lunedì, Ottobre 21

Lo sfascio della giustizia italiana Il Rapporto biennale della Commissione europea per la giustizia è impietoso

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Il dato è ufficiale e dovrebbe creare qualche imbarazzo e stimolare concreti rimedi (anche se, come tutti i documenti ufficiali, rischia, al contrario, di trasformarsi in una elegante brochure da riporre con altri in uno scaffale di libreria, dimenticato). Il Rapporto biennale della Commissione europea per la giustizia (Cepej) è impietoso, per quel che riguarda i tempi della giustizia italiana: un anno e mezzo per una sentenza di primo grado, due e mezzo per il secondo grado di giudizio, tre anni e mezzo di attesa per il terzo. Solo la Grecia e la Bosnia-Erzegovina fanno peggio di noi.

Le molte volte annunciate riforme, le promesse di voltare radicalmente pagina, nel migliore dei casi si sono rivelate pannicelli caldi. Tra Italia e il resto d’Europa resta un gap profondo come un grand canyon. Prendete un procedimento civile: occorre in media attendere 514 giorni per una sentenza di primo grado; altrove si dimezzano i tempi: la media europea è di 233 giorni. Peggio ancora per l’appello: in Italia ne servono 993 giorni; negli altri paesi europei 244.

Come per ‘La partenza del crociato’, la filastrocca di Giovani Visconti Venosta: “Passa un giorno, passa l’altro, mai non torna il prode Anselmo…”: per una sentenza di terzo grado, in media i cittadini europei devono attendere 238 giorni: otto mesi. Quelli italiani cinque volte di più: 1.442 giorni in attesa di giustizia. Per non farci mancare nulla, diciamo che ne occorrono ben 130 in più di cinque anni fa.

Volete provare con il penale? Ve la cavate con 310 giorni; il nostro paese vince la medaglia d’oro dei processi lumaca nel primo grado di giudizio. Si deve migliorare per quel che riguarda l’appello: diventiamo secondi, medaglia d’argento, con “soli” 876 giorni. Malta ci batte con 1025 giorni. Ci rifacciamo però con la Cassazione: torniamo medaglia d’oro perché stracciamo tutti: 191 giorni, contro una media di 143.

Una delle ‘giustificazioni’ addotte per questo stato di cose, è la carenza di organici. In effetti nel resto d’Europa ci sono in media di 22 magistrati ogni 100mila abitanti; in Italia, la metà. Però è vero che una quantità di magistrati li troviamo disseminati come consulenti in ministeri, commissioni parlamentari ed altre istituzioni. Magari sarebbe opportuno tornassero in ruolo….

L’Associazione nazionale forense (ANF) emette un verdetto inequivocabile: la giustizia è la vera grande emergenza del paese, la ‘madre’ di tutte le questioni. Alla fine del 2018, il numero di procedimenti civili pendenti tra tribunali ordinari, giudici di pace, tribunali per minorenni, corti d’appello e Corte di cassazione ammonta a qualcosa che ha del mostruoso: 3 milioni e 443 mila procedimenti: 2 milioni e 900 mila riguardano contenziosi economici, lavorativi e familiari; gli altri  527.792 riguardano esecuzioni e fallimenti.

I distretti giudiziari più sofferenti sono quelli di Roma (in sospeso 126.710 cause); Napoli (73.715); Catania (53.752); Milano (48.278); Bari (45.581). Un calcolo approssimativo parla di almeno 550mila procedimenti pendenti sono a rischio risarcimento per irragionevole durata del processo che viene sanzionata dalla legge Pinto. Una situazione che ci è già costata quasi un miliardo di euro: 450 milioni già erogati, 406 stanziati. Si calcola che se ne spenderanno a breve altrettanti.

Questa la situazione, questi i fatti…

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