giovedì, Dicembre 12

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Fiat fabbrica

La produzione di autoveicoli ricopre un ruolo importante nello scenario industriale di un Paese con una larga base manifatturiera. In Italia, per molti anni, si è usato dire che ciò che va bene per la FIAT, va bene per il Paese. Negli ultimi lustri, però, lo scenario è profondamente mutato in Italia e nel Mondo. Vi è stata una forte crescita di alcuni nuovi mercati, molte produzioni sono state delocalizzate e gli equilibri che si parevano ormai consolidati sono stati modificati dalla Globalizzazione.

Nel presente articolo si analizzeranno due aspetti legati al mondo della produzione di autovetture. Da un lato si analizzerà l’andamento della produzione nel mondo, anche per osservare quale era e qual è il ruolo dell’Italia nello scenario globale. A seguire ci si soffermerà sulla FIAT, per capire come si è evoluta la sua capacità produttiva e quali cambiamenti importanti sono avvenuti nell’ultimo decennio.

I dati presentati sono tratti dall’OICA (Organizzazione Internazionale dei Produttori di Veicoli), coprono il periodo 1999-2012 e si riferiscono alla produzione di autoveicoli e di veicoli commerciali. È bene precisare che i dati relativi al primo semestre 2013, non mostrati perché parziali, confermano i trend che emergono dall’analisi di lungo periodo.

Osservando l’evoluzione globale della produzione si nota una crescita della produzione di veicoli a livello mondiale tra 1999 e 2012 da 56,3 milioni a 84,1 milioni. Un aumento di quasi il 50% in quattordici anni, quasi 30 milioni di veicoli in più ogni anno.

Partendo da questo dato di scenario si può scendere più nel dettaglio ed esaminare l’evoluzione della produzione nei singoli stati. La tavola 1 mostra i primi dieci produttori di veicoli nel mondo negli anni 1999 e 2012.

Il primo dato di un certo interesse è quello relativo alla Cina. Nel 1999 rappresentava il nono produttore al mondo con meno di 2 milioni di veicoli. Nel 2012 si trova largamente in prima posizione con oltre 19 milioni di veicoli prodotti. La crescita è stata del 950% in 14 anni. Il dato può apparire impressionante, ma si consideri che la Cina rappresenta da sola circa un sesto della popolazione mondiale, quindi sono numeri in linea con l’enorme ampiezza del mercato domestico.

Nel 2012, dopo la Cina, troviamo gli Stati Uniti, il Giappone e la Germania. Queste tre nazioni erano sul podio nel 1999, con lo stesso ordine. In Giappone e in Germania la produzione, a distanza di 14 anni, è rimasta pressoché stabile, con un leggero incremento in Giappone e una leggera contrazione in Germania. Negli Stati Uniti, invece, nonostante la ripresa produttiva negli ultimi due anni, dopo il salvataggio di GM e Chrysler, si sono persi circa 3 milioni di veicoli rispetto al 1999.

Alle spalle di queste nazioni lo scenario è completamente mutato nel corso del tempo. Dalle prime 10 posizioni sono sparite le altre quattro nazioni europee presenti (Francia, Spagna, Gran Bretagna e Italia), il Canada è sceso dalla quinta alla nona posizione, riducendo la produzione di circa 600 mila veicoli, ma si è infoltita la presenza del nuovo mondo: la Corea del Sud è salita in quinta posizione, con una produzione di 4,5 milioni di veicoli, 1,7 milioni in più rispetto al 1999; è presente in sesta posizione l’India con oltre 4 milioni di veicoli, nel 1999 ne produceva meno di un milione; sono presenti Brasile e Messico, che erano rispettivamente dodicesimo e undicesimo nel 1999 con circa 1,5 milioni di veicoli prodotti; la Thailandia si è issata al decimo posto con quasi 2,5 milioni di veicoli prodotti, partendo da poco più di 300 mila nel 1999.

L’Italia era presente nella top ten nel 1999, ma è scivolata al ventunesimo posto nel 2012. La riduzione nella produzione di veicoli in Italia è stata notevole: – 60%, pari a oltre un milione di veicoli in meno in quattordici anni. È un dato impressionante: mentre nel mondo la produzione cresceva del 50%, in Italia si riduceva del 60%!

