giovedì, Novembre 14

L’Iran ‘non è come gli altri’, e si scrolla di dosso le sanzioni Teheran dichiara aumentate le esportazioni di petrolio, e da domani aumenterà il ritmo del processo di arricchimento dell'uranio, mentre detta le condizioni per un negoziato con gli USA

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«Gli Stati Uniti devono sapere che l’Iran non è come altri Paesi della regione», parola del deputato iraniano Alaeddin Boroujerdi, membro della Commissione parlamentare Sicurezza nazionale e Politica Estera, in un’intervista all’agenzia iraniana ‘Mehr’. Gli Stati Uniti, ha detto, «non saranno mai in grado di superare la forza dell’Iran, perché abbiamo fatto grandi progressi per quanto riguarda le nuove tecnologie».
Nelle stesse ore, il governatore della Banca Centrale iraniana, Abdolnaser Hemmati, ha reso noto che le esportazioni di petrolio «sono in crescita», malgrado le sanzioni americane contro la Repubblica Islamica. Gli Stati Uniti «hanno fatto di tutto» contro l’Iran, «ma le nostre esportazioni di petrolio sono in crescita», «le nuove sanzioni non hanno effetto».

 

Domani scadono i termini decisi dall’Organizzazione per l’energia atomica per superare il limite di produzione di 300 chilogrammi di uranio arricchito, e scade anche l’‘ultimatum’, e dato dall’Iran ai Paesi europei che hanno firmato l’accordo internazionale sul nucleare iraniano, in bilico dal ritiro deciso lo scorso anno dagli Stati Uniti di Donald Trump. A meno di 24 ore dalla scadenza, l’Iran conferma, attraverso il portavoce dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica, Behrouz Kamalvandi, che, alla scadenza di questi termini, aumenterà il ritmo del processo di arricchimento dell’uranio. Poche ore prima il capo del Consiglio supremo di Sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Shamkhani, aveva dichiarato che l’Iran continuerà a ridurre gli impegni assunti nel quadro dell’accordo sul nucleare e che le nuove misure decise da Teheran verranno annunciate il 7 luglio.

Tutto questo perché, effettivamente, l’Iran  ‘non è come altri Paesi della regione’. Un Iran assertivo, si direbbe in piena forma, risponde alle ennesime sanzioni americane.

Nel fine settimana sia il Presidente Donald Trump, sia il Segretario di Stato, Mike Pompeo, avevano ribadito l’offerta di dialogo all’Iran:  «Siamo pronti a negoziare senza precondizioni, sanno dove trovarci», aveva detto Trumo.  Di certo l’unica grande precondizione che l’Iran considera esserci a bloccare la loro disponibilità al dialogo sono le sanzioni, e le sanzioni gli Usa le hanno addirittura implementate, lunedì, dopo la reiterata offerta di dialogo. Lo hanno fatto precisando bene le richieste: «Continueremo ad aumentare la pressione su Teheran finché il regime non abbandonerà le sue attività pericolose e le sue aspirazioni, inclusa la ricerca di armi nucleari, un maggiore arricchimento dell’uranio, lo sviluppo di missili balistici, impegno e sostegno al terrorismo, alimentazione di conflitti stranieri e atti belligeranti diretti contro gli Stati Uniti e i loro alleati», ha detto Trump.

Oltraggiose e stupide’, questa la definizione delle sanzioni da parte del Presidente iraniano Hassan Rouhani

Le nuove sanzioni -che gli analisti sostengono siano meno ‘potenti’ delle precedenti, imposte sulla vendita del petrolio e contro il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche- prendono di mira le risorse finanziarie nella disponibilità del leader supremo, Ayatollah Ali Khamenei, e del suo Ufficio che, afferma Trump, «sovrintende agli strumenti più brutali del regime, compreso il Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche».
Queste nuove sanzioni congelano i beni dell’Ufficio del capo supremo Ali Khamenei e di diversi comandanti militari iraniani, e colpito potrebbe essere anche il Ministro degli Esteri, Javad Zarif, l’uomo del dialogo, quello dell’accordo del 2015. In gioco ci sarebbero ‘miliardi di dollari in beni’, secondo il Tesoro americano. Beni che in USA sono quasi insignificanti, ma, considerato che  il provvedimento vieta a chiunque di fare affari con l’Iran, il provvedimento potrebbe congelare le operazioni commerciali dell’Ufficio del capo supremo, che controlla una rete globale di società private che alcuni esperti stimano valga tra $ 100 miliardi e $ 200 miliardi.

Oggi è arrivata la risposta di  Khamenei: «I funzionari più viziosi del Governo» americano «accusano e insultano l’Iran. Il popolo iraniano non cederà e capitolerà di fronte a questi insulti», ha detto il Leader Supremo.

E Hassan Rohani ha avvertito gli Stati Uniti che si stanno impegnando «nel modo sbagliato», sarebbe nell’interesse degli Stati Uniti e dei Paesi europei rispettare l’accordo nucleare firmato nel 2015, ha aggiunto il Presidente iraniano. Oramai, infatti, nel mirino della rabbia iraniana c’è anche l’Europa, una UE che sulla carta è il garante dell’accordo e invece si è dimostrata incapace di controbilanciare la reintroduzione delle sanzioni americane.
Sempre oggi, il Presidente della Banca Centrale iraniana, Abdolnaser Hemmati, ha dichiarato: «E’ passato un bel po’ di tempo da quando l’Ue ha affermato di essere sul punto di rendere operativo Instex. Ma di concreto non abbiamo visto nulla».  Instex è il canale finanziario pensato dalla UE per bypassare le sanzioni che gli Stati Uniti, dopo il ritiro USA dall’accordo internazionale sul nucleare iraniano. Canale che, nei giorni scorsi si era detto che l’Amministrazione Trump volesse sanzionare. 

