giovedì, Ottobre 29

Lo sguardo lungo di Mattarella in un mondo politico di miopi Referendum, Amministrative, Covid-19, Conte e la sua ostentata sicurezza, le crisi di PD e M5S. Si, ma … ‘It’s the economy, stupid!’. Alla fine, è l’economia quella che conta

0

Il Covid-19, a partire da come lo si è gestito (modello assunto anche da altri Paesi, a sentire molti sostenitori dell’Esecutivo guidato da Giuseppe Conte; una sciagura, ad ascoltare i leader di Lega e Fratelli d’Italia, Matteo Salvini e Giorgia Meloni); pandemia prossima ventura fase due; i problemi (di sempre e quelli che si devono al Covid-19) della scuola; gli immigrati, che sono da sempre il cavallo di battaglia del centro-destra; il SI o il NO al referendum sul taglio dei parlamentari, l’ordine pubblico… tutte questioni importanti, per carità, e che meritano cura e attenzione.

Vale ancora una volta -probabilmente è una regola generale- la battuta coniata dallo stratega elettorale di Bill Clinton durante la campagna elettorale del 1992, quella che ha portato uno oscuro governatore dello Stato dell’Arkansas a diventare Presidente degli Stati Uniti, sconfiggendo il Presidente in carica George Bush: ‘It’s the economy, stupid!’. Alla fine, è l’economia quella che conta.

Da questo punto di vista, l’Italia, l’Europa, non sono diversi dagli Stati Uniti. Da qui, conviene partire. Precisamente da Washington. Perché quello che viene deciso nei palazzi del potere degli Stati Uniti fatalmente si riverbera nel resto del mondo. Anche in Italia.

L’attuale inquilino della Casa Bianca canta vittoria: l’economia è in ripresa, l’occupazione segna punti positivi; tuttavia è un fatto che la Federal Reserve (la FED, la Banca Centrale USA), incalzata dalla difficile crisi dell’economia statunitense, individua come obiettivo prioritario quello di favorire la crescita e l’occupazione. Obiettivi da perseguire anche a costo di pagare uno scotto pesante: l’aumento durevole dell’inflazione. Problemi degli americani? Certo, ma non solo loro. Questa inversione della politica economica finora seguita dagli Stati Uniti avrà fatalmente conseguenze anche per l’Europa; per l’Italia. Maggiore inflazione USA significa svalutazione del dollaro rispetto alle altre monete; euro in particolare. Significa automaticamente ulteriori difficoltà per le nostre esportazioni, che già devono fare i conti con la politica protezionista imposta da Donald Trump e il precipitato della domanda globale provocato dal Covid-19.

Il Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, al tradizionale forum Ambrosetti di Cernobbio, indossa occhiali con lenti rosa: dopo la caduta del 12,8 per cento del Prodotto Interno Lordo nel secondo trimestre dell’anno, prevede un recupero con un ritmo «maggiore del previsto». C’è, assicura, «un ampio set di indicatori» alla base di questa botta di ottimismo.
Per Gualtieri
«la caduta media annuale del PIL italiano non sarà a due cifre. La stima esatta sarà pubblicata a fine settembre con la Nota di aggiornamento al DEF», anche se poi ha cura di mettere le mani avanti: «Bisognerà tenere conto delle incertezze del quarto trimestre dovute all’evoluzione della pandemia».

Come sia, è un fatto non discutibile che l’economia, nei principali Paesi della zona euro, procede lentamente, quando non arranca. La Germania non è più la locomotiva di un tempo; il futuro della Francia è tutt’altro che roseo. I benefici del molto evocato Recovery Fund non sono a breve scadenza. La Banca Centrale Europea inevitabilmente, nel suo operare, dovrà tener conto delle scelte della Riserva Federale degli Stati Uniti. Occorrerà alleggerire il peso opprimente del crescente indebitamento pubblico rispetto al PIL. Solo negli USA raggiunge le stesse proporzioni della fine della seconda guerra mondiale. Inevitabile sarà una maggiore inflazione; e questo a maggior ragione vale per l’Italia. Il Presidente francese Emanuel Macron sceglie una politica che tende a favorire l’aumento della produttività e a favore delle imprese. La tedesca Angela Merkel e il Governo Conte scelgono invece altre ‘politiche’, più attente al sostegno della ‘domanda’. Sull’efficacia e l’efficienza di queste politiche si potrà discutere. Per ora basti sapere che in Germania si giustificano con l’imminenza delle elezioni e la necessità di vellicare l’elettorato. La Germania, inoltre, ha maggiori anti-corpi.
Diverso il discorso per quel che riguarda l’Italia. Se la fase emergenziale della pandemia giustifica queste ‘politiche’,
è giunta l’ora di voltare pagina, dare quelle risposte a problemi che da troppo tempo attendono soluzione: innovazione, ricerca, istruzione, riforma della pubblica amministrazione e della giustizia.
Questo è l’ineludibile banco di prova.

