lunedì, Settembre 21

Lo ‘scenario siriano’ incombe sul Venezuela? Le somiglianze tra la situazione in Venezuela e quella della in Siria nel 2011

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La situazione in Venezuela tende a somigliare ogni giorno di più a quella delineatasi in Siria nel 2011, come asserito con tono grave da un rappresentante degli Stati Uniti alle Nazioni Unite. Eppure, anche in questo caso gli Usa sono direttamente coinvolti nell’escalation che rischia di trascinare il Paese verso il baratro della guerra civile. L’applicazione di pesanti sanzioni contro otto magistrati (Maikel Moreno, Calixto Ortega, Arcadio Delgado, Federico Fuenmayor, Carmen Zuleta, Lourdes Suarez Anderson e Juan Jose Mendoza) del Tribunal Supremo de Justicia (Tsj) sono soltanto l’ultima di una serie di misure punitive nei confronti del governo di Nicolas Maduro e degli apparati istituzionali venezuelani colpevoli, agli occhi di Washington, di aver bloccato la proposta di intervento militare contro l’esecutivo avanzata dal Parlamento controllato dall’opposizione.

In precedenza, una delegazione senatoriale Usa aveva sondato il terreno con il presidente colombiano Manuel Santos, maggiore alleato degli Usa in America Latina, per lanciare un’operazione militare congiunta atta a «permettere alla Colombia di difendersi dalle provocazioni venezuelane nel Tachíra». Già, perché in Colombia staziona non solo il più corposo contingente militare che gli Stati Uniti hanno in tutto il continente, ma anche formazioni paramilitari di estrema destra vicine all’ex presidente Alvaro Uribe penetrate in territorio venezuelano per lanciare attacchi e operazioni sotto falsa bandiera – in passato, alcuni miliziani colombiani sono stati arrestati dalle forze dell’ordine di Caracas mentre indossavano divise della polizia venezuelana. Circostanze che rendono il ruolo svolto dalla Colombia nella crisi venezuelana molto simile a quello esercitato dalla Turchia rispetto al conflitto siriano; se quest’ultima è ritenuta unanimemente responsabile di aver aperto il cosiddetto ‘corridoio della Jihad’ a centinaia di migliaia di guerriglieri sunniti intenzionati a rovesciare il governo di Bashar al-Assad, il regime di Manuel Santos è fortemente indiziato di fornire supporto attivo alle frange paramilitari annidate nella giungla colombiana in funzione anti-bolivariana. Le stesse milizie che hanno recentemente preso d’assalto una stazione della polizia venezuelana situata nei pressi del confine con la Colombia, al fine di assumere il controllo di alcune aree strategicamente fondamentali per condurre operazioni di sabotaggio verso le regioni più interne.

Ma le analogie con la crisi siriana non si riducono a ciò. Già nel 2002, le forze venezuelane di opposizione tentarono un colpo di Stato contro Hugo Chavez nel corso del quale cecchini mai identificati aprirono il fuoco tanto sui civili quanto sulle forze di polizia con lo scopo di invelenire il clima e destabilizzare l’ordine pubblico. Anonimi tiratori hanno operato attivamente anche nelle fasi cruciali dei disordini verificatisi in Romania nel 1989, in Russia nel 1993, in Thailandia e Kirghizistan nel 2010, in Tunisia, Egitto, Libia e Siria nel 2011 e in Ucraina nel 2014; tutte manovre finalizzate al cambio di regime dietro le quali si è intravista in maniera piuttosto chiara la longa manus degli Stati Uniti. In molte di esse, il clima preparatorio era stato predisposto tramite l’infiltrazione di Organizzazioni Non Governative (Ong) riconducibili a George Soros o direttamente al Dipartimento di Stato, le quali hanno istituito contatti con partiti di opposizione e gruppi organizzati allo scopo di instaurare un rapporto di collaborazione basato sulla comunanza di interessi. È indubbiamente il caso del Venezuela, come denunciato dal quotidiano britannico ‘The Independent’: «:gli osservatori internazionali inviati nella regione evidenziano che gli Stati Uniti hanno alle spalle una lunga storia di ingerenze negli affari interni del Venezuela e di tanti altri Paesi dell’America Latina. Oltre ad appoggiare le forze che arrestarono Chavez nel 2002, gli Usa hanno inviato centinaia di migliaia di dollari ai suoi avversari attraverso la National Endowment for Democracy», come documentato nello stesso sito della Ong fondata da Soros.

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