venerdì, Aprile 3

Libia: il ruolo cruciale del Sudan richiesto dall’ONU

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Domenica 30 aprile il Rappresentante Speciale ONU e Capo della Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia, Martin Kobler, si è recato in visita ufficiale a Khartoum per chiedere il supporto attivo del Sudan in appoggio al Governo di Unità Nazionale guidato da Fayez al-Serraj. Il rappresentante ONU (ex capo della missione di pace in Congo MONUSCO assai criticato per l’alleanza militare con il gruppo terrorista ruandese FDLR autore del genocidio in Rwanda del 1994), ha incontrato sia il Presidente Omar El Bashir sia il Ministro degli Esteri Ibrahim Ghandour. In un comunicato congiunto Nazioni Unite e  Sudan si impegnano a sostenere gli accordi di pace libici del Dicembre 2015 firmati a Skhirat, Marocco, e a difendere l’integrità territoriale della Libia. La dichiarazione rappresenta un diretto sostegno al governo Al-Serraj e una dichiarazione di guerra contro il governo di Tobruk sotto il comando di Khalifa Haftar sostenuto da Francia, Russia e Inghilterra.

Kobler è stato inviato a Khartoum dal Segretario Generale delle Nazioni Unite con il compito di ottenere a tutti i costi il supporto del Sudan al Governo di Unità Nazionale. La richiesta di aiuto lanciata dall’ONU è stata criticata dall’opposizione in esilio e dai vari gruppi armati che si oppongono all’attuale governo sudanese, considerandola un avvallo alle politiche repressive del regime di El Bashir nonostante i crimini contro l’umanità nel Darfur e il pesante coinvolgimento delle autorità sudanesi nella lotta contro i flussi migratori dall’Africa in Europa. Alti funzionari di partito e Generali dell’esercito organizzerebbero i viaggi dei clandestini fino alla frontiera libica. Un immenso traffico di esseri umani gestito tramite intermediari civili sudanesi ed etiopi.

Si sospettano anche esecuzioni extra giudiziarie di immigranti compiute dalle forze speciali sudanesi (RSF) prima di giungere la frontiera libica. Esecuzioni che potrebbero triplicare se i finanziamenti europei al Sudan per il contenimento dei flussi migratori dovessero concretizzarsi. Le ambigue attività del governo sudanese rivolte agli immigranti sarebbero concatenate al commercio di schiavi esistente in Libia dal 2014 e recentemente denunciato dalla Organizzazione Internazionale per la Migrazione (OIM). Il commercio degli schiavi ha come epicentro la regione di Fezzan (dove arrivano gli immigrati provenienti dal Sudan) ed è gestito da tre tribù libiche, Tebu, Suleiman Awlad e Tuareg, firmatari dell’accordo di contenimento dei flussi migratori dall’Africa con il governo italiano che si è anche offerto come mediatore per promuovere la pace tra le tre tribù libiche dedite alla schiavismo.

Quali sono le ragioni che hanno spinto le Nazioni Unite a ignorare momentaneamente le violazioni dei diritti umani e i crimini del regime sudanese in cambio di un sostegno al governo di Fayez al-Serraj? Semplice da intuire: Khartoum ha giocato un ruolo cruciale nella caduta del regime del Colonnello Gheddafi nel 2011 impegnandosi militarmente in Libia.

L’intervento militare sudanese al fianco dei ribelli fu considerato dalla NATO come un fattore fondamentale per la caduta del regime libico di eguale importanza dei bombardamenti aerei occidentali. Senza l’invasione militare sudanese e i raid aerei NATO, Gheddafi sarebbe riuscito a sconfiggere la ribellione ripristinando gli equilibri politici ed economici precedenti al conflitto. L’alleanza del Sudan con Francia e Stati Uniti contro Gheddafi non comparve sui Media occidentali, forse per non creare imbarazzo alla Unione Europea e agli Stati Uniti di aver chiesto una mano ad un Paese ancora inserito nella lista internazionale degli Stati terroristici.

L’intervento militare sudanese nella guerra civile in Libia fu dettato da due necessità: bloccare il sostegno di Gheddafi ai gruppi ribelli sudanesi in Darfur e rafforzare i legami con UE ed USA nella speranza di ripristinare normali relazioni economiche e di interrompere l’embargo che grava da decenni sul Paese africano. Il regime di Khartoum affiancò all’intervento in Libia la repressione delle cellule terroristiche DAESH e Al-Qaeda in Sudan e la lotta contro l’immigrazione clandestina verso l’Europa al fine di completare la riabilitazione internazionale del governo El Bashir determinato a invalidare le accuse di una spietata dittatura che dava sostegno anche a gruppi terroristici internazionali tra i quali Osama Bin Laden. Per mantenersi al potere il Presidente Bashir ha compreso che non è più sufficiente l’appoggio della Cina e si necessita di trasformare il Sudan in un prezioso alleato occidentale

Per rafforzare questa immagine Khartoum interruppe la collaborazione militare con l’Iran e si allineò alle posizioni della Arabia Saudita, principale sponsor del terrorismo salafista ma anche principale alleato europeo e americano in Medio Oriente. In meno di tre anni la monarchia feudale di Riad è divenuta il principale sostenitore politico di El Bashir e finanziatore di uno Stato sull’orlo della bancarotta causa la perdita dei giacimenti petroliferi del Sud Sudan e dalla mille ribellioni interne: dal Darfur al Blu Nile. In cambio si è rubata migliaia di ettari di terra coltivabile per produrre cibo da esportare in Arabia Saudita ed ha costretto il Sudan a partecipare militarmente nel conflitto yemenita che dura dal 2015. Una partecipazione contro le forze Houthi che sta costando al Sudan uno stillicidio di uomini uccisi dalla resistenza yemenita determinata a scacciare l’invasore saudita e i suoi mercenari africani causa dello sterminio dei civili nel Paese.

El Bashir sfruttò abilmente queste carte di interesse geopolitico europeo e americano proponendo un semplice baratto: riabilitazione del Sudan in cambio di una politica esterna soft e filo occidentale e la fine del progetto di balcanizzazione del Paese ideato nel 1962 dalla ex potenza coloniale britannica ed attuato da Stati Uniti ed Europa dal 1975 in poi. Le principali ribellioni in Sudan (da quella sudista al Darfur) sono state incoraggiate e finanziate dalle potenze occidentali per il controllo delle risorse petrolifere del più grande Paese africano.

El Bashir intende sdoganare sull’arena internazionale il Sudan e, come ultimo obiettivo, cancellare i due mandati di arresto internazionali che pendono sulla sua testa emessi dalla Corte Penale Internazionale. L’astuto Capo di Stato da due anni fa intendere all’occidente che la cancellazione di questi mandati di arresto porterebbe alla sua fuori uscita dalla scena politica del Sudan e ad una nuova politica interna più soft e democratica a condizione che il potere rimanga nelle mani del National Congress Party.

Il giornalista Asim Elhag nel dicembre 2012 pubblicò un approfondito dossier sull’intervento sudanese in Libia a supporto dei ribelli sul sito ReingentingPeace. Un dossier ignorato dai media occidentali per non creare imbarazzo ai propri governi. «Il Sudan ha giocato un ruolo fondamentale nella crisi libica del 2011. L’impatto dell’intervento sudanese è stato cruciale per la caduta del regime del Colonnello Gheddafi e la vittoria del Consiglio Nazionale di Transizione. Un intervento concordato con l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO)» rivela Elhag.

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