venerdì, Novembre 15

L’Italia dei festival suona musica elettronica

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17046 spettatori. Questo è il numero delle persone che secondo SIAE ha invaso il Lingotto Fiere di Torino in occasione del Movement Torino Music Festival, l’evento che lo scorso 31 ottobre ha ospitato le performance dei migliori musicisti e DJs internazionali per rappresentare gli sviluppi della cultura musicale contemporanea ed elettronica. Il Festival si è aggiudicato il primo posto nella classifica dei concerti con il maggior numero di ingressi nel quarto trimestre 2016, come emerge dai dati dell’Osservatorio dello Spettacolo SIAE che ha pubblicato le cifre relative agli ingressi nei concerti di musica leggera in Italia nel periodo da ottobre a dicembre.

Le implicazioni di questo dato non sono soltanto “artistiche”: il peso che l’elettronica e la sperimentazione sonora sta acquisendo tra i musicisti ha nette ricadute anche sull’economia del Paese e sull’industria dei concerti dal vivo. In Italia, negli ultimi anni, dal Nord al Sud, in perfetta linea con la tendenza europea, si sono moltiplicate e consolidate diverse realtà focalizzate sul panorama elettronico, raccogliendo riscontro positivo in termini artistici ma soprattutto di presenza e incasso.

Qualche dato: la MovementErtainment, l’organizzazione che organizza a Torino lo stesso Movement Festival insieme al KappaFuture Festival e l’IndipenDance, ha stimato nel report del 2016 una ricaduta economica positiva sul territorio di circa 25 milioni di euro, oltre ad aver offerto impiego a migliaia di persone e coinvolto decine di aziende ed imprese locali.

Nel nostro Paese sono tantissimi gli eventi ed i festival focalizzati sul nuovo scenario della musica elettronica e sperimentale. Tra le più consolidate con rilevanza a livello internazionale c’è il Terraforma di Milano, dedicato alle sperimentazioni sonore, lo Spring Attitude a Roma, il marchigiano FAT FAT FAT, fino ad arrivare in Puglia con il Locus e il VIVA Festival.

L’attenzione che la musica elettronica sta suscitando nei più giovani e non è, tuttavia, un elemento interessante per tutti gli appassionati di musica ed esperti del settore. Spogliata dall’abito di musica “dance”, l’elettronica di oggi è il riflesso di una ricerca costante di musica impegnata, di qualità, prodotta e realizzata da professionisti del suono in grado di soddisfare le esigenze di un pubblico dall’orecchio sempre più fine ed allenato sulle nuove frontiere del suono elettronico.

Per capire meglio lo stato della musica elettronica in Italia e il suo peso nel contesto nazionale ci siamo rivolti a Daniele Sciolla, uno dei produttori più interessanti nel panorama elettronico made in Italy. Ha suonato in importanti festival in Italia ed in Europa come il Balaton Sound Festival, Spring Attitude e Ypsigrock ed è fondatore di due interessanti progetti, ANUDO ed Elephantides. Dopo aver fatto il conservatorio, studiato prima jazz e poi fisica acustica nel dipartimento di matematica, Daniele è diventato un sound designer ed il suo lavoro consiste nel “registrare, sintetizzare e manipolare elementi sonori. Modificare la forma d’onda sonora per ottenere un certo suono”.

La sua esperienza artistica è caratterizzata dalla sperimentazione sonora e dalla contaminazione di più generi musicali confluiti nell’elettronica. Per Sciolla il legame tra musica elettronica e sperimentazione è molto presente “ma non è una regola generale. Sicuramente il legame era molto forte a metà Novecento, ma oggi molti scrivono musica elettronica prendendo da campionature (o basi) pre registrate e quindi ottengono delle produzioni molto simili l’una con l’altra. Comunque ci sono moltissimi sottogeneri nella musica elettronica e si può ancora trovare tantissima sperimentazione se si va a cercare”.

Proprio questa sperimentazione, ancora un po’ offuscata dal commerciale, sta spingendo per emergere e ed i musicisti del genere tornano a rivendicare il loro ruolo di artisti, perché la musica elettronica “rientra nelle forme di creatività, di espressione estetica, al pari di chi scolpisce un blocco di marmo per svelare la forma nascosta al suo interno”. Come in ogni cosa, anche nella musica elettronica improvvisazione e competenza convivono e non sempre sono facili distinguere ma, come dice Daniele Sciolla, “ci sono entrambi, direi in parti uguali”.

Nonostante la netta emancipazione, tuttavia, fare musica elettronica in Italia comporta ancora qualche freno. “In Italia mi sembra ci sia molta attenzione a questa scena”, dice Sciolla, “Ci sono molti progetti, sia sotto l’aspetto compositivo che organizzativo, che lavorano benissimo. Dal mio punto di vista se ci fosse più dialogo tra le varie realtà si potrebbe facilmente arrivare ad una scena conosciuta a livello internazionale, tipo quella berlinese o londinese”.

La lentezza made in Italy nel recepire le novità in campo artistico si fa sentire anche nell’industria musicale e ci lascia qualche passo indietro nella scena europea. “In Italia l’industria musicale non mi sembra sia veloce come quella inglese nell’accettare i cambiamenti. L’elettronica sta contaminando i vari generi, ma sempre in modo timido e marginale rispetto a quanto sta avvenendo in Germania e in Inghilterra”. Parlando di festival infatti, Daniele Sciolla ne sottolinea la maggiore reattività rispetto all’industria musicale, il che ne giustifica il successo e l’interesse da parte del pubblico che, al contrario, è sempre più attento alle novità nelle sonorità dell’elettronica: “I festival son molto più reattivi e dinamici, ospitano artisti internazionali e li affiancano a produttori nazionali che hanno sonorità simili. Il tutto è molto intuitivo e spontaneo quindi ottengono un grande interesse dal pubblico. Molto spesso è un discorso che nelle radio non funziona ancora perché ci sono fortissimi interessi legati ai diritti d’autore, alle royalties, e quindi alle grandi case discografiche nazionali”.

Sperimentazione, suoni ed artisti da tutto il mondo: sembrano questi gli ingredienti vincenti. La musica elettronica salverà l’industria dei live dunque?  “Magari si, a me piacerebbe molto”, risponde Daniele Sciolla, “questo vorrebbe dire anche tornare ad essere interessanti per l’estero. In Italia abbiamo avuto dei grandissimi compositori e musicisti in passato, come Verdi, Monteverdi, Puccini, Paganini, Rossini, che al loro tempo erano delle avanguardie, degli sperimentatori. Se non spingessimo sulla ricerca e sulla novità, rischieremmo che la storia della musica di questo secolo venga scritta altrove”, anche se, se dovesse individuare una “terra promessa” dell’elettronica, ci dice “Non saprei, sotto quest’aspetto son totalitarista, direi everywhere”.

 Possiamo dire di trovarci ad un punto di svolta in ambito musicale, svolta di cui la protagonista sarà molto probabilmente la musica elettronica, almeno nel live, come indicano i numeri. Secondo Daniele Sciolla “sarà sempre più diffusa, come in tutti i settori: oggi quasi tutti hanno un computer e uno smartphone. L’elettronica facilita molti compiti e apre moltissime possibilità, anche nella musica. Escluderla vorrebbe dire frenarsi e limitarsi”.

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