martedì, Novembre 12

Libia, massacro in un centro di immigrati: Haftar nuovamente sotto accusa Il generale nuovamente nell’occhio del ciclone degli attacchi in violazione dei diritti umani. Quasi esattamente le accuse mosse contro il generale dal Clingendael Institute nel rapporto, documento che lo accusava di essere coinvolto nella tratta dei migranti

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Ieri le forze del generale Khalifa Haftar avrebbero attuato un raid aereo prendendo di mira il centro di accoglienza immigrati di Tajoura, poco distanza dalla capitale Tripoli. ‘Avrebbero’, perché ovviamente in queste ore c’è un rimbalzo di responsabilità tra Tripoli e   Haftar. Il centro è stato distrutto. Il bilancio tra gli immigrati è spaventoso: 40 morti e oltre 70 feriti. Solo 10 immigrati sarebbero usciti illesi dal bombardamento. Si stima che il centro di Tajoura al momento del raid aereo ospitasse 120 migranti in attesa di rimpatrio nei loro Paesi di origine. 

Il generale, dunque, è nuovamente nell’occhio del ciclone degli attacchi in violazione dei diritti umani. Quasi esattamente le accuse mosse contro il generale dal Clingendael Institute nel rapporto ( ‘Effects EU policies Multilateral Damage’), documento che lo accusava di essere coinvolto nella tratta dei migranti, che abbiamo pubblicato circa un mese fa, ma già noto sia ai vertici di Bruxelles che a quelli di Roma.

Giornalisti e fotoreporter della ‘AFP’ accorsi sul luogo della strage raccontano di una scena indescrivibile e orrenda. Gli edifici del centro sono stati ridotti ad un cumulo di macerie, sotto le quali giacevano decine e decine di corpi, sangue, frammenti di tessuto celebrale, viscere, sangue e abiti. 

Le autorità di Tripoli hanno accusato il generale Haftar del bombardamento del centro, affermando che tale insensato gesto rientra nei crimini di guerra. Vari esperti regionali affermano che il centro immigrati di Tajoura non poteva in nessun modo rappresentare un obiettivo militare. Nessun reparto dell’Esercito fedele la Governo di Unione Nazionale di Tripoli era presente, nè il centro era usato come base logistica o deposito armi per le operazioni militari in corso. Vi si registrava sola la presenza di qualche decina di poliziotti adibiti alla sorveglianza degli immigrati in attesa di rimpatrio. Dura condanna giunge anche dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). 

Al momento non si raccolgono reazioni da parte del generale Haftar ……. in difficoltà dopo le recenti vittorie riportate dalle milizie tripolitane che sono riuscite a riprende la strategica città di Gharyan, dopo aver fermato l’offensiva di Haftar su Tripoli. Le vittorie registrate dal Governo di Fayez al-Sarraj sarebbero state rese possibili da ingenti rifornimenti di armi e munizioni da parte della Turchia, nonostante l’embargo sulle arme imposto dalle Nazioni Unite dal 2011. Il Presidente turco Tayyip Erodgan starebbe appoggiando al-Sarrāj fornendo anche carri armati e droni da combattimento.   

L’appoggio turco è stato considerato dal Libyan National Army come una dichiarazione di guerra, accusando il Presidente Erodgan di interferire con la ‘liberazione’ della Libia per difendere gli interessi economici turchi nel Paese.
L’interferenza turca sta compromettendo i già delicati rapporti con tra Ankara e Mosca e rischia di aggravare la già precaria situazione in Libia, che sempre più sembra avviarsi verso un scenario siriano. 

Il massacro di immigranti presso il centro di Tajoura avviene dopo la crisi della SeaWatch, ponendo forti dubbi sulla validità giuridica delle piattaforme regionali di sbarcoin Africa (controllate da UE e ONU). Una proposta avanzata dall’Unione Europea, nel giugno 2018, e caldeggiata dall’Italia attraverso il Ministro degli Interni, Matteo Salvini. Trattasi di centri di accoglienza in Paesi africani, di potenziali migranti verso l’Europa in attesa che la loro domanda d’asilo venga esaminata nei Paesi Europei. La proposta europea è stato fermamente rifiutata dall’Unione Africana il 06 marzo. 

L’Unione Africana ha definito la proposta di Bruxelles una grave violazione del diritto internazionale e un tentativo di creare un moderno mercato degli schiavi. I centri di accoglienza che dovrebbero sorgere nei Paesi africani, finanziati dall’Europa, sono stati definiti dai capi di Stato africani ‘centri di detenzione’. La posizione della UA è totalmente condivisa da tutte le associazioni in difesa dei diritti umani, sia africane che internazionali, e dalle società civili del continente.

Il Governo di Tripoli del Presidente al-Sarrāj da anni riceve finanziamenti italiani ed europei per queste piattaforme regionali trasformando i centri di accoglienza in veri e propri lager dove la violazione dei diritti umani è sistematicamente e cinicamente attuata contro gli immigrati. Con tali finanziamenti il governo italiano e l’Unione Europea aggravano i sospetti di complicità  in gravi crimini contro l’umanità commessi da Libia e Sudan nella farraginosa politica di contenimento dei flussi migratori dall’Africa. Una complicità ampiamente dimostrata dal rapporto Clingendael ‘Effects EU policies Multilateral Damage’, da noi tradotto in italiano nelle scorse settimane.

Il rapporto, descrive nei minimi dettagli le responsabilità dell’Unione Europea nei crimini contro l’umanità commessi dalle milizie libiche e dal regime islamico sudanese, alleati di Bruxelles nella ‘crociata’ contro l’emigrazione dall’Africa verso l’Europa, gli «effetti delle politiche migratorie dell’UE e l’esternalizzazione del controllo delle frontiere dell’UE sulle rotte migratorie del Sahara e sulle pratiche nelle regioni di confine che collegano il Niger, il Ciad, il Sudan e la Libia», e le responsabilità di Haftar.  

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