mercoledì, Settembre 23

Libia: ‘missione impossibile’ di Minniti tra Haftar, Sudan, Algeria Una fonte di ‘DefenceWeb’ spiega: "l'Italia che sta perdendo terreno anche in Sudan sta cercando una alleanza con l'Algeria, la quale preferisce il debole e malleabile Governo di Serraj", l’incontro Minniti e Haftar "segno di debolezza di Roma"

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Con il pretesto dell‘immigrazione, l’Italia in Libia sta giocando una partita pericolosa e senza esclusione di colpi per salvaguardare la sicurezza energetica del Paese e gli interessi di ENI (che, ovviamente, in questo caso è sinonimo del tricolore) entrambi minacciati dagli interessi economici sui colossali giacimenti di petrolio libici di Francia, Egitto, Russia. In questo contesto si può inquadrare la recente missione del Ministro degli Interni Marco Minniti in Libia (uomo al quale il Governo ha delegato la patata bollente Libia), per incontrare generale Khalifa Haftar, e in Algeria, e gli incontri di Fajez Serraj, Presidente del Governo di unità nazionale libico, in Sudan.

Mentre in Italia il Governo continua a presentare il ‘pasticcio’ libico come una problematica legata ai flussi migratori, la diplomazia egiziana e russa attaccano Roma su di un versanteterzo’, il Sudan, tentando di assicurarsi una alleanza tra il dittatore Omar El Bashir (su cui spicca un mandato di arresto internazionale per genocidio in Darfur) e il generale Khalifa Haftar. Un attacco diretto a rompere le intese tra Sudan e Italia, frutto di anni di paziente lavoro diplomatico degli Ambasciatori Armando Barrucco e Fabrizio Lobasso che, in un decennio, hanno trasformato il sanguinario dittatore da ‘nemico’ ad ‘alleato’ occidentale.

Risolta la pressione interna causata dai flussi migratori improvvisamente bloccati, forse tramite il pagamento di 5 milioni di dollari a milizie e trafficanti di esseri umani libici, il Governo italiano, a partire dall’ultima settima di agosto, ha tentato alcune contromosse per riequilibrare i rapporti di forza attorno alla questione libica. Mosse indirette attuate dal suo alleato di Tripoli e mosse dirette in Algeria e Libia.

Lo scorso 27 agosto, il Governo di Tripoli ha tentando di contrastare l’offensiva diplomatica di Mosca e Il Cairo in Sudan. A questo scopo Fajez Serraj, Presidente del Governo di unità nazionale libico, si è recato a Khartoum per incontrare Omar El Bashir. L’incontro si è tenuto presso l’aereoporto internazionale della capitale sudanese. Serraj ha successivamente incontrato il Primo Ministro sudanese, Bakri Hassan Saleh. L’incontro si è incentrato sulle tematiche di sicurezza e cooperazione economica. Fonti interne sudanesi rivelano che il colloquio non avrebbe fatto scaturire i risultati sperati da Serraj. Sul fronte della sicurezza il Governo di Tripoli non riuscirebbe a garantire al Sudan la distruzione delle basi dell’opposizione armata sudanese presenti nel Fezzan. Secondo queste fonti, durante l’incontro Serraj non sarebbe riuscito a soddisfare la richiesta di Khartoum di creare una forza militare congiunta per il controllo dei confini, ufficialmente per impedire il traffico di esseri umani da Gedaref e Kassala (città sudanesi) al Fezzan, in realtà per impedire i regolari attacchi dell’opposizione armata sudanese lanciati dalle loro basi nel sud della Libia.

Serraj non è in grado di garantire la sicurezza dei confini in quanto non controlla a pieno le tribù del Fezzan, nonostante gli sforzi compiuti da una diplomazia parallela che si sta movendo dall’Italia -al riparo dai riflettori- per far riconoscere ai Tebu e ai Tuareg l’autorità del Governo di Tripoli. Questa diplomazia parallela sarebbe promossa, secondo alcune fonti riprese anche da media italiani, da una associazione internazionale con sede a Roma, ‘Arapacis Initiatie’, e dietro vi potrebbe essere la regia occulta degli ambienti più conservatori della Chiesa Cattolica. L’azione di questi ambienti avrebbe permesso una fragile pace tra Tebu e Tuareg e di giungere ad un accordo dai contenuti non divulgati tra il Governo italiano e non meno precisati ‘Sindaci’ della regione Sud della Libia, teoricamente per lottare contro l’immigrazione clandestina proveniente dal Sudan, in realtà per proteggere gli interessi di ENI nel Fezzan. Il Governo di Tripoli non riuscerebbe nemmeno a garantire una efficace cooperazione economica in quanto la parte della Libia sotto il suo controllo è geograficamente ridotta. Le merci sudanesi devono attraversare territori ostili al Governo Serraj per giungere a Tripoli.

La stampa sudanese ha definito i colloqui e gli accordi presi comesimbolici’ proprio per la debolezza che il Governo di Tripoli dimostra, facendo intendere che il regime di Khartoum sarebbe più propenso a un accordo con il generale Haftar, apertamente ostile a Tripoli e all’Italia. Che gli accordi siano stati ‘simbolici’ lo si nota dalle timide dichiarazioni del Presidente. Pur riconoscendo gli interessi comuni tra Khartoum e Tripoli, Bashir afferma che lo strategico ruolo del Sudan nel costruire la pace e la stabilità in Libia non è al momento legato ad alcuna fazione. «Non abbiamo altra agenda che l’unità in Libia, necessaria per gli interessi del popolo libico, che deve assaporare pace e stabilità», ha dichiarato Bashir senza specificare quale delle due fazioni libiche potrà essere il partner più conveniente per Khartoum.

Non si sa se la visita di Serraj in Sudan sia stata favorita e supportata dal Governo italiano e dalla rappresentanza diplomatica di Roma a Khartoum, ma resta il fatto che la missione di Serraj sembra essere fallita. Il Sudan, strategico Paese per la soluzione della crisi libica, sembra preferire chi possiede più carte per essere il vincitore, Haftar. L’Italia è in evidente posizione di debolezza e rischia, oltre agli interessi ENI, anche di venir esclusa dai lucrosi affari della ricostruzione -sulla quale l’Italia si era mossa in estate con una riunione a porte chiuse ad Agrigento, organizzata dal Ministro degli Esteri Angelino Alfano e dal Governo di Tripoli, nel corso della quale sarebbero stati promessi importanti contratti a ditte italiane. Sui particolari di questo incontro, come per l’identità dei sindaci del Fezzan, il Governo non ha fornito notizie. Poco dopo il Governo di Trobruk, che fa capo al Generale Haftar, attraverso il Ministro dell’Economia, Munir Asser, ha diramato una nota nella quale informa di un provvedimento governativo che vieta «l’apertura e l’estensione di qualsiasi filiale di aziende italiane in Libia, così come la costituzione di joint venture di imprese libiche con aziende italiane».
Il
Governo italiano non sembra riuscire mantenere la posizione in Libia e frenare le offensive diplomatiche di Emmanuel Macron, Abd al-Fattah alSisi e Vladimir Putin che sembrano aver puntato sul cavallo al momento dato per vincente, il generale Haftar.

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