lunedì, Gennaio 27

Libia: la guerra per procura avanza Haftar lancia l’attacco finale a Tripoli e trova nuovi alleati come Israele

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La guerra per procura in Libia sta divampando. A metà ottobre, in una intervista rilasciata a ‘RIA Novosti, il generale Khalifa Haftar, dopo aver assicurato sulla questione petrolifera, aveva dichiarato, rispondendo al giornalista che domandava quando l’assedio di Tripoli, iniziato in aprile, sarebbe finito, «Questa è una guerra per la liberazione della capitale, in cui vivono circa due milioni di persone, e non un progetto in base al quale è possibile stabilire un periodo di tempo specifico». Giovedì, il generale ha annunciato l’inizio delle operazioni per entrare a Tripoli, sede del Governo di unità nazionale (Gna) guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Il generale ha dichiarato in diretta televisiva che èarrivato il momento della «battaglia decisiva»per «avanzare verso il cuore della capitale e liberarla». Il Ministro degli Interni di Tripoli,Fathi Bashagha, aveva subito ribattuto che le forze della capitale sono «pronte a respingere qualsiasi folle tentativo» da parte di Haftar.
Il giorno dopo, venerdì, è arrivata la risposta ufficiale di Tripoli: «Non dovete credere gli annunci dell’ora zero», ha dichiarato alSerraj in un in video discorso alla Nazione. «Nessuna ora zero, ma solo zero illusioni». E ha aggiunto, come in un appello agli alleati e sostenitori: «è arrivato il momento di invitare tutto il mondo a costruire lo stato di diritto libico». La sua è sembrata più boriosa propaganda che sicurezza della propria forza. Per quanto Tripoli sia forte dell’accordo e dei mezzi turchi -martedì, Recep Tayyip Erdogan aveva detto che la Turchia è pronta a schierare truppe in Libia per sostenere la GNA se e quando lo richiederà al momento Haftar pare molto ben attrezzato e potenzialmente davvero pericoloso, forse vicino all’obiettivo, se non altro sul terreno. Le sue truppe, a fine scorsa settimana, hanno lanciato un’azione coordinata attraverso le assi di Ain Zara e Wadi Rabie e hanno raggiunto i dintorni della moschea Al Tugara, vicino al vecchio aeroporto internazionale, una posizione strategica per la conquista e la successiva tenuta di Tripoli.

Il tutto mentre gli europei si apprestano all’ennesima conferenza, quella di Berlino. Conferenza che ha alla base l’errore fondamentale compiuto dall’Unione Europea: la UE si è concentrata poco «sulla fine del conflitto e più sulla riduzione del suo impatto sulla migrazione in Europa», per dirla con Crisis Group. «I Paesi dell’Europa meridionale, insieme a Austria e Ungheria, hanno spinto l’UE a investire di più nell’assistenza tecnica per arrestare i flussi migratori attraverso il Mediterraneo centrale. Attraverso il‘processo di Berlino’, negli ultimi mesi la Germania ha intensificato il suo sostegno al rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la Libia, Ghassan Salamé, nei suoi sforzi mediare un cessate il fuoco, incoraggiare l’attuazione dell’embargo sulle armi delle Nazioni Unite su tutte le fazioni libiche con l’obiettivo di convincere tutte le fazioni libiche a tornare ai colloqui. Ma l’azione politicamente è ancora debole, e ulteriormente indebolita dalle ultime mosse della Turchia: l’accordo marittimo concluso alla fine di novembre tra Turchia e Libia -condannato con forza da diversi paesi, tra cui Grecia e Cipro-, perché permette ad Ankara di rivendicare diritti su vaste aree del Mediterraneo orientale ricche di idrocarburi. Dopo la firma dell’accordo, il Governo turco ha subito avvertito che impedirà qualsiasi esplorazione di idrocarburi senza la sua autorizzazione. Unaccordo che è stato determinato dalla necessità di Ankara di reagire alle sanzioni dell’Europa per le trivellazioni compiute al largo di Cipro,sottolineano gli analisti, nonchè dall’esclusione dal forum sulle riserve di gas nel Mediterraneo orientale, cui hanno partecipato rappresentanti di Grecia, Cipro, Egitto, Israele, Giordania e Italia. Il rapporto di reciproco aiuto con Serraj, da questo punto di vista, può far venire meno la paura di Ankara che un gasdotto che colleghi Cipro con l’Europa diventi realtà: l’accordo con la Libia impedisce di fatto che un tale progetto possa realizzarsi senza il benestare di Erdogan, che ha intanto definito ‘possibili’ dei pattugliamenti da parte della marina turca nel Mediterraneo orientale.

Da qui a gennaio, quando si potrebbe tenere la conferenza, Haftar punta avere un considerevole vantaggio sul terreno. Le probabilità che ciò avvenga non sono poche, se si considera ciò su cui può contare il generale.

Haftar ha due ‘patrimoni’: gli alleati -Russia, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita- e i supporti non ufficiali.
La
Russia, per quanto formalmente dichiari di lavorare per la soluzione politica, sostiene con armi e uomini (mercenari) il generale, oramai da tempo. E al suo fianco Egitto e Emirati Arabi, con armi e interventi sul terreno. «Gli Emirati stanno operando nella battaglia, la Russia pianifica le tattiche e gli Emirati Arabi Uniti gestiscono i droni». Questo quanto avrebbe confermato, nelle scorse ore, un pilota di Haftar fatto prigioniero dalle forze di Tripoli. Secondo questo testimone, i russi sono stati incaricati delle tattiche di battaglia a terra, fornendo supporto tecnico e tecnologico alle forze di Haftar, altresì i russi avrebbero effettuato la manutenzione degli aerei.

