sabato, Maggio 25

L’incredibile storia del samurai francese che ha servito l’ultimo shogun Jules Brunet, il guerriero francese che ha combattuto fianco a fianco con gli ultimi samurai

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Il capitano Jules Brunet ha lasciato l’esercito francese per combattere insieme alle truppe dell’ultimo shogun del Giappone. Quasi quindici anni dopo la sua uscita, L”Ultimo Samurai di Edward Zwick compare come un film cult di Hollywood. Molti ancora ricordano la sinossi. L’eroe, un giovane capitano americano interpretato da Tom Cruise, si schiera accanto ai ribelli guerrieri giapponesi per aiutarli nella lotta contro le truppe imperiali. Quello che pochi spettatori sanno, però, è che l’eroe si ispira in gran parte ad una figura storica, il francese Jules Brunet, arrivato in Giappone il 13 gennaio 1867. Per il colonnello Francis Xavier Héon è ‘il vero ultimo samurai’.

«Jules Brunet non è uno dei pochissimi stranieri che sono stati nobilitati in questo modo», afferma Julien Peltier, autore dei libri ‘Le Crépuscule des Samouraïs e ‘Samouraïs‘. «Lo Stato nipponico come era allora conosciuto, era in pericolo. Non è proibito affermare che l’ufficiale francese fu capace di comprendere la ‘Via del guerriero’ (o Bushido in giapponese è un insieme di precetti e regole da seguire per essere un vero Samurai), dedicando corpo e anima alla causa che considerava giusta. Per concretizzare questa scelta, sarebbe stato pronto a morire».

Jules Brunet è nato a Belfort nell’est della Francia nel 1838. Dal 1862 al 1867 partecipò all’intervento francese in Messico inviato da Napoléon III. Si distinse per la sua bravura e ricevette la Légion d’Honneur. La via del guerriero Il Giappone del XIX secolo ha mantenuto un’organizzazione feudale. E se l’imperatore è alla testa del Paese, però è lo shogun, il capo del governo militare, che detiene davvero il potere. L’arcipelago vive ripiegato su se stesso. Fino al 1853, quando l’ammiraglio americano Matthew Perry entrò nella baia di Edo e richiedendo l’apertura dei porti giapponesi per il commercio. «Da allora, due grosse fazioni stanno combattendo per il potere», afferma Julien Peltier. «La prima obbedisce sempre allo shogun, mentre i nuovi arrivati, soprattutto provenienti dai feudi del sud-ovest, vogliono un ritorno al primato dell’imperatore».

«Alla fine del 1864, il quindicesimo shogun, Tokugawa Yoshinobu, cercò aiuto dalla Gran Bretagna per riorganizzare il suo esercito. Non avendo risposta, si rivolse al suo rivale, la Francia, che accettò di mandare uomini in Giappone per addestrare i 1.000 soldati, di cui 650 artiglieri e 350 cavalieri dello shogun. Un gruppo di quindici soldati francesi fu costituito il 3 novembre 1866 e venne posto sotto l’autorità del capitano Charles Sulpice Jules Chanoine, che occuperà il posto di ministro della guerra durante la vicenda di Dreyfus». Tra loro si trova Jules Brunet, allora tenente nel reggimento di artiglieria a cavallo della Guardia Imperiale. «È presentato come un uomo bello, di alta statura, di piacevole compagnia e sa usare la piuma come la matita. Brunet è un po’ il francese ideale, ed è il suo brio militare che lo porterà a sfidare la catena di comando. Le sue qualità umane lo fanno apprezzare dai giovani cadetti che inquadra, nonostante i suoi soli 29 anni. Si affeziona lui stesso ai suoi cadetti rispettando e prendendo molto a cuore la causa dello shogunato».

Il viaggio in Giappone, che iniziò nel porto di Marsiglia il 19 novembre 1866, durò 52 giorni. Secondo il colonnello François-Xavier Héon, i 15 soldati francesi portano con sé attrezzature da campeggio, modelli e pezzi di artiglieria, ma anche vino, vermouth e brandy. Fecero una sosta ad Alessandria, raggiunsero Suez, poi Ceylon, Singapore, Saigon, Hong Kong e Shanghai. Quando finalmente apparvero le coste del Giappone, Jules Brunet realizzò «bellissimi dipinti». «I suoi dipinti realistici, schizzi a matita o schizzi incompiuti, lo terranno occupato per i tre anni del suo soggiorno in Asia». L’ufficiale francese disegnò anche lo shogun durante il loro primo incontro al palazzo di Osaka il primo maggio 1867.

