sabato, Settembre 21

L’Italia secondo i protestanti: oclocrazia, democrazia in una fase degenerativa L’Italia, il Governo Conte, l’Europa, per i protestanti -pochi, ma ben divisi, malati di deficit di carisma politico- nell’intervista con il Decano nazionale della Chiesa Protestante Unita, Andrea Panerini

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Lo scorso primo settembre, mentre a Roma erano ancora in corso le febbrili trattative che hanno portato oggi al giuramento del governo giallorosso di Giuseppe Conte, a Firenze, si è chiuso il Terzo Sinodo Generale della Chiesa Protestante Unita.
Per quanto i temi trattati siano stati molti, due sono spiccati: immigrazione (con le preoccupazione tutte appuntate sul ‘Decreto sicurezza bis’) e ambiente, emergenza clima. Esattamente i due temi sui quali sarà messo alla prova molto severamente il Governo Conte 2.

Il Sinodo ha approvato due ordini del giorno su questi due scottanti temi. Sull’immigrazione «il Sinodo vede con profonda preoccupazione la promulgazione delDecreto sicurezza bis’ in quanto lesivo dei principi costituzionali della Repubblica italiana, del diritto internazionale e della legge divina e invita tutti i credenti a una profonda riflessione circa i drammi delle migrazioni e delle ingiustizie sociali tra nord e sud del mondo».  Sull’emergenza climatica è stato approvato un atto che istituisce una commissione di studio sul Creato: «il Sinodo certo che tutto il Creato appartiene a Dio solo; considerati gli epocali cambiamenti climatici provocati dall’uomo;vista l’indifferenza dei governi occidentali verso i temi ambientali; considerato che il sistema capitalistico è inconciliabile con il rispetto del Creato dà mandato al Decano nazionale di costituire una Commissione di Studio sul Creato, che abbia come obiettivo di analizzare lo stato della situazione attuale, evidenziando quelli che emergeranno come i principali fattori causali di carattere politico, culturale, sociale ed economico, e presenti delle proposte per l’azione della Chiesa».

Proprio con il Decano nazionale della Chiesa Protestante Unita, Andrea Panerini, abbiamo provato a ragionare di politica, nazionale e internazionale, cercando di scandagliare come i protestanti italiani, molto poco sotto i riflettori e, all’apparenza, ben poco attivi nell’arena delle cucine politiche, a differenza della Chiesa cattolica, si rapportano al momento storico attuale e al tipo di contributo che danno alla politica italiana.

Panerini, classe 1983, una laurea in Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Firenze e una in Teologia presso la Facoltà valdese di teologia di Roma, studioso di Storia dei sistemi politici e costituzionali, di Storia del Risorgimento e di Storia della Chiesa, una buona quantità di pubblicazioni al suo attivo, considerato il massimo studioso in Italia del pensiero religioso di Giuseppe Mazzini, non ha peli sulla lingua. Con lucidità e schiettezza ci parla dei protestanti – “un pò come la sinistra: pochi, ma ben divisi”- , di Europa -da riformare “oppure raderla al suolo sperando che il secondo tentativo sia più fruttuoso”, dicendosi propenso per la seconda-, dell’’Italia -“una oclocrazia”, una “democrazia in una fase degenerativa”-  e della sua classe politica -malata di ‘pochezza’ e tanto altro-, e di molto altro.

 

Il Sinodo della Chiesa Protestante Unita che avete appena chiuso, da osservatore esterno, mi è parso molto impegnativo, denso, pieno di ‘parole’ pensanti. L’impressione è che il mondo protestante sia in ‘ascolto’ del rumore del mondo e stia fremendo, è così? 

Il mondo protestante è da sempre ‘nel secolo’, in quanto lo stesso concetto di ‘ascesi intramondana’ si è imposto fin dalle prime riflessioni di Lutero. Il protestante non si considera come un credente fuori dal mondo ma è dentro il mondo, questo mondo pieno di egoismi e contraddizioni, a testimoniare la Parola di Dio. Le sensibilità etiche poi variano da chiesa a chiesa. In realtà, almeno per quanto riguarda il protestantesimo ‘storico’, mi pare che stia fremendo anche poco rispetto alle molte sollecitazioni, non sempre positive, del mondo contemporaneo. Vi è bisogno di essere maggiormente chiari e netti su molti temi, dall’economia alle migrazioni. La casa comune deve avere la cura di tutti e di tutte, cristiani e non cristiani, credenti e non credenti, l’ascolto deve essere il preludio all’azione altrimenti diventa solo un orgoglioso isolamento. Come scrisse Gandhi: «sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fin tanto che non vengono trasformati in azioni. Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo».  

