giovedì, Novembre 14

L’indipendenza di Jubaland ennesimo rischio per la Somalia Tensioni sul protettorato keniota di la Jubaland tra Etiopia, Kenya e Somalia. La Somalia rischia la balcanizzazione. Nella vicenda giocano un ruolo anche Eni e Total

0

Nel Jubaland, Somalia, si sono tenute le elezioni presidenziali; il Presidente Sheikh Ahmed Islam Madobe è stato rieletto, dopo il primo mandato ottenuto nel 2013. Le recenti elezioniche rafforzano la posizione di entità statale di questa regione sud della Somalia, ai confini con il Kenya, sono state considerate illegali dal Governo centrale di Mogadiscio e dal Presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, detto Farmajo. Il Presidente illegittimo Sheikh Ahmed Islam Madobe e la Jubaaland sono considerate dal governo centrale come un serio pericolo per l’integrità territoriale della federazione somala. Il Governo etiope ha appoggiato le posizioni del Presidente somalo Farmaajo, mentre il Kenya sostiene apertamente il diritto di autodeterminazione della Jubaland.

La Jubaland si estende nella fertile vallata del fiume Juba, nel sud della Somalia. Con una estensione territoriale di 110,293 km2 e con1,3 milioni di abitanti, lo Statonon riconosciuto a livello internazionale, ingloba le province di Gedo, Lower Juba e Middle Juba. Le principali città sono Kismayo, Bardera, Afmadow, Luuq, Garbahareey, Beled Haawo. La capitale è stata posta nella città di Bu’aale. La creazione dello Stato della Jubaland è stata dichiarata nell’aprile 2011, da Mohamed Abdi Mohamed(sopranominato Gandhi), un ex Ministro della Difesa del regime di Siad Barre. Inizialmente lo Stato è stato chiamato Azania e successivamente Jubaland.

La dichiarazione della nuova entità statale è strettamente collegata alla partecipazione dell’Esercito keniota nell’Operazione Linda Nchi (Proteggere il Paese in Shawili), decisa dal Governo di Nairobi nell’ottobre del 2011. Inizialmente l’operazione aveva come obiettivo liberare le regioni del fiume Juba dal controllo del gruppo terroristico Al  Shabaab. L’operazione vedeva la partecipazione congiunta dell’Esercito nazionale somalo, e degli eserciti di Kenya ed Etiopia, con l’appoggio indiretto delle forze armate francesi e statunitensi. La partecipazione delle truppe keniote fu giustificata all’opinione pubblica interna come una misura necessaria per impedire le infiltrazioni terroristiche in Kenya, divenuto l’obiettivo principale di numerosi e orrendi attentati compiuti da Al  Shabaab. L’ultimo di questi attacchi è avvenuto a Nairobi lo scorso gennaio e ha ucciso 14 persone. L’attacco sarebbe stato finanziato da un network terrotistico collegato al Daesh, con la complicità di alcuni istituti finanziari sudafricani.

Terminata l’operazione Linda Nchile truppe keniote si installarono in modo permanente nella regione appoggiando gli indipendentisti guidati da Mohamed Abdi Mohame, e permettendo la nascita della nuova Nazione contro la volontà delGoverno somalodell’Unione Africana e delle Nazioni UnitePer mantenere il controllo del territorio e trasformare la neonata Jubaland in un protettorato keniota, il Governo di Nairobi entrò a far parte delle forze africane che compongono la missione di pace UA in SomaliaAMISOM, sotto la guida dell’Esercito ugandese fino al 2018, quando il comando è stato assunto dall’Esercito etiope.

La Somalia tutt’ora è ferma sulle sue posizione riguardo la Jubaland. La creazione di questo Stato è contro la Costituzione federale e quindi illegale. La Jubaland ha sospeso la cooperazione con il Governo di Mogadiscio nel settembre 2018, assieme a Galmudug e Puntland. Come nel caso del Puntland il Presidente somalo Farmaajo ha tentato di influenzare le elezioni nella Jubaland, nella speranza di installare alla Presidenza un politico pro governo federale.

