venerdì, Novembre 15

Libia: il petrolio continuerà a fare la differenza tra guerra e ricostruzione Abbiamo analizzato i diversi attori alla luce dell’esplosione di ieri insieme a Umberto Porfazio

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Ieri, 26 dicembre, è esploso l’oleodotto al-Zuqut del terminal di Al-Sidra, vicino il villaggio di Maradah in Cirenaica. Ad esplodere sarebbe stato un oleodotto gestito da una sussidiaria della Al-Waha Oil Company che collega i giacimenti petroliferi del bacino di Marada con il porto petrolifero di Sidra. 

Secondo alcuni funzionari dell’Esercito Nazionale Libico (Libyan National Army, LNA), scriveva ieri il ‘The Libya Times , alcuni gruppi terroristi sarebbero i diretti responsabili dell’‘incidente’. 

Un’ulteriore dichiarazione arriva dalla National Oil Corporation (NCO) libica, secondo la quale la causa dell’incendio non sarebbe ancora chiara. La NCO, secondo il ‘The Libyan Obsrever’, starebbe portando avanti ulteriori indagini, monitorando da vicino gli sviluppi. 

L’NCO avrebbe poi aggiunto che l’incidente avrà un impatto sulla produzione giornaliera di petrolio greggio, prevedendo un calo tra 70 e 100 mila barili al giorno. Di conseguenza, il prezzo del petrolio in borsa è salito alle stelle. 

La zona in cui si è registrata l’esplosione è fondamentale per l’esportazione di petrolio libico. I porti di Raf Lanuf e Sidra sono stati conquistati dalla Brigata di Difesa di Bengasi nel marzo scorso, e quindi sottratti al controllo del Generale Khalifa Haftar, il quale, però, è riuscito a organizzare un’offensiva e a recuperare il loro controllo solo due settimane dopo. Si tratta, quindi, di un’area calda, sia in termini petroliferi che politici, in quanto si trova al confine con la Tripolitania. 

In Libia la crisi dura ormai da anni, e dopo che l’ex-rais libico Muhammar Gheddafi è stato deposto, il Paese ha affrontato -e lo sta facendo tutt’ora- un vuoto politico impressionante, dovuto alla debolezza delle nuove istituzioni e all’incapacità dei leader locali di prendere le redini del Paese, insieme all’invadente ingerenza di potenze esterne. Il riassetto politico libico, oltre ciò, sembra divenire ancor più difficile dopo che l’accordo di Skhirat  è scaduto  e il leader della Cirenaica lo riconosce come non legittimo sotto tutti i punti di vista. 

A complicare la situazione libica, ci sono le milizie, gruppi armati tribali che regolano e gestiscono effettivamente il Paese. Insieme a loro sono presenti in Libia anche gruppi jihadisti, tra cui lo stesso Stato Islamico. La Libia è stata, infatti, il primo Paese ad essere stato conquistato dai miliziani del Daesh dopo Siria e Iraq. 

Siamo davanti a una scacchiera molto più che complessa, e abbiamo analizzato i diversi attori alla luce dell’esplosione di ieri insieme a Umberto Porfazio, membro dell’ Institute for Strategic Studies e International Institute for Strategic Studies, attualmente analista per la NATO Defence College Foundation di Roma e autore del ‘Maghreb Strategic Trends’.

Ieri è esploso un oleodotto vicino Maradah, in Cirenaica, è possibile che ad aver causato l’esplosione siano stati gruppi terroristi, secondo alcuni ufficiali dell’Esercito Nazionale Libico. Ad oggi, in Libia, quali gruppi terroristi sono presenti nel Paese e dove si trovano?

I gruppi terroristi presenti in Libia sono diversi e sono sparsi per tutto il Paese. Occorre, però, fare una breve distinzione per comprendere al meglio la situazione. Alcuni gruppi vengono considerati terroristi da una fazione, mentre dalle altre no, o viceversa, in base alle divisioni politiche del Paese. 

 

Quali sono i gruppi presenti oggi?

Vi è sicuramente la presenza dello Stato Islamico, conosciuto come ISIS o ISIL, che ha avuto un importante controllo del territorio negli anni s corsi, soprattuto nelle vicinanze di Sirte. L’ISIL, a seguito dell’operazione lanciata dalle milizie di Misurata nel corso del 2016, ha perso ormai il controllo della città e non ha più il controllo del territorio. È tornato, pertanto, ad essere un gruppo terrorista come gli altri. Oltre allo Stato Islamico, vi sono altri gruppi, tra cui Al-Qaeda nel Maghreb Islamico. Quest’ultimo è l’espressione regionale di Al-Qaeda e opera in particolar modo nella fascia meridionale libica. La sua attività è forse meno visibile rispetto a quella dell’ISIS, ma non per questo meno pericolosa. Questi due gruppi sono considerati come le principali organizzazioni terroriste, ma ve ne sono altri considerati come tali a seconda dei punti di vista. Ad esempio,  il Derna Mujahideen Shura Council è un gruppo ‘ombrello’ che racchiude al suo interno diverse organizzazioni, alcune della quali vengono considerate rivoluzionarie, altre islamiste, e altre come Antara Al-Sharia, la quale, ad esempio, era considerata un gruppo ad inversione terrorista, e racchiude al suo interno questo genere di formazione. Oggi Antara Al-Sharia si è dissolta. Non bisogna, però, seguire solamente le sigle, bisogna anche seguire il percorso che fanno questi estremisti. Per esempio, Antara al-sharia contava all’incirca 5 mila membri, e che fine abbiano fatto questi militanti non è dato sapere. 

