mercoledì, Maggio 22

L'NRM guiderà il Paese per altri trent'anni field_506ffb1d3dbe2

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Due date rimangono nel cuore degli Ugandesi dopo quella dell’Indipendenza ( 9 ottobre 1962): il 6 febbraio 1981 e il 22 gennaio 1986. La prima corrisponde con il primo attacco alla Scuola Militare di Kabamba effettuato dal National Revolutionary Army (NRA) di Yoweri Museveni nel Distretto di Mubende, per requisire le armi necessarie per sviluppare la guerriglia.

La seconda corrisponde all’assalto finale a Kampala, la capitale, del NRA guidato da Salim Saleh, fratello di Museveni che portò alla caduta dell’odiato regime di Tito Okello e l’inizio della Era Museveni.

Dopo la feroce dittatura stalinista di Milton Obote e la folle dittatura di Idi Amin, l’Uganda era un paese in ginocchio, devastato dalle guerre e dal terrore. Le persone sparivano per un minimo sospetto e la loro vita era appesa alla volontà dei sadici servizi segreti e dei squadroni della morte.

Dopo la rimozione di Idi Amin, attuata nel 1979 dall’esercito tanzaniano in collaborazione con la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, l’Uganda visse un intesa competizione per il potere associata ad una instabilità istituzionale. I gruppi ribelli che appoggiarono l’invasione Tanzaniana uniti sotto il fronte del Uganda National Liberation Army (UNLA) formarono un semi parlamento: il National Consultative Commission (NCC) destituendo il governo ad Interim di Yusuf Lule e proclamando Godfrey Binaisa Presidente che governò solo 11 mesi prima di essere rimosso il 12 maggio 1980 da Paulo Muwanga leader del Uganda National Liberation Frontl’ala militare del UNLA.

Muwanga formò un Triunvirato con Saulo Musoke, Polycarp Nyamuchoncho e Joel Hunter Wacha-Olwol che governarono il Paese fino alle elezioni del Dicembre 1980 vinte dal partito Uganda Peoples Congress sancendo il ritorno di Milton Obote alla Presidenza.

Il partito Uganda Patriotic Movement guidato da un giovane idealista quanto sconosciuto: Yoweri Museveni contestò i risultati elettorali e dichiarò la lotta armata per abbattere il regime di Obote.

Rifugiatosi nel sud ovest del Paese Museveni formò il Popular Resistance Army (PRA), a cui successivamente si unirono la ribellione del gruppo etnico Lule: National Resistance Army (NRA), il Uganda National Rescue Front (UNRF) e il Former Uganda National Army (FUNA), quest’ultimo formato da quello restava del esercito di Idi Amin. La fusione di queste quattro formazioni guerrigliere creò il National Revolutionary Army (NRA).

A livello internazionale il NRA fu appoggiato da Stati Uniti, Gran Bretagna e dalla Libia dove erano presenti i campi di addestramento per i guerriglieri.

I quadri politici e militari del NRA erano formati prevalentemente dalla etnia di Museveni: i Banyangole e dai rifugiati rwandesi di etnia Tutsi, compreso l’attuale Presidente del Rwanda, Paul Kagame. La composizione etnica del NRA durante il tempo della guerriglia influenzerà la composizione dell’esercito, del partito al potere e persino dei principali partiti di opposizione durante questi 28 anni della Era Museveni.

Yoweri Museveni prese il comando del NRA grazie alla sua esperienza di guerriglia in Mozambico dove combatté le truppe coloniali Portoghesi al fianco del FRELIMO. Astuto politico, oltre che ottimo stratega militare, Museveni strinse una alleanza con le tre principali etnie ugandesi Buganda, Ankole e Bunyoro che gli assicurarono la vittoria.

Mentre il NRA era caratterizzato da una ferrea disciplina e dall’ordine perentorio di rispettare la popolazione, l’esercito regolare di Obote si macchiò dei peggiori crimini contro l’umanità contro i gruppi etnici alleati alla ribellione.

