domenica, Luglio 21

Libia: sempre più un affare di altri Haftar mercoledì a Parigi per discutere della tregua, molto probabilmente senza ritiro, con l’Unione Europea sempre più dalla sua parte, mentre Al-Sarraj cerca il sostegno UE e USA

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Siamo in una situazione in cui «attori locali sono manipolati e manipolano le guerre per procura dei giocatori globali» il che non fa che «complicare ulteriormente la risoluzione dei conflitti», parola di Robert Malley, coordinatore di Crisis Group, uno dei think tank più accreditati nel monitoraggio delle crisi internazionali. In queste settimane ciò è particolarmente evidente in Venezuela, Sudan e Libia.

E proprio dalla Libia arrivano le notizie più preoccupanti in queste ore. Il che mette in allarme anche il sistema delle imprese italiane che operano nel Paese. A farsene portavoce è  il Presidente di FederPetroli Italia, Michele Marsiglia.

Le milizie facenti capo al Governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar hanno mosso la posizione sulla città di Zawiya, «Temiamo per i siti produttivi. Già nella tarda serata di ieri abbiamo saputo della continua offensiva da parte delle truppe libiche in capo al Governo di Tobruk nei pressi della città di Zawiya. Centro industriale e petrolifero, Zawiya ospita una delle più grandi raffinerie della Libia a bandiera NOC (Libyan National Oil Corporation) con una capacità produttiva di oltre 220mila barili al giorno di greggio, sono presenti pipeline di collegamento ai giacimenti El Feel (Elephant), Hamara e Sharara che sono situati in zona sud e centro occidentale della regione. La raffineria è un orgoglio italiano, fu costruita in gran parte dalla nostra SnamProgetti negli anni ’70. Le milizie si stanno spostando verso Sirte, un altro sito di interesse produttivo di raffinazione e collocato a Ras Lanuf».

Venerdì la NOC ha inaugurato il suo primo ufficio internazionale a Houston. L’ufficio ha la responsabilità di gestire un investimento di 60 miliardi di dollari per aggiornare il settore petrolifero e gas della Libia e aumentare la capacità produttiva a 2,1 milioni di barili al giorno entro il 2023, secondo quanto affermato dal Presidente NOC, Mustafa Sanallah.
Sanallah ha sottolineato l’importante ruolo che le società e le competenze statunitensi possono svolgere nello sviluppo del nostro settore petrolifero e del gas libico. «Per i nostri partner statunitensi, questo ufficio diventerà la porta di accesso a nuove opportunità in Libia, mentre cerchiamo di sostenere e far crescere questo settore come parte integrante dello sviluppo economico nazionale», ha spiegato il presidente NOC. Operazione possibile solo se gli scontri cesseranno.
Continua Marsiglia: «Pensavamo che la scorsa settimana con l’inizio del Ramadan gli scontri potessero avere una tregua momentanea, ma così non è stato. Attendiamo nelle prossime ore l’evolversi della situazione e cercheremo di metterci in contatto con altri riferimenti in zona per avere maggiori informazioni sugli sviluppi».

Merita sottolineare che il 26 aprile scorso il Governo di Al-Sarraj ha assunto la società di Washington Mercury Public Affairs,  con l’evidente obiettivo di opporre una propria forza alla capacità d’influenza del generale  sull’Amministrazione USA. Servono compromessi, afferma Malley, per scongiurare il peggio.

All’inizio di aprile, le forze fedeli al feldmaresciallo Khalifa Haftar hanno lanciato un assalto alla capitale, Tripoli. Ci sono buone ragioni per credere, sostengono gli osservatori e tra questi Malley,  che l’abbia fatto erroneamente convinto che sarebbe stato un facile vincere nella capitale e pericolosamente incoraggiato dai segnali di sostegno delle grandi potenze regionali. Di questi, il più importante sembra essere arrivato non solo dai suoi tradizionali sostenitori, quali Egitto e Emirati , ma da una convergenza più sorprendente tra Arabia Saudita, Russia e Stati Uniti. L’atteggiamento di Washington, Malley lo definisce ‘opaco’.
Il Dipartimento di Stato inizialmente si era dimostrato preoccupato per le mossa di Haftar, poi è arrivato quello che è stato interpretato come il sostegno del Presidente Donald Trump al leader militare libico dopo l’incontro di Trump con il Presidente egiziano Abd al-Fattah al-Sisi.

