venerdì, Febbraio 22

L’Italia al tempo del sovranismo, tra Trump e Putin Una occasione per il nostro Paese per tornare a contare, giocando la doppia partita con Russia e USA

0

Il dato geopolitico che emerge a livello globale in questi ultimi cinque anni è quello dell’affermarsi del sovranismo: Usa, Russia, Europa e Italia hanno fornito chiari ed inequivocabili elementi in tal senso.

Con tale termine, come noto, ci si riferisce ad una dottrina politica che valorizza lo Stato nazionale e si oppone al trasferimento di poteri a entità sovranazionali. Il sovranismo può essere sia di destra (gollismo e Fronte Nazionale in Francia, Lega -in Italia) che di sinistra (Syriza in Grecia, Leu in Italia).

La prima domanda che sorge naturalmente è ‘perché’ questo sia avvenuto, e poi, quale può essere il ruolo dell’Europa e specificatamente dell’Italia in quello che si configura come un vero e proprio mainstream politico, una rivoluzione di proporzioni indubbiamente storiche?

Il sovranismo, che può essere inquadrato in una forma di nazionalismo, è una chiara reazione al mondialismo o globalismo che ha dominato la scena negli ultimi trenta anni.

Il mondialismo è una forma di azione economico-politica globale che ha visto la sua origine e centro di propagazione negli Usa a colorazione democratica e cioè il mondialismo è, semplificando, la deriva liberal della sinistra.

Una evoluzione chiaramente contro natura, perché nel post-materialismo la sinistra ha sostituito i classici temi della lotta di classe con quelli dei diritti umani ed individuali, che trovano proprio nella ideologia liberal la loro ragione d’essere. Niente diritti civili senza democrazia e niente democrazia senza economia e mercato che debbono avere i confini più vasti possibili.

Viene meno il vecchio liberalismo nazionale.

Il programma mondialista, pur dirazzando dalla sua origine marxista e dalla sua applicazione leninista, ha una sua ragione d’essere, almeno da un certo punto di vista, ma poi le conseguenze si sono rivelate disastrose proprio per la sinistra e per la classe lavoratrice. Ed è questo il punto dirimente. La perdita continua e progressiva di potere contrattuale, miscelato ai micidiali cicli economici tipici del capitalismo avanzato, hanno avuto come paradossale conseguenza per la classe medio-bassa, di impoverirsi brutalmente, a livelli che hanno fatto ricordare la crisi del 1929 seguita al crollo delle borse mondiali.

E come allora, la reazione ‘immunitaria della società’ è stata una chiusura protezionistica sui mercati mediante dazi e imposizioni, e un ritorno al sovranismo, come conseguenza autarchica dell’individuazione nel mondialismo o globalismo della causa di tutti i problemi che affliggono tali classi sociali.

L’effetto del mondialismo non è solo economico, ma anche sociale. E cioè, il propagarsi di una idea della democrazia liberale che sconfina continuamente in qualcosa che sembra solo anarchia, ha prodotto un equivalente rimbalzo verso una sorta di autoritarismo, inteso come minimo rispetto delle regole basilari.

Effetto collaterale del mondialismo è stato anche l’affermarsi del cosiddetto politically correct, un linguaggio ipocrita che ha infastidito molti elettori che si sentono presi in giro da una scelta artefatta delle parole.

Questi due effetti, quello economico e quello sociale, hanno determinato la vittoria del sovranismo.

La causa pratica del fenomeno in epoca moderna è da ricercarsi nella Russia post-comunista di Vladimir Putin, che ereditato un immenso Paese da Boris Eltsin, che lo aveva sottratto a Michail Gorbacev, ha instaurato unademocrazia forte’ che non ha i crismi classici della dittatura, come qualcuno in Occidente vorrebbe far credere. Si tratta, appunto, di una forma di Governo democratico, perché regolarmente eletto, che viene gestito in maniera autoritaria con una forte impronta nazionalista.

In Europa sono stati due i fattori che hanno fatto emergere il sovranismo: la crisi economica e l’immigrazione dall’Africa (e, in parte, dall’Asia).