Nel 1983 il Presidente Obote ordinò massacri di massa e la deportazione di 750.000 persone del Distretto di Luwero, noto come il Triangolo di Luwero, zona operativa della guerriglia di Museveni. I deportati furono rinchiusi in campi di concentramento dove vari di essi perirono di stenti e fame.

Nel luglio 1985 un’indagine di Amnesty International stimò lo sterminio di oltre 300.000 persone sospettate di simpatizzare con i ribelli, compresi migliaia di Acholi, l’etnia di origine del Presidente.  Secondo i detrattori del NRA, la ribellione commise a sua volta degli eccidi contro l’etnia del Presidente: gli Acholi. Queste accuse non sono mai state confermate e secondo vari storici la successiva ribellione degli Acholi contro Museveni (che portò alla nasciata del Lord Resistence Army) fu dovuta più da un tentativo di Milton Obote di riconquistare il potere che un atto di vendetta contro presunti crimini di guerra commessi dalla ribellione.

Obote ingaggiò anche vari mercenari africani ed europei e si assicurò la consulenza di esperti militari Nord Coreani. La brutalità di Milton Obote portò al colpo di stato organizzato il 27 giugno 1985 dal generale Tito Okello appartenente anche egli alla etnia Acholi, costringendo Obote all’esilio.

Il colpo di stato di Okello favorì la ribellione. I brutali metodi di Obote, sotto consiglio dei ufficiali Nord Coreani, avevano quasi sconfitto il NRA. Museveni nel 1985 si era rifugiato in Svezia. La destituzione di Obote portò nuovo vigore tra le file dei ribelli che iniziarono a registrare importanti vittorie. Museveni ritornò immediatamente in Uganda a guidare le operazioni militari. 

Il Governo di Okello firmò una tregua a Nairobi, Kenya (17 Dicembre 1985) frutto di lunghi colloqui iniziati il 26 agosto 1985. La tregua si basava sulla demilitarizzazione della capitale Kampala, l’integrazione dei ribelli NRA nell’esercito regolare e nel Governo. Questi punti non furono mai rispettati anche a causa della scarsa conoscenza del Governo Keniota delle dinamiche interne, alla parzialità del Presidente Keniota Daniel Arap Moi e alle pressioni Americane e Britanniche di installare un governo loro amico e alleato in Uganda.

Come ultimo disperato tentativo il Presidente Tito Okello tentò di far ricorso all’appoggio della Francia e dello Zaire cercando di convincere il Dittatore Mobutu Sese Seko di invadere l’Uganda per supportare l’esercito regolare. Il 20 gennaio 1986 reparti dell’esercito Zairese entrarono in Uganda e ingaggiarono violenti combattimenti contro la ribellione che riuscì a respingerli oltre frontiera. 

Il 22 gennaio Museveni lancia l’offensiva finale dal sud e dal sud ovest del paese con l’obiettivo di conquistare la capitale che capitolò il 25 gennaio 1986 dopo quattro giorni di violentissimi combattimenti urbani, costringendo Okello a firmare la resa e a dimettersi.

Il 29 gennaio Museveni fu eletto dall’NRA a Presidente. «Questo non è un semplice cambiamento di guardia. Questo è un cambiamento radicale. I popoli dell’Africa e il popolo dell’Uganda hanno diritto a un governo democratico. Non c’è più spazio per le dittature. Il popolo sovrano deve detenere il potere, non il governo», dichiarò solennemente Yoweri Museveni nel suo discorso pronunciato davanti al Parlamento davanti ad un bagno di folla esultante.

Fu fondato il National Revolutionary Mouvement (NRM) e il NRM fu trasformato nel moderno esercito ugandese: Uganda People’s Defence Force. Secondo alcuni membri del partito della dirigenza, Museveni avrebbe all’epoca giurato di vendicarsi contro il Dittatore Mobutu Sese Seko per aver invaso il Paese e lottato contro la ribellione. Nel settembre 1996 le divisioni del UPDF varcarono la frontiera zairese assieme a quelle di Angola, Burundi e Rwanda, in appoggio di un gruppo ribelle congolese denominato AFDL (Alleanza delle Forze Democratiche di Liberazione del Congo-Zaire) guidate dal ex guerrigliero e trafficante d’oro Laurent Désiré Kabila mettendo cosí fine alla dittatura di Mobutu duranta trenta anni.

Le prime elezioni furono indette dieci anni più tardi (9 maggio 1996) dove Museveni sconfisse il suo rivale Paul Ssemogereere del Democratic Party, ottenendo il 75,5% dei voti. Il Presidente si è sempre ripresentato alle elezioni Presidenziali cambiando più volte la Costituzione per aumentare i limiti del mandato. Le elezioni più contestate e con maggior frodi furono quelle indette nel 2006. Nel 2011 Museveni e il NRM ottennero la vittoria senza l’uso massiccio delle frodi elettorali nonostante le critiche dell’opposizione. Il partito rivoluzionario aumentò anche il consenso popolare del 6% a costo di gravi danni all’economia nazionale in quanto Museveni ordinò il prelievo forzato dalla Banca Centrale dei fondi necessari per finanziare la sua campagna elettorale. L’economia solo ora si sta riprendendo da questo duro colpo.

Dopo la fuga in Tanzania, Milton Obote si esiliò in Zambia dove per quattro anni tentò di organizzare delle ribellioni per spodestare Yoweri Museveni e riconquistare il potere. Tentativo fallito a causa del mancato appoggio della Tanzania, Stati Uniti e Gran Bretagna. Nel agosto 2005 si dimise dalla leadership del Uganda People’s Congress (UPC) e sottopose al Presidente Museveni la richiesta di ritornare in patria nel settembre 2005. Il 10 ottobre 2005 Obote muori a causa di problemi renali presso un ospedale a Johannesburg, Sud Africa. La salma fu riportata in Uganda dove furono indetti i funerali di Stato sotto precisa indicazione del Presidente Museveni. Il gesto aveva come probabile obiettivo quello di rafforzare la riconciliazione nazionale sopratutto con l’etnia maggioritaria al nord degli Acholi. I funerali di Stato attirarono aspre critiche da parte dei veterani della guerra di liberazione e delle altre etnie decimate dal ex Presidente Obote. Il 28 novembre Miria Obote (sua moglie) fu eletta alla Presidenza del UPC.

Durante la mia prima visita nel Paese nel 1996, proveniente da Nairobi, vidi un paese  ancora distrutto dalla guerra dopo dieci anni dalla liberazione, con la guerriglia del Lord Resistence Army di Joseph Kony che controllava tutto il Nord e minacciava di prendere il potere.

Nonostante tutte le sfide e le difficoltà nel 2014 l’Uganda è una potenza militare regionale, indispensabile per il mantenimento della pace in molti Paesi Africani e nella lotta contro il terrorismo internazionale in Somalia.

Da pedina Americana, l’Uganda è diventata un alleato regionale. Il Presidente Museveni spesso si permette di criticare la politica dell’Amministrazione Obama. L’Uganda, assieme al Rwanda, sono le uniche potenze regionali capaci di contrastare i piani di imperialismo economico e miltare della France-Afrique. Il UPDF è tra i migliori e moderni eserciti africani dopo l’Angola e nettamente superiore come capacità offensiva e difensiva all’esercito Sudafricano.

Kampala è la terza città a maggior sviluppo urbano ed economico al mondo, secondo il rapporto 2013 del Economist International Intelligence Unit e il paese si avvia ad una economia di petrodollari. Joseph Kony un lontano ricordo ridotto al banditismo tra Congo, Sud Sudan e Centroafrica. La nuova generazione, al posto del kalashnikov, manipola I Pad e Smart Phone di ultima generazione, guardando con un misto di affetto e sopportazione il “Vecchio con il Cappello” che continuamente ricorda loro i sacrifici degli anni della guerra nella foresta, dimenticati anche dai loro padri che ora si godono i benefici della media borghesia.

L’Uganda del 2014 è il Paese delle mille contraddizioni, la corruzione, la disoccupazione, sanità ed educazione pubbliche devastate a favore di quelle private, slum e salario minimo di 30 dollari al mese.

