domenica, Agosto 9

Libia, liberati i due ostaggi italiani

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«Sono Gino Pollicardo e sono qui con il mio collega Filippo Calcagno, siamo al sicuro, in un posto di polizia qui in Libia, stiamo bene e speriamo di tornare urgentemente in Italia, perché abbiamo bisogno di ritrovare le nostre famiglie». Sono le prime parole dei due tecnici italiani dell’impresa Bonatti liberati in Libia. La notizia della loro liberazione ha iniziato a rimbalzare dal mattino su siti stranieri e sulla stampa nazionale, poi una foto su Facebook, un messaggio video sui media libici e la telefonata ai familiari hanno confermato le voci. Anche dal ministero degli Esteri italiano hanno comprovato la scarcerazione annunciata per primo dal giornalista della Stampa Domenico Quirico. «I due italiani rapiti in Libia a luglio, Filippo Calcagno e Gino Pollicardo, tecnici della ditta Bonatti, non sono più nelle mani dei loro rapitori, si trovano ora sotto la tutela del Consiglio militare di Sabratha e sono in buona salute» hanno fatto sapere i media prima che un video dei due rapiti rincuorasse le famiglie. «Siamo psicologicamente devastati. Abbiamo bisogno di tornare a casa» recitava un post sotto la foto dei due pubblicato dal “Sabratha Media Center”.

Nelle ore successive sono iniziati ad arrivare anche i particolari della liberazione. Secondo il sindaco della città libica, Hussein al-Dawadi, gli ostaggi sono stati rilasciati a Sabratha dopo varie irruzioni in diverse case, a seguito di informazioni ricevute. Pollicardo e Calcagno, pare fossero in mano ad un gruppo terroristico tunisino che aveva chiesto 12 milioni di euro per la liberazione. Durante il blitz, le forze di sicurezza libiche avrebbero ingaggiato uno scontro a fuoco contro sei terroristi, tra questi una donna tunisina che si sarebbe fatta esplodere uccidendo anche due suoi bambini. Secondo le fonti, gli uomini del Consiglio Militare hanno circondato una casa a Sud della città: a quel punto la donna, che indossava una cintura esplosiva, per non consegnarsi si è fatta saltare in aria, uccidendo anche i suoi figli. Quindi, sempre secondo questa ricostruzione, entrando per ispezionare la casa che si trova presso una fabbrica di mattoni nel Sud di Sabratha, i miliziani hanno trovato i due ostaggi italiani. Intanto, il ministro degli esteri del governo di Tripoli, Ali Ramadan Abuzaakouk, dopo essersi congratulato per la liberazione dei due ostaggi, ha commentato l’uccisione degli altri due italiani rapiti a Mellitah, Fausto Piano e Salvatore Failla. «Ho la conferma che è stata un’esecuzione da parte di alcuni membri tunisini dell’Isis che si trovavano in quell’area. Invio le condoglianze alle famiglie dei due italiani uccisi, a tutto il popolo e il governo italiano».

Se in Italia la notizia della liberazione dei due tecnici  ha suscitato felicità, tra i terroristi la reazione è stata ben diversa. A far arrabbiare gli internauti simpatizzanti dello Stato islamico  è stato soprattutto il fatto che la liberazione sarebbe avvenuta con un blitz compiuto da forze libiche in un covo dell’Isis a Sabratha. «Voglio ricordarvi cosa hanno fatto gli italiani con i libici in passato» esordisce il post di “Ambasciatore del Mozambico”, con tanto di foto di profilo di Abu Musab al Zarqawi, capo di al Qaida ucciso in Iraq, per poi elencare i misfatti degli italiani in epoca coloniale. «Hanno violentato le vostre donne, ucciso i vostri uomini, rubato le vostre risorse ed ora cosa fate? Liberate questi figli della croce». L’invettiva del sedicente seguace del Califfo Abu Bakr al Baghdadi, prosegue contro gli autori del blitz libico. «Sicuramente chi ha partecipato alla loro liberazione oppure ha gioito per questo è uno che parla italiano, ovvero è uno dei figli di quelle donne stuprate dagli invasori italiani. Siate maledetti difensori della Croce».

Intanto, gli Stati Uniti continuano a sollecitare l’Italia affinché prenda la guida della missione Onu in Libia e secondo il Wall Street Journal, che cita fonti del Pentagono, a Roma è già stato creato il centro di coordinamento alleato. «Non credo si possa dire che c’è un nesso tra un nostro intervento in Libia e la minaccia terroristica. Quello che è certo è che noi lavoriamo intensamente» ha detto Angelino Alfano un’intervista a “l’Unità «perché l’Italia sia il paese leader nel processo di stabilizzazione di quel paese». «Dobbiamo evitare gli errori del passato e le fughe in avanti» ha ammonito il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni secondo il quale la minaccia jihadista in Libia non giustifica spedizioni nel deserto. L’ultima parola spetterebbe al governo di unità nazionale libico, ma da Tobruk non è arrivato ancora il via libera per la nuova formazione politica. Secondo alcune fonti egiziane, sarebbero in corso negoziati informali tra le parti libiche per arrivare a una intesa di mediazione porti alla nascita di un consiglio presidenziale guidato da Sarraj, due vicepresidenti e due ministri di Stato affiancati dal ministro della Difesa, in rappresentanza delle istanze regionali e politiche del Paese.

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