Della crisi economica più che decennale sappiamo tutto, un po’ meno delle ragioni geopolitiche del fenomeno emigratorio. Non si mette mai abbastanza in risalto, ad esempio, il ruolo micidiale che ha avuto l’abbattimento del regime di Muammar Gheddafi, leader libico, per l’Europa in generale e per l’Italia in particolare. Azione militare della Nato voluta dal Presidente francese Nicholas Sarkozy ed avallata dalla Amministrazione Usa di Barack Obama e che ha destabilizzato completamente l’area mediterranea senza che l’Italia facesse nulla per impedirlo, visto che lo stesso Governo Berlusconi diede il via libera all’improvvida azione.

Il disgregarsi della Libia, balcanizzata in diverse fazioni tribali perennemente lotta tra loro, ha prodotto come conseguenza peraltro assai prevedibile, l’apertura a imponenti flussi migratori provenienti dall’Africa sub-sahariana.

Dunque, si è saldato, a livello mondiale, un asse sovranista che parte dall’Europa – Russia e giunge agli Stai Uniti, ma non si tratta affatto di ungoverno mondiale’, perché i due anelli finali della catena, e cioè Stati Uniti e Russia, ufficialmente non possono congiungersi, ma, e questa è la novità rispetto alla precedente amministrazione di Obama, a livello ufficioso sembrano ben saldati da un forte vincolo di amicizia personale tra Trump e Putin.

Si tratta di un fenomeno politico mondiale che vede implicate tutte le principali potenze terrestri ad eccezione di quella Cina ‘comunista’ che meglio sarebbe chiamare ‘capitalista di Stato’, che guarda con curiosa attenzione l’evolversi delle situazioni internazionali.

Sta di fatto che un fenomeno storico è accaduto negli ultimi 5 anni: la sconfitta del globalismo mondialista.

Ora la domanda che ci può e anzi ci si deve porre è: quale ruolo può avere l’Europa e l’Italia?

Quali vantaggi di posizione possono trarre da questa situazione mondiale?

L’Unione Europea riunisce tre grandi potenze continentali: Italia, Germania e Francia mentre il Regno Unito, dopo la Brexit, è fuori ma presente in spirito, per così dire.

Le dinamiche che si giocano sull’Europa riguardano, tanto per cambiare, le due superpotenze americana e russa che cercano di influenzare la politica europea, cosa peraltro normale.

Gli Usa (però tramite l’Amministrazione Obama) e la Ue hanno prodotto sanzioni contro Mosca, mentre Putin può contare su una forte rete sovranista che ha i suoi punti di forza in Italia, con l’attuale Governo giallo-verde, in Francia con la Le Pen, in Ungheria con Orbàn più altri Stati minori, come l’Austria.

L’Italia, in questo particolare momento storico, è in una congiuntura politica assolutamente favorevole per riappropriarsi di un ruolo in Europa.

Infatti, il Regno Unito fuori dalla Ue non serve più agli Usa, la Francia di Macron si è invece dimostrata un alleato inaffidabile per gli americani, dopo un periodo di luna di miele post elettorale, la Germania è l’antagonista economico naturale degli Usa.

Quindi per l’Italia si apre la possibilità di giocare un ruolo determinante per una doppia ragione.

Il sovranismo della Lega e, in misura più ambigua e poco esplicitata ideologicamente per i Cinque Stelle, permette di dialogare contemporaneamente con Russia e Usa, ben sapendo che le due superpotenze hanno in realtà la stessa matrice ideologica. Il Governo giallo-verde è più spostato verso la Russia per ragioni di ‘accoglienza’, e cioè i russi hanno intessuto prima degli americani rapporti ottimi con Matteo Salvini e, in seconda battuta, con Beppe Grillo. Però questo non significa che l’Italia non possa segnalarsi come alleato privilegiato di Trump che, infatti, ha avuto grandi parole di elogio per il nostro Paese e per il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Il rischio, del resto, è chiaro. E cioè che l’Italia diventi troppo subalterna agli Usa per motivi di prestigio internazionale. L’antidoto a questo pericolo, peraltro ben noto e con cui ci siamo già districati abilmente nel passato, è quello di giocare contemporaneamente una doppia partita con la Russia, tenendo ben presente che i veri rapporti tra le due superpotenze sono amichevoli.

Se l’Italia riuscirà a non farsi schiacciare tra i due giganti potrà recuperare un nuovo ruolo non solo europeo, ma anche mondiale, che permetterebbe una rinascita nazionale e di valorizzazione della nostra identità storica.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore