mercoledì, Luglio 17

L’IS punta alla guerra chimica

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La situazione in Iraq e in generale nella regione del Mediterraneo è estremamente complicata, sia da un punto di vista politico sia da quello militare delle forze in campo. In questa complessa congiuntura si inserisce il ruolo dell’Italia che secondo il Governo invierà, con tempistiche ancora da definire, 450 uomini a difesa della diga di Mosul dove la ditta italiana Gruppo Trevi dovrà provvedere a profondi lavori di riparazione, onde evitare il crollo della struttura seriamente danneggiata da anni di incuria. Al contempo l’Italia ha anche promesso l’invio di 130 uomini a Erbil in Kurdistan per missioniPersonnel Recovery‘, ovvero unità militari che intervengono nel caso in cui altro personale sia disperso o ferito e quindi necessiti di un’evacuazione immediata.

Entrambe le missioni sono particolarmente pericolose, anche se per motivi diversi. Le unità a Erbil, dove sono già presenti nostri consiglieri militari con compiti di addestramento dei Peshermega, dovranno svolgere azioni in territorio ostile per recuperare personale militare impegnato in combattimento. A tale scopo si utilizzano elementi specificatamente addestrati: per l’Italia si tratterebbe probabilmente degli incursori del 17° Stormo dell’Aeronautica Militare. La diga di Mosul rappresenta, invece, un obiettivo fisso in una zona estremamente vicina al fronte e dove il Governo iracheno sta preparando l’operazione, tutt’altro che semplice e breve, per liberare la città di Mosul. I militari italiani si troverebbero così in prima linea, uniche truppe occidentali a esserlo, in una difesa statica contro cui ISIS potrebbe usare la sua arma migliore, gli attacchi suicidi anche utilizzando veicoli appositamente preparati.

L’IS, infatti, in questi anni ci ha abituati a continue modifiche e ‘migliorie’ del proprio arsenale. Uno degli aspetti più inquietanti da questo punto di vista è l’impiego di bombe chimiche e il pericolo di bombe sporche. Queste ultime sono ordigni esplosivi che uniscono a materiale radioattivo del tradizionale esplosivo: non sono quindi bombe nucleari o atomiche pur spargendo materiale radioattivo nella zona colpita e il loro potenziale è molto più basso. Per ora l’unica certezza che abbiamo è che l’IS non le ha mai impiegate, anche se saltuariamente sono trapelate notizie riguardanti il furto di materiale fissile utile per realizzarle. Per esempio nell’estate 2014 quando la milizia islamica aveva conquistato Mosul, si era sparsa la notizia che l’IS fosse entrato in possesso di materiale nucleare presente nell’università locale e utilizzato a scopi di ricerca. In quel caso la IAEA aveva però affermato che i circa 40 kg di materiale erano a bassa concentrazione per cui non particolarmente pericolosi.

Una notizia del tutto similare si era sparsa poco tempo fa, in questo caso si trattava di Iridium 192 che ignoti avevano trafugato da un complesso di magazzini appartenenti a un’azienda petrolifera americana nel sud di Bassora. Il materiale è stato poi rinvenuto integro pochi giorni dopo in una buca nell’area di Zubair a sud-ovest di Bassora.

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