Dove potrebbero essere andati?

Sicuramente alcuni sono confluiti nello Stato Islamico, altri invece in Al-Qaeda nel Maghreb Islamico. 

Ci sono altre organizzazioni terroristiche nel Paese?

A Bengasi, ad esempio, ci sono le Brigates Revolutionary Shura Council, e anche queste sono considerate come un gruppo ombrello che racchiude al suo interno più organizzazioni. 

Cosa sono le Brigate di Difesa di Bengasi e chi ne fa parte?Qual è il loro ruolo?

Le Brigate di Difesa di Bengasi si sono formate nel corso del 2016 da un gruppo di fuoriusciti della Bengasi Revolutionary Shura Council, dopo che quest’ultimo ha perso la sua battaglia a Bengasi contro Haftar e il Libyan National Army, ovvero l’Esercito Nazionale Libico. Alcuni dei suoi membri, dopo la sconfitta, hanno deciso di creare le brigate di Difesa di Bengasi per organizzare un ritorno a Bengasi e sconfiggere il Generale. Molti di questi militanti hanno un orientamento islamista, e molti di questi sono sicuramente vicini alle organizzazioni terroristiche. L’Esercito Nazionale Libico considera le Brigate di Difesa di Bengasi come un vero e proprio gruppo terrorista sotto la guida di Mustafa Al-Sharqazi. Sharqazi è un miliziano di Misurata, e dimostra i legami tra le diverse organizzazioni considerate come terroriste, o comunque estremiste, e le milizie islamiste di Misurata. Lo scorso anno le Brigate di Difesa di Bengasi operavano nell’area dove c’è stata l’esplosione. Lo scorso anno vi è stato un tentativo da parte di queste brigate di prendere il controllo dei principali terminal petroliferi di Raf Lanuf e Sidra. Hanno tenuto il controllo di questi terminal per due settimane, prima di essere allontanati dall’Esercito Nazionale Libico. Quindi, questo tipo di azione è ben radicata in quest’area ed ha approfittato dell’attuale situazione di incertezza della libia per lanciare offensive con un sostanziale appoggio anche da parte del Governo di Tripoli, e di alcuni esponenti di questo Governo, come ad esempio il Ministro della Difesa Mali A-Bargadi. Questi appoggi hanno creato una sostanziale difficoltà per il Governo di Al-Sarraj. Per esempio, nei mesi scorsi Bargadi è stato sospeso, dal momento che questi appoggi erano divenuti troppo evidenti e stavano avendo un costo elevato sul Governo di Accordo Nazionale Libico. 

Secondo un nostro articolo pubblicato nel mese di settembre http://www.lindro.it/libia-torna-lisis-ad-haftar-comodo/ , i militanti ISIS sono presenti nel Paese, ma si tratta di una presenza scarsa in termini numerici e, per questo, non degna di nota. Ad oggi, si può dire lo stesso? 

Sinceramente non credo che la presenza dello Stato Islamico in Libia sia scarsa. Credo che il problema principale consiste nel cercare di capire l’entità del gruppo, vale a dire i numeri. Ora, secondo alcune stime precedenti alla caduta di Sirte, lo Stato Islamico aveva a disposizione 3000 militanti (come stima più bassa), o 6000 militanti ( come stima più alta). In base ai calcoli effettuati dopo l’offensiva su Sirte, il numero di cadaveri ritrovati appartenenti a membri dello Stato Islamico era all’incirca 700. Ora, volendo pure fare una stima di 1000 vittime tra i membri dell’ISIS, resta da capire che fine hanno fatto gli altri 2000, o peggio ancora 4000. Si tratta di cifre ragguardevoli. Vi è, inoltre, un altro problema relativo alle difficoltà di trovare linee di demarcazione tra lo Stato islamico e gli altri gruppi terroristi presenti in Libia, dal momento che il passaggio di militanti terroristi da un gruppo all’altro è molto frequente. Per cui, parlando per esempio di Anatra Al-Sharia, questo gruppo al margine del 2017 ha annunciato il suo scioglimento, ora alcuni dei suoi militanti potrebbero essere andati a far parte di Al-Qaeda, alcuni potrebbero essere andati a far parte delle Brigate di Difesa di Bengasi, ma altri sarebbero potuti andare a far parte dello Stato Islamico, il cui appeal è molto rilevante. La fama dell’ISIS nel Paese è un fattore costante che attira diversi estremisti e può ingrossare le fila del gruppo in Libia, e altrove.

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