L’Uganda è il Bene e il Male concentrati in un solo posto di questo pianeta. Da fautore della pace Continentale ad istigatore delle peggiori destabilizzazioni e saccheggi delle risorse naturali dei paesi vicini che hanno contribuito al suo successo economico, come è il caso della Repubblica Democratica del Congo. Il UPDF controlla ogni settore della società con una presenza discreta ma onnipresente, un controllo paterno della popolazione e una mano nell’economia nazionale che fa impallidire il ruolo che storicamente l’esercito ha ricoperto in Egitto.

Il 6 febbraio scorso sono stati celebrati i 33 anni di esistenza del NRA – UPDF in un clima generale di semi indifferenza da parte delle nuove generazioni stufe di sentirsi ripetere le eroiche gesta rivoluzionarie e con una evidente commozione del Presidente che ha reso l’Uganda un Grande Paese, amato e odiato a livello internazionale.

Il Colonnello Felix Kalaigye Comandante Supremo dei Commissari Politici UPDF ci spiega le prospettive per il futuro del Paese. L’allora NRA e l’attuale UPDF sono controllati dalla rete dei Commissari Politici che indicano la direzione politica dell’esercito prendendo spunto dai Commissari Politici istituiti dal Generale Leon Trotzki durante gli anni di guerra civile contro l’Armata Bianca che seguirono la Rivoluzione d’Ottobre. Il ruolo di ogni Commissario Politico del UPDF è quello di dirigere la vita pubblica, militare, politica e privata di ogni soldato ugandese. Il Colonnello Felix Kalaigye è anche l’ideatore della Pax Ugandese, una dottrina politica militare che ha l’obiettivo di rendere l’Uganda come gli Stati Uniti: il poliziotto del Continente Africano.

«Con la vittoria del National Revolutionary Army l’Uganda ha conosciuto un trentennio di stabilità, pace e prosperità. Anche le regioni del Nord e del Karamoja, dopo anni di conflitti localizzati ora conoscono pace e sviluppo. Ci sarà una Uganda senza Museveni e senza il NRA – NRM? Ogni Capo di Stato purtroppo non é immortale. Nonostante ciò ho la sensazione che il National Revolutionary Mouvement e il UPDF gestiranno le sorti del Paese per altri trenta anni. Non c’è alternativa. L’opposizione é totalmente disorganizzata e soffre di “infantilismo politico” come amava affermare Lenin.

L’approccio meritocratico instaurato all’interno del NRM e del esercito è il miglior approccio per un Paese del Terzo Mondo che si sta avviando a divenire un Paese Industrializzato perché i leader sono eletti secondo i loro meriti e non secondo la loro appartenenza etnica.

All’interno del NRM esiste una democrazia partecipativa. Tutti possono discutere e contrastare le scelte della direzione, comprese quelle del Presidente. Una volta però che la maggioranza ha scelto un indirizzo politico deve essere rispettato senza condizioni e senza tradimenti. Questo é il vero significato di maturità politica. Gli immaturi abbandonano il partito per divenire eterni oppositori.

Il National Revolutionary Mouvement non ha avversari politici credibili poiché affonda le sue origini nella lotta rivoluzionaria, ha una presenza capillare sul territorio ed é amato dalla maggioranza della popolazione.

Ideologicamente crediamo e promuoviamo l’integrazione non regionale ma Pan Africana, cioè continentale. Finché saremo al potere lotteremo per la Federazione Politica del Est Africa come preludio a quella Continentale. La East African Community é vitale per la sopravvivenza dell’economia ugandese che, seppur promettente, é limitata: siamo un Paese chiuso senza sbocchi sul mare.

Siamo estremamente preoccupati dalle crisi regionali: dal Congo al Sud Sudan arrivando alla Repubblica Centroafricana. Individuiamo anche futuri focolai di instabilità nel Kenya (regione della Rift Valley, e nella costa: Mombasa, Malindi) oltre che in qualche parte della Somalia e forse il Burundi.

