sabato, Ottobre 24

L’ISIS sbarca nelle Filippine: combattimenti, ostaggi e morti

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L’ISIS sbarca con le sue truppe nelle Filippine. E lo fa in modo eclatante, proprio nel Mindanao, la regione dove l’attuale Presidente Rodrigo Duterte  è nato, è stato Governatore ed ha costruito la sua carriera politica e presidenziale. Qui l’ISIS è Maute, organizzazione armata islamista basata a Lanao del Sud, provincia del Mindanao, entrato in scena nel 2012. Maute ha proclamato l’affiliazione all’ISIS, ma dallo Stato Islamico non si ha informazione sia giunto finora alcun imprimatur.
L’azione di Maute si è intensificata causa la pressione militare esercitata dal Governo Centrale delle Filippine che con la Presidenza di Duterte s’è fatta sempre più sentire con mano dura nei confronti dei narcos locali e delle rappresentanze locali terroristiche estremistiche di estrazione islamica. Le Filippine, infatti, sono un Arcipelago a netta preponderanza cristiana.

Il punto di non ritorno nello scontro tra Governo Centrale ed ISIS in territorio filippino è stato raggiunto nella località di Marawi, zona delle Filippine dove l’Islam è prevalente. Lì gli scontri tra militari e miliziani si sono fatti sempre più violenti, non si sono risparmiati colpi da ambo le parti. Da ieri la città si può considerare in stato di assedio.  I civili in fuga dalle zone teatro dei combattimenti si sono trasformati da sparuti gruppi in una folla sempre più preda dell’angoscia e della disperazione.

I miliziani ISIS hanno applicato immediatamente le loro tattiche fatte di sequestri, di ricatti, di ostaggi, tant’è vero che sono entrati in città, si sono avviati verso la locale chiesa parrocchiale ed hanno catturato sequestrandoli il parroco ed alcuni fedeli cristiani.

I miliziani della falange Maute  da tempo avevano manifestato segni di attività, scalpitavano, e man mano che combattenti provenienti da Iraq e Siria apportavano il loro bagaglio di esperienza nella guerriglia, gli scontri con i soldati dell’Esercito regolare filippino si sono fatti sempre più ingenti.
Maute è una organizzazione vicina alla pre-esistente struttura terroristica di Abu Sayyaf, scopo comune è quello di creare e strutturare lo Stato Islamico nelle Filippine e da lì espandersi verso l’intero Sud Est Asia.

Duterte ha interrotto una sua visita diplomatica in Russia, è tornato nelle Filippine, ha proclamato la legge marziale nella zona dei combattimenti   -trovando il tempo per fare una apologia della Legge Marziale che venne applicata all’epoca dal suo predecessore Ferdinand Marcos, che, negli Anni ’70, nelle parole di Duterte, viene dipinto come uno dei suoi principali ispiratori nella applicazione della mano pesante verso qualsiasi tipo di separatismo e terrorismo sia interno sia di provenienza estera. In realtà, ancor oggi, in tanti associano nelle loro menti quel periodo ad una delle pagine più oscure dell’intera storia delle Filippine. Duterte, invece, ritiene che la Legge Marziale introdotta ai suoi tempi da Marcos fu ‘cosa buona’.
«Mi si è chiesto che cosa io risponda al terrorismo ed io dico che voglio essere forte ed ancor più forte nell’applicare la Legge», ha affermato Duterte, sollecitato sul tema degli accadimenti nel Mindanao, non appena sbarcato  all’Aeroporto di Manila di ritorno da Mosca, dove ieri ha incontrato il Presidente Vladimir Putin. Ha anche aggiunto: «Ho sempre detto di no nel volerci andare con la mano pesante nel Mindanao, ma se io comincio ad applicare la Legge Marziale allora vado fino in fondo nel far rispettare l’Ordine e la Legge».

L’Esercito delle Filippine non rilascia dichiarazioni sullo stato delle cose, non si sa quante siano le vittime, nè quanti terroristi siano stati colpiti. Si sa solo che sia i militari sia i miliziani hanno stabilito posti di blocco nelle zone rispettivamente occupate, mentre decine di furgoni e pickup fuggono via pieni di gente stipata all’inverosimile per sfuggire alla violenza dei combattimenti.

Gli scontri si sono acuiti proprio ieri, nel tentativo dell’Esercito regolare di isolare i combattenti ISIS che erano in attesa di rinforzi, si sa di morti da ambo le parti e anche di vittime civili, nessuno dato ufficiale però è disponibile. Mentre l’Esercito afferma che Marawi è sotto controllo, i civili sfuggiti ai combattimenti affermano che invece i combattenti ISIS hanno pieno controllo della zona e se alcuni son riusciti a fuggire è solo perché lo hanno consentito gli stessi combattenti ISIS.

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