Le sanzioni, come afferma il ‘Wall Street Journal’, «non possono fare la differenza, ma il simbolismo conta nel ritenere responsabile l’ayatollah», o almeno così la pensano alla Casa Bianca.
Trump è convinto che le sanzioni rappresentino una pressione talmente forte sulla leadership iraniana che alla fine questa sarà costretta negoziare. E’ un azzardo a detta di tutti gli analisti. E forse un ‘inganno’, come ha dichiarato in queste ore l’ayatollah Khamenei, «i negoziati sono un ‘inganno’ per fare quello che vogliono. Hanno un’arma nelle mani e non osano avvicinarsi. Dicono di abbassarla in modo da poter fare con te quel che desiderano. Questi sono i negoziati». Secondo la Guida Suprema, «quando gli Stati Uniti non riescono a raggiungere gli obiettivi stabiliti per mezzo delle pressioni, allora iniziano a dire ‘negoziate con noi’».

Ieri Rohani si è detto convinto che gli Stati Uniti ‘mentono’ quando affermano di volere il dialogo con Teheran.

«L’Amministrazione non è realmente interessata ai negoziati ora», ha detto, al ‘Wall Street Journal’, Robert Einhorn, ex funzionario del Dipartimento di Stato coinvolto nei negoziati con funzionari iraniani durante l’Amministrazione Obama. «Vuole dare più tempo alle sanzioni per rendere gli iraniani davvero disperati, a quel punto spera che i negoziati riguardino i termini della resa».
Secondo il quotidiano americano, l’Amministrazione starebbe anche valutando sanzioni aggiuntive contro banche, assicurazioni, società commerciali, starebbe valutando di colpire la produzione di beni di consumo o industriali, o entità che trasferiscono denaro o prodotti dentro e fuori l’Iran. 

Il G-20 di venerdì e sabato, a cui parteciperanno i leader statunitensi, sauditi, europei, russi e cinesi, potrebbe essere l’occasione per gli USA di cercare di convincere l’Europa al regime delle sanzioni, ma anche l’occasione per i leader UE, Emmanuel Macron in testa, di provare a riaprire colloqui seri per un nuovo accordo sul nucleare.
E questa potrebbe essere l’ultima possibilità per l’Europa di recuperare un rapporto autenticamente costruttivo con l’Iran. «Gli iraniani non prendono più sul serio gli europei», dice Clément Therme, esperto di Iran dell’International Institute for Strategic Studies di Londra (IISS), «Considerano l’Europa più come una colonia degli Stati Uniti». 
«Retoricamente l’UE è forte, ma in realtà non fanno nulla per l’Iran», osserva Erwin van Veen, analista del Medio Oriente presso l’Istituto Clingendael, l’inattività di Instex rinfacciata oggi dal Governatore della Banca Centrale iraniana ne è un esempio clamoroso.

«Il grande errore per gli europei è che hanno sempre considerato il trattato un successo europeo», afferma Therme. «Ma è stato un successo dell’allora Presidente Obama. Quando è stato sostituito da Donald Trump, è stato destinato al fallimento». «Quando si arriva al dunque, i Paesi europei non sono pronti a fare sacrifici per l’Iran». 

Oggi il Presidente  Rohani ha dichiarato che una possibilità di negoziato c’è se Washington tornasse nell’accordo nucleare iraniano del 2015, il Jcpoa, e fossero revocate le sanzioni contro la Repubblica islamica, dando così prova della volontà di ridurre le tensioni con Teheran. 
Il ritorno degli Usa nell’intesa nucleare «sarebbe la strada più corta per salvaguardare gli interessi di tutte le parti» e sarebbe «positivo anche per il mondo, la regione e in particolare per il trattato di non proliferazione», ha aggiunto Rohani.

Non è molto, ma potrebbe essere un segnale di primissima apertura. Sarà da capire se gli Stati Uniti sapranno coglierlo e gli europei coltivarlo, tenendo presente il monito del deputato Boroujerdi, ‘l’Iran non è come altri Paesi della regione’, non si farà strangolare dalle sanzioni, e, anzi, è possibile che le diverse forze politiche e religiose e la popolazione, anche quella che fino ad ora ha protestato contro il Governo, si coalizzi e, con il supporto di Russia e Cina, abbia uno scatto di reni  -l’aumento della produzione petrolifera, se confermata, sarebbe la prova che lo scatto c’è già stato e l’orgoglio e la serietà iraniana hanno già dato frutti. La Casa Bianca rifletta.

Merita sottolineare che le varie dichiarazioni di queste ore arrivano a poche ore dalla chiusura del trilaterale dei Consiglieri per la sicurezza nazionale di Israele, USA, Russia, che si è tenuto ieri e l’altro ieri a Gerusalemme, e che si è concluso come Washington sicuramente non ha gradito, ovvero con la dichiarazione russa di totale vicinanza a  Teheran. «L’Iran è e continua ad essere nostro partner e alleato, consideriamo inaccettabile ogni tentativo di mostrare l’Iran come una minaccia alla sicurezza regionale, nella stessa categoria dello Stato Islamico o di altri organizzazioni terroristiche», ha dichiarato il capo del Consiglio di sicurezza russo, Nikolai Patrushev. Il tentativo di realizzare la ‘coalizione’ contro l’Iran, alla quale puntava il Consigliere per la sicurezza nazionale americano, John Bolton, è stato un flop.
Tutti segnali che certamente gli strateghi di Washington staranno studiando, bisognerà vedere se Trump li ascolterà.

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