Più del Presidente del Consiglio, preoccupato di stoppare possibili concorrenti come Mario Draghi, al punto da evocare complotti di ‘potentati’ ai suoi danni, di questa situazione sembra essere consapevole il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Da tempo ogni suo intervento va letto e soppesato, perché anche apparenti digressioni e ‘innocenti’ incisi, finiscono con l’assumere precisi significati.
Ancora nella cornice di Cernobbio, in video-collegamento dal Quirinale, sollecitato da Enrico Letta, il Presidente
Mattarella scandisce pacato, ma fermo, la road map dei prossimi giorni. LUnione Europea, sottolinea, ha retto alla crisi della pandemia, e ora ha davanti a sé un’occasione unica: mettere a disposizione le risorse del Next generation già a partire dal 2021; ‘usareil debito per aiutare le nuove generazioni con riforme e infrastrutture. Sillaba: «I cittadini vivono con ansia il presente e guardano al futuro con incertezza. Il processo di varo del piano di ripresa deve procedere con grande rapidità per rendere disponibili le risorse già all’inizio del 2021. La preparazione dei piani nazionali di rilancio da sottoporre agli organi comunitari deve avvenire con sollecitudine: entra in gioco per i singoli Stati il valore delle responsabilità». I governi, a cominciare da quello italiano, sono chiamati a «tracciare un orizzonte sostenibile per le giovani generazioni».
Il Quirinale, in sostanza, ricorda che «la crisi obbliga a livello nazionale e comunitario a fare ricorso massicciamente al debito che inciderà su coloro che ci seguiranno nel tempo…non dobbiamo compromettere con scelte errate la speranza per chi verrà di accesso a condizioni sociali ed economiche se non migliori quantomeno pari a quelle di cui abbiamo usufruito».
Se una cosa insegna l’epidemia in corso, è la fragilità sostanziale delle frontiere nazionali: la risposta dei singoli
Paesi non basta davanti alle emergenze come quella che ancora si sta vivendo: «Sempre di più i pericoli e i problemi sono transnazionali e può essere efficace solo una collaborazione multilaterale senza riserve: lo vediamo in tema di vaccini». Covid-19 come «spartiacque», un «duro richiamo alla realtà per cittadini e governi». Altro che ‘sovranismo’: per uscire da questo periodo «fosco e confuso» occorre rafforzare e valorizzare l’Unione Europea, superare i meschini egoismi di nessun respiro, dotarsi di «basi più solide, con maggiore capacità di soddisfare le esigenze dei propri cittadini e con più ampia influenza al livello internazionale».
Comprenda chi sa, chi vuole.

Sferzate, come è logico che sia, vengono dalle opposizioni a Conte, e in particolare da Salvini; anche lui, deposto lo smoking con il quale si è presentato al festival del cinema di Venezia, si affaccia a Cernobbio. Rivela (chi l’avrebbe mai detto?) di non avere «la sfera di cristallo», ma pensa e si augura «che questo governo non duri fino in fondo. Avere come unico collante la paura sarebbe pericoloso». Per Salvini l’attuale Esecutivo «non deve dire no a molte opere infrastrutturali e tirare a campare fino al 2022 per incidere sull’elezione del presidente della Repubblica». All’attuale Governo imputa «drammatiche non decisioni. Si può sbagliare e correggere, ma il Paese rischia di morire di non decisione… Se non si decide bisogna prendersi la responsabilità delle scelte, non puoi avere al governo qualcuno che dice no e qualcuno dice sì. Di incertezze e di immobilismo stiamo rischiando di morire».
Per quel che riguarda le elezioni regionali, Salvini la spara grossa: «Dovessi fare un pronostico, il mio obiettivo è di 7 a zero. Ci stiamo lavorando. Ho una buona sensazione, c’è voglia di cambiamento».

