giovedì, Luglio 18

Lo ius soli smaschera gli uomini primitivi

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Non capisco che gusto possa provare un bambino a pensarsi concittadino di Matteo Salvini, di Beppe Grillo, di Roberto Calderoli e di Luigi Di Maio.
Ma i bambini, a differenza dei nominati, non sono fessi e sanno che il nostro Paese è anche molto altro. Qualche volta peggio, ad esempio i gruppi malavitosi, altre anche molto meglio, come ad esempio tutti i parlamentari che voteranno la legge che li renderà cittadini italiani, e come la maggioranza dei loro nuovi connazionali, che dei quattro bravacci opportunisti si vergognano discretamente.

Quello che sta accadendo intorno al cosiddettoius soli‘, ossia al diritto di cittadinanza concesso ai bambini nati in Italia, sebbene figli di genitori stranieri, rappresenta una fotografia piuttosto fedele della disastrosa situazione politico-morale-culturale in cui versa la destra italiana, a cominciare dal suo partito oggi più rappresentativo, ossia il Movimento 5 Stelle, guidato da un uomo che, a essere generosi, potremmo definire inquietante, e del quale seguiamo con curiosità la parabola, perché quando toccherà il fondo sarà uno spettacolo memorabile, del tutto simile a quello messo in scena dal grande ballerino Vaslav Nijinski, al colmo dei suoi deliri.

Una specie di test proiettivo su larga scala, la legge sullo ius soli, che una volta di più mette in evidenza l’anima oscura della destra italiana. Un miscuglio di populismi e di fascismi abilissimi ad armeggiare con le paure e l’ignoranza della parte più regressiva dell’elettorato. In questo quadro temibile, se dovesse franare il centrosinistra il nostro Paese andrebbe incontro ad una fase molto critica, ragione per cui il suo leader dovrebbe avere un profilo alquanto diverso sia da quello dall’adolescente confuso e intemperante che in questo momento ne guida il destino, sia dall’altro attempato ragazzino saccente, campione di sarcasmo, che non vuole saperne di dedicarsi a tempo pieno alla vela.

L’unica area politica dalla quale possiamo sperare in qualche risposta degna di una democrazia occidentale, è proprio il centrosinistra. È inimmaginabile un orizzonte diverso, almeno al momento. Purtroppo la qualità della politica è giunta ad un livello oramai incompatibile con gli interessi del Paese, ma lo sarebbe anche con quelli di una società canottieri, e di conseguenza occorre ragionare in termini di salvaguardia, senza andare troppo per il sottile. Oggi non è tempo di voli pindarici, bisogna salvare il salvabile, un intendimento che non può passare attraverso la leadership delle diverse componenti della destra italiana, compreso, come si diceva, il M5S, un partito-patchwork, brandelli di tessuto multicolori cuciti insieme da un semplice stato d’animo, l’incazzatura. Un esperimento perfettamente riuscito di psichiatrizzazione della politica italiana, che dopo una serie di personaggi unici al mondo, ci regala le meraviglie del bipolarismo, non quello parlamentare ma quello dei manuali di psichiatria, caratterizzato da continui, improvvisi e irrazionali rovesciamenti di prospettiva, mentre la servitù vive domandandosi con quale stato d’animo si sveglierà il capo stamattina o come uscirà dalla stanza da bagno.

Lo ‘ius soliè materia per uomini adulti, per gente responsabile e con la testa sulle spalle, una discussione del genere non può essere amministrata da individui come il capo dei Cinque Stelle, come il leader della Lega o come l’inconsistente Segretaria di Fratelli d’Italia. Non è materia per la destra italiana, neppure per la parte che, almeno sulla carta dovrebbe essere quella più moderata e che invece esibisce personaggi come il governatore della Liguria. Costui, meno di un mese fa si era esibito in una carognata ignobile, di cui dovrebbe vergognarsi per il resto dei suoi giorni, allorché, ad un uomo delle caverne, evidentemente suo elettore, che gli chiedeva «quando le rimpatriamo quelle bestie straniere», il dipendente di Mediaset trasferito alla Regione Liguria con la complicità degli elettori, amico stretto della Lega Nord e del suo Segretario, senza minimamente scomporsi, aveva risposto che il lavoro lo avrebbero eseguito una volta andati al Governo, precisando che «Purtroppo la Regione non può far nulla in questo campo. Dipende dal Ministero degli Interni a Roma». Come dire, noi lo faremmo anche subito ma a Roma ci sono gli altri. Ci devi votare se vuoi che il sogno, che è anche il nostro, si realizzi.

Questa la cornice in cui centinaia di migliaia di minori sperano che la loro vita prenda una direzione certa, un indirizzo più promettente, bambini e ragazzi innocenti che chiedono gli stessi diritti dei loro compagni di scuola, dai quali non capiscono esattamente cosa li separa. Bambini e ragazzi che potrebbero cambiare questo nostro Paese rendendo sempre meno probabile che nascano individui come quelli nominati all’inizio di questa riflessione, uomini mediocri e tuttavia non inutili, perché, al pari di sinistri segnacoli, ci aiutano a ricordare tutto ciò che non dev’essere la politica e tutto ciò che non dovrebbe mai diventare un essere umano.

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