giovedì, Gennaio 23

Libia: l’Esercito Nazionale Libico di Haftar cresce, ma non svolta Nuove armi continuano arrivare dalla penisola arabica, ma secondo gli analisti non saranno in grado di dare una svolta al conflitto

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La «situazione potrebbe degenerare con le armi e le attrezzature che arrivano dall’estero», sarà «un’altra versione dello stallo» che imprigiona la Libia da settimane, «con livelli maggiori di distruttività», così recita il briefing n° 69 sulla Libia di Crisis Group emesso il 23 maggio scorso .

E un nuovo carico di armi in Libia sono arrivate, destinate al Libyan National Army – Air Force (LNA-AF), l’Esercito Nazionale Libico del generale Khalifa Haftar, ovviamente violando l’embargo sugli armamenti deciso dalle Nazioni Unite.

Un video pubblicato  due giorni fa da ‘Al Jazeera’ ha mostrato, in esclusiva, alcuni aerei cargo di una compagnia kazako-emiratina -la Reem Travelche scaricano materiale bellico presso la base libica di Sabha, controllata dalle truppe del generale Khalifa Haftar.
Il video è stato realizzato dalle stesse forze fedeli al generale.
Secondo una inchiesta condotta da ‘Al Jazeera’, questi aerei nell’ultimo mese avrebbero compiuto -contemporaneamente all’offensiva di Haftar su Tripoli  -controllata dal governo di Fayez Serraj- alcuni viaggi dagli Emirati Arabi Uniti, da Israele e dalla Giordania, verso la citata base libica, tenendo i transponder spenti durante le loro crociere.

https://www.youtube.com/watch?v=_aBWfU7qoxs

La potenzia di fuoco dell’Esercito Nazionale Libico sta crescendo sempre più. A poco meno di due mesi dal nostro bilancio di quante armi e di quanti uomini possono contare i due ‘Signori’ della Libia, il quadro si aggiorna.

Secondo gli ultimi dati provenienti dalle agenzie, per quanto attiene il ‘patrimonio di uomini’, Haftar può contare su di una serie di milizie a sostegno dei 7.000 uomini delle truppe regolari, per un totale di circa 25.000 uomini. A questi vanno aggiunti circa altri 12.000 mercenari provenienti da altri Paesi: dal Darfur sudanese e dal Ciad, senza dimenticare i quasi 2.500 uomini delle milizie libiche alleate di Zintan.

Discorso più complesso è quello dell’equipaggiamento  dell’LNA.

Una parte dell’equipaggiamento militare dell’Esercito di Haftar risale all’era Gheddafi, sopratutto per quel che riguarda i carri armati T-54 e T-55, missili Grad BM-21 e gli obici Howitzer, tutti di fabbricazione sovietica ed est Europea, ma altri tipi di equipaggiamento come elicotteri e aerei hanno fatto il loro ingresso in Libia a partire dalla caduta di Gheddafi e dal caos che ne è seguito.

Quando è scoppiato il conflitto tra le due attuali anime parlamentari libiche, nel 2014, il General National Congress (GNC) a Tripoli, e il Parlamento di Tobruk che fa capo ad Haftar, le Forze aeree della Free Lybian Air Force (FLAF), emersa nel dopo Gheddafi, si sono divise, dando vita a due entità distinte.
Agli ordini di Haftar è nata la LNA-AF (Libyan National Army – Air Force), che da subito ha usufruito di un vantaggio rispetto alla rivale Libyan Dawn Air Force, legata a Tripoli: gran parte dei piloti disponibili e degli aerei sono, infatti, finiti tra le loro fila, compresi i fighter jet MiG-21 e i MiG-23, in dotazione a Gheddafi.
Le Forze aeree della LNA hanno preso possesso anche di elicotteri, come i tre Mil Mi-35 e i due Mi-17 di provenienza sudanese, e di alcuni Sukhoi Su-22 (poi precipitati durante i primi collaudi, ndr) rinvenuti nella base di al Woutiya.
Questo l’inventario fino al 2014, quando l’Egitto ha deciso di iniziare a fornire sostegno militare attraverso l’iniziale donazione di altri sette aerei da combattimento ed otto elicotteri, oltre ad un grande quantitativo di munizioni.