I sovranismi e i nazionalismi, un po’ in tutto il mondo, dall’Europa agli Stati Uniti ma fino ad arrivare in qualche modo al mondo arabo e all’Asia, stanno marcando a fuoco questa fase storica. Attorno vi è una moltitudini di ‘voci’ che esprimono gemiti di paura (del futuro, dell’altro, del dialogo, di tutto o quasi), chiusura, rabbia, apatia, tristezza. Cosa ci dicono queste voci? Come le decodificano i protestanti italiani? E come i protestanti in politica possono rispondere per tirare fuori il mondo da questo pozzo?

Ovviamente posso rispondere per quanto riguarda la nostra Chiesa, la Chiesa Protestante Unita. Noi, luterani di lingua italiana, siamo critici di fronte ad una subalternità della teologia e dell’analisi religiosa di fronte alla politica, subalternità che si è imposta nelle comunità “liberali” a partire dal Sessantotto dello scorso secolo. Il che non significa che i credenti non debbano adoperarsi in politica, anzi. Ma non devono lasciare che solo le ideologie ma soprattutto le convenienze dettino le loro posizioni e il loro agire. I sovranismi e i nazionalismi sono senz’altro avversari del Vangelo poichè si servono della paura per legittimare il loro agire mentre la Parola di Dio ci dice che «chi ha paura non è perfetto nell’amore» (1 Giovanni 4:18). Questa paura viene usata per un guerra che contrappone gli ultimi ai penultimi e agita in maniera inconsulta simboli religiosi confessionali. Tutto ciò è cristianamente inaccettabile. 

Per quanto i protestanti italiani non siano un monolitico in termini politici, anzi (si va dalla Lega alla sinistra estrema) Le chiedo comunque di spiegarci come il mondo protestante sta guardando alle vicende politiche italiane? sia quelle passate (il primo Governo Conte), sia quelle attuali in elaborazione.

Le vicende politiche italiane sono miserevoli sotto molteplici punti di vista. Personalmente, mi pare che gli italiani abbiano, negli ultimi anni, detto con chiarezza che il problema non è quello di modificare una Costituzione, che va benissimo così com’è, ma è insito nella inadeguatezza della classe dirigente del paese. E’ quindi necessario ripartire dall’istruzione pubblica e dalla valorizzazione dei molti giovani che hanno studiato, in Italia ed altrove, per poter ripartire. La destrutturazione dei partiti e la totale mancanza di formazione e partecipazione all’interno di essi ha poi portato alla situazione attuale di quasi totale incompetenza di chi fa parte del potere legislativo e di quello esecutivo. Vi è un totale analfabetismo istituzionale da parte dei rappresentanti del popolo che è lo specchio della profonda ignoranza ed indifferenza di sempre più numerosi strati popolari alla gestione della cosa pubblica e alla conoscenza dei meccanismi costituzionali. Se non si riparte dalla conoscenza e dalla consapevolezza della centralità della politica intesa come governo della cosa pubblica tesa al bene comune e della libera e cosciente discussione delle varie idee e delle varie posizioni, prevedo un futuro molto buio per il nostro paese, preda di facili ed isteriche demagogie e del dominio di poteri sovranazionali che annullano le volontà popolari e i principi della nostra Costituzione. Aristotele, come anche Polibio e Machiavelli, analizzano i sistemi di governo ne individua sei, tre dei quali positivi e gli altri tre degenerazione dei primi. Temo che noi siamo nella fase di una ‘oclocrazia’, il governo dei peggiori che aizzano il basso ventre del popolo, essendo la nostra democrazia in una fase degenerativa. E’ lo stesso motivo per cui Atene perse la Guerra del Peloponneso nell’ultimo quarto del quinto secolo a.C. e nello stesso modo il popolo ateniese mandò a morte Socrate. La stessa mia opinione era condivisa da Piero Gobetti, che considerava il fascismo come una autobiografia della Nazione.

Al ‘governo del nuovo umanesimo’ -così in qualche modo lo ha definito Conte- i protestanti cosa propongono? e cosa chiedono? 

