martedì, Marzo 26

Liguria, la politica nel fango A pochi mesi dalle elezioni regionali del 2015, la fiducia nei partiti e nelle istituzioni è ai minimi storici. Il PD nel caos

0

pd-liguria

Genova – Giovedì 9 ottobre: mentre l’onda del Bisagno invadeva Genova, venivano inghiottiti dalla piena anche gli assetti della politica ligure. Genova è oggi una città di voragini: quelle immediatamente visibili, scavate dalle frane e dalla furia dei torrenti, e quelle meno apparenti che investono le sfere della rappresentanza e del senso di appartenenza alle istituzioni. Nella Genova civile e ribelle, storicamente impegnata, il fossato che si è spalancato tra società e pubblica amministrazione è profondo. E in questa orribile vicenda di disastri, ritardi ed errori, certamente non aiuta, l’atteggiamento della classe politica dirigente. Dalle dolenti e affrante espressioni di circostanza, esibite nelle ore immediatamente successive al disastro, si è passati, nel volgere di pochi giorni, ad altri registri. Tutti gli Amministratori degli enti liguri e genovesi, davvero tutti, hanno fatto a gara nel parare i colpi, respingere le accuse, scaricare le responsabilità, negare e contrattaccare. Brandelli di uno spettacolo tristissimo offerto dalla politica. Quella con la ‘p’, mai così minuscola. 

Dimissioni ? “Neanche a parlarne”. Colpe ? “Tutte del Tar e di quelle aziende avide e irresponsabili che con i loro ricorsi hanno bloccato i lavori per anni”. Autocritiche non pervenute, invece, sulla formulazione aberrante delle gare d’appalto, scritte così male e talmente farraginose, da rendere pressoché automatici i ricorsi delle imprese estromesse. Nel ‘caso Genova’ si può dunque affermare che la psicosi del ricorso abbia prevalso sull’urgenza di impedire nuove alluvioni. Per questo i 35 milioni già stanziati per il Bisagno sono rimasti nel cassetto. Suona tuttavia come una beffa, a tragedia ormai avvenuta, la resurrezione improvvisa della ‘politica del fare’, accompagnata dal minuetto di proclami roboanti che adesso, solo adesso, inneggiano allo sblocco (Tar o non Tar) di opere, commesse e cantieri. Ma non si poteva agire prima ?

Così, nel disastro strutturale divenuto cronico, sprofonda anche il senso dello Stato, la fiducia nelle istituzioni. Artigiani e commercianti di Borgo Incrociati, il rione annegato per l’ennesima volta nella melma del Bisagno, elencano interrogativi e aspettative tradite: “Da un politico, da un tuo rappresentante cosa ti aspetti ? Che di fronte a un’emergenza nazionale, che comporta gravissimi rischi per la popolazione, intervenga d’urgenza per sbloccare i lavori, anche in presenza di un ricorso al Tar, peraltro non vincolante. La tragedia di tre anni fa non ha insegnato nulla. Anche allora le stesse parole, le stesse promesse, seguite dalla paralisi, dalla mancanza di iniziativa e di coraggio. E’ una politica inerte, che non realizza e non protegge

Ecco, dunque, delineata, la spaccatura in atto a Genova. Due mondi paralleli, ma distanti: una popolazione col cuore in collera, sfiduciata e prigioniera dello sconforto. Una classe politica che cerca di ricompattarsi di fronte alla rapida erosione del consenso. Sullo sfondo, le elezioni regionali del 2015, l’appuntamento che sancirà il futuro Governo della Liguria. Se è vero, come affermavano gli analisti politici a metà degli Anni ’90, che a seconda del meteo, possono variare anche gli umori e le decisioni degli elettori al seggio, si può ipotizzare che questo drammatico evento abbia sconvolto più di una previsione e raffreddato molti intendimenti.

Sì, perché la Liguria, una delle regioni ‘rosse’ nel tradizionale scacchiere italiano, si stava avviando, pur tra mille scricchiolii, a rinsaldare il patto, riveduto ed aggiornato, con il ‘partito-guida’ del secondo dopoguerra: quel Pci – Pds – Ds – Pd che nel bene e nel male, salvo qualche estemporanea parentesi, ha guidato la regione negli ultimi 40 anni. Prima dell’alluvione il percorso era tracciato, l’esito certo: primarie nel centrosinistra e vittoria ampiamente scontata del candidato prescelto. Adesso il disastro altera le prospettive, scompagina le carte.

