mercoledì, Agosto 21

Libia, eserciti invisibili e milizie troppo visibili Ecco gli eserciti di Italia, Francia e Gran Bretagna presenti in Libia, con le milizie che gestiscono la sicurezza

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Nella Libia dilaniata dai conflitti fra le milizie e dagli scontri di potere fra la Tripolitania e la Cirenaica, c’è la presenza, poco pubblicizzata se non addirittura segreta, di truppe straniere, dislocate in base agli interessi geostrategici dei principali attori internazionali. Poi ci sono le milizie, quelle che controllano l’intero territorio.

ESERCITI STRANIERI
Su di un milione e 700 mila chilometri quadrati, che per 42 anni era stato controllato dal colonnello Muammar Gheddafi, ci sono militari di Italia (in Tripolitania), Francia (in Cirenaica), Stati Uniti e Regno Unito (a Sirte e nel sud).
L’Italia è presente ufficialmente con la missione Miasit, di assistenza e supporto al Governo di accordo nazionale di Fayez Serraj. Prevede un impiego massimo di 400 militari, 130 mezzi terrestri e mezzi navali e aerei (questi ultimi nell’ambito delle unità del dispositivo aeronavale nazionale Mare Sicuro). Miasit sostituisce e rafforza la vecchia missione Ippocrate (300 uomini e 103 mezzi) che ha permesso la realizzazione di un ospedale militare da campo a Misurata che offre 30 posti letto. I militari italiani sono impegnati anche nell’addestramento delle forze locali. Ovviamente, non dichiarati, sono presenti i servizi segreti, come sono presenti quelli degli altri Governi interessati al Paese. 

La presenza più discussa è quella delle forze speciali francesi. ‘Un segreto di Pulcinella’, lo hanno più volte definito i giornali parigini. L’ammissione da parte del Governo della presenza di suoi militari sul suolo libico è arrivata nel luglio 2016, in seguito all’abbattimento di un elicottero (dell’Esercito del generale Khalifa Haftar), a bordo del quale si trovavano tre membri dei corpi speciali francesi. «Le forze speciali ci sono per contribuire a garantire che la Francia sia presente ovunque nella lotta contro i terroristi», aveva dovuto confermare l’allora portavoce del Governo (premier Manuel Valls e Presidente Francois Hollande), Stephane Le Foll

Parigi non fornisce cifre ufficiali sulla presenza militare in Libia, ma sono, 3.500 i soldati sparsi tra Mauritania, Mali, Niger, Ciad e Burkina Faso. Ed era circolato anche un rapporto che indicava la presenza di almeno 40 membri dei corpi speciali francesi nella zona di Benina, nella periferia di Bengasi. Una presenza che è stata confermata alla ‘France-Presse’ anche dal colonnello Saqr Jarochi, secondo cui «almeno 20 militari si trovano in una base a Benina» e altri sono sparsi tra «Tobruq e Misurata».

L’aviazione americana è invece presente con i raid aerei che vengono compiuti contro obiettivi dell’Isis in Libia, nell’ambito dell’operazione Africom. Secondo un rapporto pubblicato dal Watson Institute della Brown University, i corpi speciali americani hanno persino una base e un centro di addestramento nel sud della Libia; e diverse operazioni Usa sarebbero partite da una base a Sirte.
Il Pentagono non fornisce numeri esatti sulla presenza militare Usa in Libia, ma il Segretario della Difesa, James Mattis, aveva dichiarato che nella regione erano impiegate mille persone, facendo riferimento anche a Niger, Mali e Nigeria.

La presenza britannica, mai ufficiale, è stata confermata da alcune operazioni antiterrorismo compiute nel nord del Paese, in collaborazione anche con l’intelligence americana.

 

MILIZIE

Nella Libia nata dopo il crollo del regime quarantennale di Muammar Gheddafi, nel 2011, e sprofondata nel caos, il controllo di sicurezza è finito nelle mani di centinaia di milizie (si stima siano almeno 300) sparse su tutto il territorio.
Pesantemente armate, anche con i carri armati sottratti al disciolto esercito del rais, finanziate anche dall’esterno. Alcune sono riconosciute e più vicine al Governo di accordo nazionale, altre sono appoggiate dall’esercito libico del generale Khalifa Haftar. Spesso, però, entrano in conflitto tra loro per espandere la propria giurisdizione e soprattutto controllare i pozzi petroliferi.
Le fazioni armate godono di sostegno anche esterno, in particolare dalle due coalizioni impegnate a distanza: quella formata da Egitto e Emirati Arabi (che appoggia Haftar) e quella formata da Qatar e Turchia che sul suolo libico è contro le milizie di Tobruk.

Ecco il quadro di alcune di queste milizie, le più importanti

Settima Brigata
E’ la milizia legata alla città di Tarhuna, 60 chilometri a sud di Tripoli, ed è guidata da quattro membri della famiglia Al-Kani. Il leader attuale è Abdel Rahim Al-Kani. Ha giocato un ruolo di rilievo nella guerra civile tra il 2014 e il 2015 prima di sparire dalla scena e riaffacciarsi con il Governo di accordo nazionale, a metè 2016, quando ha annunciato fedeltà al nuovo esecutivo ed e’ entrata sotto l’ala del ministero della Difesa di Tripoli. La milizia si è scontrata in più occasioni con le Brigate rivoluzionarie di Tripoli, in particolare a Garabulli e a Ben Gascir, a est della capitale. Di recente anche ex fazioni vicine al regime di Gheddafi, che godono dell’appoggio di Haftar, si sono unite alla Settima Brigata. A fine agosto ha lanciato un’offensiva a sud di Tripoli e il Governo di Fayez Serraj non è riuscito ad arginarla. Il leader Abderl Rahman Al-Kani ha più volte dichiarato di voler liberare Tripoli dalle milizie che prosciugano il denaro pubblico’, riferendosi agli uomini pagati dal Governo di Tripoli per la sicurezza.

Brigate Rivoluzionarie di Tripoli
E’ la milizia guidata da Haithem Tajouri ed e’ la piu’ importante dalla capitale libica (riunisce diversi gruppi del centro e dell’est di Tripoli). Ha giurato fedelta’ al Governo di accordo nazionale e si occupa della sicurezza del sud e del sud-est della capitale, finendo spesso in conflitto con la Settima Brigata.

Forze di Dissuasione
E’ la milizia guidata da Abdul Raouf Kara e ha come base l’aeroporto di Mitiga di Tripoli. Fa capo al Ministero dell’Interno del Governo di accordo nazionale e aveva preso parte ai combattimenti contro la Settima Brigata nei primi giorni dell’offensiva ancora in corso, prima di ritirarsi. La milizia, altamente addestrata, si occupa della sicurezza dell’aeroporto e del penitenziario collegato che ospita oltre 1.300 detenuti, tra cui diversi ex combattenti del sedicente Stato islamico.

Brigata Abu Salim
E’ la milizia formata per lo più da ex carcerati, è guidata da Abdel Ghani Al Kakali e si occupa della sicurezza nella zona di Abu Salim, a Tripoli. Nell’ultimo scontro ha combattuto contro la Settima Brigata ad Abu Salim e nella strada che porta all’aeroporto. 

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