sabato, Luglio 4

L’Italia all’Assemblea Generale ONU: tempo di bilanci Cambiamenti climatici, Corea del Nord e Iran, riforma dell'ONU, ma soprattutto migranti e Libia

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«È stato l’anno del superamento delle ipocrisie. Un dibattito molto schietto, non si è fatto un grande uso del dizionario dei sinonimi per dire esattamente ciò che si pensa. In fondo è meglio così, c’è un grande ritorno della sostanza». L’affermazione del Ministro degli Interni italiano, Angelino Alfano, ha sintetizzato l’atmosfera che si è respirata durante questa settantaduesima Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

L’Italia ha partecipato e ha avuto un ruolo non trascurabile in molte riunioni e, giunti alla fine dell’Assemblea, i suoi principali rappresentanti tracciano un bilancio positivo.

Tanto per cominciare, all’Italia è spettato il ruolo di Presidente della Commissione 1718, ovvero quello che doveva occuparsi della questione più scottante: la crisi coreana. A questo proposito, Alfano ha sottolineato come non sia possibile mettere sullo stesso piano le esercitazioni congiunte degli Stati Uniti e dei loro alleati sud-coreani e giapponesi o quelle di cinesi e russi, che avvengono nel pieno rispetto delle regole internazionali, e le provocazioni nord-coreane che, al contrario, rappresentano una sfida alla pace mondiale: «Le sanzioni non sono contro i popoli, ma contro i Governi. Non sono l’obiettivo ma lo strumento per far tornare quei Paesi in un contesto di legalità internazionale e noi abbiamo il dovere di ricordarlo in qualità di presidenti della Commissione 1718: le sanzioni oggi, e ad ammetterlo è stato anche di recente il Presidente sud-coreano, iniziano a funzionare e l’Europa in questo contesto sta facendo il suo».

In ogni caso, mantenendo un atteggiamento tendenzialmente cauto tipico della politica estera italiana, il Ministro degli Interni non ha voluto commentare la frase pronunciata dal Presidente USA, Donald Trump, che, parlando di fronte all’Assemblea ONU ha minacciato di «distruggere totalmente la Corea del Nord» in caso di attacco da parte di Pyongyang. Anche il Presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, nel suo discorso all’Assemblea Generale, ha parlato di Corea del Nord affermando che «le ripetute violazioni delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza pongono una chiara minaccia alla sicurezza regionale ed internazionale ed una sfida al regime globale di non proliferazione e al sistema delle Nazioni Unite» aggiungendo soddisfazione per l’approvazione delle nuove sanzioni di cui, però, sarà necessario garantire l’applicazione.

Il Presidente del Consiglio, nel suo discorso, ha toccato diversi punti centrali dell’attuale panorama politico internazionale marcando, seppure in maniera cauta, la propria distanza dall’alleato statunitense. In particolare, parlando della lotta ai cambiamenti climatici, Gentiloni ha affermato che è necessario «agire ora perché il problema è attuale e le conseguenze le stiamo già vivendo: gli Accordi di Parigi sono accordi che abbiamo fatto insieme e dobbiamo seguirli». Il Presidente del Consiglio ha poi parlato di un altro Paese che è al centro di aspre polemiche, in particolar modo con gli USA: l’Iran. Secondo Gentiloni, è importante che la comunità internazionale sia in gradi di assicurare «che il Joint Comprehensive Plan of Action rimanga una storia di successo nell’ambito degli sforzi globali di contrasto alla proliferazione di armi di distruzione di massa»; inoltre, è necessario che si proceda ad «una piena e integrale applicazione della Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza».

Anche il Ministro Alfano ha espresso la distanza del Governo italiano rispetto alle posizioni di Trump: ha infatti affermato che «se le verifiche tecniche dimostrano che vi è conformità rispetto alle aspettative» sull’accordo nucleare iraniano, l’Italia sostiene «che non c’è motivo di andare contro». In ogni caso, parlando del rapporto con gli USA e delle differenze di atteggiamento rispetto a Washington, Alfano ha detto: «abbiamo autonomia decisionale su questo e l’Italia terrà la sua linea». Al momento, però, non è ancora detto che gli USA decideranno di uscirne dall’accordo sul nucleare iraniano.

Piena sintonia con gli USA, invece, c’è stata sulla questione della riforma delle Nazioni Unite di cui si è discusso durante quest’ultima Assemblea Generale. Secondo Alfano, «l’incontro tra il Presidente [Trump, NdR] e il nuovo Segretario Generale António Guterres ha consolidato il sostegno pieno alla riforma dell’ONU». Il Ministro ha inoltre aggiunto: «dal paragone delle dichiarazioni di questi giorni con quelle di inizio mandato, credo emergano elementi positivi e di avanzamento».

Come era prevedibile, la questione su cui si è maggiormente concentrata la diplomazia italiana, è stata la questione libica e, di conseguenza, la crisi dei migranti e lo sviluppo di un’economia sostenibile in Africa. Secondo il Ministro Alfano, sulla questione libica, «è passata la linea italiana: occorre ora rafforzare il ruolo dell’inviato ONU Salamè». La posizione italiana, che secondo il Ministro degli Interni è risultata vincente, è stata quella di coniugare rigore e solidarietà.

Lo stretto rapporto che c’è tra Roma e Tripoli fa sì che, dice Alfano, «il presidente Sarraj sostiene la nostra tesi: noi stiamo spingendo per accelerare l’accordo sulla presenza ONU degli uffici UNHCR e delle ONG italiane e libiche». Certamente, i risultati sono ancora lontani: l’ONU, nonostante abbia cominciato ad agire in Libia, a causa della situazione di strisciante guerra civile che dilania il Paese, non è in grado di garantire la sicurezza dei propri operatori. A questo riguardo, il Ministro degli Esteri, rispondendo ai giornalisti, ha detto: «l’Italia è membro dell’ONU ma non è tutta l’ONU: noi siamo qui in funzione di acceleratori del processo di conclusione dell’accordo, per insediare gli uffici delle istituzioni umanitarie a Tripoli. Esprimo un caldo ottimismo sui tempi, non avendo il potere di dare la data. Siamo qui per spingere esattamente in quella direzione».

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