venerdì, Ottobre 18

L’Islam salverà gli Intoccabili dall’emarginazione?

0
1 2


Per secoli la struttura sociale indiana è stata costruita e interpretata seguendo il rigido sistema Hindu delle caste; nonostante questo sistema sia stato abolito nel 1950, la sua eredità influenza ancora fortemente la società indiana contemporanea. Ogni casta, organizzata in una struttura gerarchica, possiede un determinato status sociale; Gli Hindu residenti in India, circa l’84% della popolazione, osservano tuttora la divisione nelle quattro caste principali, ciascuna con le proprie sottoclassi: i Bramini, accademici e uomini spirituali; i Kshatriya, guerrieri; i Vaishya, uomini d’affari; e i Shudra, la classe operaia.

I Dalit, invece, sono coloro i quali non appartengono ad alcuna casta, i cosiddetti ‘intoccabili’, e si trovano quindi al livello più basso della rigida struttura gerarchica. I Dalit sono da sempre vittime di sfruttamento, emarginazione e discriminazione, dall’accesso all’educazione, ai servizi sanitari, alle restrizioni circa i lavori che possono svolgere e i luoghi dove possono insediarsi. Secondo la tradizione, gli appartenenti a questa ‘non casta’ svolgono lavori ritenuti impuri, come la raccolta dei rifiuti, la pulizia delle strade, la cremazione dei morti e lo smaltimento degli escrementi umani.

Ci sono circa 167 milioni di Dalit in India, il 16% della popolazione totale, e da qualche tempo molti di loro hanno deciso di convertirsi ad altre religioni, come il buddismo, il cristianesimo e in particolare l’Islam, per essere finalmente accolti nella società e porre fine alla discriminazione spietata che da secoli sono costretti a subire. “Mi sono recentemente convertito all’Islam, ma non ho cambiato il mio nome Hindu, per far capire al Governo e chiunque altro che originariamente ero anche io un Hindu, e che non sono stati motivi politici a portarmi alla mia decisione. Ho abbracciato l’Islam, come altri nel mio villaggio, dopo essere stato vittima di atrocità per anni, e non aver mai ricevuto giustizia. Siamo stati ostracizzati e costretti a lasciare il villaggio dei nostri antenati, probabilmente per sempre”, dice Kajla, 34 anni, abitante di Bhagana, nel distretto di Hisar, non lontano dalla capitale New Delhi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore