martedì, Luglio 16

L’Io di Veltroni e di quegli altri: siamo alla frutta … secca Tra l’io dell’ex Sindaco che ha fatto Roma e ora pare si auto-candidi alla guida della sinistra, e il naufrago dell’io non realizzato, oramai il dioscuro del Paese è uno solo

0

Ho seguito con un brivido nella schiena l’intervista al, oggi, grande scrittore Walter Veltroni ad opera della, spesso troppo ossequiosa, Lilli Gruber.
Perché il brivido? Mentre ascoltavo, con la coda dell’occhio cercavo di capire che diamine stessero combinando quei tre (Giuseppe Conte, Luigi Di Maio, Matteo Salvini), riuniti ad un conclave infastidito. E cercavo di mettere in relazione le due cose, di trovare le differenze, le lontananze, le vicinanze.
Certamente, non mi azzannate, due mondi distanti anni luce per cultura, sensibilità, conoscenza, specie quest’ultima. Ma.

Io, io, io: ‘io ho fatto a Roma di tutto, ho fatto il teatro, ho fatto la metropolitana’. ‘Ho fatto’. ‘Io’.’ Come sono bravo, io’. ‘Ho fatto anche, detto così incidentalmente, il partito, no il governo, beh insomma’ … ìda Mastella a Bertinotti, ioì.

Dall’altra parte una sorta di naufrago dell’io non realizzato. ‘Me ne vado’, ‘tratto io’, ‘questo non si può fare e lo decido io’.
Io, chi, quando? Spero di sbagliare. Lo spero sinceramente, perfino disperatamente, ma, temo, è il solito classico dell’impotenza e della incapacità: ‘ho le palle, io’, per accorgersi solo ora che si tratta del punto più vulnerabile dei maschietti, che se li colpisci anche solo un po’ lì, li stendi e non solo per il dolore … mi avete capito.
Che cosa si sia concluso nel conclave non si sa, non si è detto. Però si è visto l’ostentato ‘cinque’ (che cavolo significa?) dei due dioscuri.

Beh, non proprio. Ormai il dioscuro è uno solo, quello sempre sudato e con la barba -si è visto ieri sera nella trionfale conferenza stampa del dopo Consiglio dei Ministri, solo il barbuto con Conte, l’altro non si è visto. L’altro sta lì a recitare le solite frasi fatte, e, non avendo nulla da fare e da proporre (basterebbe il balbettio infantile sulla Whirlpool!) si ricorda di nuovo di avercela con l’Europa, quella con cui ce l’ha da tanto tempo (non sa perché, ma ce l’ha), ma che poi aveva cominciato a blandire in vista delle elezioni europee, al punto tale che il povero (sì, concediamoglielo: il povero) Conte ci aveva creduto, ed aveva pensato di potersi infilare tra i due, mostrando, appunto, le palle, che delicate come sono, sono state colpite subito e non solo dal barbuto, ma anche (con sua grande sorpresa) dall’altro … tu quoque! E allora si dimette?

State tranquilli, non si dimette, anche perché lo stesso Di Maio (se ho ben capito) ha squittito disperato che si potrebbe trovargli un sostituto in persona vicina alla … Lega. Non so come si debba interpretare questa affermazione, se davvero c’è stata, io la interpreto come una sorta di supplica ‘non andartene’. Non perché Di Maio ami particolarmente il bel Conte, ma perché se se ne va cade il governo e quando accade una cosa del genere prevedere con certezza cosa accadrà è molto difficile e, nel caso di Di Maio, pericoloso, perché, lo ripeto per la centesima volta, Di Maio non vuole fare cadere il Governo a nessun costo, proprio nessuno, è attaccato al potere come e più di una cozza, anzi. di un’ostrica. E senza volerlo e meno che mai meritarlo (anzi, meriterebbe il contrario per come si è comportato più di una volta) credo che per ora avrà l’aiuto di Sergio Mattarella, l’unico, finora, che mi sembra che pensi e agisca coerentemente, anche se dubito molto che possa farlo al punto di trasformare il bel Conte in un novello De Gasperi, come afferma qualcuno … senza ridere!

