venerdì, Agosto 23

Libia: per l’Italia è l’ora di fare qualcosa di serio Forse Putin potrebbe essere interessato a parlare con noi, e magari si potrebbe trovare una strada percorribile

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Parlando, l’altro giorno, dei problemi molto gravi dei quali la nostra ‘politica’, ma anche il nostro giornalismo, poco si occupano, accennavo al tema caldissimo delle Libia, dove anche il nostro abile giocatore di biliardo, improvvisatosi ‘mediatore politico’ sia interno che internazionale, si è cimentato da par suo.

È appena il caso di ricordare che la Libia è a un tiro di sputo da noi, anzi, più chiaramente ad un tiro di missile, nemmeno tanto grosso, ma specialmente ad untiro di migrantida noi. Solo per chiarire a chi non se ne fosse accorto, che anche volendo continuare nella politica provinciale e ridicolmente ‘sovranista’ che ci caratterizza, il problema rischia di schiantarsi su di noi, sia in termini umani e fisici, sia in termini economici. Quelli economici sono già evidenti, se si pensa che i tecnici ENI già stanno allontanandosi dalla Libia; e l’ENI porta tanto petrolio e tanti soldi all’Italia, perfino se diretta da persone invise a Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

Per dirla con la conclusione dell’articolo del 6 aprile di Lucio Caracciolo: «provare a fissare i nostri interessi nella regione, per recuperare un’intesa pur minimale ma attiva con Washington, Parigi e Berlino su come evitare che diventi campo altrui o caos permanente, parrebbe esercizio dovuto», il che vuol dire provare ad avere una strategia e non solo una reattività immediata e magari anche tardiva. D’accordo, anche se, come vedremo subito, io amplierei un poco l’orizzonte, a parte la Cina, ovvio interlocutore ma da qui a qualche tempo e forse con la quale avremmo (sempre che abbiamo una politica meno infantile di come appaia oggi, del che dubiterei) qualche carta in più.

Khalifa Haftar non agisce da solo, questo dovrebbe essere evidente perfino ai nostri governanti, ma persegue dei fini, certamente suoi, di potere personale, ma anche altrui. Se non altro perché le armi per fare la guerra che sta facendo non se le fabbrica da solo. E chi gliele fornisce sono la Russia e l’Egitto, ovviamente.

Vogliamo domandarci perché e, magari, già che ci siamo, pregare cortesemente il signor Salvini di smettere di fare pasticci politici internazionali e di limitarsi a fare il Ministero dell’Interno? Lasciando la politica internazionale al Ministero degli Esteri, non dico che avremmo messo in campo Metternich, ma almeno avremmo chiesto a chi conosce la situazione locale certamente meglio di Salvini, certamente assai meglio di Di Maio e meglio senza paragoni di Fico e altri.

Ecco, appunto, una strategia: quali sono i nostri interessi? Al di là, beninteso, di ciò che è giusto e corretto e legale eccetera. Sul punto noi, purtroppo dobbiamo solo tacere e abbassare il capo: Gheddafi, da quei superficiali che siamo, prima lo abbiamo blandito noi al limite dell’osceno, e poi lo abbiamo ammazzato noi facendo finta di non volerlo fare. Quindi, non personalmente e direttamente ammazzato noi, ma certo aiutato a fornire le condizioni perché ciò potesse accadere, in particolare ad opera della Francia.

Dalla Libia, ora, ci arrivano migranti, per impedire l’arrivo dei quali noi paghiamo i libici (non solo Fayez al-Sarraj, attenzione!) per tenerli in condizioni orrende, cioè per lasciarli massacrare, e paghiamo altri libici per fornirgli motovedette che non usano, né sanno né vogliono usare, e che all’occasione usano per affogare migranti o per spararci addosso, e, infine, pagandoli, li usiamo per nascondere ai nostri occhi (ma lo sappiamo benissimo) quanti migranti affogano perché nessuno più li va a soccorrere, visto che i libici, se pure sapessero e volessero, li riportano in Libia per massacrarli, ma per lo più li lasciano affogare, anche perché noi abbiamo bloccato non solo le navi delle ONG, che almeno ne salvavano qualcuno, ma anche le navi italiane ed europee, che ora non svolgono più il lavoro che svolgevano prima.

Come ho scritto più volte, se avessimo una Magistratura più attenta, questa potrebbe dedicare un paio di orette a leggersi loStatuto di Roma’ (ironia della storia!) sul Tribunale penale internazionale, pur introdotta con legge mirabile opera di quel genio politico che è il signor Sandro Gozi, probabile candidato italiano nel partito francese di Macron (!), per valutare se per caso, per carità, solo per caso, non vi fossero gli estremi per perseguire qualche nostro governante per crimini contro l’umanità. E non mi dite che ve ne sarebbero tanti altri di governanti da perseguire. Lo so, ma intanto perseguiamoci i nostri, no? In un Paese ormai votato all’autarchia di felice memoria, perché non essere anche penalmente autarchici?

Ma, tolto ciò, ora il gioco in Libia si sta facendo durissimo e quindi bisogna avere una posizione, sapere dove andare, anzi, sapere come andare e con chi. Certo, se avessimo le mene che avemmo in passato, e che qualcuno ancora oggi persegue, potremmo invadere la Libia e non se ne parlerebbe più. Per fortuna, pare, un minimo di raziocinio è ancora presente a Roma, e quindi escluderei opzioni del genere, sempre Giorgia Meloni e Casa Pound permettendo.

Ma ora non abbiamo più tempo, ora si deve prendere una posizione, per difendere i nostri interessi, i nostri posti di lavoro in Italia, la nostra ‘ricchezza’. E per farlo, visto che da soli non possiamo, dobbiamo cercare aiuti, innanzitutto in Europa, sia pure con la (giusta) diffidenza verso Paesi che non sono molto limpidi nelle proprie idee, ma con l’Europa ‘per ora’, così Salvini è contento, cooperare si deve.
Ma poi se è vero che abbiamo tanta amicizia, stima e amore per Vladimir Putin, potremmo fare un po’ di politica autonoma dalla tradizionale alleanza/sudditanza con usa e NATO eccetera. Con tutte le cautele del caso, per carità, ma forse Putin potrebbe essere interessato a parlare con noi più che con il solo Haftar, e magari si potrebbe trovare una strada percorribile, magari smettendola per un po’ di prendere a male parole al-Sisi, che, a sua volta, sulla Libia ha interessi non da poco.
In politica internazionale è così, sapete, bisogna sempre fare buon viso a cattivo gioco e magari farsi una nocca al fazzoletto rinviando a tempi migliori.

Oppure, rinunciare a questa eventuale carta, e buttarci nella politica tradizionale, ma pretendendo e ottenendo (si tratta di premere seriamente) collaborazione vera in Europa, che, però, richiederebbe forse un minimo di maggiore europeismo da parte dei nostri ‘governanti’, o almeno un po’ meno anti-europeismo, no? Aiutare Trump e Putin a sfasciare l’Europa, a noi a cosa serve? E quanto alla Cina, ‘Propagandalive’ ha spiegato più che bene a che serve, chiedete a Zoro!

Oppure … oppure fate voi, che certamente avete idee fondamentali e non avete bisogno del suggerimento di qualche ‘competente’, o peggio professore.
Benissimo, allora: fate voi, fate solo voi, ma, porca miseria, fate qualcosa.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.