martedì, Luglio 16

Libia: gli USA ci ripensano, niente appoggio al generale Haftar L’appoggio di aprile al generale ritirato: non giovava alla Libia ma neanche agli USA, ecco perché

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Nella scorsa settimana si era diffusa la voce, proveniente da  fonti dell’autoproclamato Esercito Nazionale Libico,  di un incontro, il 18 giugno, tra il Presidente USA Donald Trump e generale libico Khalifa Haftar. Rumors quasi immediatamente smentito da un alto funzionario della Casa Bianca. Contestualmente ‘The Guardian’ ha sostenuto che l’Amministrazione Trump avrebbe rivisto le sue posizioni sul dossier libico e starebbe snobbando Haftar.  La Casa Bianca starebbe perdendo l’entusiasmo per l’azione dell’uomo forte dell’Ovest libico che a inizio aprile si era lanciato in un’offensiva militare -ora arenata- per conquistare la capitale Tripoli e strapparla al Governo di accordo nazionale, sostenuto da Onu e anche dagli Usa. Tutto a meno di due mesi dalla telefonata di Trump ad Haftar con cui era stata benedetta l’iniziativa.
Incoraggiato proprio da quel colloquio telefonico, Haftar aveva ingaggiato a Washington la società di lobbying, Linden Strategies, nella speranza di organizzare di un incontro alla Casa Bianca con il Presidente.
Nella stessa giornata, il vice Presidente del Consiglio presidenziale del Governo di concordia nazionale libico (Gna), Ahmed Maitig, al termine della sua missione a Washington, nel corso della quale ha avuto colloqui con deputati e vertici del Dipartimento Stato, ha dichiarato di essere sicuro che gli Stati Uniti sostengono il Governo legittimo della Libia, ovvero quello guidato da Fayez al-Serraj.

L’appoggio deciso dal Presidente americano Donald Trump al generale Khalifa Haftar e alla sua offensiva su Tripoli sarebbe stato deciso contro i consigli dei suoi consulenti per la sicurezza internazionale e contro il parere del Segretario di Stato, Mike Pompeo. La decisione di Trump risponderebbe al desiderio della Casa Bianca di una Libia stabile e democratica. Il generale Haftar è visto come l’uomo forte, in grado di unificare il Paese, distruggere i terroristi islamici e garantire la sua stabilità. Secondo esperti del calibro di Philip Gordon, Andrew Miller, la decisione presa da Trump è un madornale errore di politica estera che recherà più danni che vantaggi alla Libia.

Gordon e Miller in ‘Trumps support fro Haftar won’t help Libya’ affermano che lo spirito democratico del generale Haftar è pura fantasia. Lontano dall’unificare e stabilizzare il Paese, l’offensiva su Tripoli ha grosse possibilità di prolungare il conflitto, rafforzare i gruppi terroristici, aumentare il numero di rifugiati, alzare il prezzo del petrolio, e in conclusione esasperare le tensioni regionali già esistenti. 

Lo scorso aprile il Presidente Donald Trump prese una decisione sulla Libia che passò inosservata nonostante le potenziali conseguenze sullo scacchiere internazionale. Tutto iniziò con una telefonata al generale Haftar. Secondo la Casa Bianca, lo scopo di questa telefonata era quello di comunicare ad Haftar gli apprezzamenti degli Stati Uniti per il ruolo significativo nella lotta contro il terrorismo e per la sicurezza delle risorse petrolifere in Libia. Durante la conversazione telefonica i due leader discussero della comune visione del futuro libico e dei comuni sforzi per stabilizzare il Paese e avviarlo ad una transizione democratica. Secondo le rivelazioni di ‘Bloomberg’, la Casa Bianca nel resoconto della telefonata avrebbe omesso che durante la conversazione Haftar informò Trump dei preparativi per l’offensiva su Tripoli, ricevendo approvazione dal Presidente.

«Offrendo il supporto ad Haftar, Trump, per l’ennesima volta, dimostra di  non ascoltare i suoi migliori consiglieri sulla sicurezza. Questi si sono vigorosamente opposti all’appoggio  dell’offensiva del generale Haftar su Tripoli. Due settimane prima della decisione presa da Trump, il suo Segretario di Stato, Mike Pompeo, affermò che gli Stati Uniti dovevano fermare ogni operazione militare di Haftar, in quanto potrebbe coinvolgere i civili e ostacolare i processi di pace in corso»,  fa notare Philip Gordon.

In effetti, la decisione di Trump rappresenta un drastico cambiamento della politica estera americana verso la Libia che, se associata a quella per il Medio Oriente, fa emergere segnali di confusione politica del Presidente americano.
A titolo di esempio, nel giugno 2017, Trump aderì senza riserve al boicottaggio economico proposto dall’Arabia Saudita contro il Qatar, mentre il suo Segretario di Stato e il Congresso stavano assicurando che gli Stati Uniti non avrebbero preso parte della crisi diplomatica saudita con il Qatar.
Un mese dopo l’adesione alle sanzioni saudite, Trump telefonò all’Emiro del Qatar rassicurandolo sull’amicizia americana e informandolo che aveva a disposizione dei magnifici giocattoli da vendere, riferendosi ad armi ed attrezzature militari. E che dire dell’annuncio del totale e immediato ritiro delle truppe americane dalla Siria, fatto nel 2018, un giorno dopo che la Casa Bianca aveva assicurato ai ribelli siriani che le truppe americane sarebbero rimaste in Siria? Queste politiche contraddittorie dimostrano che il Presidente Trump prende decisioni di politica estera secondo gli umori della giornata e le pressioni ricevute dalle varie lobby economiche, tra cui la potentissima lobby delle armi.