L’ultimo Sinodo ha detto due parole nette sui temi dell’immigrazione e dell’ambiente. Sull’immigrazione guardiamo con molta preoccupazione i decreti sicurezza salviniani e pensiamo debbano essere del tutto abrogati perché non solo sono in contrasto con i valori costituzionali e il diritto internazionale ma sono all’opposto di tutto quello che è scritto nella Parola di Dio per la quale i valori della giustizia, dell’ospitalità e della salvaguardia della vita sono assoluti. Sull’ambiente abbiamo istituito una commissione di studio sul Creato – un Creato che nella nostra concezione non è posseduto dall’umanità ma che Dio ci concede in amministrazione – che dovrà relazionare su azioni chiare che le Chiese dovranno cercare di mettere in pratica. In entrambi i casi però il vero problema a monte è costituito dal regime economico in cui viviamo: noi pensiamo che il capitalismo sia del tutto incompatibile con la Parola di Dio e quindi con l’etica cristiani. Tra l’etica dell’amore e quella del profitto ad ogni costo non vi può essere alcuna conciliazione. Dio nel libro del Isaia è molto esplicito: «imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l’oppresso, fate giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova!» (1:17) L’alternativa al capitalismo? Io direi un socialismo cristiano che metta in pratica gli insegnamenti del Cristo, che prenda in considerazione pregi e difetti del socialismo reale del secolo scorso e renda possibile un regime di comunione, una economia della condivisione, tutelando però le libertà individuali e di coscienza. Il superamento del capitalismo è essenziale se vogliamo seriamente parlare di inversione del cambiamento climatico, di diritti civili e sociali di tutti e tutte, di diritti degli animali, di redistribuzione della ricchezza tra nord e sud del pianeta per mettere fine alle epocali migrazioni. Altrimenti questi importanti temi diventano delle sterili dissertazioni accademiche che riposano sulla ingannevole speranza che il capitalismo riesca ad autoriformarsi mentre l’esperienza storica ci dice chiaramente che non è così. Al Governo ‘del nuovo umanesimo’ non chiediamo nulla se non di agire nel vero interesse generale, ma ci appare molto difficile, vista la pochezza della classe politica italiana. 

I cattolici anche in questo frangente, quello della composizione di questo nuovo governo, di quella che,  almeno sulla carta, si prospetta come una nuova fase politica, appaiono presenti e attivi, qualche volta in interventi pubblici, il più delle volte nel complesso lavoro diplomatico dietro le quinte. I protestanti come si stanno muovendo? Stanno incidendo? 

Non vedo una incidenza politica del protestantesimo italiano in questa fase storica. Per quanto riguarda i cattolici ci appare davanti un gran movimento di molte persone che sono culturalmente cattolici, ma non dei cattolici veramente impegnati nell’edificazione di un mondo nuovo, dal sociale all’elaborazione culturale. Questa distinzione è molto importante, oltre al fatto che il cattolicesimo italiano ha dentro di sè tutto e il suo contrario, le comunità di base e i tradizionalisti alla Socci ed Adinolfi, quindi parlare di un protagonismo cattolico in senso lato mi sembra sbagliato concettualmente e poco rispettoso dell’operato di molti credenti. Da una parte c’è un movimento che dice chiaramente no ad una equa redistribuzione della ricchezza, che intende non solo ridurre il numero dei parlamentari ma vorrebbe istaurare il vincolo di mandato, che è esistito in occidente solo nella Germania nazista, nell’Italia e nella Russia di Stalin. Dall’altro lato c’è un partito che, quando è stato al governo e anche all’opposizione, si è arreso al mercato e allo strapotere della finanza, ha abrogato diritti ai lavoratori, ha tentato di riformare la Costituzione in modo autoritario, ha trattato i migranti -come con Minniti- in maniera non molto migliore di Salvini, arrivando a finanziare dei ‘lager’ in Libia per la selezione di coloro che potevano entrare e lasciando in condizioni inumane gli altri. Come possa un cristiano -che sia cattolico o di altra confessione- ad avere fiducia in questa classe politica, rimane per me un mistero. Noi protestante possiamo essere, attualmente, solo una forza di critica e di supporto al bene comune, senza appoggiare alcun governo e formazione politica.

Come risponderebbe al rilievo che i protestanti italiani non appaiono in grado di esercitare una palpabile moral suasion sullo scenario nazionale? E’ vero? E, è solo una questione di numeri, di essere una minoranza, oppure un problema di deficit politico?

