giovedì, Novembre 14

Liliana Segre e Camillo Ruini. L’aquila e la talpa Mentre Liliana Segre viene lapidata, grazie al brodo culturale creato da Giorgia Meloni, da Matteo Salvini e dal suo braccio digitale, la famosa Bestia, Camillo Ruini viene tirato a lucido e munito di palcoscenico, dal quale lanciare la sua illuminata visione della Chiesa, una sorta di cappella di corte della destra

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La ragione per la quale una destra fascista, cioè quasi tutta la destra italiana, non può votare alcunché contro il razzismo e l’intolleranza, è molto semplice e non dovremmo nemmeno perdere tempo a spiegarla. Dare il proprio consenso a provvedimenti del genere significherebbe inveire contro il proprio bacino elettorale. Non sia mai.
Troppo autolesionistico, dopo anni di dura fatica, di costanza, per tirare fuori dalle sentine tutto ciò che si poteva estrarre, bisogna tenerselo caro, prima che a qualcuno venga in mente di fraintendere la reale natura dei burattinai.

Eppure, mentre i quotidiani, pesanti, insulti alla senatrice a vita Liliana Segre, a parte la loro rilevanza psichiatrica, ripropongono il tema del profilo penale di certi comportamenti e ci fanno riflettere su ciò che ci attende, Aldo Cazzullo, già intervistatore del cardinale Angelo Scola, di Julian Carron, di don Massimo Camisasca, si cimenta con il cardinale Camillo Ruini. Proprio lui, simpatie berlusconiane, che aveva risolutamente negato i funerali religiosi a Piergiorgio Welby, ‘peccatore’ per sofferenza indicibile, ma non si oppose a quelli di Luciano Pavarotti, peccatore per matrimonio.

Dicevamo, mentre Liliana Segre viene lapidata, grazie al brodo culturale creato da Giorgia Meloni, da Matteo Salvini e dal suo braccio digitale, la famosa Bestia, Camillo Ruini viene tirato a lucido, come gli interpreti di Irishman, e munito di palcoscenico, dal quale lanciare la sua illuminata visione della Chiesa, una sorta di cappella di corte della destra. Il Cardinale dispensa consigli, il primo dei quali è dialogare con Matteo Salvini che, certo, è un pochino ruvido, però maturerà. Auspicio dell’ex Presidente della Cei.

Camillo Ruini è colui che esautorò dalla direzione di Famiglia Cristiana don Leonardo Zega, con un provvedimento di rara brutalità. Una volta, nel corso di una delle nostre chiacchierate, chiesi a don Leonardo la ragione di quella rimozione così plateale. Mi rispose con serenità: “Credimi, Domenico, se ti dico che non l’ho mai capito del tutto”. Di certo, però, colui che l’aveva silurato sapeva benissimo ciò che stava facendo, tutto preso dall’ansia di mettere sotto controllo l’informazione cattolica, magari renderla meno scomoda per l’amico di Arcore. Don Leonardo era arrivato dopo il mitico don Giuseppe Zilli, sacerdote e giornalista straordinario, che aveva reso ‘Famiglia Cristiana’ una corazzata, portandola oltre il milione di copie, creando le basi perché le riviste del gruppo potessero crescere e diffondere idee lontane da quelle del Cardinale di Sassuolo.

A chi avesse dubbi sulla distanza che separava quella Chiesa, intelligente, civile, solidale, aperta al nuovo, dall’altra, triste e padronale di Camillo Ruini, suggerirei il volume ‘La parrocchia di carta’, che raccoglie le risposte che in un arco di tempo di decenni don Zilli aveva fornito ai Lettori che gli sottoponevano i loro quesiti. Era stato proprio don Leonardo a regalarmelo, l’ultima volta che ci incontrammo, nel suo ufficio presso la sede dei periodici San Paolo. Stava già male, non l’avrei più rivisto. Proprio in quell’occasione, tornò sull’episodio, mi disse che non portava rancore: “Li guardo da lontano, oramai con il distacco degli anni, non provo alcuna forma di risentimento e ti confesso di non averne mai provato davvero”.

Di quella pagina nera del giornalismo italiano, in cui Camillo Ruini, troppo a lungo Presidente dei vescovi italiani, recitò la parte a lui più congeniale, quella del risoluto uomo di potere, dalle simpatie politiche piuttosto chiare, nell’intervista non si fa menzione. Meglio non turbare il cinguettio di un uomo che parla di celibato come dono ma fa finta di non vedere che i sacerdoti sono finiti e in alcune aree del mondo i sacramenti sono banditi o che le donne sono sempre tappezzeria nella Chiesa. Un prete che si attarda sulle strade dell’Antico Testamento ostinandosi a non vedere che la destra italiana è una malattia con la quale è impossibile venire a patti, parlando negli stessi giorni in cui essa si esibisce in uno dei numeri più audaci del suo repertorio, il negazionismo. Il peggiore però, quello per opportunismo.

Diciamo la verità, non c’era bisogno di risuscitare il Cardinale, proprio adesso, ma la libertà di stampa, certo più del celibato, è un dono prezioso. La esercitiamo pure noi, su questa testata, sbilanciati a nostra volta, siamo umani, verso cause e persone precisi. Oggi la causa si chiama tolleranza, la persona Liliana Segre, attraverso di lei fantasmi dolenti, oramai persi nelle nebbie del tempo, ci raccomandano di non cedere ai nuovi demoni e alle centrali della manipolazione che li fiancheggiano.

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