A seguire, scorsa settimana, il tour in Europa -Roma, Berlino,  e Londra- di Fayez al-Serraj, il capo del Consiglio presidenziale libico,  alla ricerca di un rinnovato sostegno per il suo Governo di concordia nazionale. Ma l’inequivocabile condanna dell’offensiva militare di Haftar dalle capitali europee non è arrivata, anzi, dietro le dichiarazioni ufficiali di quasi tutti i leader europei incontrati, vi è il quasi sostegno al generale, e la possibilità  che il  cessate il fuoco  invocato da tutti non richieda il ritiro delle forze del generale.
Emmanuel Macron ha sollecitato «un cessate il fuoco senza condizioni»  e ha proposto «una delimitazione della linea del cessate il fuoco, sotto supervisione internazionale». Secondo alcune fonti quali ‘Politico, quello di Macron di fatto è un ‘implicito’  riconoscimento delleavanzate militari di Haftar’.
L’assenza di un’esplicita condanna dell’offensiva di Haftar pare evidente anche dal Governo di Roma (da qualche settimana il Governo Conte infatti ha chiaramente aperto al generale), così pure da Berlino e Londra, che hanno semplicemente chiesto un cessate il fuoco, senza porre condizioni, ovvero, senza ritiro.

Così, ieri, Khalifa Haftar  ha aperto un nuovo fronte nell’avanzata verso Tripoli con l’invio di forze a Sirte. Fonti militari hanno detto ai media locali che l’Esercito nazionale libico (Lna) ha dispiegato uomini nella città natale di Muammar Gheddafi, a 500 chilometri a est della capitale, nell’ambito dell’operazione avviata quasi 40 giorni fa contro Tripoli.
Haftar non ha annunciato ufficialmente l’invio di uomini a Sirte, ma l’Lna ha diffuso foto che mostrano le sue forze marciare verso Sirte ieri mattina.

Secondo l’emittente ‘Al Hadath’, unità dell’autoproclamato Esercito nazionale libico sono già state inviate nelle vicinanze della città costiera, controllata dal Governo al-Serraj, da cui poi punterebbero a spostarsi lungo il Mediterraneo fino a Tripoli via Misurata, che dista 200 chilometri dalla capitale.
Haftar è sempre più deciso a prendersi la Libia, tutta, escludendo qualsiasi accordo  al-Serraj.

Nella notte le milizie alleate al Governo riconosciuto dalle Nazioni Unite a Tripoli hanno avviato una controffensiva a sud della capitale per strappare alle forze di Haftar posizioni attorno alla località di Ben Ghasir. Situato a circa 20 chilometri dal centro della capitale, il quartiere è uno di quelli che danno accesso al vecchio aeroporto internazionale di Tripoli, un’area di alto valore strategico su cui le due parti si stanno scontrando. Parlando con la stampa sabato sera, il portavoce delle forze alleate al Governo di accordo nazionale, Mustafa Al Marjaei, ha spiegato che il contrattacco è centrato sull’asse di Al Tawisha ed è cominciato con numerosi attacchi aerei sulle posizioni a rivali Ben Ghashir. Secondo il portavoce, le milizie che rispondono ad Haftar hanno compiuto vari rastrellamenti in diverse località a sud di Tripoli, dove Haftar tentava di entrare attraverso strade secondarie con l’aiuto di gruppi di ‘mercenari’. «Al momento le nostre forze controllano le città di Al Aziziyah, Al Sawani, Al Tawisha, il cammino di Tobat così come le città di Al Saidiya e Al Zahara», ha affermato Hamuda, città che sono punti-chiave per l’accesso sud a Tripoli. Secondo Mohamed Hamuda, gli scontri sono avvenuti anche vicino l’aeroporto della capitale.