Non è solo il fatto di essere una piccola minoranza, anche se ciò è la verità ed è, almeno al momento, una minoranza che generalmente tende alla decrescita. Nel protestantesimo ‘storico’ vi è un deficit di carisma politico e un appiattimento al ribasso della classe dirigente, come già detto per quella politica del Paese. In Parlamento non vi sono più un Valdo Spini, un Domenico Maselli o un Tullio Vinay che rappresentavano i ‘mondi’ protestanti italiani con autorevolezza e consapevolezza religiosa e culturale oltre che con carisma personale. Anche all’interno degli organismi ecclesiastici vi è un decremento della qualità dei corpi pastorali e delle dirigenze ecclesiastiche che sono sempre più interessate alla pura conservazione dell’esistente. Poi non dimentichiamo che il mondo protestante è un pò come la sinistra: pochi, ma ben divisi.

Giuseppe Conte nell’assumere con riserva l’incarico di formare il Governo ha richiamato -un po’ inaspettatamente per il contesto nel quale lo ha fatto- la ‘libertà religiosa’ in un quadro di ‘laicità dello Stato’. Secondo lei, una dichiarazione giusto perché ‘suonava’ bene, oppure quale significato? c’è qualcosa che ‘cova sotto’? c’è un malessere delle minoranze religiose italiane?

Il richiamo del presidente Conte è ineccepibile dal punto di vista formale. Tuttavia è stato detto da parte di una persona che, poco dopo essere salito al governo, ha sbandierato i santini di padre Pio in televisione, quindi ci permettiamo di essere scettici da questo punto di vista. E’ stato più il gioco delle parti con Salvini e il suo insopportabile attaccamento a dei feticci cattolici -come il rosario- a condurre Conte in opposizione. 

Cosa c’è da fare che non si fa perché in Italia sia effettivamente garantita la libertà religiosa?

In Italia vi è molto da fare sotto il profilo della libertà religiosa in quanto tutte le confessioni a-cattoliche sono sottoposte alla legislazione fascista del 1930, tranne le poche Chiese -come quella valdese- che hanno avuto accesso a delle intese come previsto dall’articolo 8 della Costituzione. Noi siamo contro questi accordi e contro il ricevere soldi della fiscalità generale tramite otto per mille, che consideriamo poco meno che simoniaco. Se vuole dare seguito a queste parole, se vuole che non sia solo parole vuote e retoriche, Conte -e il suo Governo- dovrebbe mettersi al lavoro per una vera legge sulla libertà religiosa, abrogando i residuati fascisti e dando applicazione alla nostra Carta costituzionale nella quale sta scritto che qualsiasi confessione religiosa è libera da condizionamenti dello Stato, tranne, ovviamente, quando non si infranga la legge. Oltre a questa libertà, la laicità e la separazione netta e senza eccezioni tra Stato e confessioni religiose sono le priorità. Non più chiese di serie a (il Vaticano con il Concordato), di serie b (le chiese e le confessioni con l’intesa) e di serie z (tutte le confessioni sotto la legge sui ‘culti ammessi’ del 1930), ma uguale libertà verso la legge per tutti. Valdo Spini dal 1979 al 2008 ha presentato proposte di leggi in ogni legislatura in tal senso, ma non sono mai nemmeno state discusse in aula. Per cui la nostra è una posizione di franco e onesto scetticismo di fronte a queste parole di Conte.

Forse mai come in questo momento l’Italia e l’Europa in generale sono state così lontane da Washington. Così è in particolare per i cattolici. La Casa Bianca di Trump è quanto di più distante per i cattolici di Papa Francesco, mentre è decisamente la scelta preferita per i cattolici di destra. Per quanto riguarda i protestanti ci pare di capire che le dinamiche siano più o meno le stesse, con Trump sostenuto dai conservatori di destra e il resto -pochi- che non si riconosce nella Casa Bianca del tycoon. E’ così? ci spieghi bene come stanno le cose.

Sui cattolici la diagnosi andrebbe approfondita, ma nelle linee generali è, forse, corretta. Per quanto riguarda i protestanti, la stragande maggioranza contrasta Trump, basti pensare alla Chiesa Evangelica Luterana d’America, alle Chiese battiste, metodiste, presbiteriane, alla Chiesa Episcopale americana (pur solo parzialmente protestante), che radunano diverse decine di milioni di fedeli. Forse vi state riferendo, per la parte più conservatrice, ai cosiddetti evangelical, ovvero evangelicali, che nulla hanno a che spartire con il protestantesimo nella fede, nella teologia, nell’etica. Sono fondamentalisti più vicini ai Testimoni di Geova e ai Mormoni che non al protestantesimo. Per dirne una, non si riconoscono nemmeno nella Confessione augustana, il documento di fede senza il quale non ci si può certo definire protestanti. Per essere chiaro: non è sufficiente non essere cattolici romani e non essere ortodossi per potersi automaticamente definire protestanti. E’ pur vero che queste chiese o sette fondamentaliste, comunità basate solo sulla carismaticità vera o presunta di un leader e senza organismi democratici, stanno riscuotendo molto successo negli Stati Uniti come in Brasile, in Africa e in Asia con milioni di fedeli e sono tendenzialmente a favore di Trump come lo erano di George W. Bush perché contrari all’omosessualità, al divorzio e all’aborto, pur essendo spesso, come composizione sociale, nelle fasce più povere della popolazione statunitense. E’ solo in apparenza una contraddizione: ma chi conosce bene la realtà americana sa che le posizioni fondamentaliste nell’etica sono molto più forti dell’anelito di giustizia sociale nella società. I rapporti tra protestanti europei e quelli statunitensi sono discontinui e preghiamo che possano essere sempre maggiori e fecondi, anche per far loro capire l’importanza della giustizia nella predicazione dell’Evangelo.