Confrontare l’Italia con le altre nazioni europee serve a capire se la situazione italiana è comune ad altri mercati. Nello stesso periodo in Germania, come già evidenziato, la produzione non si è ridotta. Però si è notato che Francia, Spagna e Gran Bretagna hanno perso posizioni in classifica. In Spagna (12° nel 2012) e Francia (13° nel 2012) si sono prodotti poco più di 1,9 milioni di veicoli nel 2012, mentre in Gran Bretagna (14° nel 2012) circa 1,6 milioni di veicoli. La riduzione in valori percentuali è stata del 30% in Spagna, del 38% in Francia e del 20% in Gran Bretagna. In Europa occidentale, quindi, la sola Germania è riuscita a difendere le posizioni, mentre le altre nazioni hanno visto ridursi la produzione di veicoli dal 20 al 60%. L’Italia ha fatto peggio di tutti e adesso si trova dietro la Russia, che con l’11° posto nel 2012 è diventata la seconda nazione Europea per produzione di veicoli, la Repubblica Ceca (15°), la Turchia (16°) e la Slovacchia (19°).

In un contesto di riequilibrio internazionale della produzione di veicoli, l’Italia ha perso molto più di altre nazioni sviluppate. Questo dato è ancor più particolare se si considera che in Spagna e in Gran Bretagna non vi sono più case produttrici nazionali e, quindi, in teoria avrebbero dovuto subire in modo più intenso le delocalizzazioni produttive. L’Italia, invece, nonostante la presenza di un produttore nazionale, perdendo il 60% della produzione è diventata sostanzialmente marginale nello scenario internazionale. Nel 2012, infatti, la produzione italiana ha rappresentato solo lo 0,8% della produzione mondiale, contro il 3% del 1999.

Questo risultato è attribuibile, ovviamente, alle scelte della FIAT, ma anche ad una mancanza di programmazione di politica industriale. Se due nazioni europee senza più produttori nazionali sono riuscite a perdere meno produzione e a conservare posizioni di rilievo a livello internazionale vuol dire che non solo le scelte dei privati, in questo caso la FIAT, ma anche le politiche di sviluppo e di sostegno sono state meno efficaci in Italia di quelle adottate in altre nazioni.

 

Tavola 1: produzione di veicoli, dati nazionali

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Fonte: dati OICA

 

Dopo aver descritto lo scenario produttivo internazionale, ci soffermiamo sulle scelte produttive della FIAT. Data la caduta della produzione nazionale, è ovvio supporre che anche la produzione di veicoli FIAT in Italia si sia ridotta nel tempo, considerato che la FIAT è l’unico grande produttore presente in Italia.

Tra l’anno 2000 e il 2012 la produzione totale ascrivibile alla FIAT è passata da 2,6 milioni a 2,1 milioni di veicoli.

I grafici a torta 1 e 2 mostrano la diversificazione produttiva della FIAT in questi due anni (l’OICA non fornisce i dati per il 1999). Nei due grafici, per rendere più diretto il confronto, si è deciso di uniformare il colore per le aree geografiche. La produzione in Italia si è contratta da circa 1,6 milioni a 570 mila unità. Al contrario, in centro e sud america la produzione è cresciuta, quasi raddoppiata, da 470 mila unità a 900 mila nel 2012. Negli altri Paesi europei si è leggermente ridotta, da 518 mila a 475 mila unità mentre in Asia la produzione è triplicata, pur rappresentando ancora numeri esigui, arrivando a 166 mila unità.

Quindi, pur in presenza di un ridimensionamento della produzione totale della FIAT di circa 500 mila unità, la contrazione registrata in Italia è stata di un milione di veicoli. È evidente, quindi, che la strategia FIAT, almeno in questo arco temporale, è stata volta a sacrificare la produzione italiana di veicoli in modo più che proporzionale rispetto alla contrazione totale. Di converso, si è puntato molto sul Sud America e si comincia ad aumentare la produzione in Asia, con la Cina che rappresenta circa il 90% della produzione in quell’area.

Nel volgere di quattordici anni il peso della produzione italiana della FIAT sul totale globale è passato dal 60% al 27%. Alla luce di questi dati, è possibile parlare di marginalizzazione dell’Italia nelle scelte produttive della FIAT.

 

Grafico 1: distribuzione geografica della produzione di veicoli FIAT nell’anno 2000

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Fonte: elaborazioni su dati OICA.

 

Grafico 2: distribuzione geografica della produzione di veicoli FIAT nell’anno 2012

  ForteFigg

Fonte: elaborazioni su dati OICA.

 

È utile fornire un paragone tra case produttrici europee per confrontare le scelte produttive della FIAT con i suoi competitors. In particolare, ci si sofferma sull’evoluzione delle quote produttive nella nazione di origine di alcuni produttori. Si esaminano, cioè, le quote di produzione in Germania della Volkswagen e in Francia di Renault e PSA. Si sono scelte queste tre case automobilistiche perché producono un’offerta ampia come la FIAT e non sono costruttori strettamente premium, cioè legati a produzioni di alta gamma.

