giovedì, Maggio 23

Libia: tutte le armi e gli uomini di Haftar e Sarraaj Nel pantano libico le armi sono ovunque e arrivano da quasi ovunque; ecco come sono distribuiti uomini e armi

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Nelle ultime settimane, l’Esercito Nazionale Libico (LNA), ha attraversato il vasto deserto meridionale della Libia, occupando giacimenti petroliferi strategici e basi aeree fino ad arrivare alla periferia di Tripoli, sul punto di invaderla.
L’LNA si troverebbe ad affrontare il Governo di Accordo Nazionale (GNA), sostenuto a livello internazionale, ma che finora non ha avuto molta presa nel Paese, e supportato dai miliziani che hanno diviso la capitale in feudi e saccheggiato le casse dello Stato. Tra le diverse milizie che appoggiano il Governo di accordo nazionale ci sono le brigate di Misurata, le più forti e meglio armate del Paese, equipaggiate con armi pesanti, carri armati e camion adibiti a lancia-razzi, spesso decisive.

Il sostegno militare al generale Khalifa Haftar, capo dell’Esercito Nazionale Libico, sarebbe finanziato da alcuni Paesi stranieri –Emirati Arabi Uniti, Egitto, Francia e Russia.
Secondo quanto riporta il ‘New York Review’, gli Stati Uniti hanno lungamente guardato con diffidenza Haftar e hanno ufficialmente appoggiato il governo di Tripoli, pur mantenendo una presenza di intelligence e operazioni speciali a Bengasi -controllata dall’Esercito Nazionale Libico. Attualmente il Comando USA Africa -responsabile delle operazioni militari americane in Africa- ha fatto sapere di aver spostato un contingente di forze statunitensi fuori dal Paese a causa dei ‘crescenti disordini’. Secondo la situazione riportata l’8 aprile scorso dall’ONU, l’escalation di violenza a Tripoli e dintorni avrebbe causato lo sfollamento di oltre 2.800 persone, in fuga dai combattimenti, bloccato i servizi di emergenza e danneggiato le linee elettriche. La violenza starebbe ulteriormente aumentando, così come le privazioni dei rifugiati e migranti nei centri di detenzione nelle aree di conflitto.

Dopo la caduta di Muammar Gheddafi, il controllo di sicurezza è finito nelle mani di centinaia di milizie, circa 300, sparse su tutto il territorio, pesantemente armate, anche con i carri armati sottratti al disciolto Esercito del rais’, finanziate anche dall’esterno.
Alcune di queste milizie sono riconosciute e più vicine al Governo di Accordo Nazionale, altre sono appoggiate dall’LNA del generale Haftar. 

Le Forze Armate libiche di Gheddafi avevano una grande quantità di equipaggiamenti, prevalentemente risalente all’epoca sovietica. Attualmente, ci sarebbero milioni di armi disperse tra le milizie e i civili e molte altre che continuano a essere fornite da vari Paesi ai loro alleati libici, nonostante l’applicazione dell’embargo sulle armi.
In Libia si trova un po’ di tutto, anche missili aria-superficie utilizzati come superficie-superficie.
Dal febbraio 2011, il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha imposto un embargo sulle armi, da e verso la Libia. Dal settembre 2011 le forniture di armi al nuovo Consiglio Nazionale Transitorio Libico (NTC), soppresso nel 2012, sono state autorizzate, ma solo se approvate dal comitato delle sanzioni.

Il generale di brigata libico Mohammad Al-Qunidi, capo dell’intelligence militare libica, fedele al Primo Ministro Fayiz Al-Sarraaj, avrebbe riferito che «i Paesi arabi che sostengono le milizie di Haftar vorrebbero creare un nuovo Al-Sisi in Libia»; «L’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti hanno rifornito Haftar di armi ed equipaggiamenti pesanti».

Secondo quanto riportato dall’International Institute for Strategic Studies (IISS), l’Esercito di Haftar (LNA) avrebbe circa 25.000 uomini. Si tratterebbe di uomini dell’ex Esercito libico di Gheddafi, e personale aggiuntivo proverrebbe dalla Saiqa, unità delle forze speciali tra cui anche ex soldati del regime di Gheddafi. Altro personale è fornito dalla milizia salafita di Madkhali, mercenari ciadiani e sudanesi, gruppi tribali armati e guardie di impianti petroliferi.

