sabato, Dicembre 14

L’(Im)probabile disfatta di Theresa May: quali conseguenze?

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A distanza di un giorno dalle elezioni britanniche i risultati sono tutt’altro che positivi per Theresa May. Il primo Ministro inglese ha perso 13 seggi, arrivando a quota 318, limite non sufficiente per la governabilità del Parlamento. Dunque la sfida lanciata il 18 maggio da May è stata persa, mentre il partito laburista di Jeremy Corbyn è cresciuto di 29 seggi, raggiungendo quota 261. Al momento la leader del conservatori ha comunque deciso di incontrare la Regina per formare il nuovo Governo.

Nessuno si aspettava una rimonta del genere da parte di Corbyn, eppure la situazione sembra aver dato contro a tutti coloro che poco meno di un mese fa davano per scontata la netta vittoria dei Tory. La domanda che sorge spontanea è come una vittoria talmente netta e scontata abbia potuto trasformarsi in una debacle del genere: a quanto pare la May non ha fatto bene i conti con il suo elettorato e con il malcontento che aleggia in Inghilterra.

La cosa più lampante, al momento, è che la May non ha più la maggioranza in Parlamento e, dunque, se vorrà continuare a governare dovrà creare una coalizione in grado di sostenerla e di portare avanti le linee politiche comuni. Non sappiamo quali e quanti partiti saranno disposti a sostenere il Governo dei Tory: sicuramente i Laburisti, il SNP – partito indipendentista scozzese – e i LibDem non entreranno mai a far parte di una larga coalizione di maggioranza. Al momento, l’unico partito disposto a collaborare attivamente con i Tory sembra essere il DUP – partito unionista nordirlandese –  ma è possibile che sui loro dieci seggi si possa reggere una maggioranza capace di portare avanti l’Inghilterra ancora una volta uscita spaccata dal voto?

Intanto, il vantaggio ottenuto dal Partito laburista ha reso Corbyn più intraprendente che mai. Infatti, appena saputo il risultato, il leader laburista ha affermato pubblicamente che la May «deve dimettersi». Una frase che suona molto pericolosa e che potrebbe portare nuovamente l’elettorato britannico alle urne: ma quanto siamo lontani da una prospettiva del genere? Soprattutto, se la May si dimettesse, chi sarebbero gli esponenti Tory in grado di sostituirla?

Queste sono le principale questioni su cui dobbiamo interrogarci in merito al risultato elettorale britannico. Per capire come l’Inghilterra è uscita da questo voto abbiamo intervistato Alessandro Torre, professore ordinario di diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Bari, studioso ed esperto della Costituzione britannica. Con lui , inoltre, cerchiamo di capire come il risultato elettorale influenzerà le trattative per la Brexit, sicuramente uno dei punti dolenti dell’intera campagna elettorale.

 

‘La sconfitta’ della May da dove deriva? Ci può indicare le ragioni per cui la May ha perso consenso? Qual è la fetta dell’elettorato che le è rimasto fedele?

Theresa May ha perso i numeri di seggi atti a garantire la maggioranza al Governo, dunque ha fallito l’obiettivo per cui aveva indetto le elezioni anticipate, ovvero la volontà di stabilire maggior forza al suo partito in vista di una ʹhardʹ Brexit. L’obiettivo era distruggere il partito laburista, consolidando il proprio Governo ottenendo più seggi in Parlamento: entrambi gli obiettivi prefissati non sono stati evidentemente raggiunti; è stato un gioco d’azzardo molto rischioso e, forse, l’unica cosa che le resta da fare è dare le dimissioni. Una dei motivi che ha portato la disfatta di Theresa May è da rintracciare nella cieca fiducia che la leader conservatrice ha dato ai sondaggi che la vedevano in netto vantaggio rispetto all’opposizione di Corbyn. Infatti, parallelamente a quei sondaggi, ne circolavano anche altri che, in realtà, registravano un malcontento della fetta più ampia dell’elettorato circa il modo con cui si è arrivati alla decisione sulla Brexit, sicuramente uno dei punti cardine su cui sono state giocate le elezioni. In questi sondaggi appariva chiaro il malcontento che dilagava fra gli elettori, che si sono sentiti presi in giro per come era stata portata avanti la campagna pro-Brexit. Un altro punto che ha allontanato l’elettorato britannico dal Partito conservatore è stata la paventata secessione scozzese, perché l’Inghilterra a questo punto ha una forte paure di rimanere isolata e i cittadini si stanno rendendo conto che disgregarsi non è assolutamente la giusta soluzione. Sicuramente anche la questione del terrorismo ha influito tantissimo sul risultato di queste elezioni: Corbyn è riuscito a dare delle risposte più intelligenti della May che, invece, ha dato soluzioni semplicistiche che non sono state apprezzate. C’è da dire che l’elettorato inglese si distribuisce non tanto seguendo il fattore generazionale, bensì la distribuzione della popolazione che abita in città o in provincia-campagna: nelle grandi città inglesi, fra cui Londra e altra città industriali, infatti, ha vinto il partito di Corbyn. Sicuramente l’elemento generazionale influisce in qualche modo ma, per averne certezza, bisognerà aspettare più tempo per avere più dati certi.