Partiamo dal marchio Volkswagen e analizziamo l’andamento della sua produzione in Germania rispetto alla produzione totale. In Germania, secondo i dati OICA, si producevano 2 milioni tra VW e Audi nell’anno 2000, pari al 39,2% del totale VW (5,1 milioni). Nel 2012 il valore assoluto della produzione VW in Germania è cresciuto a 2,3 milioni, pari al 25% del totale (9,2 milioni).La VW, quindi, ha leggermente incrementato la produzione nazionale in valore assoluto, diversamente da quanto fatto dalla FIAT, ed ha aggredito altri mercati incrementando la produzione estera. Tant’è che è ormai diventato uno dei primi tre produttori al mondo.

Diversa la situazione del gruppo PSA. La produzione in Francia si è contratta da 1,7 a 1,1 milioni in presenza di una leggera crescita nel dato globale, da 2,87 milioni a 2,91 milioni. Il peso della produzione francese si è ridotto dal 59,7% al 38,2%. La situazione di PSA sembra più simile a quella della FIAT, ma PSA ha aumentato la produzione globale e conserva circa il 40% di produzione in patria.

Infine la Renault. Questo sembra il marchio con un atteggiamento più simile alla FIAT, nonostante si dica spesso che la Renault venga obbligata a produrre sul territorio nazionale a causa dei suoi legami con lo Stato francese. Infatti, in presenza di una crescita della produzione totale, da 2,44 milioni nel 2000 a 2,67 milioni di veicoli nel 2012, la produzione in Francia è calata da 1,4 milioni a 532 mila unità (-63%). Ciò significa che la quota di produzione che la Renault riserva agli impianti francesi è scesa dal 59,4% al 19,9%, valore addirittura inferiore a quello della FIAT. La differenza è che la Renault è riuscita ad incrementare la quantità di veicoli prodotti nel tempo. Ha delocalizzato, ma ha prodotto di più.

L’analisi condotta può essere brevemente riassunta in quattro punti:

1)la produzione mondiale di veicoli è cresciuta, e cresce, grazie alla forte spinta dei Paesi in Sviluppo;

2)la produzione italiana si è ridotta del 60% negli ultimi quattordici anni ponendo l’Italia al 21° posto nel mondo con una quota dello 0,8%;

3)la FIAT ha ampiamente diversificato territorialmente la sua produzione, riducendo la produzione italiana di un milione di veicoli in tredici anni;

4)solo la Volkswagen, tra i produttori generalisti europei, è riuscita ad incrementare il numero di veicoli prodotti in patria pur in presenza di una forte globalizzazione della sua produzione.

Dato questo contesto, per l’Italia si possono prospettare due scenari alternativi: in un caso si può paventare la completa marginalizzazione produttiva di veicoli, nel caso in cui le tendenze in atto non saranno invertite. L’Italia diverrà un luogo di produzioni di nicchia con un mercato interno di media grandezza, considerando il crollo di vendite degli ultimi anni e la non rosea prospettiva economica. Nell’altro caso una via d’uscita può essere ricercata imitando ciò che si fa fuori dai confini nazionali: da un lato la FIAT dovrebbe gradualmente innalzare il livello qualitativo delle sue produzioni per cercare di produrre in Italia vetture con maggior valore aggiunto, e sembra che questa sia la strada che si intende perseguire, seppur tra mille intoppi. Dall’altro lato i governi dovrebbero cercare di importare produzioni di altri marchi, per difendere il tessuto produttivo nazionale. Spagna e Gran Bretagna sono riuscite a mantenere un livello di produzione all’interno dei confini nazionali di buon livello pur non avendo più marchi case produttrici nazionali. Forse è arrivato il momento di attirare in Italia le case produttrici straniere, che potrebbero essere invogliate a delocalizzare la loro produzione in Italia anche grazie alla presenza di una vasta produzione di componenti per auto.

Altre vie d’uscita per fermare il declino non ci sono. Inutile pensare ad un rilancio della produzione di veicoli a basso prezzo, la concorrenza dell’Est Europa e dell’Asia non lascia possibilità in questo settore, o continuare a ricordare e auspicare le svalutazioni competitive dei decenni andati. La sfida italiana si deve giocare sulla qualità globale del prodotto. Le facili scorciatoie sono ormai un ricordo del passato. 

 

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