giovedì, Marzo 21

L’insostenibile leggerezza, approssimativa e contraddittoria, del documento Conte sui migranti Belle parole, che si scontrano con la realtà, dagli accordi con i Paesi Terzi, alla violazione del diritto internazionale

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Io ho un pessimo carattere. Lo sanno i miei familiari, i miei vicini, l’amministratore del condominio e quei pochissimi matti che, fuggevolmente, hanno collaborato con me. E, forte del mio carattere tutti sanno che quando si comincia a parlare di operazioni ‘multilivello’ in cui si cerca di ‘coniugare’ cose varie divento nervoso. Il ‘documento Conte’, portato a Bruxelles, non solo ha un titolo in inglese e un testo in italiano, ma inizia parlando, appunto, di «approccio integrato, multilivello che coniughi diritti e responsabilità». E va bene, sorvolo, cerco di non innervosirmi, mi domando che significhi, ma vado a cercare chi più di ogni altro dovrebbe esserci vicino per comunanza di interessi e problemi: Spagna e Grecia.
La Spagna, semplicemente ci ignora e crea unassecon la Francia. Alexīs Tsipras, il Presidente greco appena liberato dalla Troika, interpellato da un giornalista scandisce: «il piano Conte, quale piano?». D’altra parte, secondo ‘Le Monde’ del 25 giugno: «Le Président français, Emmanuel Macron, se félicitait que la réunion ne se soit pas « focalisée sur un seul aspect» de la migration et ait permis «d’éliminer des solutions non conformes à nos valeurs». A savoir les propositions avancées début juin par le Danemark et l’Autriche, qui envisageaient la création de «centres» destines a cloitrer les déboutes du droit d’asile, voire les naufragés sauvés en Méditerranée, dans des pays proches de l’Union européenne, ceux des Balkans occidentaux notamment». La ‘Frankfurter Allgemeine’, il maggior giornale tedesco, dopo avere raccontato della diffusa ostilità anche in Germania contro i migranti, con il moltiplicarsi di proposte di chiusura delle frontiere, conclude (lo traduco per evitare mali di testa): «Raramente si parla al proposito di ciò che con questo sistema si può perdere: …  le frontiere aperte (offene Grenzen) ma non solo per i migranti, ma, innanzitutto per i cittadini e le imprese europee»: nota bene ‘innanzitutto’.

È chiara a tutti la partita in gioco: c’è chi vuole fare saltare l’Europa e ciò che significa. Questo è il progetto di chi sta conducendo questa battaglia o, se non ne è il progetto, è almeno il probabile risultato. Ma attenzione, perché frontiere aperte significa aperte per tutti, comprese le centinaia di migliaia di giovani italiani chefuggonoall’estero, in Europa e in Regno Unito -tra poco non più Europa. Non è un caso che il cuore della trattativa dura con il Regno Unito sia il trattamento dei cittadini europei lì residenti, che con la Brexit diventerebbero ‘stranieri’ … migranti economici.  

Ma vediamo più analiticamente la proposta italiana e perché essa è approssimativa e contraddittoria.

La proposta, solo al punto 5, afferma un principio importante, lo dicevo ieri: sbarcare in Italia è sbarcare in Europa. Giusto, giustissimo, ma, mi si perdoni, posto in maniera tecnicamente errata e un po’ furbesca.

Cos’è infine l’Europa? È, o dovrebbe essere, l’unione di più Stati che rinunciano a parte della propria autonomia per porla in un nucleo centrale dove ciascuno Stato esercita una funzione collettiva. In altre parole: un cittadino italiano è un cittadino europeo e quindi su varie questioni partecipa alle decisioni a parità di titolo di un tedesco o di un francese. Insomma non diversamente da un calabrese che partecipa alle decisioni che riguardano l’Italia tutta e quindi anche il Piemonte. Detto in termini molto semplificati (ma non semplicistici) questo è l’Europa, o almeno dovrebbe essere perché certo ci sono parti di essa più forti di altre. Ma perché non è lo stesso in Italia dove, ad esempio, la Lombardia conta di più della Campania nel senso che riesce a fare valere meglio i propri interessi? Come, dunque, in Italia il Governo cerca di equilibrare le diversità, in Europa le istituzioni europee dovrebbero fare lo stesso. Se non lo fanno, come in Italia si contesta politicamente e nei tribunali il Governo, in Europa se ne contestano le istituzioni.

