domenica, Agosto 25

Quelli che … l’indipendenza della Catalogna la vogliono Chi c’è dietro la mobilitazione per l'indipendenza della Catalogna

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Dietro la mobilitazione popolare per l’indipendenza della Catalogna ci sono in particolare due organizzazioni della società civile: Catalan National Assembly (Assemblea Nazionale CatalanaANC) e Omnium Cultural. Finanziate da privati, si presentano come organizzazione indipendenti e hanno avuto un ruolo di primo piano nell’organizzare le grandi manifestazioni di questi ultimi anni a Barcellona.

Nata nel 1961 nella Spagna franchista per promuovere la lingua e la cultura catalana, Omnium Cultural si definisce come una entità «al servizio della lingua, della cultura e del Paese». Dopo due anni dalla sua creazione i soci erano già 600: l’appartenenza a simili organizzazioni rappresentava un rischio all’epoca e far parte di gruppi non sostenuti dal regime poteva costare la prigione. Nel ’63, infatti, la polizia fece irruzione nei locali e si decise per la chiusura dell’associazione che, però, continuò ad esistere clandestinamente fino al suo riconoscimento ufficializzato nel 1967.

Per il supporto della cultura catalana, Omnium Cultural è stata la prima organizzazione a creare premi e concorsi letterari e spesso al centro di numerose iniziative per la costruzione di opere pubbliche. Conta circa 70.000 membri, una quarantina di uffici regionali ed ha un bilancio di 4.5 milioni di euro. Nel 2009 è stata riconosciuta come ‘organo di pubblico interesse’ il che le ha garantito un regime fiscale agevolato. Tra il 2005 ed il 2012 l’associazione ha ricevuto diversi fondi dal Governo catalano, tra cui 1.4 milioni di euro ma qualche anno dopo, ha dichiarato di non volerne più godere. Nelle sezioni dell’associazione ci sono i ‘volontari per la lingua’, predisposti ad aiutare senza costi chiunque voglia migliorare la scrittura e la pronuncia del catalano. E’ possibile finanche prendere parte alle visite guidate in tutta la Catalogna, sempre frequentatissime. «Se vince il no al referendum, continueremo a lottare perchè in Catalogna si arrivi alla maggioranza necessaria per la celebrazione di un altro referendum», afferma il suo Presidente, Jordi Cuixart.

Fondata nel 2012, invece, L’Assemblea Nacional Catalana è un’organizzazione «trasversale ed unitaria che ha come obiettivo l’indipendenza della Catalogna». L’ANC agisce come lobby politica, un gruppo di pressione per creare le circostanze adatte all’indipendenza della Catalogna, impegnato a mobilitare la gente, come spiega il numero due dell’organizzazione, Natalia Esteve. Con un bilancio pari alla metà di quello di Omnium, l’ANC riunisce circa 500 assemblee ripartite nel territorio catalano, una cinquantina di assemblee settoriali. A guidare il gruppo è ora Jordi Sanchez, succeduto all’attuale Presidente del Parlamento catalano, Carme Forcadell. L’ANC ha organizzato le due mobilitazioni storiche dei Paesi Catalani, la prima nel Settembre del 2012 e la seconda nel 2013.

Difende l’indipendenza anche il ‘Súmate’, un’organizzazione di emigranti spagnoli e ispano-parlanti favorevoli all’indipendenza. Uno dei suoi fondatori, Gabriel Rufrián, è l’attuale capo della Sinistra Repubblicana di Catalogna (Esquerra Republicana de Catalunya, ERC) nel Parlamento spagnolo. Anche ‘Diritti‘ (Drets), associazione di avvocati e giudici, è favorevole all’indipendenza che difende gratis i detenuti politici pro-indy ( pro-indipendenza).

A queste organizzazione si aggiungono le forze politiche tradizionali, i partiti. Un sintetico quadro di queste forze che sostengono il referendum ci è stato fatto da Victor Solé, responsabile delle Relazioni Internazionali presso il Collegi de Politòlegs i Sociòlegs de Catalunya (COLPIS), Collegio di studi Politici e Sociali della Catalogna. Nella Catalogna i partiti che sostengono l’indipendenza sono, per lo più, riuniti nella coalizione ‘Insieme per il Sí’ (‘Junts pel Sí‘). Sono il Partito Democratico Europeo Catalano (Partit Demòcrata Europeu Català, PDECat) – di centro destra e liberale -, fondato nel 2016 a seguito dell’implosione dell’antica Convergenza Democratica Catalana, che è il partito del Presidente Carles Puigdemont. Nel Junts pel Sì vi rientra anche la Sinistra Repubblicana della Catalogna (Esquerra Republicana de Catalunya, ERC) – centro sinistra, socialdemocrata – ovvero il partito del vicepresidente Oriol Junqueras, insieme ai Democratici della Catalogna (Demòcrates de Catalunya) – piccolo partito democristiano nato nel 2014 -, i quali si sono allontanati dal principale partito democristiano catalano,  Unione Democratica (Unió Democràtica), in quanto non volle accettare le tesi indipendentiste (oggi l’Unione Democratica non esiste più, si è dovuta sciogliere per problemi con il fisco). E, infine, anche Candidatura d’Unità Popolare (Candidatura d’Unitat Popular, CUP) – coalizione di piccoli partiti anarchici indipendentisti – sostiene l’indipendenza.

Ma il sostegno al referendum viene anche da fuori della regione catalana. Nei Paesi Baschi, i partiti che sostengono l’indipendenza catalana sono il Partito Nazionalista Basco (Partido Nacionalista Vasco, PNV) – conservatore basco e nazionalista -, e l’Euskal Herria Bildu, partito di sinistra, cui leader, Arnaldo Otegi, fu membro della sezione politica della ETA, e per questo incarcerato dal 2013 al 2016. Vi è, inoltre, un partito in Galizia che sostiene l’indipendenza della Catalogna, ed è il Bloque Nacionalista Galego – partito di sinistra.

Tutti sostengono che la Catalogna sia una Nazione, e che abbia il diritto all’autodeterminazione, come pure Euskadi (il nome in basco del Paese Basco) e la Galizia. La loro difesa della possibilità indipendentista catalana dipende, naturalmente, dal loro carattere politico nazionalista. Tutte le entità nazionali senza Stato, le ‘stateless nations’, tendono a simpatizzare con la Catalogna, ad esempio, il Kurdistan, le Fiandre, le Corsica, il Quebec e la Scozia.

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