giovedì, Settembre 19

L’Italia di Pizza e fichi

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E’ tornata l’Italia dei faccendieri e degli strani figuri, di Pio Pompa e Renato Betulla Farina, di Roberto Celeste Formigoni e Filippo Penati, di Luigi Bisignani e Maurizio Gasparri, di Renato Ringhio Brunetta e (si licet…) Massimo Maddai Cacciari, di antichi e nuovi magliari e di ritornanti personaggi da inimitabilmente nostra Commedia dell’arte. Non necessariamente delinquenti sempre, sempre incredibili ma veri. L’Italia dai nomi improbabili e dalle ancor più improbabili carriere. È l’Italia di ‘pizza e fichi’, anzi nella fattispecie di Giuseppe Pino Pizza, tornato alla ribalta con le traversie giudiziarie che vedono ora coinvolti lui e, in ruolo centrale, il fratello Riccardo Pizza, arrestato e sbrigativamente ridefinito con il vecchio, ‘glorioso’ appellativo di faccendiere. L’estroso politico calabrese (l’operoso Pino Pizza intendiamo, del fratello non conosciamo attività ‘pubblica’) è tra i tanti ‘rivendicatori’ del simbolo già nobile della Democrazia Cristiana. E in virtù del fatto che al momento delle Elezioni politiche del 2008 era provvisoriamente detentore di qualche diritto associato a quel marchio, accettò di non rivendicarlo dando via libera a Silvio Berlusconi, che ne avrebbe tratto qualche danno. E quello lo ricompensò nominandolo  Sottosegretario alla Pubblica Istruzione del suo Governo. Con la graziosa trovata, per iscritto nel decreto di attribuzione delle deleghe, di non attribuirgli praticamente nulla, e di vietargli di dire alcunché. Rimarchevoli stralci del nostro avanspettacolo politico. Comunque adesso anche lui è stato perquisito ed è indagato per riciclaggio (il simpatico Pino Pizza intendiamo, di Berlusconi al momento non sappiamo e non crediamo, ma comunque per lui una più, una meno…).

La fase ‘esterna’ dell’operazione ‘Labirinto’ è iniziata nelle prime ore di lunedì 4 luglio 2016, le sue radici stanno nella nuova inchiesta della Procura di Roma, guidata da Giuseppe Pignatone, condotta operativamente dal Nucleo centrale valutario della Guardia di Finanza. Un intreccio di tangenti che coinvolge politici, funzionari e imprenditori, finalizzato agli appalti dei ministeri. Un ‘tesoretto’ complessivo valutato al momento in 12,8 milioni di euro. Sequestrati più di 1,2 milioni tra immobili, conti correnti e quote societarie. Gli indagati sono indiziati di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, corruzione e riciclaggio, truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita. I 24 ordini di custodia cautelare (12 carcere, 12 domiciliari) e le centinaia di perquisizioni sono state estese nel resto d’Italia. Sono 5 le misure interdittive con obbligo di dimora e divieto di attività professionali. Complessivamente una cinquantina tra arrestati e indagati. Coinvolto in ruolo apicale  dell’organizzazione delinquenziale anche il commercialista Alberto Orsini, pure arrestato. E Vittorio Crecco, già Direttore generale dell’Inps.

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