Invece, questo che dovrebbe essere il punto centrale, viene posto disordinatamente in mezzo agli altri e furbescamente indirizzato solo all’Italia. Un tentativo troppo scoperto e perfino ingenuo per dire prendetevi i migranti che arrivano da noi, con l’intesa che di quelli che arrivano altrove noi non ci occupiamo affatto’. Dire a Angela Merkel, che ha ‘preso’ oltre un milione di migranti dalla Siria e se li è gestiti tutti da sola (beh, la Germania non proprio lei, eh!) ‘prenditi i nostri migranti oltre quelli che ti sei già presi’ è non solo ridicolo, ma appare un modo per scardinare quella idea istituzionale dell’Europa di cui dicevo prima. Ed è tanto più ridicola, quando al punto 1 si afferma che il flusso di migranti verso l’Italia è diminuito dell’80%, lo stesso che ha detto Emmanuel  Macron, preso a male parole da Matteo Salvini e Luigi Di Maio: se è così quale è il problema? Ha ragione Macron:  «organizzatevi meglio per accogliere, dividere i rifugiati dai migranti economici, fissare delle quote per questi ultimi e rispedire gli altri a casa», perché noi abbiamo sì l’obbligo di accogliere solo i rifugiati, ma, punto 4 del documento italiano, «solo il 7% dei migranti sono rifugiati» … ma allora, queste ondate di invasori cannibali, sono quattro gatti! Mi permetto di chiedere sommessamente … ma chi lo ha scritto quel documento lo ha almeno riletto? Poi, certo, visto che da noi ne arrivano molti, l’Europa ci aiuti, economicamente, a rispedirli indietro.

Un solo altro punto vorrei toccare qui, ci sarebbe anche quello della ‘frontiera europea’, ma lasciamo correre. Ai punti 1,2,3,6 e 7 in sostanza si afferma (il contrario di quanto dicono Macron e Pedro Sanchez e, più debolmente, Merkel) che bisogna creare dei centri (hotspot li chiamano, perché non dire chiaramente e nel rispetto dei diritti dell’uomo; centri di accoglienza, assistenza e rimpatrio?) nei Paesi di attraversamento … ma non di provenienza!

Belle parole, che si scontrano con la realtà. Innanzitutto giuridica: a qual titolo si puòfermareun tizio che parte o fugge a proprie spese dal proprio Paese per andare altrove, sulla base del fatto che potrebbe essere diretto in Europa, specie sefugge’? e quindi ha dirittoad essere accolto. Per i migranti economici si possono creare dei centri di raccolta delle richieste di migrazione presso le Ambasciate, il che presuppone che ogni Stato (meglio ancora l’Europa) abbia delle quote determinate e precise (punto 10 del documento italiano, ma l’Italia è la prima a non avere quote se non sbaglio), ma ‘fermarlia metà del viaggio -che so in Niger o in Ciad o ai confini meridionali della Libia-  viola ogni pensabile norma di diritto internazionale dei diritti dell’uomo e non solo.

Ma scusate: se io parto diretto in Norvegia dove non mi ci vogliono, può la Svizzera fermarmi e magari internarmi (e già che c’è, affamarmi, picchiarmi e violentarmi, così tanto per farmi passare il tempo più allegramente) per poi rispedirmi in Italia?

Ma poi, per farlo, occorrono accordi con i Paesi che dovrebberoospitarequesti centri, occorrono denari e organizzazione per farli funzionare. E il Signor Matteo Salvini è andato, ieri, trionfante su un aereo militare con tanto di paracadute e cuffia da combattimento, a dirlo ai libici, che neanche con molta cortesia hanno detto un seccono’; anzi, hanno detto testualmente «campi per migranti in Libia: non è consentito dalla legge libica». E allora, fin tanto che questi accordi non ci sono, questa non è la soluzione. Ma comunque resta il problema: a qual titolo quei Paesi gentilmente disponibili (se ne troviamo) possonofermare’, cioè detenere (perché di questo si tratta), senza la commissione di reato, alcuno delle persone che vogliono viaggiare?

Mi si torce lo stomaco a doverlo dire, ma, ha ragione Macron, maledizione! non ostante abbia appena dato uno schiaffone sonoro a Conte, andando dal Papa senza nemmeno fargli ‘ciao ciao’, ma ‘vedendo’ la Comunità di Sant’Egidio (e cenando a base di pesce a Campo dei Fiori … bah): se li fermiamo in Europa, li identifichiamo e li rispediamo, abbiamo diritto di farlo, nella misura in cui sono illegalmente entrati in … Europa, non in Italia.   

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.