Non che il barbuto non ci sia ancora più attaccato al potere, solo che lui ha prospettive diverse, più articolate. Di Maio, ormai quasi inesistente e culturalmente incapace di opporsi alle strampalerie deglieconomistidi Salvini, a quest’ultimo va benissimo, è l’alleatoideale: vuole restare al Governo (questo Governo) a tutti i costi, per di più è indebolito e contestato nel ‘partito’ e attaccato ormai da presso da Di Battista (sfegatato sostenitore dei minibot, guarda caso) e per di più ormai inviso a Grillo, ma specialmente a Casaleggio. E il problema non sono solo i peones che non verrebbero rieletti, è che comunque sarebbero di meno e la piattaforma perderebbe un bel po’ di soldini!

E quindi Salvini, da quel giocatore di poker (sia pure con carte truccate) che è, alza continuamente la posta per due ovvi motivi: ottenere qualche cosa in più, e indebolire, senza lasciare cadere, Di Maio. Naturalmente, però, ha una fretta maledetta di fare passare un paio di cose sballate, ma propagandisticamente efficaci: una sorta di flat tax per dire che ha abbassato le tasse, una qualche trovata per poter dire che ora la Pubblica Amministrazione paga i suoi debiti e tanto odio e orrore per l’Europa e per i migranti, giusto per tenerci svegli. Così, spera di poter superare indenne la manovra di Ottobre, grazie anche a qualche condono tombale, che Di Maio si guarderà bene dal portare da Vespa.

E l’io Veltroni lo ho dimenticato? No, no, tranquilli, eccoci di nuovo lì. Perché Veltroni, tra unioe l’altro, ha lasciato intendere che lui saprebbe fare, anzi, sa fare e ha saputo fare, salvo a sussurrare di lasciare tempo a Nicola Zingaretti. In genere, in politica, quando si ‘lascia tempo’ a qualcuno, lo si fa al solo ed unico scopo di lasciargli quel tanto di corda in più che gli serve per impiccarsi meglio.
Lo so, sono un sospettoso inguaribile, ma il discorso di Veltroni mi è sembrata una, francamente molto violenta, auto-candidatura.

Alla quale timidamente risponde Zingaretti, parlando di Berlinguer … tanto a parlarne siamo buoni tutti e lui, Berlinguer, non può reagire … non sapete quanto mi faccia schifo questa disgustosa abitudine di ‘fare dire’ ai morti cose che non hanno mai detto.
E quindi si propone di rilanciare sé stesso e il partito in tre mosse: promuovere l’etica pubblica e la serietà -con chi con Renzi e Calenda e i giovani turchi?- rigore e intransigenza e lotta allalotta per bande’, -come con i pasticci del partito con la Magistratura e quant’altro?- la qualità dello sviluppo, che non significa un accidenti se non è seguito da pagine di spiegazioni, ma specialmente, e ciò manca in tutto il suo discorso, proposte e progetti credibili e realizzabili e diversi da quelli del dioscuro.
Dire «rifondare dalle fondamenta il modello socioeconomico per creare sviluppo di qualità non può che legarsi oggi al grande tema della difesa dell’ambiente e delle opportunità legate alla lotta all’emergenza climatica» non significa assolutamente nulla, ma proprio nulla, suona bene e basta perché la domanda è: cioè?
Attenti, perché le oscenità rozze e incolte di Realiti’, fanno sempre più strada e il dioscuro (anzi, anche l’ex altro dioscuro) se ne pasce, e a Enrico Lucci va dato merito, sì merito (altro che!), di avere fatto emergere questo lerciume vomitevole: non c’è da scusarsi, c’è da agire subito e bene, e non sarà certo RAI2, anzi la RAI, a poterlo fare, vero Zinga? E, poi, sarebbe bene capire da dove nasca quel lerciume … verrebbe da chiedere ai dioscuri, a Grillo, a Di Battista, a Giorgetti, a Borghezio, o magari l’ultimo arrivato il prof. Carlo Gallarati, ancora in forza alla scuola italiana … fate voi!

Va detto solo, a onore di Zingaretti, che almeno dalla guerra degli ‘io’ sembra essersi sottratto e quindi, l’io veltronico straborda.
E se siamo a questo, siamo alla frutta … secca!

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.