martedì, Novembre 12

Libia: Mosca e Parigi con i piedi in due scarpe Quello di sabato di Haftar di dichiarare l’ora zero poteva essere un bluff? Gli interessi di Francia e Russia in quello che potrebbe essere un ballon d'essai del generale

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Sabato 20 luglio le forze del maresciallo Khalifa Haftar hanno dichiaratol’ora zero’ della propria offensiva volta alla conquista della capitale libica, Tripoli. Lo ha dichiarato l’Esercito nazionale libico (Lna) sulla propria pagina Facebook, nella quale si lancia un appello ai giovani ‘unirsi alle nostre forze’, e affermando di aver preso il controllo della base militare di Yarmouk, vicino a Tripoli. 

Il giorno prima, il Governo di accordo nazionale libico, guidato da Fayez al Serraj, aveva annunciato di aver raccolto informazioni da un Paese occidentale (non viene specificato quale) che dimostrerebbero che Francia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti si preparavano a potenziare le forze fedeli ad Haftar. Il nuovo attacco, secondo Tripoli, dovrebbe essere effettuato con aeromobili e armi di alta qualità e l’offensiva viene dichiarata come imminente, previsti raid contro i siti strategici della capitale, aeroporto di Mitiga compreso.  Il Governo di al Serraj, mentre esprime ‘preoccupazione’ per gli annunci delle forze di Haftar, si dice pronto a respingere con forza e vincere ogni nuovo attacco nemico e chiede esplicitamente all’Onu e alla comunità internazionale di assumersi le proprie responsabilità e intervenire fattivamente per impedire nuovi spargimenti di sangue del popolo libico.

24 ore di timori, appelli, inviti e, a 48 ore dalla dichiarazione tutto tace, almeno così in superficie.
Poteva essere un bluff quello di Haftar? Oppure qualcosa non sta andando per il verso giusto? Il problema è sempre il solito: il grande affollamento dello scenario libico in quella che è assodato essere una guerra per procura.

Partiamo dalla dichiarazione del Governo di al Serraj circa il potenziamento delle truppe di Haftar da parte di Francia, Egitto, Emirati Arabi. Tre Paesi che forniscono da tempo a Haftar assistenza militare, consulenti e armi, soprattutto dall’inizio dell’offensiva di Tripoli. Così come non sono nuove le accuse di Serraj ai tre, e in particolare alla Francia.
Sono noti i rifornimenti di armi, in particolare recentemente sono emersi quelli più ‘negati’, quelli francesi: missili francesi (transitati probabilmente prima dagli Emirati Arabi Uniti) sono stati trovati  recentemente a Gharyan, in una base utilizzata dalle forze di Haftar per attacchi contro le truppe del sud di Tripoli. E’ quello che in Libia definiscono come il ‘gioco bifronte’. La Francia da una parte afferma di riconoscere il Consiglio presidenziale di Tripoli come legittimo Governo della Libia, ma d’altra parte appoggia  Haftar per rovesciare il Consiglio presidenziale riconosciuto dall’ONU. Oltre alle armi, nella vicenda di Gharyan, ci sono gli uomini, ovvero un gruppo di 13 agenti di intelligence armati francesi sono stati intercettati dalle autorità tunisine al confine con la Libia. 

E non solo.  The Libya Observerha fatto sapere, scorsa settimana, che un ufficiale libico di alto rango ha rivelato che le forze della Marina libica hanno rilevato un velivolo sottomarino vicino alla costa e ha inviato una richiesta per l’indicativo di chiamata. L’equipaggio del sottomarino si è identificato come forze marine americane che conducevano alcune operazioni. Poche ore dopo, il Comando USA Africa ha negato la presenza di sottomarini statunitensi vicino alla costa, dopo una richiesta di chiarimenti inviata dal Consiglio presidenziale. La Marina libica ha concluso che il sottomarino apparteneva alla Marina francese e stava tentando di aiutare alcunepersone importantia fuggire da Sirte, secondo quanto dichiarato dall’ufficiale. Rapporti riservati hanno sostenuto che la Francia stava cercando di evacuare alcuni leader dell’ISIS che lavoravano per l’intelligence francese.

Non bastasse, l’ufficiale libico, protetto da anonimato, ha anche rivelato dei trascorsi, ovvero che un ufficiale dei servizi segreti francesi aveva visitato la base aerea di Watiya, nella Libia occidentale, vicino al confine con la Tunisia, subito dopo la rivoluzione che ha rovesciato il regime di Gheddafi. L’ufficiale francese aveva ispezionato la base aerea con lo scopo di creare una presenza francese vicino al confine tunisino, obiettivo ooi fallito. Secondo le considerazioni di questa fonte, i francesi potrebbero aver voluto facilitare il flusso di terroristi tunisini in Libia. Prima della battaglia di Sirte, un convoglio dell’ISIS fuggì da Bengasi alla regione centrale della Libia, senza essere intercettato dalle forze di Haftar. L’ex portavoce di Dignity Operation, Mohammed Al-Hijazi, ha detto, in un’intervista con una stazione televisiva locale, che il convoglio ISIS è fuggito da Bengasi sotto copertura aerea da un sostenitore straniero a Haftar, senza dichiarare quale sostenitore, il Consiglio militare Sabratha ha rivelato che il sostenitore straniero era la Francia. Il viaggio del convoglio è finito a Sirte, dove è stato dichiarato il cosiddetto emirato dell’IS.

