sabato, Agosto 8

L’(Im)probabile disfatta di Theresa May: quali conseguenze?

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Possiamo dire che i Tory non sono gli unici sconfitti di queste elezioni. In calo abbastanza netto è il partito SNP – indipendentisti scozzesi – che ha perso più di 20 seggi, scendendo a quota 35. Secondo lei il calo del SNP da dove deriva? Possiamo pensare che l’idea di un nuovo referendum per l’indipendenza scozzese sia sempre più lontana?

Questo calo del SNP deriva dal fatto che ultimamente, tra l’opinione pubblica scozzese, si è fatta strada una certa perplessità su questo impegno europeista della Scozia, tanto è vero che il Governo aveva richiesto dopo la Brexit un nuovo referendum per staccarsi dal Regno Unito. In molti, infatti, iniziano ad avere paura della situazione verso cui potrebbe andare incontro la Scozia se si separasse dall’Inghilterra. Alcuni sondaggi hanno fatto emergere un dato fondamentale: le persone intervistate hanno esposto le proprie perplessità difronte alla possibilità di entrare nell’UE, per molti non è scontato che l’Europa sia disposta ad accattare la Scozia e, anche se lo facesse, molto probabilmente il periodo di transizione sarebbe molto lungo e questo fatto potrebbe danneggiare la posizione internazionale e l’economia scozzese. Quando c’è stato il Referendum per l’indipendenza  molti scozzesi con il cuore avrebbero votato la separazione dal Regno Unito ma, usando la testa, hanno capito che era giusto rimanere uniti piuttosto che rendere reali le incertezze che lo status indipendente della Scozia si porta dietro. Si stava facendo strada in alcuni gruppi indipendentisti la possibilità di avvicinarsi all’Unione Nordica nel caso un cui l’UE non avesse risposto positivamente alle loro richiesta; questo sarebbe un modello alternativo che non ha comunque fatto cambiare idea alla maggioranza degli scozzesi. Molti dei seggi scozzesi sono stati presi dai conservatori e questo aspetto è un po’ paradossale perché la Scozia è la culla storica del radicalismo di sinistra.

Un calo impressionante è stato evidente anche per il partito dell’UKIP, rappresentato da Nigel Farage, che non ha ottenuto neanche un seggio in Parlamento. Secondo lei perché l’Ukip ha perso consensi? Gli inglesi stanno forse prendendo coscienza del peso delle conseguenze che porta con sé la Brexit?

Il fallimento dell’UKIP nasce dalla consapevolezza che la propaganda che ha visto Farage in primo piano per l’uscita della Gran Bretagna dall’UE è stata fasulla e piena di incertezze, dunque, appena prima di iniziare i negoziati l’elettorato ha dato un segnale forte alla destra populista, dimostrando di non voler più farsi incantare. Tra l’altro Farage dopo il risultato della Brexit si è ritirato dalla politica affermando di aver raggiunto l’obiettivo che si era posto. A quanto pare l’Upik è riuscito a fare breccia nel malessere di un elettorato arrabbiato, ma adesso molti si sono resi conto che il malessere non si combatte con il populismo.

Una leggere avanzata è stata fatta dal partito LibDem, che ha ottenuto 4 seggi in più. Secondo lei quale parte dell’elettorato ha sostenuto la loro linea politica? La promessa di un secondo, improbabile, referendum sulla Brexit a quanto pare ha fatto aumentare la popolarità di Tim Farron?

Il partito LibDem ha ottenuto quattro seggi in più, ma non è sicuramente un Partito da temere. Sicuramente LimDem ha perso molto della propria credibilità già nel 2011 quando propose un Referendum per cambiare la legge elettorale. Ovviamente il risultato fu un buco nell’acqua e fece perdere molto del loro elettorato. Anche la proposta di un secondo Referendum per ridiscutere il risultato di Brexit non risulta molto convincente anche perché non è supportato neanche dai laburisti che, per principio, non possono opporsi alla sovranità popolare espressa tramite il Referendum. Corbyn afferma di voler rispettare la decisione del popolo e, dunque, non penso che potrebbe appoggiare l’idea del secondo Referendum portata avanti da Farron.

Con un Parlamento senza maggioranza i Tory dovranno trovare appoggi validi per ottenere la possibilità di governare: sembra che il partito democratico unionista nordirlandese del DUP, con 10 seggi, sia disposto ad appoggiare il partito della May. Secondo lei questa alleanza potrebbe far sopravvivere questo Governo oppure ci sarebbe bisogno di più appoggio? Quale altro partito potrebbe appoggiare la leader May?

Il DUP è il partito più oltranzista del protestantesimo nordirlandese che, anche se volesse sostenere il Governo May, solo per poco potrebbe sorreggerlo. Far entrare nel Governo gli esponenti del DUP sarebbe troppo sfacciato e insostenibile come posizione. Se la May non vorrà dimettersi si dovrà accontentare di un supporto dall’esterno, anche se il Governo resta sempre in una situazione di limbo perché dipenderebbe sempre da questo voto esterno. Ci sono dei precedenti storici di questa situazione: se ripensiamo al 1974 in Inghilterra ci furono le elezioni prima a Febbraio e poi a Ottobre, perché il Primo Ministro non aveva la maggioranza in Parlamento, esattamente come la situazione che si prospetta ora.

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