Il tenente Léon Descharmes, anch’esso presente, lasciò un racconto di questa scena surrealista: «Brunet […] aveva portato i suoi album e lo Shogun gli disse che avrebbe voluto farsi ritrarre e che avrebbe posato se fosse necessario. Sempre accompagnato dalle sue matite e dai suoi album, Brunet dipinse diversi acquerelli, realizzò schizzi e studi sullo Shogun Yoshinobu Tokugawa, compreso un ritratto in posizione in piedi, che non era mai stato fatto nella storia del paese, l’etichetta giapponese vietava questo. Brunet, naturalmente, protestò e sollecitò Sua Maestà a continuare la sua attività, affinché l’incontro continuasse tra il ministro, il capitano e lo Shogun, mentre lui stesso, in divisa, disegnava in un angolo circondato da alti dignitari…».

Durante la sua missione, Brunet sviluppò un reale fascino per la cultura giapponese e le sue tradizioni. Ma è un periodo di agitazione politica. All’inizio del 1868, l’Imperatore Meiji tornò ufficialmente al potere che apparteneva allo Shogun da 600 anni. L’imperatore ottenne il sostegno di numerosi clan. Ma lo Shogun rifiutò di abbandonare il potere ed iniziò una guerra civile. La guerra Boshin, ‘guerra dell’anno del drago’ fu una guerra civile giapponese, combattuta dal 1868 al 1869 tra i sostenitori dello shogunato Tokugawa favorevoli al mantenimento del ‘Sakoku l’isolamento e i fautori della restaurazione dell’imperatore Meiji favorevole a un Giappone aperto. Signore Di fronte alla ricomposizione dei suoi avversari sotto le bandiere dei principi Satsuma e Choshu, Tokugawa Yoshinobu abdicò il 10 novembre 1867.

Ma non fu sufficiente per evitare lo scontro. Il 3 gennaio 1868, la coalizione prese il palazzo dell’imperatore a Kyoto e ne cacciò i sostenitori dello shogun, che organizzarono la sua difesa da Osaka. Scontri avvennero tra le due città. «Le forze dello Shogun, stimate in 10.000 uomini parzialmente formate dagli istruttori francesi, erano ancora in gran parte equipaggiate con armi tradizionali, mentre i loro avversari molto meglio armati», ha dichiarato Francois-Xavier Héon. «Furono sconfitte il 27 gennaio vicino a Toba e Fushimi. Lo Shogun si imbarcò poi sulla sua fregata, il Kaio-Maru, e raggiunse Edo il 5 febbraio». Il giorno seguente, fece arrivare anche Charles Sulpice Jules Chanoine, Léon Descharmes e Jules Brunet, che nel frattempo era diventato capitano.

«Durante questa intervista, un segno inquietante segnò gli spiriti dei giapponesi. Il trono su cui sedeva lo shogun si spezzò. I capitani Chanoine e Brunet, i due a lui più vicini, corsero per afferare il sovrano. Furono i primi sconosciuti che toccarono lo shogun, ma fu un cattivo presagio». Due mesi dopo, le truppe imperiali si avvicinarono ad Edo, ma un piano venne ideato dall’ambasciatore francese Léon Roches per difendere la città. All’ultimo momento, lo Shogun rifiutò di applicare il piano del francese e le sue truppe furono schiacciate nella battaglia di Koshu-Katsunama il 29 marzo 1868. In maggio, Edo vene travolta dagli avversari di Tokugawa Yoshinobu. Egli fu quindi privato di tutti i suoi titoli. Ma a differenza della Francia, che notificò la sua neutralità nei confronti di entrambe le parti e sospese la sua missione militare ordinando ai militari di tornare in Patria, Jules Brunet rimase fedele ad essa e con quattro suoi ufficiali restò con i suoi sottoposti nipponici, soprattutto dal momento che la sconfitta dello shogun segnò un fallimento della politica francese contro la Gran Bretagna che supportava i suoi avversari sottobanco.

Alcune truppe dello shogun e gli allievi di Brunet rifiutarono la sconfitta. L’ufficiale presentò le sue dimissioni per iscritto il 4 ottobre 1868. «Mi limito a dire che è la forza delle circostanze che hanno portato allo sfortunato ritiro della nostra missione, penso di poter risolvere il danno subito dalla politica francese in questa occasione», ha confidato a Charles Sulpice Jules Chanoine. «Non ho illusioni sulle difficoltà; li affronto con risoluzione, deciso a morire, o a servire bene la causa francese in questo Paese». E rivolgendosi all’imperatore Napoleone III: «Io rischio un futuro in cui i benefici di Sua Maestà avevano assicurato brillantemente. Lo rischio per combattere contro l’inaspettato; ma l’ho deciso solo dopo aver avuto nelle mie mani le prove serie che i combattenti sono determinati a seguire i miei consigli».

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