Francia e Haftar dichiarano di lavorare contro il terrorismo, IS in testa. L’Ufficiale è protetto da anonimato, e non è possibile escludere a priori che abbia diffuso non informazioni ma propaganda, certo, ma che in nome dell’interesse nazionale la Francia possa usare questi metodi potrebbe essere fondato. In queste 48 ore l’Italia ha taciuto, idem Russia e Stati Uniti, dopo l’appello di alcuni giorni fa per la ripresa del dialogo. Secondo alcuni osservatori, gli interessi di Stati Uniti e soprattutto Russia ci sono, ma i due attori non sono disposti o non sono in grado di svolgere un ruolo costruttivo o unificante in Libia. 

Qatar, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti hanno sponsorizzato movimenti politici libici e gruppi armati, con l’obiettivo di stabilire un’egemonia regionale tra le ceneri delle rivolte arabe. Egitto, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti hanno incoraggiato e facilitato l’avanzata di Haftar su Tripoli, gli atteggiamenti politici e gli stili militari di Haftar sono complementari alla loro visione di Islam.  A ciò si aggiunga che la posizione geografica della Libia è importante nel piano economico degli Emirati Arabi Uniti per dominare le rotte di navigazione che sfociano nel Mediterraneo.
Il conflitto, così, ha spostato il centro della politica libica su una divisione storica est-ovest, con leader nella Libia occidentale legati al Qatar e alla Turchia, e quelli dell’est sempre più sotto l’influenza di Haftar, che ha legami con l’Egitto, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. Il conflitto ha anche creato lo spazio per il gruppo dello Stato Islamico (ISIS) per conquistare territori e per far prosperare i contrabbandieri.
Il Qatar è stato uno dei principali attori regionali in Libia nelle rivolte arabe e dopo la caduta di Gheddafi, fornendo supporto militare, economico e politico ai ribelli. Ma il suo coinvolgimento in Libia è diminuito dopo che Emir Tamim bin Hamad Al Thani ha preso il potere a Doha, adottando una politica estera meno interventista.
Il ritiro del Qatar ha facilitato il lavoro ai rivali del Golfo nel Paese,  un’opportunità per rovesciare gli equilibri a sfavore dagli islamisti sostenuti dal Qatar in Libia. Così i due leader del Golfo hanno iniziato i loro giochi.

Gli Stati occidentali si sono adeguati di conseguenza, con i principali attori europei concentrati sui loro interessi economici e geo-strategici. L’Italia è intervenuta direttamente in Libia per mitigare la crisi migratoria iniziata nel 2015, sostenendo le milizie liberamente affiliate al Governo di Accordo Nazionale (GNA) a Tripoli. Allo stesso modo, la Francia ha adottato la politica che abbiamo visto. 

Secondo gli analisti, le attività russe in Libia sembrano essere il prodotto di varie istituzioni statali, in particolare del Ministero della Difesa. In assenza di una chiara politica generale, queste istituzioni sembrano cercare il massimo ritorno sugli investimenti minimi e mostrare la capacità della Russia di risolvere i problemi creati dall’Occidente.

La Russia probabilmente incoraggiò Haftar per rafforzare le sue relazioni con l’Egitto. Sebbene questa non sia la sua unica motivazione, la mossa sarebbe sembrata particolarmente opportuna dal 2014 in poi, dopo che Washington si era allontanata dal Cairo, in risposta alla sanguinosa ascesa al potere di Sisi.

La Russia è stata cruciale per i successi di Haftar, aumentando la sua posizione internazionale e assistendolo finanziariamente, stampando una nuova moneta libica a suo nome. Non solo: ha fornito assistenza militare a Haftar sotto forma di consulenti, addestramento e manutenzione di armi russe tramite il Gruppo Wagner.
I legami corrispondenti che Mosca mantiene con GNA e Misurata -un centro commerciale in cui la Russia deteneva in precedenza investimenti e la sede della più grande forza militare anti-Haftar in Libia-  riflettono la sua consapevolezza che Haftar sia improbabile abbia successo, una relazione esclusiva sarebbe controproducente. 

Recentemente, si sono diffuse voci di una presenza militare russa nelle aree controllate da Haftar come la mezzaluna petrolifera, che Mosca avrebbe potuto schierare per beneficiare delle vendite illecite e delle basi operative avanzate di Haftar nella Libia occidentale. Oltre a fornire questo sostegno materiale, la Russia ha bloccato, il 7 aprile, una dichiarazione del Consiglio di sicurezza dell’ONU che intendeva esprimere opposizione all’offensiva di Haftar.

