sabato, Agosto 24

L’India guarda allo spazio, ma pensa alla Terra Il programma spaziale indiano tra scienza e prestigio politico

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Chi segue con interesse le vicende della corsa allo spazio sa già che, negli ultimi anni, l’India è divenuta uno dei principali protagonisti dell’esplorazione del Sistema Solare.

La Indian Space Research Organization (ISRO: Organizzazione Indiana per le Ricerche Spaziali) è stata fondata nel 1969 e in pochi anni è riuscita ad ottenere risultati ragguardevoli: già nel 1975 New Delhi mandò il suo primo satellite in orbita. Negli ultimi anni i successi della ISRO sono divenuti ancora più eclatanti: nel 2014 la missione indiana su Marte è stata un successo; nel 2018 la ISRO conta di mandare, per la prima volta da molti anni, una sonda sulla Luna e, nel farlo, potrebbe superare il rinnovato interesse della statunitense NASA per il satellite terrestre; per finire, l’agenzia indiana ha dichiarato di avere in programma una missione su Venere entro i primi anni ’20 del XXI secolo. Si tratta certamente di un progetto ambizioso, tanto più che Venere, che al momento è stato studiato solo dai satelliti, è il pianeta più simile alla Terra per massa ed atmosfera in tutto il Sistema Solare: uno degli obiettivi più importanti di una missione su Venere, infatti, sarà quello di comprendere le ragioni del fortissimo effetto serra che rende il pianeta più caldo dello stesso Mercurio (il pianeta più vicino al Sole); inoltre, tramite lo studio sulla superficie venusiana dovrebbe essere possibile comprendere se e in che modo il pianeta possa aver ospitato in passato o ospitare in futuro forme di vita.

La corsa alle stelle dell’India arriva in un momento in cui le principali agenzie spaziali che tradizionalmente attive in questo ambito si trovano in una situazione di sostanziale difficoltàLa statunitense National Aeronautic and Space Administration (NASA: Ente Nazionale per le attività Aeronautiche e Spaziali), nonostante gli annunci di un rinnovato interesse per la Luna e le missioni su Marte, da anni sono ‘in disgrazia’ presso la Casa Bianca che non sembra più interessata ad investire la grande quantità di risorse impiegata in passato per l’esplorazione dello Spazio. L’ultimo Presidente a dichiarare di voler rilanciare i programmi della NASA fu Barack Obama ma, al di là degli annunci, la situazione non è mutata di molto.

Una situazione abbastanza simile vale per la Federal’noe Kosmičeskoe Agentstvo Rossii (FKA: Agenzia Spaziale Federale della Russia), meglio conosciuta come Roscosmos. Nata dalle ceneri del programma spaziale sovietico, quello Sergeij Korolëv (l’inventore dello Sputnik 1, per intenderci) e di Jurij Gagarin, la FKA da anni si dedica ad attività di alto livello, ma di basso profilo.

C’è poi l’Agenzia Spaziale Europea (ASE) che, i sedici miliardi di euro che l’Unione Europea punta di spendere per il prossimo decennio, subisce gli effetti dello scarso peso politico della UE.

In questo momento, gli unici a correre più velocemente dell’India, sembrerebbero dunque i cinesi che, in soli sette anni, sono stati in grado di atterrare sulla Luna e di spedire due astronauti in orbita.  Ecco che la corsa allo Spazio torna a presentarsi come una competizione di carattere principalmente politico. Come negli anni ’60 del XX secolo, con la corsa tra USA e URSS, oggi le due principali potenze emergenti, Cina ed India, si sfidano per ottenere successi che hanno un peso soprattutto politico. Oltre alle implicazioni militari, il cui peso è stato fortemente rivalutato, e a quelle scientifiche, importanti ma non prioritarie per gli Stati emergenti, ciò che rende la conquista dello Spazio così allettante è il prestigio politico che ne deriva: lo Stato che per primo invierà un equipaggio su Marte o su Venere avrà dato al mondo una dimostrazione di immensa potenza, sia dal punto di vista industriale (e quindi tecnologico ed economico) che dal punto di vista organizzativo. Il netto vantaggio cinese, quindi sprona l’India ad investire ancora di più nel proprio programma spaziale.

Dalla sua parte, New Delhi ha un’economia molto forte. L’India, negli ultimi anni, ha dimostrato di essere un Paese che, nonostante i fortissimi squilibri interni, produce ricchezza ed è un luogo ideale per gli investimenti stranieri. Se l’economia è forte, però, la struttura politica dello Stato indiano non è forte come vorrebbe far credere e, in questo ambito, la superiorità cinese si fa sentire. È possibile, dunque, che il Governo indiano punti a sfruttare il proprio peso economico e, soprattutto, il fatto di essere percepito dalle grandi potenze come meno pericoloso del concorrente cinese per tentare di recuperare la distanza che Pechino ha acquisito nella corsa alle stelle. Allo stato attuale, però, la missione sembra ardua.

Al di là della corsa tra gli Stati emergenti che vogliono dare una dimostrazione di forza, in questa epoca esiste un nuovo protagonista nella corsa allo Spazio: si tratta delle grandi aziende multinazionali. Aziende come Amazon, Virgin e Tesla stanno sviluppando da anni dei propri programmi spaziali. Al momento si tratta di programmi a fine commerciale, basati principalmente sul turismo spaziale per miliardari, ma non è improbabile che in un futuro non troppo lontano possano passare ad interessi più strettamente scientifici. Anche in questo caso, comunque, non bisogna dimenticare il fattore di visibilità e prestigio. La presenza di soggetti privati in un ambito tradizionalmente appannaggio degli Stati non dovrebbe stupire, in un’epoca in cui sempre più spesso l’iniziativa privata si sostituisce a quella pubblica.

Le ambizioni indiane, dunque, devono fare i conti, da un lato con i protagonisti storici della corsa allo Spazio, NASA,  FKA e, in misura minore, ASE, da un altro lato con la crescente potenza cinese che, anche in campo spaziale, sembra non avere rivali e, infine, con la spinta sempre crescente di grandi gruppi privati che, seppure non nel brevissimo periodo, puntano ad entrare a pieno titolo nel novero dei grandi protagonisti dell’esplorazione interplanetaria. Nonostante la propria forza economica, la strada che porta l’India sulle stelle sembra essere tutta in salita.

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