Nessuna sua decisione sembra scaturita da un coordinamento con la Sicurezza Nazionale, il Segretario di Stato, la CIA, il Pentagono. Nel caso di Haftar, Trump assicurò il suo supporto  per l’offensiva su Tripoli due giorni dopo l’incontro ufficiale con il Presidente egiziano al-Sisi e il principe saudita Mohammed bin Salman e il Principe degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed, noti finanziatori e ‘padrini’ del generale Haftar. Di tutta questa iniziativa diplomatica persino il suo Segretario di Stato non ne era a conoscenza.

«La visione di Trump sulla Libia è che Haftar è l’uomo forte che distruggerà i terroristi e, lavorando in stretta collaborazione con gli Stati Uniti, riuscirà a stabilizzare la Libia, ed avviarla da una transizione democratica capace di riparare i danni causati dall’intervento militare NATO nel 2011, che creò un vuoto di potere causa della guerra civile. Purtroppo pensare che Haftar sia l’uomo giusto per portare la democrazia in Libia è pura fantasia. Lontano dal poter stabilizzare il Paese, l’offensiva militare di Haftar su Tripoli sta gettando benzina sul fuoco, creando maggior opportunità ai gruppi terroristici, diminuendo l’esportazione di petrolio, esasperando le tensioni regionali. Contrariamente a quello che pensa Trump, la democrazia in Libia è un’idea nemmeno presa in considerazione da Haftar. Lui intende instaurare una dittatura militare, in quanto ritiene che la Libia non sia pronta per la democrazia. L’offensiva su Tripoli è stata lanciata per distruggere sul nascere l’iniziativa delle Nazioni Unite di una condivisione del potere tra lui e Tripoli in previsione di fare un governo di transizione e organizzare le elezioni», spiega Andrew Miller.

Secondo i due autori del saggio, Haftar non possederebbe la forza militare per conquistare tutto il territorio libico e imporre la stabilità. Anche la sua capacità militare è messa in discussione. Si sottolinea che le sue passate offensive erano dipendenti da assistenza militare straniera e supporto aereo saudita. La Libyan National Army  (LNA) si sta rafforzando, ma la rivalità tra le varie milizie che la compongono è evidente. La potente fazione rappresentata dalle milizie Mistratan può decidere da un giorno all’altro di uscire dalla LNA, e di diventarne rivale, in quanto riceve in modo autonomo supporti e aiuti da Turchia e Qatar.

«Quali saranno gli sviluppi dell’offensiva su Tripoli? Guardiano alle passate esperienze. Ci sono voluti tre anni al generale Haftar per avere il pieno controllo di Benghazi. Non credo che ora riuscirà a conquistare Tripoli in tempi brevi. Anche ammesso che ci riesca, il Libyan National Army pagherebbe il prezzo di una sanguinosa battaglia urbana,  indebolendosi a livello nazionale. Inoltre aumenterà il numero di rifugiati che tentano di entrare nella vicina Europa, rafforzando così i partiti populisti europei», avverte Gordon.

Haftar sarebbe anche controproducente per la lotta contro il terrorismo nel Paese. Appoggiando l’offensiva di Haftar, Trump è stato costretto a ritirare i soldati americani che stavano lavorando con il Governo di Tripoli contro il Daesh. Mossa necessaria per assicurare al nuovo alleato che gli Stati Uniti non stessero facendo il doppio gioco, ma che ha indebolito le offensive militari contro i miliziani del Daesh, che ora, respirando, possono riorganizzarsi.

É innegabile che Hatar abbia promesso una guerra senza quartiere contro il Daesh e tutti i gruppi terroristici islamici. «Ogni terrorista deve finire in prigione, sotto terra o fuori dalla Libia», dice il generale.
L’appoggio di Trump non ha tenuto in considerazione la reale capacità di Haftar di distruggere i gruppi terroristici. Dinnanzi alla sua minaccia il Daesh si sta coordinando con le altre milizie islamiche, formando, così, un comando unico, destinato a rafforzare il loro impatto sulla guerra civile. Se si dovesse verificare la rottura tra la milizia SLA e le milizia Mistratan gli Stati Uniti rischiano di perdere questi alleati che sono stati fondamentali per l’offensiva americana contro il Daesh.

«Lontano dallo stabilizzare la Libia, l’offensiva di Haftar su Tripoli probabilmente aumenterà i focolai di guerra, prolungando il conflitto. L’offensiva, inoltre, sta danneggiando la produzione di petrolio, diminuendo le esportazioni, mentre la Libia ha un disperato bisogno di riserve di valuta estera. Questo farà aumentare il prezzo del greggio, in quanto il calo di esportazioni del greggio libico si aggiunge alle infauste decisioni di Trump di boicottare il petrolio di Iran e Venezuela. Visto che l’offensiva sembra essersi trasformata in guerra di posizione, Haftar, nei prossimi mesi, lotterà per mantenere il controllo dei pozzi petroliferi conquistati. Questo potrebbe far aumentare le rivalità all’interno del  Sudan Liberation Army (SLA) e spingere qualche fazione a ribellarsi contro Haftar per assumere a sua volta il controllo del greggio. Al momento non si possono fare prognostici sull’offensiva di Tripoli, ma questa avventura militare potrebbe rivelarsi un disastro per Haftar e Trump» concludono i due esperti.

A tutto ciò si aggiungerebbe il ruolo di Haftar nella tratta dei migranti libici denunciato, già lo scorso settembre, dal Rapporto Clingendael, ‘Effects EU policies Multilateral Damage’. Ḥaftar coinvolto nella tratta degli esseri umani. La Casa Bianca avrebbe recepito.

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