Ieri ‘The Libya Observer ‘ ha diffuso la notizia che Haftar sarà mercoledì a Parigi per un incontro con il Presidente francese Emmanuel Macron, ad una settimana esatta dalla visita di Serraj.
Nelle settimane scorse, dopo l’avvio dell’offensiva contro la capitale libica, il Governo di Tripoli aveva accusato la Francia di interferire e di sostenere Haftar e per questo aveva sospeso la cooperazione con Parigi in tema di sicurezza. Poi, nei giorni scorsi il Ministero dell’Economia, proprio all’indomani della visita di al-Serraj in Francia, ha sospeso le attività di 40 aziende straniere, tra cui le francesi Total e Thales, con la motivazione della scadenza della licenza a operare nel Paese.

Oggi e domani di Libia discuteranno i Ministri degli Esteri europei e l’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, con l’inviato speciale dell’Onu sulla Libia, Ghassan Salamè, e con .
Mogherini al suo arrivo oggi al Consiglio Esteri ha sottolineato che la Libia «è uno dei principali temi dell’agenda»  e che è il focus dei colloqui sarà quello di discutere «prima di tutto come la Ue e gli Stati membri possano aiutare l’Onu a far convenire le diverse parti in Libia in un processo politico e cosa più importante accettare un cessate il fuoco che metta fine ai combattimenti nel Paese». In mattinata, intanto, Mogherini ha incontrato al-Sarraj, a margine della riunione dei Ministri degli Esteri europei. «L’Unione europea si aspetta dalle parti un immediato cessate il fuoco e la ripresa del dialogo politico, negli interessi di tutti libici», ha dichiarato su Twitter l’alto rappresentante, senza accennare al ritiro di Haftar. Ritiro che è tornato a chiedere al-Serraj: «Qualsiasi proposta di cessate il fuoco deve prevedere la verifica del ritiro delle forze di aggressione e il ritorno nelle aree da cui sono partite», si legge in una dichiarazione diffusa dall’ufficio di al-Serraj che all’Unione Europea chiede una  «posizione unita» e di «chiamare le cose con il proprio nome», ovvero identificare Haftar come «l’aggressore», esplicitamente chiede alla UE che «non metta sullo stesso piano aggressore e vittima». L’Unione Europea da al-Serraj è invitata a intervenire per «fermare le ingerenze da parte dei Paesi che forniscono armi agli aggressori con una palese violazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza» sull’embargo alle armi in Libia, e mette in guardia dalla possibilità che il conflitto si ampli fino a «non riguardare più solo la Libia, ma l’intera regione».

Il Ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, sottolineando che  «le cose non vanno bene, bisogna cercare di calmare gli animi, e soprattutto di arrivare a una tregua umanitaria, un cessate il fuoco, e riprendere il percorso dei negoziati», ha detto che il «Governo di Accordo nazionale presieduto da Fayez al-Sarraj è sempre più in difficoltà, sotto l’attacco delle truppe della fazione nemica del maresciallo Khalifa Haftar».  

In effetti, quello che sembra restare in prospettiva è «una sanguinosa guerra di logoramento tra Haftar da una parte e il Governo riconosciuto a livello internazionale di Tripoli insieme alle milizie locali dall’altra, nel contesto di un minaccia di escalation della guerra per procura», come sostiene Malley.

Possibili sviluppi potrebbero esserci mercoledì, dopo che il generale avrà incontrato Macron, e dopo  il viaggio in Russia, oggi e domani, del Segretario di Stato americano Mike Pompeo, non è da escludere, infatti, che oltre a Venezuela, Afghanistan e Siria si discuta anche di Libia, magari grazie ai primi interventi di Mercury Public Affairs, e alle discussioni di oggi a Bruxelles.

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