Il Cairo, nel fine settimana, ha fatto sapere di aver rotto i suoi rapporti con Fayez al Serraj e ha riconosciuto il Parlamento di Tobruk come «unico rappresentante legale del popolo libico».Ciò mentre il Presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, incontrava il suo omologo egiziano a Sharm el Sheikh.
Contestualmente al Serraj era invece impegnato a Doha, in Qatar, in un incontro con il Ministro della Difesa turco, e Doha ha rinnovato tutto il suo sostegno a Tripoli, contro Haftar. Mentre anche Misurata ha alzato la voce, dicendosi pronta usare
tutti i mezzi a fianco di Tripoli.
Alcuni importanti attacchi aerei -su Tajoura, Misurata, Aeroporti di Mitiga, Zuwara e altri- sono stati effettuati da aerei degli Emirati, secondo questo comandante pilota, l‘Aeronautica emiratina aveva il compito di spianare la strada per l’avanzata delle truppe di terra.
Non bastasse, secondo alcune fonti egiziane e libiche sentite da ‘New Arabsarebbe entrato in scena un nuovo alleato: Israele. Haftar nei giorni scorsi si sarebbe incontrato segretamente con i funzionari dell’intelligence israeliana, al centro dell’incontro, mediato dagli Emirati,l’addestramento da parte degli israeliani delle milizie fedeli ad Haftar nella ‘guerra di strada’. Secondo il quotidiano arabo, il coinvolgimento di Israele è arrivato quando le forze di Haftar si sono spinte verso la periferia di Tripoli e hanno avuto necessità di un cambio di tattica per condurre una campagna di guerra di strada.
Le stesse fonti sottolineano che incontri tra Israele e Haftar ve ne sono stati altri in passato. Uno, nell’estate del 2018, ha portato Israele a concordare la fornitura di armi, inclusi fucili di precisione e attrezzature per la visione notturna, all’LNA.

Per quanto attiene ai sostegni non ufficiali. La Francia, per quanto secondo alcuni osservatori, stia ripensando il suo ruolo, è al momento ancora una buona sostenitrice nel cuore dell’Europa. Oltre ai mercenari russi, Hafatr, secondo alcune fonti, si sa da tempo che gode del supporto degli uomini della potente Rapid Support Forces (RSF) del Sudan, arrivati in primavera nella Libia orientale, unendosi ai ranghi dell’LNA)di Khalifa Haftar.

La grande incognita che in questo caso è un problema per il generale è: fino a che punto davvero si spingerà Erdogan.

Ancora nelle scorse ore Presidente turco, Erdogan, incontrando, a Istanbul, il Presidente del Governo di accordo nazionale libico, al Serraj, ha ribadito il suo sostegno -che per la verità va avanti da tempo-, la disponibilità a mandare truppe sul terreno in difesa del Governo di Serraj. Al centro dell’incontro anche l’accordo in materia di confini marittimi e quello di cooperazione in materia di sicurezza che autorizza l’invio di eventuali aiuti militari turchi per fronteggiare l’offensiva di Khalifa Haftar, accordi siglati a novembre tra Serraj e Ankara e, da sabato sera, all’esame del Parlamento turco per la ratifica. Intanto al Serraj farebbe pressioni su Donald Trump perché gli USA si impegnino a far ritirare i russi dal conflitto.

Nelle scorse ore, il media center della ‘Karama Operation’, che fa capo all’autoproclamato Esercito nazionale libico di Haftar, ha annunciato il ferimento in nottata del Ministro degli Interni del governo libico di accordo nazionale, Fathi Bashagha. Il convoglio sul quale stava viaggiando è stato attaccato a colpi d’arma da fuoco a Misurata, 180 chilometri a est di Tripoli, dove si era recato per una riunione con alcuni ufficiali militari e uomini della sicurezza; secondo la fonte, Bashagha è stato vittima di un tentato assassinio da parte di milizie armate non identificate. La notizia al momento non è confermata.

Considerato vicino ai Fratelli Musulmani, Bashagha è uomo forte del Governo di Tripoli. Se l’attacco fosse confermato sarebbe un ulteriore motivo per la Turchia per alzare il tiro, forse esattamente quanto vuole Haftar.

Sabato, le forze del Governo di Tripoli, avevano annunciato di aver lanciato un attacco contro le postazioni dell’Esercito nazionale libico di Haftar ad Ain Zara, a sud di Tripoli, mentre le forze del generale, che avevano annunciato di aver abbattutoun drone turco nella zona di Ain Zara, alla periferia meridionale della capitale, a una decina di chilometri dal centro, dove si sta combattendo la battaglia dell’ora zero annunciata giovedì dal generale, avanzano verso la capitale libica,avvicinandosi a colpire al cuore il Governo di accordo nazionale, protetto dalle milizie di Misurata.. Secondo il comandante della sala delle operazioni di terra dell’operazione, il generale Ahmed Abu Shamma, l’artiglieria pesante ha colpito le postazioni delle milizie al soldo del generale e l’attacco è stato condotto dopo che le squadre di sorveglianza avevano fissato gli obiettivi da colpire.

Che Erdogan in nome degli idrocarburi sia pronto a scontrarsi con la Russia e con l’Unione Europea è ancora tutto da vedere, segnali di distensione in queste ore ve ne sono, così come vi sono segnali di guerra sia da parte di Haftar che da parte della Turchia, in nome e per conto di Serraj. Alcuni uomini armati non identificati avrebbero aperto il fuoco a Misurata sul convoglio di Fathi Bashagha, ministro dell’Interno del Governo di accordo nazionale mentre lasciava un incontro a Misurata con alcuni militari.

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