Corbyn, forte della rimonta del partito laburista, ha affermato che «Theresa May dovrebbe dimettersi». Secondo lei quanto è realistica la possibilità di un ritiro della leader dei Tory? Se davvero si dimettesse chi potrebbe prendere il posto vacante?

Più che probabile sarebbe quasi obbligatorio che la leader conservatrice si dimettesse, dovrebbe fare come il suo predecessore David Cameron che ha azzardato la proposta per il Referendum per la Brexit, ma dopo la sconfitta ha capito che non poteva rimanere al Governo.  Di fatto Theresa May ha perso, distruggendo la sua maggioranza. In ogni caso, se si dimettesse quasi sicuramente un papabile successore potrebbe essere Boris Jhonson che, al momento, ricopre la carica di Segretario di Stato per gli affari Esteri e per il Commonwealth. Possiamo dire che Jhonson è stato un ottimo sindaco di Londra, soprattutto se lo confrontiamo al predecessore laburista Kenneth Robert Livingstone. Una cosa importante che bisogna tenere presente è il bacino elettorale di cui gode Jonhson in quanto ex sindaco di Londra, infatti, in Gran Bretagna essere sindaco di Londra significa aver alle spalle un sostegno politico enorme, fra i più grandi d’Europa. Il Sindaco della Capitale ha il terzo elettorato più ampio di Europa, superato dall’elettorato francese e da quello della Regione Lombardia. Il problema è che Boris Jhonson è un accanito sostenitore dell’ ʹhardʹ Brixit dunque, se davvero sarà lui il nuovo Premier britannico, dovremo capire che tipo di negoziati intenderà portare avanti con l’UE. Certo, con questo smacco che ha avuto il partito conservatore è difficile pensare che gli esponenti del Tory continuino a perseguire le stesse linee politiche che li hanno portati alla disfatta.

Nessuno si aspettava una rimonta del genere del partito laburista. In che modo Corbyn è stato più convincente della May? Secondo lei gli attentati ripetuti dall’ISIS in Inghilterra potrebbero aver influenzato parte dell’elettorato?

Gli attentati dell’Isis hanno inciso moltissimo sul risultato elettorale: le risposte date da Corbyn sia per quanto riguarda l’attacco di Westminster sia  per quello avvenuto a Londra sono state abbastanza convincenti. Il leader laburista ha fatto leva sugli ideali che connotano il proprio partito e l’Inghilterra, che per tradizione è uno Stato aperto all’accoglienza e contrario alle barriere. Dunque, se Corbyn ha affermato che le differenze culturali non devono stigmatizzare il nemico,  la May ha detto tutto il contrario. La leder dei Tory ha pubblicamente affermato che, nonostante i principi di uguaglianza e libertà che connotano l’Inghilterra, lei e il suo Governo per garantire la sicurezza nazionale saranno disposti a passare sopra la libertà individuale, intervenendo massicciamente contro coloro che potenzialmente potrebbero essere pericolosi. Penso che nessun leader dovrebbe affermare pubblicamente una cosa del genere, anche perché, se impostiamo la questione dal punto di vista strettamente culturale allora si inizia a toccare le libertà fondamentali di espressione e opinione, aspetto che un leader democratico non può assolutamente credere possibile. Anche un altro aspetto ha avvantaggiato Corbyn mentre la May non dava una prova molto convincente: il leader laburista, infatti, ha fatto presente che la sua avversaria è stata per sette anni Ministro degli interni, durante i quali ha abbassato i fondi spesi nella sicurezza che, a quanto pare, ha risentito dei tagli fatti.

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