Sta per iniziare il cammino della nuova Commissione e del nuovo Parlamento, come si rapporteranno i protestanti europei? Quale il lavoro che porterete avanti nel contesto del Parlamento e della Commissione come protestanti italiani e con il resto dei protestanti europei?

In genere, a livello europeo, vi è una grossa fiducia che i protestanti ripongono negli organismi europei. Fiducia, tengo a sottolineare, che noi come Chiesa Protestante Unita in Italia, non sentiamo di condividere. L’Europa è ben lontana dall’ideale di Giuseppe Mazzini ‘un’Europa di popoli, indipendenti quanto la loro missione interna, associati tra loro a un comune intento’. Quale comune intento vediamo oggi in questa Europa in cui ogni Paese è egoisticamente attaccato al proprio tornaconto politico, in cui gli organismi non sono affatto democratici e intenti ad assecondare le lobby e l’alta finanza? Io penso che Mazzini sarebbe disgustato di quello che è diventata oggi l’Europa. Vi sono due sole possibilità: riformando profondamente l’attuale Unione, facendola non solo diventare realmente democratica e unita nelle materie fondamentali, ma anche solidale e intenta a dare, in primo luogo, diritti sociali ai lavoratori e ai più poveri, oppure raderla al suolo sperando che il secondo tentativo sia più fruttuoso. La mia personalissima opinione, stando così le cose e avendo letto i trattati, è che è più plausibile la seconda opzione. Ma è una mia personale opinione che non impegna la Chiesa tutta, dove, ad ogni modo, ci si interroga sul futuro di questa Europa che, sicuramente, non va bene così com’è.

L’Europa è e sarà sempre meno cristiana. Questo ‘cristianesimo assediato’ farà fronte comune -cattolici e protestanti insieme- nei diversi Paesi europei e a Bruxelles?

Auspico proprio di no. Abbattere le separazioni confessionali non con un sentimento di condivisione e amore, ma solo per mettersi sulla difensiva è la cosa peggiore che può accadere alla Chiesa di Cristo tutta. Dobbiamo renderci conto che il mondo non è più bambino, come scriveva Dietrich Bonhoeffer negli anni quaranta, che non esiste più un Dio Deus ex machina che risolve tutte le questioni materiali e bisogna predicare la Sua Parola con tutta la radicalità e la chiarezza di cui siamo dotati. Non è la secolarizzazione il nemico, ma semmai una società che vede come unici valori il denaro, la bellezza esteriore e il successo terreno e che rifiuta Dio nella sua visione di amore, misericordia, carità, affratellamento, condivisione e perdono. Essere credenti significa credere anche in un altro mondo e in un’altra giustizia e nel rifiutare la bontà di questo mondo dominato da elementi satanici che non sono -come per i fondamentalisti e parte del cattolicesimo- la laicità dello Stato e il riconoscimento di alcuni diritti (come i matrimoni egualitari tra persone dello stesso sesso, il divorzio, l’aborto come male minore rispetto alla vacanza legislativa), ma sono la grettezza, l’egoismo, l’orgoglio, la vanagloria, la sete di potere e di ricchezze terrene. Perché, nella nostra visione, non saremo giudicati su come avremo votato rispetto ai matrimoni gay, ma, come dice Gesù stesso nel Vangelo di Matteo «perché ebbi fame e non mi deste da mangiare; ebbi sete e non mi deste da bere; fui straniero e non m’accoglieste; nudo e non mi vestiste; malato e in prigione, e non mi visitaste» (25:42-43). Questi sono i principi eterni della Parola di Dio che non cambiano al variare delle contingenze storiche, politiche e culturali.

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