Il Cremlino sembra utilizzare il conflitto libico per pubblicizzare il suo valore poliedrico presso gli Stati autoritari in Medio Oriente e in Africa. Mosca vede il conflitto in Libia come un mezzo attraverso il quale può aumentare la sua influenza all’estero, in particolare in relazione all’Occidente, e assicurarsi un ruolo chiave quando le parti in guerra alla fine faranno pace. Più a lungo persiste il conflitto, maggiori saranno le opportunità per la Russia di aumentare questa influenza.

Poi ci sono gli interessi commerciali delle compagnie petrolifere e di gas e dei produttori di armi russi, come sottolinea Moritz Pieper, docente in relazioni internazionali, presso l’Università di Salford. La Russia ha dichiarato  perdite di 4 miliardi di dollari USA in contratti di armi libiche da quando Gheddafi è stato rovesciato, nel 2011, ed è ansiosa di ricominciare a fare soldi nel Oaese. La compagnia petrolifera russa Rosneft ha firmato un accordo di acquisto di greggio con la National Oil Corporation (NOC) nel 2017. E il fatto che Haftar controlli la maggior parte delle risorse petrolifere della Libia aumenta la possibilità di contratti lucrativi con un futuro Governo nazionale, a patto che a spuntarla sia Haftar.

Nell’approccio della Russia alla Libia c’è anche una reazione ai meccanismi della cacciata di Gheddafi nel 2011, vi è il  desiderio della Russia di imprimere la propria impronta sul futuro della Libia, anziché piegarsi alle decisioni di politica estera prese altrove. Questo, però, non significa che Mosca sia pronta a dare un aiuto decisivo per uno scontro militare attivato dall’una o dall’altra parte. La Russia, sottolinea Pieper, sa che i suoi interventi militari sono utili solo nella misura in cui possono essere tradotti in leva politica

Se i due governi libici raggiungessero un qualche tipo di accordo grazie all’intervento della Russia, i miliardi di dollari persi nei contratti del passato potrebbero tornare a casa, ma a patto che non si faccia mai l’errore di entrare in scena apertamente con uno dei contendenti. 

Considerato quanto detto, tutto sommato non stupisce quanto rivelato da ‘Al-Monitor una decina di giorni fa. Le forze di sicurezza del Governo di Accordo Nazionale di Libia hanno arrestato due uomini russi a Tripoli a maggio. Le autorità di Tripoli affermano che i russi possedevano computer portatili e chiavette USB ed erano alle dipendenze di una ‘troll factory’ russa, che presumibilmente avrebbe cercato di influenzare le prossime elezioni in Libia e in numerosi Paesi africani.

La Foundation for National Values Protection, un’organizzazione non governativa russa che fa parte di Fabrika Trollei  ha confermato l’arresto di due membri dello staff, affermando di essere stati arrestati mentre «eseguivano sondaggi d’opinione». ‘Bloomberg’, documenti alla mano, ha poi rivelato che i due russi erano coinvolti, con il sostegno di funzionari russi, nel garantire un incontro con Saif al-Islam Gheddafi, figlio di Moammar al-Gheddafi, più volte, nel passato, chiamato in causa come il soggetto che potrebbe risolvere il rompicapo della stabilità libica.
Fabrika Trollei è un’organizzazione ombrello che raccoglie siti e organizzazioni politiche collegate a Yevgeny Prigozhin, il magnate russo legato al Cremlino che è stato inserito nella lista delle sanzioni degli Stati Uniti lo scorso anno per il suo presunto coinvolgimento nell’interferenza russa nelle elezioni presidenziali americane del 2016.
Secondo il quotidiano, per un verso i due avevano raccolto informazioni distorte sulla popolarità di Saif,-che al massimo potrebbe al momento avere il controllo di una frangia marginale delle tribù libiche-, per l’altro, forse, l’obiettivo ultimo era Haftar e il sostegno russo ad Haftar. Sostegno che, comunque, non potrà mai esserci, perché, oltre al fatto che gli obiettivi economici implicano che Mosca stia ‘con due piedi in una scarpa’, Putin non si può permettere una  «minaccia di collisione nel campo di battaglia libico che coinvolga la Turchia, da un lato, e gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita e l’Egitto, dall’altro. Qualsiasi coinvolgimento delle agenzie russe, per quanto informale, negli sviluppi libici dalla parte di Haftar potrebbe innescare nuove tensioni tra Mosca e Ankara, oltre a quelle sull’Idlib siriano».

Haftar potrebbe stare trattando in questo gran groviglio di attori stranieri, il messaggio di sabato potrebbe essere stato un ballon d’essai, che non per forza prelude all’assalto finale a Tripoli, tutto dipenderà da questi ‘partner’, per quanto la sua resistenza non sia infinita.

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