mercoledì, Agosto 12

L’Italia del più forte L'Italia sta cambiando

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Che Matteo Renzi abbia rivoluzionato il quadro politico del Paese, è ormai un fatto assodato. Basta guardare l’ultimo sondaggio dell’Istituto Piepoli per l’Ansa sulle intenzioni di voto degli italiani per rendersene conto. Il Pd, che con Bersani alle politiche prese poco più del 25%, oggi è ormai a un passo dalla soglia del 40%. Soglia che era già stata sfiorata nel 2008 da Silvio Berlusconi col Pdl, mentre oggi Forza Italia è data appena all’11%. Superata ampiamente dalla Lega “lepenista” di Matteo Salvini, che un anno fa con Roberto Maroni segretario era precipitata al 4% mentre oggi è al 16%. Scelta civica, e con essa quel Mario Monti che solo un paio d’anni sembrava il salvatore della patria destinato poi a succedere a Giorgio Napolitano al Quirinale, è scomparsa dai monitor. Il Movimento 5 stelle, dopo che Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio hanno malamente sprecato il calcio di rigore che gli italiani disgustati dalla malapolitica avevano loro procurato per cambiare davvero le sorti della partita, sta perdendo continuamente pezzi ed è scivolato dal 25,5 al 16,5%.

Questi sono i numeri. Politicamente, la destra è oggi allo sbando e in cerca di un nuovo leader. Il centro, ma anche settori della destra moderata, i civici e molti moderati di sinistra, stanno tutti confluendo verso quella che sembra ormai l’evoluzione del Pd “decomunistizzato” e “democristianizzato” verso il Partito della Nazione. La sinistra-sinistra dentro il Pd è ormai ridotta a pura testimonianza. Sel e la sinistra radicale fuori dal Pd rincorrono la speranza greca di Syriza nella speranza, per ora vana, di trovare il loro Tsipras. E l’anti-mala-politica, se Grillo e Casaleggio continueranno a dominare il Movimento e non cambieranno verso, rischia di tornare ad ingrossare la sfiducia e l’astensionismo.

Che da vero nuovo “dominus” della politica italiana Matteo Renzi stia cambiando l’Italia, è altrettanto veroIl problema è capire come la sta cambiando. Se in meglio o in peggio. Se in senso più o meno democratico. Se con maggiore o minore giustizia sociale. Se nel segno del progresso o dell’arretramento civile. Per ora, quel che si può dire è che l’Italia di Renzi rischia di diventare l’Italia del più forte. In tutti i campi.

In politica, dove con l’Italicum e i capilista bloccati il partito del 40% si prenderà la maggioranza assoluta dei seggi e nominerà i propri pretoriani nell’unica Camera legislativa superstite, sminuendo il diritto degli elettori di scegliere i propri rappresentanti e rendendo di fatto superata – con le nomine di quei fedelissimi – la norma costituzionale che non prevede vincoli di mandato per i parlamentari.

Nell’economia, dove con il Jobs Act si tolgono diritti ai lavoratori e potere ai sindacati per regalare una nuova (e spesso immeritata) centralità alle imprese, ai liberisti alla Marchionne e ai “siur padrun da li beli braghi bianchi” che il lavoro te lo concedono. E che ti tengono se stai alle loro regole, se ti accontenti di uno stipendio da fame, se non fai scioperi e rivendicazioni, sennò ti lasciano a casa quando e come vogliono, pagando soltanto una piccola penale.

Ma anche nella giustizia, dove la legge sulla responsabilità civile dei magistrati rischia di diventare un’arma straordinaria in mano a chi ha più soldi e potere per intimidire i giudici “scomodi”. E nell’informazione, dove la nuova legge sulla diffamazione in discussione alla Camera si sta configurando come una “legge bavaglio” nei confronti dei giornalisti indipendenti, più coraggiosi e delle testate più deboli, a cominciare da quelle online.

Tutto questo ci fa temere che Renzi il Paese non lo cambierà da sinistra – come egli invece sostiene e come il leader di un partito che si richiama alla sinistra, o almeno al centrosinistra, dovrebbe fare – ma da destra. Con riforme che tolgono diritti e democrazia. Riuscendo laddove nemmeno Berlusconi erano riuscito a fare. Con uno spoil system a guardia del “pensiero unico” e dell’uomo solo al comando.

 

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