Il Governo di Accordo Nazionale (GNA) può contare su una base di supporto più ampia di milizie, sebbene alcune siano inclini a lotte intestine.
Questa mancanza di unità si è riflessa negli scontri dello scorso agosto tra le forze affiliate al GNA e la settima brigata di Tarhuna, probabilmente parte della stessa fazione.
All’interno di questo gruppo libero che sostiene la GNA, ci sono anche quelli la cui fedeltà è guidata solo dall’opportunismo.
I più grandi gruppi armati dell’ovest includono le milizie di Misurata e le forze di Zintan, divisa nel loro supporto tra il GNA e l’Esercito Nazionale Libico.
Nella capitale, Tripoli, i sostenitori del GNA includono la Rada Special Force, una forza di Polizia composta da circa 1.500 persone, e la brigata Nawasi, composta da 700 persone, guidata da islamisti. Queste milizie sono le migliori addestrate ed equipaggiate nella capitale.

Haftar utilizzerebbe anche le milizie del Ciad e dell’opposizione sudanese. Infatti, secondo esperti delle Nazioni Unite, gruppi armati del Darfur avrebbero rafforzato la loro presenza in Libia, alcuni dei quali hanno partecipato alle operazioni ‘Dignità’. Haftar avrebbe la superiorità aerea e conterebbe su vecchi aerei Mig 21, Mig 23 e Mirage F1 e il supporto dell’EAU.

Dalla caduta di Gheddafi, l’impegno degli Emirati Arabi Uniti nella Libia orientale è aumentato costantemente con l’assistenza militare nel supporto consultivo, fornitura di velivoli di attacco e UAV, mentre i rivali del Golfo degli Emirati, i qatariani, hanno concentrato il loro sostegno sulla Libia occidentale.

All’inizio di questo anno, un’indagine della ‘CNN’ ha fornito ulteriori prove del fatto che equipaggiamenti militari statunitensi sarebbero stati trasferiti dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti ad alcune milizie, incluse quelle collegate ad al-Qaeda. Gli Stati Uniti sono il più grande fornitore di armi dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti, due ottimi clienti dell’industria della difesa americana. Gli Emirati sono stati accusati di aver spedito armi al generale libico Khalifa Haftar e a vari gruppi ribelli siriani in violazione delle sanzioni ONU. La Russia, secondo altre fonti, avrebbe armato e, secondo quanto riferito, inviato uomini per assistere e addestrare le forze dell’LNA.

Ma le armi in Libia arriverebbero da diversi Paesi.
Nel gennaio scorso ci sarebbe stato il rinvenimento di 3.000 armi da fuoco fabbricate in Turchia e oltre quattro milioni di proiettili nascosti in container nel porto libico di Khoms, porto minore, scelto perché i controlli sarebbero meno rigorosi. Zvi Mazel, ex Ambasciatore israeliano in Egitto e ricercatore senior presso il Jerusalem Center for Public Affairs, ha detto che «dalla natura delle armi di contrabbando, è abbastanza ovvio che non fossero destinate ad un esercito regolare, ma piuttosto a gruppi armati per attività terroristiche, molto probabilmente organizzazioni islamiche legate alla Fratellanza Musulmana». Secondo un rapporto dell’ONU del 5 marzo scorso anche la Corea del Nord avrebbe tentato di fornire armi di piccolo calibro e leggere e altre attrezzature militari alla Libia tramite intermediari stranieri.

Al momento è difficile fare previsioni sull’esito dell’avanzata di Haftar. L’esercito LNA non sembra in grado di prendere Tripoli e sconfiggere le milizie fedeli ad Al-Serraj. Haftar ha, probabilmente, sottostimato le capacità delle diverse milizie mobilitate che supportano il Governo di accordo nazionale, o, probabilmente, vorrà sfruttare la posizione sul campo per partire da un punto di vantaggio nella conferenza di Ghadames, prevista dal 14 al 16 aprile, ma in questi istanti rinviata.

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