Non sarà l’auspicato ‘cappotto’, ma sarà comunque un buon bottino, per il centro-destra: ai sicuri Veneto e Liguria, ed esclusa la Campania, dove l’uscente Vincenzo De Luca non teme sorprese, la partita si sposta nelle Marche, nella Puglia e in Toscana; le prime due hanno buone possibilità di finire nellaretedel centro-destra; la Toscana da tempo non è più un incontrastato feudorosso’.
Il centro-sinistra amministra senza interruzioni la Toscana dal 1970, da quando esistono le elezioni regionali: coalizione PCI-PSI fino al 1992; poi con varie formule, guidate prima dal PDS, ora dal PD. Nel 2010 il candidato del PD Enrico Rossi vince con quasi il 60 per cento; nel 2015 bis, con quasi il 50, batte il candidato del centrodestra di oltre 30 punti. Oggi, però molte cose sono cambiate. Il terremoto, nella ex regione più rossa d’Italia (assieme all’Emilia-Romagna), inizia nel 2013: Livorno viene conquistata dal M5S con Filippo Nogarin. Da quel momento la frana, rovinosa: salvo la riconquista di Prato, il Partito Democratico perde quasi tutte le città: Arezzo, Grosseto, Massa, Pisa, Pistoia, Siena, conquistate dal centrodestra; Carrara va al M5S. Un drammatico campanello di allarme che fa della Toscana una regione ‘contendibile’.

Qui entra in campo il referendum del 20-21 settembre. Molti dei sostenitori del NO ammoniscono che si vuole disegnare un sistema dove il Parlamento fatalmente sarà più debole, con una legge elettorale proporzionale pura e le liste bloccate che consegnano il potere di nomina di senatori e deputati alle segreterie dei partiti: «In questo modo avremo un Parlamento più piccolo e il cittadino elettore sarà privato di ogni potere. Voterà al buio, senza indicare né i parlamentari, né il Governo».

Per quel che riguarda il referendum, i grillini sono già pronti a cantar vittoria. Per quel che riguarda le amministrative, la vittoria del centro-destra e l’ennesima sconfitta di PD e M5S in Regioni importanti sarà indolore?

Già dentro il PD, da tempo, si affilano i coltelli, e ci si prepara a vedere scorrere sul greto del fiume Nicola Zingaretti. Il segno più vistoso dell’insicurezza e del nervosismo del segretario del PD è dato dall’affluenza di ‘lettere’ pubblicate sui giornali, nelle quali disperatamente si cerca di riaffermare una leadership sfuggente; e nel campo dei grillini l’aut aut di Luigi Di Maio: esplicitamente vuole tornare in sella al movimento, e chiede al più presto l’investitura; anche a rischio di scissioni vere e proprie, e di sanguinose contrapposizioni con Beppe Grillo, Davide Casaleggio e lo stesso Conte, più volte sollecitato a crearsi un suo personale movimento (non bastassero i cespugli costituiti da Più Europa di Emma Bonino; Azione di Carlo Calenda; Italia viva di Matteo Renzi).
Goffredo Bettini, il guru di Zingaretti, gioca d’anticipo; approfitta dell’occasione che gli offre la festa dei socialisti a Napoli, e blinda Zingaretti: «Non si mette in discussione un segretario mentre combatte in prima linea»; ammonisce Conte e il Governo: «O si governa, o non si governa. Bisogna assumersi tutti le proprie responsabilità e dopo le elezioni occorre andare oltre un semplice tagliando di governo»; invoca realismo e pragmatismo: «Il mio ideale non è l’alleanza con i Cinque Stelle, ma la politica ha le sue necessità»; annuncia possibili svolte: «La nuova legge elettorale deve saper rafforzare il rapporto tra eletti ed elettori. Per questo non vedrei male l’introduzione delle preferenze o, meglio ancora, la formazione di collegi con lo stesso metodo delle vecchie province o nel vecchio Senato».

E l’evocato spettro di una crisi di Governo se dovesse affermarsi il NO al referendum? Balle, dice un battitore libero della sinistra, l’ex sindaco di Venezia e filosofo Massimo Cacciari, che annuncia il suo NO senza farsi troppe illusioni: «Per il Governo non cambierà nulla. La prova del fuoco sarà invece quanto accadrà da fine settembre a fine anno: se sale la disoccupazione, la macchina produttiva non ingrana e riprende l’epidemia, allora siamo finiti».
Lo scenario politico, pronostica Cacciari, «non cambierà a breve. Per il governo tutto resta com’è. E quando ci sarà la sfida nazionale sarà tutto da rivedere. Nessuno in questa fase rischia elezioni anticipate, la paura per il prossimo futuro è reale, e non parlo della questione sanitaria, ma di quella economica. Gli italiani non capirebbero in questo scenario, un ritorno a elezioni che non si sa dove porterebbero. Meglio tenersi questo governo…». Si torna così a quell’‘It’s the economy, stupid!’ dell’inizio; e il cerchio si chiude.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore