contro le altre. Così come quella tragica pagina del Risorgimento italiano ha propagandato.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore