giovedì, Luglio 16

Libia, un drone per avvisare l’Italia: sbagliate autorità libica Il drone italiano precipitato ieri a Tarhuna, secondo Haftar, sarebbe stato abbattuto dal suo esercito, lo Stato Maggiore della Difesa nega l’abbattimento e parla di problemi tecnici, ma i Governi di Roma e di Tripoli non parlano, FederPetroli Italia chiede al Governo di chiarire

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Ieri in Libia un drone italiano è precipitato. Questo il fatto, ed è certo. Il come e il perché è quanto è avvolto nel dubbio. La domanda di fondo è: il drone è precipitato per un guasto tecnico, oppure è stato abbattuto? E se abbattuto da chi? Perché?

Per l’Italia la versione ufficiale è venuta dallo Stato Maggiore della Difesa (SMD), «Nella giornata odierna è stato perso il contatto con un velivolo a pilotaggio remoto dell’Aeronautica Militare, successivamente precipitato sul territorio libico. Il velivolo, che svolgeva una missione a supporto dell’operazione Mare Sicuro, seguiva un piano di volo preventivamente comunicato alle autorità libiche.  Sono in corso approfondimenti per accertare le cause dell’evento», così recita il comunicato stampa n° 57 del 20 novembre, pubblicato su Twitter (non appare invece in piattaforma internet nell’area dei comunicati stampa).

Nel testo lanciato su Twitter, si parla genericamente di un Predator, «precipitato sul territorio libico» , senza la più precisa dicitura ufficiale del comunicato che scandisce, sia pure molto stringatamente, la successione dei fatti: «è stato perso il contatto» e «successivamente precipitato». 

Nè il comunicato, né il Twitter precisano il luogo, l’ora (nel comunicato si precisa solo «nella giornata odierna»), e men che meno le dinamiche.
Fonti di non precisata provenienza (probabilmente dello Stato Maggiore della Difesa o interne all’Aeronautica) che vengono definite ‘qualificate’ da ‘Adnkronos’, poco dopo hanno informato, riferisce l’agenzia, che   «da remoto, il pilota del velivolo ha notato delle spie di allarme accese e da una verifica ha rilevato un principio di incendio a bordo e successivamente ha perso il segnale». Ovviamente, su questa precisazione non c’è alcuna conferma ufficiale. Nè al momento in cui scriviamo vi sono note ulteriori a chiarimento dell’accaduto da parte del Governo. Immediatamente, a ridosso dell’annuncio da parte della Difesa, sono piovute le dichiarazioni delle due parti in conflitto in Libia.

Per l’Esercito Nazionale Libico (Enl) del generale Khalifa Haftar, ha parlato il portavoce, il generale Ahmed al-Mesmari, affermando, via Twitter «La nostra difesa aerea ha abbattuto il velivolo senza pilota, dopo essere entrato in un’area di operazioni militari precedentemente annunciata», nella regione libica della Tripolitania.
Dunque il drone sarebbe stato abbattuto, e per mano della difesa aerea dell’Enl. Altresì, il drone avrebbe sconfinato in area di operazioni militari.
Che fosse stato l’Enl ad abbattere il drone lo aveva anticipato The Libyan Address, quotidiano di Bengasi,  ritenuto vicino al generale Haftar, definendolo, però, un velivolo turco, decollato da Misurata. 
Secondo informazioni non confermate, infatti, il drone sarebbe stato scambiato per un velivolo turco.
Su Twitter alcuni blogger che si occupano di sicurezza avevano pubblicato le foto dei rottami del velivolo affermando che si trattava di un Predator e che il drone era ‘stato tirato giù’ dalla difesa aerea di Bengasi.
Dunque, le fonti locali, in un primo momento, hanno di fatto sostenuto che l’Enl abbia scambiato il drone italiano con un velivolo turco.
«Stiamo ancora aspettando una dichiarazione ferma dall’Italia sulle ragioni di questo volo sul territorio libico e in una zona di divieto di sorvolo», ha affermato il portavoce  Mesmari, commentando l’abbattimento, «con missile terra-aria», del drone.

«Il velivolo italiano stava volando nel cielo di Tarhuna», nella regione della Tripolitania, ha detto Mesmari, spiegando i dettagli della vicenda, «che è un punto importante per le forze armate», «abbiamo dichiarato più di una volta che l’area che si estende da Sirte a Zuwara è un’area di operazioni militari di aria, mare e terra». «Il volo di un aereo militare straniero su Tarhuna è una violazione dello spazio aereo libico e della sovranità della Libia», ha affermato Ahmad al-Mesmari, parlando in conferenza stampa a Bengasi. E ha ribadito: «Abbiamo abbattuto un drone italiano con un missile anti-aereo, a nord di Tarhouna», 50 chilometri a sudest di Tripoli.

Mentre l’Enl si assume la responsabilità dell’abbattimento del drone tricolore, interviene Tripoli, ma non ufficialmente, lo fa attraverso una dichiarazione a Adnkronos di Ashraf Shah, ex consigliere politico dell’Alto consiglio di Stato.  Per il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, il drone italiano è precipitato «per un guasto tecnico» e «non era coinvolto nel conflitto in Libia, come la propaganda del generale Khalifa Haftar ed i suoi sponsor vogliono far credere». Secondo Shah, le autorità dell’Aeronautica militare e dell’Aviazione civile di Tripoli «hanno ricevuto un warning dagli italiani con il quale comunicavano l’avaria», «Il drone è precipitato ed era coinvolto nell’operazione Mare sicuro», afferma ancora Shah, denunciando come «l’altra parte voglia fra credere che sia stato abbattuto un velivolo nemico», ma soprattutto, di fatto, confermando il guasto sostenuto dallo Stato Maggiore della Difesa.

Attenzione però. Nelle stesse ore di questo profluvio di dichiarazioni, interviene il Governo di Tripoli, per affermare qualcosa che sembrerebbe non riguardare la vicenda del drone italiano.  Un velivolo delle forze fedeli al generale libico Khalifa Haftar, si legge nelle note di agenzia, «è precipitato a sudest della capitale libica, Tripoli, nei pressi di Tarhuna: ne ha dato notizia il Governo di concordia nazionale libico, guidato da Fayez al-Serraj», richiamando l’agenzia turca ‘Anadolu’. «“Il velivolo è precipitato mentre cercava di colpire Tripoli”, afferma la nota del comando militare dell’operazione ‘Vulcano di rabbia’ delle forze del governo di concordia nazionale. La ‘Anadolu’ precisa che non ci sono state reazioni da parte delle forze di Haftar»,  «c’è chi sostiene che il velivolo appartenesse in realtà al governo di Tripoli. Nel frattempo è stata confermata la notizia di un drone italiano precipitato nella zona di Tarhuna», conclude la nota. 

Ricapitoliamo brevemente.
Secondo lo Stato Maggiore della Difesa italiana e secondo ambienti di Tripoli, il drone sarebbe precipitato per un guasto tecnico; ma né il Governo di Roma, né il Governo di Accordo Nazionale della Libia Tripoli si sono pronunciati (almeno fino ad ora che scriviamo) sul fatto.
Secondo l’Esercito Nazionale Libico del generale Khalifa Haftar, e secondo fonti locali, il velivolo sarebbe stato abbattuto.
Il drone italiano potrebbe essere stato scambiato per turco.
Nelle stesse ore, secondo il Governo di Tripoli  -che in questo caso interviene ufficialmente- afferma che un velivolo delle forze fedeli al generale Haftar, è precipitato, nei pressi di Tarhuna, notizia rilanciata in Italia attraverso una agenzia stampa turca.

Sia il primo che il secondo velivolo sono precipitati nella zona di Tarhuna. Tarhouna, area tutt’altro che banale: controllata da Haftar, città  strategica per entrare a TripoliTutte le fonti sembrano dare per assodato che il velivolo italiano ha sconfinatoin una area sulla quale non era autorizzato entrare, area che sarebbe risaputo dai comandi militari essere di scontri tra forze armate nemiche Le domande iniziali diventano molto calde. Precipitato o abbattuto alla fine la domanda più importante è perché quel drone ha sconfinato.

Una tentativo di spiegazione arriva da Arturo Varvelli, esperto di Libia dell’Ispi. E’ possibile che il drone italiano sia stato abbattuto dalle forze del generale Khalifa Haftar in Libia, «ma non è detto che lo stia stato volontariamente», ha commentato a caldo in un’intervista a ‘Adnkronos’,  parlando di «provocazioni continue» da parte dell’uomo forte della Cirenaica, Haftar. Il drone era sicuramente «disarmato, dal momento che dubito che l’Italia possa in qualche modo farsi coinvolgere nel conflitto libico». Certo, «non è dato sapere se il Predator sia stato abbattuto volontariamente o se sia stato scambiato per un drone turco». In ogni caso potrebbe trattarsi di una nuova «provocazione» da parte del generale Haftar all’Italia: Varvelli cita il bombardamento nelle settimane scorse dell’aeroporto di Misurata, vicino alla base dei nostri militari, o anche il bombardamento del centro migranti di Tajoura.  

Varvelli chiarisce la situazione a Tarhouna. La città «è ancora in buona parte controllata dalle forze di Haftar». Per entrare a Tripoli, secondo l’obiettivo annunciato dal generale nell’aprile scorso, «c’erano due direttrici: una era Gharyan, che è stata ripresa da Tripoli, e l’altra è Tarhouna, che lui sta puntellando grazie ai mercenari del gruppo russo Wagner», quello che farebbe capo a Evgheny Prigozin, noto come ‘lo chef del Cremlino’.

Questa mattina l’appello del Presidente della FederPetroli Italia, Michele Marsiglia. che sullo  sconfinamento aereo del drone nella zona di Tarhuna, afferma  «il nostro Ministero della Difesa chiarisca subito sull’accaduto e, che si eliminino dalla partenza eventuali posizioni di astio con la Libia, siamo già in una fase delicata e non positiva, basta una virgola e la posizione Italia finisce in coda in questo difficile e delicato conflitto nord-africano». 

Marsiglia butta sul tavolo un altro fatto: una esplosione al deposito di Gas della Brega Petroleum Marketing Company. La Brega Petroleum Marketing Company è la «divisione strategica di commercializzazione della National Oil Corporation (NOC), che qualche settimana fa è stata al centro delle decisioni politiche internazionali per un eventuale scorporo societario dalla stessa NOC», spiega Marsiglia. Ebbene, incidente o attacco con proiettile, come nelle prime ore si è detto, questo ancora non è chiaro, ci dice Marsiglia, interpellato telefonicamente. Ma certo, prosegue la nota di FederPetroli, «A Tripoli qualcuno sta coprendo quanto accaduto». «Mustafa Sannalla (Ceo NOC) ha inviato un messaggio di aiuto, ma questa volta si preferisce non ascoltare, visto che il tutto ancora non si sa se proviene da forze di Al-Sarraj o dallo schieramento rivale esterno alla città, di Haftar. La situazione non è chiara, ma quello che in queste ore è sicuro che un attacco di qualsiasi tipo dove c’è gas potrebbe essere di dimensioni esorbitanti per la potenza chimica dell’elemento. Continuano ad attaccare le divisioni strategiche di commercializzazione del prodotto, in questo modo si bloccano anche i veicoli su ruote per operazioni belliche».

Il problema per il quale Marsiglia è intervenuto è quello della difficile situazione delle aziende italiane del settore petrolifero, che l’incidente del drone non fa altro che peggiorarla  ulteriormente se il Governo, e per esso il Ministero della Difesa o quello degli Esteri, non intervengono a chiarire.
Le nostre aziende sono ferme in Libia, l’Eni stesso è fermo. Stiamo perdendo quattrini e posizioni. I francesi, gli spagnoli entrano, operano, noi siamo fermi. E stiamo perdendo punti anche in termini di credibilità delle nostre aziende”. Il problema è sempre lo stesso: la posizione ondivaga italiana, la mancanza di una politica estera.

Il fatto di ieri per certi versi ricorda molto Ustica, forse il nostro drone si è trovato nel posto sbagliato nel momento sbagliato, in un pezzo di cielo libico dove le due controparti, Tripoli e Haftar, e i loro alleati stranieri, si stavano combattendo. E però, non avrebbe dovuto esserci. Un esperto di Libia come Varvelli si sente di escludere un coinvolgimento italiano nel conflitto libico, e ipotizza, invece, una nuova «provocazione» da parte del generale Haftar all’Italia. 

Questa mattina, mentre dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk, vicina al generale Haftar, si tornavano a chiedere spiegazioni all’Italia per un «volo nello spazio aereo libico senza che ne siano informate le autorità libiche, rappresentate nella guida dell’Esercito nazionale libico, soprattutto a fronte del fatto che la regione è considerata zona militare»,   l’Alto Consiglio di Stato libico ha diffuso la notizia che proprio ieri, si è tenuto un incontro a Tripoli tra l’ambasciatore italiano, Giuseppe Buccino, e il capo dell’Alto Consiglio di Stato libico, Khaled al-Mishri.  Al centro del colloquio tra Buccino e al-Mishri, gli ultimi «sviluppi politici e militari» e le «conseguenze dell’aggressione a Tripoli», ovvero l’offensiva lanciata lo scorso 4 aprile da Haftar.  Secondo la nota, «l’ambasciatore italiano ha ringraziato al-Mishri, affermando che la posizione italiana è ferma» riguardo l’offensiva di Haftar contro la capitale, «rispetto ad altri Paesi che a volte hanno posizioni un po’ ambigue».
Sempre ieri,  il Ministro dell’Interno italiano, Luciana Lamorgese, in audizione davanti alla Commissione Affari costituzionali della Camera, aveva annunciato che «Sono state avviate le procedure di rimodulazione dei contenuti» del Memorandum Italia-Libia per la gestione dei flussi migratori e il contrasto alla immigrazione clandestina. 

E possibile che Haftar non gradisca molto incontri e dichiarazioni di questo genere, dopo che l’Italia ha avuto momenti di approccio, se non proprio vicinanza, che ovviamente ora potrebbero sembrare, all’uomo forte della Cirenaica, questi sì, ambigui.
Infatti, da Tobruk precisano  «il 95% dello spazio aereo libico è sotto il controllo dell’Aeronautica libica e l’Italia dovrebbe sapere che l’Aeronautica libica è in grado di proteggere il proprio spazio aereo e il proprio popolo», e «le difese aeree sono in grado di evitare qualsiasi violazione dello spazio aereo libico», come a rispondere all’affermazione di ieri dello Stato Maggiore della Difesa che sosteneva che il velivolo «seguiva un piano di volo preventivamente comunicato alle autorità libiche».  La comunicazione del piano di volo, ci dice Tobruk, è stata mandata alle autorità libichesbagliate.
La provocazione è chiara, l’avviso anche, ancora più chiaro alla luce della situazione tanto problematica che viene spiegata da Michele Marsiglia.

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