Il compito del UPDF è quello di provvedere una pace regionale anche con l’uso della forza se é necessario, come nel caso del Sud Sudan. Poiché senza pace non é possibile l’integrazione sociale ed economica. Siamo il migliore esercito che racchiude anni di esperienza di guerriglia con le moderne tecnologie di combattimento, riuscendo a coniugare la motivazione ideologica con l’efficacia militare.

Confermo la creazione di una Forza di Pronto Intervento in collaborazione con altri Stati Africani tra cui Kenya, Rwanda e Sud Africa. Uno dei centri operazionali sarà istallato presso la Scuola Militare di Jinja, sotto la responsabilità del Generale Maggiore Francis Okello. Avrà il compito di gestire le risposte rapide ad ogni nascere di crisi regionali.

Non abbiamo più bisogno di aspettare le decisioni dell’Europa e degli Stati Uniti, guardando morire i nostri fratelli africani mentre l’Occidente indice summit e riunioni. Ci é bastato l’esempio del Rwanda. Quello che é successo nel 1994 e imperdonabile. Tutti siamo responsabili.

É per questo che siamo intervenuti subito nel Sud Sudan per evitare un altro genocidio e la presa del potere attraverso mezzi incostituzionali e violent».

Ringraziando del chiaro e preciso intervento è doveroso sottolineare i “dark sides” (i lati oscuri) di una spasmodica volontà di pace regionale che potrebbe essere facilmente trasformata in un imperialismo edizione africana giustappunto imponendo a livello regionale la Pax Ugandese.

Seppur il National Revolutionary Mouvement, nonostante tutte le sue contraddizioni e lotte interne, rimanga l’unica forza politica credibile a livello Continentale e Internazionale, occorre che la disciplina applicata ai tempi della guerriglia nella foresta sia nuovamente instaurata per evitare derive autoritarie e nepotiste,  il baratro della corruzione istituzionalizzata che ha già distrutto il Congo e il Centroafrica, e, infine, l’appartenenza etnica che sta dilaniando la politica e la società del Kenya. Innegabile l’accusa che la maggior parte dei soldati inviati a combattere e morire in Sud Sudan appartengono a determinate etnie del Nord Est del Paese. Una scelta che sta suscitano interrogativi e preoccupazioni tra la popolazione.

Il UPDF non è una struttura omogenea e monolitica come si intende dall’intervento del Colonnello Felix Kalaigye. Al contrario è una istituzione in costante trasformazione come il partito al potere e la società ugandese, in cui si assiste ad una evidente lotta interna tra la vecchia generazione dei rivoluzionari liberatori della Patria e la nuova generazione di generali pragmatici formati a West Point e in Israele.

Dei 27 membri che formarono il NRA ed iniziarono la gloriosa lotta di liberazione solo nove sono ancora in vita: il Presidente Yoweri Museveni, il Generale Elly Tumwine, i Brigadieri Julius Kihande, Fred Mwesigye, Adrew Lutaaya, Jack Mucinguzi, i Colonnelli George Msesigwa e Charles Tusiime Rutarago, il Presidente del Rwanda: Paul Kagame.

Mentre Museveni e Kagame sono ancora al potere, solo Elly Tumwine ricopre un ruolo di prestigio e di comando all’interno del UPDF. Gli altri eroi sono stati messi in pensione o relegati a posizioni del tutto simboliche.

Il Colonnello Felix Kalaigye Comandante Supremo dei Commissari Politici UPDF costantemente ci ricorda che non occorre perdere “Il coraggio e gli ideali della guerra nella foresta che hanno portato alla vittoria”. Una domanda sorge spontanea: come è possibile mantenere gli ideali quando si è gentilmente ringraziato la maggior parte dei Padri Fondatori?

Nessuno domanda a questi eroi nazionali se l’Uganda del 2014 era quello che sognavano i giovani guerriglieri marxisti che assaltarono il 6 febbraio 1981 la Scuola Militare di Kabamba armati di qualche pistola, coraggio ma soprattutto di ideali e della ferrea determinazione di offrire alle future generazioni una ragione di vita e di dignità umana: la Nuova Uganda.

 

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