Il debole Esercito somalo, che ancora fa fatica a debellare le ultime sacche di resistenza dei terroristi di Al – Shabaab ora sostenuti dal Daesh-non può permettersi di riprendere con le armi gli Stati ribelli di Jubaland, Galmudug e Puntland. In attesa che i rapporti di forza cambiano, il Presidente Farmaajo tenta di influenzare le Presidenze e i Governi di questi Stati illegali, nella speranza di cooptarli pacificamente nella federazione somala. La vittoria di Sheikh Ahmed Islam Madobe allontana la possibilità per il governo federale di controllare indirettamente la Jubaland, essendo Madobe un fervente nemico di Mohadiscio. Il suo obiettivo è di creare uno Stato a tutti gli effetti come la Somaliland e di non prender parte alla Federazione della Somalia.

Il Kenya offre la sua protezione al governo illegale della Jubaland (che di fatto è un protettorato keniota), per poter controllare i giacimenti di idrocarburi che si trovano tra le acque territoriali somale e keniota. Giacimenti oggetto di una crisi diplomatica internazionale tra Somalia e Kenya nata nel 2011. La disputa, tutt’ora irrisolta, ha rischiato lo scontro militare nel settembre 2015.
Il 25 maggio 
2016 il Governo somalo è riuscito ottenere il consenso delle Nazioni Unite ad arbitrare la disputa relativa ai giacimenti petroliferi e gas naturali ubicati nelle acque territoriali somale e rivendicati dal Kenya.

Ora l’arbitraggio è stato affidato alla istituzioni internazionali. Nella pericolosa contesa è coinvolta la multinazionale italiana ENIche, assieme alla Totalnel 2012 hanno stipulato degli accordi di esplorazione dei giacimenti offshore con il governo keniota. Le attività di esplorazione non sono mai iniziate, in quanto gli accordi sono considerati illegali dal Governo di Mogadiscio, che ha minacciato di arrestare i tecnici di ENI e Total qualora fossero stati trovati nelle acque territoriali somale.

L’indipendenza della Jubaland dalla Federazione della Somalia risolverebbe i problemi della disputa territoriale a favore del Keniadi ENI e Total.
Firmando gli accordi di esplorazione con il governo keniota le due multinazionali europee si sono poste consapevolmente in una posizione illegale a livello internazionale. 
Indirettamente stanno alimentando la pericolosa disputa associata alla indipendenza della Jubalandche potrebbe sfociare in una guerra tra Stati, compromettendo così il lento e faticoso processo di pace e stabilità della Somalia, in guerra civile dal 1991.
Gran parte dei giacimenti di idrocarburi offshore soggetti della disputa internazionale si trovano vicini alla costa della Jubaland. Q
ualora Jubaland fosse riconosciuta a livello internazionale come una Nazione indipendentela Somalia non potrebbe più reclamare la sovranità sui giacimenti. ENI e Total, grazie alla mediazione di Nairobi, potrebbero firmare accordi di sfruttamento con il protettorato keniota della Jubaland.

Oltre al Kenya anche l’Arabia Saudita sta offrendo un supporto politico e finanziario per realizzare l’indipendenza della Jubaland.
Le Nazioni Unite si sono schierate con Mogadiscio. L’inviato speciale per la Somalia, 
James Swan, ha incontrato il leader indipendentista per convincerlo ad abbandonare la sua politica e riconoscere l’autorità del Governo centrale. Il Governo keniota ha ufficialmente protestato presso il Sottosegretario ONU degli Affari Politici, Rosemary DiCarlo, accusando Swan di ignorare il ruolo del Kenya nella stabilizzazione della Somalia e il diritto di autodeterminazione degli abitanti di Jubaland. Anche Stati Uniti, Qatar ed Etiopia si sono dichiarate apertamente contro l’indipendenza della Jubaland, mentre la Turchia, altro attore di primo piano nei complicati giochi somali, ha assunto una posizione non chiare e assai ambigua.

Dalla sua ascesa al potere, il Primo Ministro etiope Abiy Ahned ha indebolito la collaborazione con il Kenya nella lotta contro il terrorismo islamico in Somalia e abbandonato il comune appoggio politico ad una Somalia Federale con un Governo centrale debole e Stati confederati forti. Si è dichiarato contrario alla indipendenza della Jubaland e ha accusato il Kenya di interferire negli affari interni di una Nazione sovrana. Il Primo Ministro Abiy promuove un forte controllo del Governo centrale di Mogadiscio sulla federazione. Posizione approvata anche da Nazioni Unite, Unione Africa, Stati Uniti, Qatar e Unione Europea.

