mercoledì, Agosto 12

Lidia Ravera: 'Le nuove tecnologie mi affascinano' field_506ffbaa4a8d4

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Di che cosa parla ‘Gli scaduti‘?

Immagino che un Partito Unico prenda il potere in nome dei trenta-quarantenni, mettendo al centro della sua rivoluzione soft, basata sulla propaganda e non sullo spargimento di sangue, il ritorno alla natura. Il che implica anche che la vita duri meno. Non che i sessantenni vengano uccisi, ma vengono allontanati dalla società, portati altrove a vivere un’esistenza parallela. Alle donne viene fatto obbligo di fare figli entro i venticinque anni, altrimenti devono giustificarsi di fronte allo Stato. Insomma, una popolazione che sta invecchiando viene svecchiata attraverso una scelta dittatoriale, che si ammanta di una demagogia leggera, lieta, condivisibile. Tutto prende le mosse dagli anni del Grande Disordine, che sono i nostri: anni con una fortissima disoccupazione giovanile, che è sicuramente un vulnus nella nostra società. Con problemi irrisolti di sfiducia nella rappresentanza, crisi economica e disoccupazione, e un dato importante di cui nessuno parla: una volta andavi in pensione e poco dopo morivi, mentre ora la vita si è talmente allungata che si possono avere davanti altri trent’anni, spesso anche in buona salute e con una mente ancora brillante. Quindi si parte da buone ragioni che io riconosco, anche perché la letteratura concede la possibilità di esercitare l’empatia verso tutti i personaggi. Io mi metto dal punto di vista di tutti, perché è vero che c’è un’emergenza, che i giovani entrano nel mondo del lavoro troppo tardi, e perciò restano troppo a lungo dipendenti dai genitori, il che è una catastrofe anche psicologicamente. Sono dei ritardati mentali rispetto a come eravamo noi alla loro età, e non per colpa loro, ma delle condizioni oggettive.

Il mio protagonista, Umberto, a sessant’anni è l’amministratore delegato di una grossa società. Sua moglie è una dirigente importante nel settore del tempo libero (perché la cultura non esiste più, ma il tempo libero sì, ed è abbondante). Insomma, sono due membri della classe dirigente, di bell’aspetto, che vivono in una bellissima casa. Lui viene rottamato, ed essendo una persona ad alto reddito andrà in un albero termale, invece che nelle “caserme” dove vanno tutti gli altri. La moglie dovrà attendere anni prima di seguire la sua sorte, e non è chiaro se potrà ricongiungersi a lui, perché normalmente le donne vengono separate dagli uomini. Ognuno dei due comincia a indagare su come stanno veramente le cose, e qui mi fermo, per non rivelare troppo.

Questo è il suo primo romanzo di narrativa di anticipazione?

Sì, e mi sono molto divertita. Tecnicamente è una distopia, un romanzo nella tradizione orwelliana. Un’utopia negativa che si sviluppa in un futuro molto prossimo.

Mi ha fatto pensare a un romanzo diventato anche un celebre film di Michael Anderson, ‘La fuga di Logan‘, in cui le persone venivano uccise al compimento dei trent’anni per fare posto a chi sarebbe venuto dopo. Lei legge abitualmente fantascienza?

No. Non l’ho mai frequentata. Ho letto Orwell, Huxley, Ray Bradbury, amo molto Philip K. Dick. Però non sono i miei modelli. Ho deciso di scrivere questa storia quando ho sentito la politica usare la parola “rottamazione” applicandola alle persone, come se fossero carcasse di automobili passate di moda. Io funziono così, deve essere l’urto della realtà a farmi venire in mente una storia. Se non soffrissi più non scriverei più.

Nel libro è entrata direttamente anche la sua esperienza politica come assessore?

L’avere visto da vicino la politica ha sicuramente influito, mi ha dato una consapevolezza in più, ho scoperto delle cose che non sapevo, ho visto come funziona un ufficio. Per me che sono sempre stata seduta su una sedia a scrivere romanzi questo bagno di realtà ha sicuramente avuto effetti profondi su di me. Prendo molto a cuore il mio ruolo di Assessore alle Politiche Giovanili, trovo terribile che nell’età in cui si è al massimo della potenza fisica e anche mentale non si venga messi alla prova del lavoro. Ci dovrebbe essere lavoro per tutti, e la creatività giovanile, che esiste, dovrebbe essere sfruttata. Per questo abbiamo fatto un bando per le startup delle imprese creative giovanili, che sta dando i suoi frutti. Con i pochi soldi che mi sono rimasti dopo i tagli alle regioni, cerco di dare un’occasione di fare impresa ai giovani creativi del Lazio.

Un altro romanzo distopico italiano recente, ‘Splendido visto da qui‘ di Walter Fontana, descrive un’altra società totalitaria, in cui le persone sono obbligate a rivivere eternamente un decennio del passato di loro scelta, quello che trovano più rassicurante. È la paura del futuro il motore delle scelte totalitarie del presente?

Certo, la paura del futuro c’è, perché vediamo una grande crisi di un po’ di tutto, a partire dalla rappresentanza. Uno scrittore con antenne sensibili (e chi non le ha non dovrebbe fare lo scrittore) intuisce che siamo alla fine di qualcosa, e non è chiaro per nessuno cosa avverrà dopo. Ci interroghiamo con lo strumento di indagine che abbiamo, che è appunto la letteratura.

 

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