venerdì, Novembre 15

L’ipocrisia al potere: Salvini, Di Maio, Trenta, fatevi una vergognatina collettiva Salvini sulla Libia, Di Maio sulla manina, Trenta sull’arresto dello straniero: i ministeriali esempi di alta ipocrisia quotidiana

0

La sola cosa giusta che leggo in una delle solite torrenziali dichiarazioni di Matteo Salvini, e, confesso, mi sorprende assai, è quando dice che è una ipocrisia quella di finanziare la Libia per tenersi i migranti e poi non considerare la Libia porto sicuro.

Mi viene voglia di suggerirgli di leggere (o farsi leggere) un bel libro di un mio amico, Giuliano Della Pergola, che si intitola appunto ‘La società ipocrita’ (Solfanelli 2018). La nostra è, infatti, una società direi fondata sull’ipocrisia, sulla doppia verità, sul dire una cosa e farne un’altra, ma specialmente sull’accusare gli altri di fare le cose che ciascuno di noi fa per conto suo e che, in quanto fatte da lui, vanno bene.

Tra l’altro, la nostra, nonché ipocrita è anche comica, anche se di una comicità che comincia a terrorizzarmi a dire il vero. Pensavo alla ‘sparatadel Ministro Luigi Di Maio contro chi, nottetempo, avrebbe aggiunto una tabella (dieci giorni fa, pare in realtà) sgradita al medesimo Di Maio. Perché dico questo? Non perché mi scandalizzi che Di Maio non legga quello che formalmente scrive e nemmeno perché non si rende conto della ridicolaggine di affermare che qualcuno di nascosto gli ha scritto una tabella e lui la ha firmata. Mi scandalizza, invece, anzi, mi disgusta l’ipocrisia. Perché il punto è, che se Di Maio fosse quel fautore di o-ne-stà, o-ne-stà che sbraitava per le strade, non si sarebbe adirato per la manina’, ma per il contenuto. Perché delle due l’una: o il contenuto di quella tabella è corretto, e allora il decreto nella cui relazione è contenuta è sbagliato (o addirittura falso), oppure è sbagliata, e allora … discutiamone. Perché non dice a Boeri che ha sbagliato, che capisce poco di economia? Nota bene, il Ministro dell’Economia di Di Maio, non dice che è sbagliata, ma che è fondata su basi scientifiche discutibili: ben altra cosa.

Tornando a Salvini, evviva, si accorge che da qualche parte c’è un po’ di ipocrisia. Ma che bravo, ancora evviva (anzi hip hip come piace a Giggino)  … quasi quasi lo adotto come papà, a lui piace tanto.

Ma il tema è serio, molto serio, serissimo.

Perché l’ipocrisia è esattamente quella di fingere di non vedere (e purtroppo qui Salvini docet) che la gente che si trova ammassata in lager di tipo nazista in Libia è massacrata, maltrattata. E che ciò che accade in Libia è contrario ai più elementari diritti dell’uomo. L’UE è ipocrita, certo, ma Salvini lo è anche di più, perché, come Di Maio (vedete come si assomigliano?), ipocritamente non si pone il problema reale: è vero o no che in Libia quei migranti vengono trattati malissimo? Perché, di nuovo, delle due l’una: o è vero, e allora non si può mandare o rimandare, o fare restare, un solo essere umano, lì; o non è vero, e allora bisogna avere il coraggio, l’onestà e, permettetemi, l’improntitudine di dire chiaramente che quei campi sono dei resort a cinque stelle (sarà un caso?), meravigliosi solo che in qualche caso ancora non ci hanno costruito la piscina.

Ipocrisia. Appunto. E poco fa ancora, di nuovo. Il Ministro Elisabetta Trenta, che avevo apprezzato per la sua competenza e anche fermezza nell’episodio della nave Diciotti, dice che il violentissimo arresto di quello straniero (‘negro’ o quasi, non si vede bene) era perfetto e ringrazia i militari che lo hanno effettuato. Anche quello che ha piantato un ginocchio sul petto di quel tale, che lo ha picchiato, ecc.? E’ così, Ministro Trenta, che in un Paese civile si fermaun sospetto spacciatore di droga. Sissignore, spacciatore schifoso, orrido delinquente, ma essere umano. E quindi destinatario della protezione che la legge non solo italiana, ma di tutto il mondo civile, assicura anche ai più feroci delinquenti … ah dimenticavo, dopo che si sia accertato che sono delinquenti.

Mi dispiace signora Ministra, ma non posso che dirLe sommessamente: si vergogni! e magari nella Sua ‘sala vergogna’ (ne ha certamente una, vero?) ci inviti anche i Suoi colleghi Di Maio e Salvini a fare una vergognatina collettiva. Sa com’è!? una buona vergogna leva l’ipocrisia, meglio del famoso detersivo che lava bianco che più bianco non si può!

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.