Claudio Burlando, Governatore da 10 anni, politico scafato e accorto, ex Ministro dei Trasporti nei Governi Prodi e D’Alema, era riuscito, nei mesi scorsi, a realizzare un’operazione di genetica politica molto delicata: trasformare lui e il suo gruppo di fedelissimi, da ‘dalemiani’ ortodossi a ‘renziani’ convinti. Nello stesso tempo aveva lanciato, come candidata alla sua successione, la ‘delfina’ Raffaella Paita, Assessore alle Infrastrutture e alla Protezione Civile, moglie del Presidente dell’Autorità Portuale di Genova Luigi Merlo, combattiva e ambiziosa al punto giusto. Un’operazione guardata con una certa diffidenza dal Segretario nazionale Matteo Renzi, ma sostanzialmente riuscita. Di fronte alla rotta del fronte di centrodestra dopo la frammentazione del Pdl, e sebbene la candidatura di Raffaella Paita avesse provocato diversi mal di pancia nel Pd ligure, non sembrava esserci davvero nulla in grado di opporsi all’eterna macchina di consensi della sinistra storica. Neppure la profonda crisi economica che da anni attanaglia la regione; neppure la delusione per un Sindaco di Genova, Marco Doria, non all’altezza delle aspettative del suo elettorato diretto e dello stesso Pd che nel 2012, fu costretto a subirlo come candidato di Sel vincente alle primarie, contro le due candidate ufficiali del partito: il sindaco uscente Marta Vincenzi e il futuro Ministro della Difesa Roberta Pinotti.

Paita, insomma, aveva la strada spianata verso la presidenza della Regione. Una corsa senza avversari (anche il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha già respinto l’idea di presentarsi alle primarie). Tutto facile quindi, almeno sino alla notte del 9 ottobre segnata dal brutto affare dell’alluvione. Genova in ginocchio; il sistema di previsioni (di competenza  della Regione) e la Protezione Civile (subito ribattezzata ‘Protezione Incivile’) sul banco degli imputati; l’Arpal l’agenzia regionale, ‘sentinella’ meteo delle istituzioni (struttura pubblica sovvenzionata con 26 milioni di euro all’anno, 374 dipendenti, 1 dirigente ogni 6 impiegati) con gli uffici desolatamente vuoti per due ore e mezza mentre su Genova si scatenava il diluvio; il Presidente, con la sua Assessora candidata in pectore, accusati entrambi di avere ignorato le sollecitazioni delle aziende vincitrici dell’appalto per la messa in sicurezza del Bisagno, che in una lettera dello scorso agosto chiedevano con urgenza il via libera ai lavori, denunciando, nero su bianco, il rischio dell’ennesimo disastro. Intorno la rabbia della popolazione, la disperazione, la sensazione palpabile di una situazione sfuggita dal controllo delle pur capillari diramazioni del partito, e il velato timore, che nel chiuso della cabina elettorale, questa volta, difficilmente possa compiersi il rito di una rinnovata fiducia.

Oggi, in piena emergenza alluvione, nel Pd vige una sorta di ‘tregua armata’. Il percorso verso le primarie è stato sospeso. “Ora lavoriamo per Genova e i genovesi,  poi ragioneremo sul resto, anche valutando quando si voterà nella primavera del 2015”, spiega Giovanni Lunardon, Segretario regionale del partito. La data prevista di marzo, infatti, potrebbe slittare a maggio. La priorità è l’emergenza alluvione e per questo motivo avanzeremo la richiesta che la situazione genovese sia messa tra le urgenze nazionali. Sul tappeto c’è la questione del risarcimento dei danni, della difesa del suolo, del dissesto idrogeologico e delle risorse che sono inserite nel decreto Sblocca Italia”. Lunardon, cuperliano, è alla guida di un partito dilaniato dalle faide interne e dalla disaffezione della base. Alla fine di febbraio, quando venne eletto segretario, votarono appena 20mila militanti. Per la ‘rossa’ Liguria una miseria.

Si è vero lo scollamento tra partito e base in questo momento si avverte eccome” . La conferma arriva da Victor Rasetto, ex Segretario del Pd di Genova, oggi coordinatore dello staff  che sostiene Raffaella Paita, “Adesso abbiamo il dovere di colmare il vuoto che si è creato con i genovesi. I legami tuttavia rimangono fortiSiamo come  una mamma quando viene sgridata dai figli”.

 

Come agirete?

Con i fatti: rispondere all’emergenza, garantire i risarcimenti, realizzare lo scolmatore sul Fereggiano e riprendere le opere per la messa in sicurezza del Bisagno. Poi le primarie, che saranno fondamentali per ricucire il rapporto con il territorio.

Dopo quello che è accaduto, quella di Raffaella Paita è una candidatura ‘bruciata’?

Assolutamente no. Raffaella Paita andrà avanti. Chi pensa di usare questa vicenda come un elemento di sciacallaggio, fa male soprattutto a Genova e alla politica. Se ci sono state responsabilità o sottovalutazione per un allerta che non c’è stato, verranno accertate. La politica, però, deve reagire con senso istituzionale ed esserci nei momenti di difficoltà.

Chi sono gli sciacalli?

Gruppi di potere, anche interni al partito, che strumentalizzano la vicenda per regolare i conti. Mi riferisco, ad esempio, ai cuperliani che al momento, tra l’altro, non sono nemmeno in grado di esprimere un candidato.

 

In questo scenario si aggiunge, e assume una certa credibilità, l’ipotesi che alle prossime elezioni possa correre una formazione politica del tutto inedita formata dagli spezzoni del M5S (Movimento 5 Stelle) più critici nei confronti del leader Beppe Grillo, dalla sinistra ‘civatiana’ e da Sel (Sinistra Ecologia e Libertà), pronti a sostenere un candidato giovane e intraprendente, il giornalista de ‘il Fatto QuotidianoFerruccio Sansa. Il disegno sta producendo effetti dirompenti. L’entourage di Raffaella Paita, toccato nel vivo, liquida l’operazione come una manovra di disturbo ordita dal senatore Maurizio Rossi, patron dell’emittente televisiva ‘Primocanale’ e fondatore del movimento Liguria Civica. Sospetti, illazioni e nervi scoperti già deflagrati nella minaccia “Farete una brutta fine, siete inqualificabili”, rivolta dal Governatore Burlando a un giornalista della tv ligure.

Per chi naviga nelle acque tempestose della politica ligure, l’ipotesi dell’inedito ‘rassemblement’, evoca richiami lontani, ricorsi storici e retroscena appassionanti. Per meglio comprendere, occorre riavvolgere il nastro del tempo. Tornare alle origini di una vicenda che ha i caratteri della saga.

Già 20 anni fa, Adriano Sansa, magistrato oggi in pensione, e padre di Ferruccio, fu al centro di una feroce battaglia politica. Succeduto proprio a Burlando come Sindaco di Genova, dopo che l’attuale Presidente della Regione era stato arrestato, e poi completamente assolto, nell’ambito di un’inchiesta sui lavori delle ‘Colombiane’, Adriano Sansa visse la ‘stagione dei Sindaci’ nel pieno della bufera di ‘Mani Pulite’.
Cattolico, fine dicitore e poeta, intransigente ed autonomo, risultò subito indigesto al Pds dell’epoca, che in ogni caso, grazie a lui, riuscì a vincere le elezioni comunali contro la Lega Nord in forte ascesa di Umberto Bossi. La ‘nomenklatura’ del Pds genovese, tuttavia, non rinnovò la candidatura al magistrato, al quale non venne mai perdonata la granitica indipendenza. A Genova è rimasto famoso un episodio di quegli anni. Il Segretario del Pds, rivolgendosi a Sansa, pronunciò una frase spietata: «renditi conto, che se vogliamo, il Sindaco lo facciamo fare all’autista del camion che ci sta passando davanti». Parole come pietre. Il Sindaco uscente, ovviamente, non la prese bene e alle successive elezioni si presentò con una lista civica sottraendo voti al candidato del centrosinistra Giuseppe Pericu, tanto da costringerlo al ballottaggio con il candidato indipendente del centro destra Sergio Castellaneta. Vicende lontane che hanno lasciato il segno. In politica, si sa, nulla si dimentica.

Se, quindi, l’ipotetica candidatura di Ferruccio Sansa non fosse una suggestione, la Liguria diventerebbe il laboratorio di una nuova formazione politica trasversale. Il fronte ‘burlandiano’, evidentemente disturbato da questa eventualità, è già partito al contrattacco con una serie di pesantissimi affondi. Nel ’93, fu proprio Adriano Sansa a fermare i lavori per lo scolmatore del Fereggiano”, ha dichiarato negli ultimi giorni Claudio Burlando, chi ha bloccato l’opera per tanto tempo si porta sulla coscienza i morti dell’alluvione del 2011”.

Ferruccio Sansa, colpito anche negli affetti, ha affidato al suo ‘blog’ alcune riflessioni: «Da mesi a Genova si parla di una mia possibile candidatura alla guida della Regione. Ma nessuno mi ha chiesto di candidarmi. Nei giorni scorsi Claudio Burlando, Governatore della Liguria al potere da trent’anni, ha attribuito la responsabilità delle alluvioni e dei morti a mio padre, Adriano Sansa, sindaco di Genova dal 1993 al 1997. Una calunnia – il metodo Sansa invece del metodo Boffo – per salvare la poltrona: Burlando e la sua combriccola sono allarmati dalla voce di una mia candidatura alle elezioni regionali. Ma la politica, come diceva il socialista Rino Formica, “è sangue e merda”. Forse in quella ligure oggi c’è poco sangue»

Ed ecco, ancor più circostanziato, il nucleo forte della replica: «Mio padre è stato Sindaco dal 1993 (due mesi dopo un’alluvione) al 1997. Quando arrivò in Comune, la realizzazione dello scolmatore incriminato era resa impossibile dai processi pendenti. Non fu lui, come invece afferma Burlando, a voler bloccare i lavori. Non solo: mio padre fu il primo sindaco che scelse uno stimatissimo geologo, Sandro Nosengo, come assessore all’Urbanistica. La priorità era chiara: basta cemento (furono fermate le nuove edificazioni in collina), puntiamo sul risanamento del territorio e dei fiumi. Così si fece: i geologi consigliarono di investire in un piano complessivo che risanasse il bacino idrico di tutti i torrenti (non solo del Bisagno). Per i piani di bacino dei corsi d’acqua, per la loro risistemazione e per la pulizia (lavoro indispensabile che, ahimè non porta voti, né tagli di nastri) furono investiti molti miliardi di lire. Il risultato, come ricordano i genovesi, fu che non si verificarono più alluvioni per diciotto anni. Negli ultimi anni sono stati arrestati due vice presidenti della Giunta Burlando. Quasi metà consiglio regionale è indagato».

Il duello, durissimo, anima in questi giorni il dibattito politico che si è acceso intorno alle cause e alle responsabilità dell’alluvione. “Ferruccio Sansa è una persona stimabile e il fatto che il Pd sia terrorizzato da una sua possibile candidatura, rende l’ipotesi di questa nomina, assai stimolante”, spiega Paolo Putti, capogruppo del M5S in Consiglio comunale. “Non credo però che siano praticabili alleanze organiche con Sel o con l’area che fa riferimento a Pippo Civati. Dobbiamo comunque essere bravi a trovare persone competenti, oneste e trasparenti”.

Il passaggio di Grillo nelle zone alluvionate, l’incontro – scontro con quei ragazzi impegnati a spalare fango, cosa lascia?

Lascia tanto. Secondo me ne è valsa la pena. Ha permesso a un genovese di 65 anni di captare dal vivo difficoltà, umori, sentimenti. Grillo è una persona intelligente, ne farà tesoro. Dobbiamo lavorare sulla consapevolezza dei giovani affinché possano decidere e capire se diciamo cavolate o meno. Se noi parliamo solo alla ‘pancia’,  il rischio di essere considerati come gli altri è reale.

