giovedì, Ottobre 22

L’Indonesia e la burocrazia field_506ffb1d3dbe2

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Indonesia burocrazia Susilo Bambang Yudhoyono

Bangkok – Uno dei punti fondamentali nel passaggio dell’Indonesia verso la Modernità è stato identificato nella semplificazione della burocrazia. Eppure, anche nel faticoso percorso parlamentare recente sono state scoperte falle e disfasìe legislative che ai più sono sembrate qualcosa di più di fortuite ed impreviste circostanze misteriose. Nello scorso mese di dicembre, solo tre giorni prima che la Carta della Riforma della Burocrazia fosse calendarizzata perché andasse in Aula per la Sessione Plenaria del Parlamento, il funzionario controllore della riforma oggetto di legiferazione, Sofian Effendi, è letteralmente saltato sulla sedia, quando ha verificato personalmente come vi fossero almeno dodici discrepanze diverse nel documento da sottoporre ad approvazione e che riscuote un’attenzione notevolissima nel Paese. La ratifica è poi giunta comunque ma il funzionario controllore ha dovuto letteralmente sudare le sette camicie per risolvere almeno nove dei cambiamenti da apportare con criterio di necessità, prima che il Documento legislativo passasse finalmente in Aula per l’approvazione, alla fine di una estenuante maratona parlamentare. Lo stesso Presidente Susilo Bambang Yudhoyono si è affrettato su queste tematiche più di qualsiasi altro tema d’oggetto di discussione parlamentare o atto politico,quasi certamente perché l’obbiettivo di semplificare la burocrazia è presto diventata una priorità della sua azione politica, in particolare sotto la luce di potenziale trasformazione di questo tema come argomento di punta per la prossima campagna elettorale ed in vista di una potenziale rielezione al soglio presidenziale.

In realtà, al di là degli intenti dell’attuale Presidente, la legiferazione di un atto di semplificazione della burocrazia nel Paese potrebbe facilmente diventare la più importante delle riforme promulgate dal Parlamento fin da quando l’Indonesia si è instradata lungo la via della Democrazia nella Nazione, più di 16 anni fa. Lo stesso Sofian Effendi, un ex Rettore dell’Università Gadia Mada di Yogyakarta, ha affermato pubblicamente che se l’Indonesia vuole essere la terza economia d’Asia, in termini di grandezza, non può certo farlo con l’apparato burocratico attuale, bisogna cioé trasformare la burocrazia indonesiana attuale in un vero e proprio servizio pubblico dotato di efficienza e con performance di alto livello per competere nel quadro delle economie e delle Nazioni asiatiche. Per far sì che il costituendo linguaggio istituzionale nel senso del Servizio Pubblico Civile prenda forma nei modi più adatti per i tempi moderni, bisognerà tener conto di quanto accaduto in ambito privato, dove l’efficienza è principio cardine essenziale e dove il personale è selezionato in base al merito ed alle competenze, sia a livello provinciale sia a livello nazionale. Da questo punto di vista, affermano i critici locali, l’impiegato modello, in parole povere, diventerà il tassello-base più importante di un vero e proprio Servizio Civile Pubblico, dove l’eticità e la moralità diventeranno il volano essenziale dello sviluppo del linguaggio burocratico delle istituzioni locali e nazionali. Fiducia e responsabilità potrebbero presto diventare le parole chiave, in tutto questo. Certamente non è lo stato attuale delle cose.

Per lo studioso-funzionario Sofian Effendi, a capo del Team Indipendente per la Riforma della Burocrazia, il passaggio della Legge giunge alla fine di un percorso molto lungo che ha preso avvio nel periodo in cui era Presidente B.J. Habibie, il Presidente che appose le sue firme sugli emendamenti datati 1974 alla Legge sui Servizi Civili. La gran parte dei cambiamenti in effetti erano diventati una vera emergenza poiché bisognava porre chiarezza all’operato nella direzione della de-centralizzazione rapidamente avviatasi dopo la morte di Suharto. Ma a causa del numero elevato di Atti da trasformare in riforme, ben 76, di fatto non c’è stato finora alcun tempo di fare una vera riforma, a parte la sola istituzione di una Commissione sui Servizi Pubblici Civili.

La gran parte delle opposizioni alla Legge (soprattutto intorno al 2010 c’è stata una vera e propria opposizione formalizzata sotto forma di iniziativa parlamentare) è giunta da parte del Ministero degli Affari Interni che, dalla sua sede ed attraverso i suoi funzionari, ha cercato di diffondere malanimo un po’ in tutto il Paese contro tali atti riformatori. Uno dei temi di tale proteste era tra i punti sui quali è dovuto intervenire Sofian Effendi il quale ha cercato di rimettere a posto il testo di legge da sottoporre in Aula, lì dove il governo della cosa pubblica in ambito locale sarebbe stato quasi totalmente nelle competenze dei burocrati ministeriali invece di mettere in grado gli ufficiali dei Distretti ed il personale periferico, come i Governatori, di agire in senso, appunto, decentrato.

Si tratta di un tema particolarmente rilevante, tenuto anche conto del fatto che il ruolo di ufficiali anziani spesso è stato oggetto di vere e proprie aste alimentate e perpetuate da profonda e diffusa corruzione, anche e non solo per la grande numerosità di soggetti coinvolti. Sofian Effendi s’è ritrovato, quindi, parecchi nemici intorno a sé, nel processo di riforma della gestione della cosa pubblica. Ma ha trovato anche qualche alleato, come accaduto nel caso del vice-capo della Commissione Affari Interni Taufiq Effendi, il quale aveva prestato servizio come ufficiale esecutivo nella Commissione Affari Interni nella precedente Amministrazione Yudhoyono. Nonostante il pieno appoggio del Presidente in carica, la lotta alla corruzione ed alla eccessiva burocratizzazione della macchina amministrativa statale e locale s’è protratta nel tempo, con ogni tipo di insidia creata dall’apparato burocratico e dei funzionari che ha sempre optato per proteggere lo statu quo. Ci son voluti, tanto per dare un esempio, altri 30 mesi di discussioni e ben una ottantina di incontri affinché il gruppo di studio legislativo potesse produrre un Documento finale da portare nell’Aula parlamentare. Lo schema della burocrazia del futuro si profila basata su due settori di competenza ben distinti: i funzionari civili, selezionati ed assunti per sviluppare le politiche amministrative e per portare tutte le attività amministrative routinarie ed impiegati assunti a contratto, nella gran parte dei casi insegnati ed operatori professionali nel settore della Salute pubblica.

 

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