Nell’aprile 2015, come ricorda ‘Middle East Eye’, arrivano poi altri quattro elicotteri dagli Emirati Arabi Uniti, precedentemente acquistati dalla Bielorussia. Gli Emirati, durante lo stesso anno, forniscono anche un modello di Iomax AT-802, anche noto come ‘il trattore del cielo’: nome non casuale, visto che si tratta di una variante del velivolo usato per le coltivazioni, nel quale i fertilizzanti sono sostituiti da razzi.
Nel 2015, Abu Dhabi ha donato al LNA due droni di sorveglianza S-100 Camcopter. Uno di questi è stato visto sorvolare Benghazi nel maggio 2016, il che apre a due possibilità: o gli uomini di Haftar hanno ricevuto addestramento per il controllo dei droni negli Emirati, oppure in Libia sono presenti tecnici emiratini  -e qui si aprirebbe il discorso delle risorse umane straniere presenti nelle file del generale.

C’è poi il sostegno russo, che ha preso forma a partire dal gennaio 2017, quando il generale Haftar si è recato in visita sulla portaerei ‘Ammiraglio Kuznetsov’, nelle acque del Mediterraneo. Da quel momento sono arrivati regolarmente rifornimenti e pezzi di ricambio. Tramite il Sudan, poi (visti i rapporti di inimicizia tra Teheran e Abu Dhabi), in Libia sono giunti, a ottobre 2017, dei droni Mohajer-2, di fabbricazione iraniana.

Per quel che riguarda le forze marittime libiche, la cui flotta era stata distrutta dai bombardamenti della NATO del 2011, vanno menzionate le quattro motovedette giunte in Libia nel 2012 ed altre quattro nel marzo 2013.
Nel maggio dello stesso anno arrivano anche 30 modelli di fabbricazione francese di RHIB, i battelli gonfiabili a chiglia rigida, utilizzati sopratutto per il pattugliamento delle coste. Il mese successivo, Parigi ha poi fornito altri due battelli RPB 20 Raidco, una sistemata presso la base di Benghazi e l’altra in quella di Tobruk.

L’ultimo acquisto è del maggio 2018, quando al porto petrolifero di Ras Lanuf è giunto dall’Irlanda il pattugliatore rinominato Al Karama, acquistato durante una misteriosa asta e registrato negli Emirati Arabi Uniti.

A tutto ciò si aggiungono, ma restano sconosciuti i dettagli (quali e quanti), i rifornimenti di queste settimane da Emirati Arabi Uniti, Israele, Giordania. A quasi due mesi da quando Khalifa Haftar ha lanciato l’attacco al Governo di Tripoli, causando almeno 510 morti, secondo i dati Crisis Group, ad oggi nessuna delle due parti è stata in grado di infliggere il colpo decisivo. La Libia ad oggi è in stallo, e i rifornimenti di armi non saranno comunque l’elemento risolutivo. Motivo per cui, come sostengono gli analisti specializzati nella gestione dei conflitti, «entrambe le parti, e i loro sostenitori esterni, dovrebbero valutare più realisticamente l’equilibrio di potere e le prospettive che offre»,  mettere da parte la «retorica di un imminente trionfo» e trovare una via per l’accordo. Gli attori stranieri potrebbero avere un interesse decisivo all’uscita dallo stallo: il rischio di trovarsi a dover finanziare la LNA, e il sistema politico che sta dietro, troppo a lungo, non ultimo considerando la crisi delle banche libiche che si sta sviluppando dall’ottobre 2018 e che è destinata raggiungere l’apice della criticità a breve.

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