 

La Liguria ha bisogno di discontinuità. La candidatura di Raffaella Paita non ci convince. Quindi siamo pronti ad esplorare le possibili alternative”,  rilancia Stefano Quaranta, parlamentare di Sel. “In questo momento, tuttavia, occorre l’unità delle istituzioni. Non ci servono né gli sciacalli, né gli ambientalisti dell’ultima ora. Troppe le persone, che fino a pochi giorni fa pensavano solo alle infrastrutture, e oggi si scoprono una coscienza ambientalista insospettabile. C’è un dato economico che fa impressione: dal dopoguerra a oggi sono stati spesi 243 miliardi di euro per far fronte alle catastrofi ambientali, tradotto sono 3 miliardi e mezzo all’anno per inseguire solo le emergenze. A Genova 1 cittadino su 6 vive o lavora in zone a rischio  alluvionale. Le opere per la messa in sicurezza dei torrenti devono essere eseguite, ma occorre vigilare sulle infiltrazioni mafiose negli appalti e quindi non è neanche possibile una deregolamentazione totale. Lo ‘Sblocca Italia’ non dà queste risposte”.

Priorità per Genova?

A Genova bisogna bloccare le infrastrutture inutili, ad esempio cancellare immediatamente l’investimento pubblico previsto per la realizzazione della cosiddetta “Gronda” pari a 3 miliardi di euro, e contestualmente, destinare le relative risorse per avviare un piano di contrasto al dissesto idrogeologico. Massima apertura a chi concorderà su questi punti.

E’ possibile un’alleanza con M5S e dissidenti Pd per sbarrare la strada al renzismo? 

Prima costruiamo un programma, poi avviamo un confronto con le altre forze. Il progetto Sansa Presidente è l’ultima questione. Mi sembra però che Ferruccio non abbia mai dato la sua disponibilità.

 

Walter Massa, Presidente di Arci Liguria vive giornalmente sul fronte dell’associazionismo, una realtà che a Genova è fortemente radicata. “Ciò che appare certo (e gli insulti a Grillo ne sono la testimonianza più evidente) è che questa ennesima, tragica, alluvione ha segnato una svolta, un cambio di passo non indifferente nell’approccio alla città dei genovesi. Ora sono chiari a tutti, i limiti di un capoluogo in piena recessione, incapace di esprimere un progetto di futuro della città, e soprattutto, immobile e insensibile verso le fasce più giovani della popolazione. Lo stupore di molti osservatori nel vedere migliaia e migliaia di ragazzi e ragazze spalare fango e svuotare cantine rasenta oggi il ridicolo. Altrettanto chiara a tutti la priorità per la città: la messa in sicurezza di un territorio fragile e ormai martoriato da anni di speculazione e di cementificazione. Non è demagogia”.

Intanto si avvicinano le elezioni regionali. La legge di stabilità prevede robusti tagli, pari a 4 miliardi di euro, nei trasferimenti alle Regioni. “Ai vincoli di bilancio e di destinazione delle risorse occorre contrapporre il coraggio, tutto politico, di determinare un forte cambiamento di rotta nelle scelte. Sostegno concreto agli alluvionati, detassazione immediata per chi ha subito danni e un chiaro e inequivocabile segnale: a questo territorio oggi non servono una gronda autostradale e un nuovo valico ferroviario. Serve prima di tutto evitare domani altre morti a causa dell’acqua.

A Genova, sono in corso manovre per la costruzione di alleanze assolutamente inedite. Qual è il suo pensiero?

So a cosa si riferisce. Le condizioni, secondo me, non ci sono. SEL e M5S appaiono uniti solo su alcune tematiche ambientali. Su altre questioni si dividono: penso all’immigrazione, al riconoscimento dei minori nati in Italia. Grillo e il suo Movimento considerano i partiti tutti uguali. Io sostengo, ad esempio, che SEL sia assolutamente ‘altro’ rispetto a Forza Italia. Si tratta chiaramente di visioni inconciliabili. Credo comunque che sia utile in questi mesi aprire un tavolo di confronto su tre questioni  fondamentali per Genova e la Liguria: territorio, ambiente e grandi opere.

 

Questo, dunque, il quadro del centrosinistra colto in una delle fasi più critiche della storia di Genova e della Liguria. Da una parte la sfida nel segno della continuità, lanciata dall’asse Burlando – Paita. Dall’altra chi spera che l’alluvione possa rappresentare lo spartiacque metaforico che metta fine a quell’esperienza. In mezzo, o sarebbe più corretto scrivere, al di fuori, il M5S sempre in bilico tra sistema e anti-sistema.