Le prese di posizione del Primo Ministro etiope hanno provocato una guerra fredda non dichiarata tra Kenya ed Etiopia che verte sulla indipendenza della Jubaland e che può seriamente compromettere gli sforzi di liberare la Somalia dalla minaccia terroristica salafista sunnita.

L’Etiopia, all’interno della AMISOM, è impegnata nella lotta contro le milizie di Al Shabaab e i mercenari del Daesh con 4.395 uomini, mentre il contingente militare keniota conta 3.664 effettivi. Anche se Uganda e Burundi rappresentano il grosso delle forze AMISOM (rispettivamente 6.223 e 5.432 uomini) i contingenti keniota ed etiope diventano ora importanti nella lotta contro il terrorismo a causa del rimpatrio di oltre 1.000 soldati burundesi deciso dalle Nazioni Unite e Unione Africana come forma di pressione contro il regime dittatoriale di Pierre Nkurunziza.

Le truppe dell’AMISOM si stanno preparando al ritiroprevisto nel 2021lasciando all’Esercito somalo il compito di difendere la SomaliaLa guerra fredda sulla Jubaland innescatasi tra Kenya ed Etiopia rischia di avvantaggiare i terroristi islamici, come fa notare Abdiwahab Sheikh Abdisamad, un esperto del Corno d’Africa. «Il Kenya supporta Sheikh Ahmed Islam Madobe, suo antico alleato politico militare mentre l’Etiopia il Governo centrale. La disputa sta indebolendo la cooperazione militare tra il contingente etiope e quello keniota a tutto vantaggio dei terroristi di Al Shabaab che si stanno rafforzando. Lo scorso mese i miliziani di Al Shabaab hanno ucciso a Mogadiscio il Maggiore Abdirahman Osman, figura chiave della difesa somala. Lo scorso 20 agosto hanno attaccato la base militare di Qoryoole, nella regione del Lower Shabelle. Anche la Jubaland non è risparmiata. In luglio Al Shabaab ha attaccato un hotel a Kisamyu uccidendo 26 persone. L’attacco ha dimostrato che le truppe keniote non sono presenti nella Jubaland per difendere la popolazione ma per difendere il protettorato e i giacimenti di petrolio e gas naturali che reclamano»,ha dichiarato Abdisamad.

Analisi condivisa da Abdirizak Omar Mohamed, ex Ministro degli Interni del Governo federale somalo. Secondo Mohamed i terroristi islamici stanno traendo vantaggi dalla disputa tra Mogadiscio, Jubaland, Kenya ed Etiopia. Un disputa destinata ad estendersi ad altre Nazioni, tra cui potenze europee, Uganda, Turchia, e i Paesi Arabi del Golfo.
L’indipendenza della Jubaland ha tutte le carte in regola per diventare l’ennesima emergenza che allontana il sogno di pace e unità nazionale in Somalia.

Che ruolo giocheranno la multinazionale italiana ENI e quella francese Total? visto che in ballo vi sono importanti giacimenti petroliferi e di gas natural.? Secondo Sheikh Abdisamad le due multinazionali europee non hanno un particolare vincolo con il Kenya. Gli accordi stipulati nel 2012 servivano come scorciatoia per mettere la mano sugli idrocarburi presenti nelle acque territoriali somale. Considerando che ora la disputa è divenuta questione di arbitrato a livello internazionale, e che la Somalia può dimostrare che i giacimenti sono all’interno dei suoi confini, ENI e Total potrebbero aver più convenienza ad appoggiare una Somalia guidata da un Governo federale forte rispetto alla indipendenza della JubalandQuesto metterebbe in grosse difficoltà il Kenya. Entrambe le multinazionali europee, spesso in competizione, sono responsabili in Africa di numerosi crimini ambientali, contro i sindacati e sospettate di finanziare azioni eversive e gruppi armati.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore