mercoledì, Luglio 17

L'Italia e il suo ruolo nel Mediterraneo field_506ffb1d3dbe2

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Da diversi anni la regione del Mediterraneo è ormai scossa da profondi mutamenti politici. Non solo cambiano, o quanto meno vengono direttamente minacciati, gli equilibri politici che ne avevano segnato la storia nell’ultimo secolo circa, ma anche gli attori di riferimento stanno mutando profondamente, ai tradizionali stati si stanno affiancando gruppi di varia natura e pericolosità. Tutto ciò porta all’instabilità e alla mancanza di sicurezza che leggiamo quotidianamente sui giornali, perché a parte le crisi più conclamate e “pubblicizzate” sui media (Libia, Siria e in questi ultimi giorni Turchia), bisogna ricordare l’instabilità egiziana soprattutto nell’area del Sinai, la costante lotta contro cellule di miliziani jihadisti di Tunisia e Algeria, la guerra sfaccettata contro ISIS e non solo in Iraq, gli scontri striscianti in Libano e i problemi economici, sociali e politici dell’Europa e specie dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo (la Spagna con la sua costante crisi politica, la Francia sempre più bersaglio del jihadismo internazionale, la crisi economica in Italia e Grecia).

In questo quadro tutt’altro che roseo e statico, come si inserisce l’Italia? Da un punto di vista puramente geografico l’Italia non può che essere protagonista del Mediterraneo vista la sua posizione centrale nel Mare Nostrum, al lato pratico però la nostra politica pare seguire delle linee di condotta ondivaghe che a volte sembrano anche essere in contrasto con l’interesse nazionale.

Purtroppo i cambiamenti e i conflitti che toccano l’intera regione del Mediterraneo hanno radici storiche profonde per cui spesso è difficile provare a intervenire perché la situazione è estremamente complessa. Malgrado ciò se la regione è fragile queste o altre forme di instabilità e insicurezza filtreranno poi all’interno del nostro Paese e i casi degli attacchi in Francia e Belgio, ma non solo, sono lì a dimostrarcelo.

L’Italia quindi si trova, volente o nolente, in prima linea e come agisce? Per prima cosa agisce come ‘portaerei’ per lanciare operazioni aeree (principalmente di ricognizione) o come hub logistico per operazioni sia vicine che più in profondità. Possiamo citare due esempi di questo genere di operazioni. A febbraio era trapelata la notizia che l’Italia aveva dato il consenso affinché droni armati potessero decollare dal suo territorio per difendere le forze speciali americane impiegate contro l’ISIS in Nord Africa. In linea di principio si tratterebbe solamente di missioni difensive necessarie a garantire la sicurezza delle forze sul terreno. Il che potrebbe anche essere un’ammissione indiretta del coinvolgimento di forze speciali italiane in Libia visto che la protezione offerta dai droni americani riguarderebbe anche loro. Le operazioni, che comunque dovrebbero sempre essere approvate dall’Italia (il che sicuramente rischia di creare non pochi contrasti a livello sia di comandi militari sia politico), partono dalle base aerea di Sigonella che insieme alle altre basi militari del sud Italia fanno parte di una rete logistica e di intelligence più ampia.

Proprio in questo campo si inseriscono i voli dell’aereo spia O-5A Special Electronic Mission Aircraft più volte individuato sui cieli libici, tunisini e in genere del Nord Africa. Pare scontato che viste le rotte percorse la base di tale velivolo sia in Italia che quindi rappresenti un asset cruciale per i conflitti che vedono impiegati soldati occidentali nell’area.

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