E il centro destra? Tramontato definitivamente l’astro di Claudio Scajola, la coalizione appare troppo frantumata per potersi riorganizzare, trovare la coesione e proporre un candidato credibile ed autorevole. Tuttavia qualcosa si muove. In Regione i consiglieri di Forza Italia hanno chiesto le dimissioni di Claudio Burlando e Raffaella Paita, ritenuti i responsabili del fallimento, sia nella programmazione, che nell’emergenza.

Burlando ha dimenticato di dire che i Tribunali Tar e Consiglio di Stato non avevano emesso alcuna sospensiva sui lavori  di messa in sicurezza del Bisagno, spiega Matteo Rosso, Consigliere regionale di Forza Italia. “Quindi Burlando avrebbe potuto prendersi la responsabilità, già negli anni scorsi, di attivare il percorso di infrastrutturazione del torrente. Paita, invece, è inadeguata, non è in sintonia con l’incarico”.

Forza Italia come si sta muovendo, con le regionali ormai prossime?

 Allargheremo il più possibile la coalizione attraverso accordi con Lega e Nuovo Centro Destra. Mentre la scelta del candidato è nelle mani di Sandro Biasotti, coordinatore regionale del partito.

 

Nell’area moderata ligure non mancano le voci critiche: “E’ urgente il cambiamento, la scossa, argomenta Raffaella Della Bianca, Consigliere regionale nel Gruppo Misto e coordinatrice ligure di ‘Sveglia Centrodestra’, il pensatoio che si è aggregato intorno a Lorenzo Castellani, ricercatore e Direttore del giornale online ‘La Cosa Blu‘ al quale hanno aderito amministratori locali e cittadini. “I politici ormai hanno perso la fiducia dei cittadini. Si è consumato un vero e proprio scollamento. Il centrodestra piange: non c’è un leader”.

Questo laboratorio del centrodestra troverà uno sbocco per l’appuntamento elettorale del 2015 ?

Certamente. In Liguria daremo vita ad una grande lista civica alternativa, che dia discontinuità rispetto all’amministrazione Burlando e al centrosinistra. Un motore per includere tutti coloro che sono stati contro la politica che ha governato la regione negli ultimi anni. Partiremo dalle primarie e da un programma solido. Sul ‘caso Genova’ noi diciamo che chi ha prodotto il fallimento, non può gestire i soldi per le opere e l’emergenza. Si definisca un accordo di programma che istituisca un commissariato straordinario con un tecnico di sicura efficienza (per capirsi non un Burlando) coordinatore, un magistrato dotato di poteri “alla Cantone” per rapportarsi al sistema giudiziario e un tecnico della Cassa depositi e prestiti in grado di analizzare il grande patrimonio pubblico genovese come garanzia per rapidi interventi finanziari.

 

Genova in tempo di pace, è dunque, una città bombardata che in primavera sarà chiamata ad esprimersi e a scegliere. L’alluvione di una notte ha scosso il tessuto produttivo, reso già fragilissimo dalle devastazioni degli anni scorsi. Gli indicatori economici del commercio sono in picchiata. La disoccupazione in crescita. I danni complessivi, secondo una prima stima ufficiale, ammontano a 250 milioni di euro. 2400 le attività commerciali distrutte. Moltissimi negozi non riapriranno. Il centro della città è un enorme mercato all’aperto dove la merce, intaccata dal fango, è messa in vendita a prezzi stracciati. I prodotti più danneggiati vengono scartati ed esposti sui marciapiedi: chi vuole li può prendere e portare via, senza pagare nulla. Economia di sussistenza, transazioni da dopoguerra.

Le previsioni in politica, si dice spesso, lasciano il tempo che trovano. Mancano ancora cinque mesi alle elezioni, ma che su questa tornata, un ruolo chiave, lo abbia giocato l’onda nera del Bisagno, sembra sicuro. Chi voteranno le centinaia di giovani scesi in strada con la pala ? E chi sceglieranno i commercianti, sommersi dall’acqua e dai debiti, per la seconda volta in tre anni ? A dettare il futuro, una maledizione antica come l’alluvione. A scrutare il cielo, in mancanza di altri segni comprensibili, è rimasta la classe politica ligure.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.