martedì, Agosto 4

Libia: e se la soluzione alla crisi passasse da un Gheddafi?

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In Libia per i due fronti, quello del Generale Halifa Hftar, con sede a Toruk, e il Governo di Fayyez Al-Sarraj, con sede a Tripoli, un dialogo sembra un traguardo ancora lontano.
Il 15 Febbraio, infatti Mohammed Ammari, uno dei 9 membri del Consiglio Presidenziale libico, si è rammaricato per una mancata intesa a Il Cairo tra il premier Al-Serraj ed il generale Haftar, l’uomo forte di Tobruk.

Il crescente attivismo diplomatico da parte delle potenze straniere, l’intervento esplicito della Russia in Libia e un possibile compromesso fra Tobruk e Tripoli hanno lasciato supporre che ci si stesse muovendo verso una risoluzione, ma un compromesso fra i due fronti è dimostrato di essere un’intesa alquato remota.

E se la soluzione per la questione libica non fossero nè Hafta, nè Al-Sarraj? E se l’unica figura, oggi, a poter riportare la stabilità nel Paese fosse, Saif Al-Islam, il fglio del defunto ex-leader libico Muhammar Gheddafi?

Secondo Hanne Stine Nabintu Herland, analista e autrice norvegese, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, ha l’occasione di porre fine alla crisi in Libia, sostenendo come capo di Stato Saif Al-Islam. Questo quanto ha sostenuto nell’articolo: ‘Could Muammar Gaddafi’s son Saif al-Islam Solve the Libya Crisis?‘, pubblicato dal ‘Foreign Policy Journal‘.

Abbiamo inntervistato Hanne Nabintu Herland per capire perché Saif Al-Islam è una possibile soluzione alla crisi libica?

La sua proposta di sostenere Salif Al-Islam come capo di Stato in Libia, secondo lei, è un progetto concreto nell’ambiente politico statunitense? Perché?
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che è stato un errore deporre Muhammar Gheddafi. Ha, inoltre, sostenuto che la Libia si troverebbe al 100% in una miglior situazione se fosse rimasto al potere. Gheddafi, come ricordiamo, era un importante nemico del gruppo estremista Al-Qaeda. L’attuale caos in Libia è principalmente dovuto al fallimento delle politiche statunitensi. L’Amministrazione Obama-Clinton era famosa per supportare pienamente gli estremisti sunniti-wahabbiti e i gruppi affiliati di Al-Qaeda. Il ‘Judicial Watch Defence Report’ del 2012 dimostra come l’Amministrazione Obama abbia affermato che Al-Qaeda in Iraq, ovvero i Salafiti e i Fratelli Musulmani, rappresentavano i suoi alleati anche nella Guerra in Siria.  Questo rimane, naturalmente, uno scandalo brutale, in quanto, nello stesso documento, il gruppo di Al-Qaeda in Iraq viene nominato anche ISI, e, nel Report, gli americani insinuavano che «Al-Qaeda in Iraq avrebbe potuto formare uno Stato Islamico». Il coinvolgimento degli USA nel portare Al-Qaeda al potere rappresenta uno dei più sconvolgenti scandali dei nostri tempi. Questo ha destabilizzato l’intero Nord Africa ed, anche, i Paesi europei, per quanto riguarda l’ampio flusso di migranti illegali. E’ probabile che l’Amministrazione Trump abbia compreso questa situazione e consideri l’opzione di supportare Saif Al-Islam Gheddafi, dietro il quale, adesso, sono riuniti i leader tribali del Paese. Saif Al-Islam rappresenta la maggioranza del popolo libico. Supportare Saif coporterebbe ‘eliminazione dello Stato Islamico in Libia, la cui fine rappresenterebbe un grande contributo per stabilizzare l’intera regione del Nord Africa. Il supporto a Saif potrebbe anche porre fine all’ondata di migranti illegali in Europa. Noi tutti ricordiamo che Muhammar Gheddafi aveva stipulato un accordo con l’Italia sulla necessità di arrestare, da parte della Libia, il traffico di essere umani, un importante problema anche prima del 2011. Raggiungere la pace in Libia rientra negli interessi di tutti, e il momento adatto per farlo è adesso.

Avrebbe delle ripercussioni sull’Amministrazione Trump a livello nazionale statunitense e a livello internazionale?
Darebbe, di certo, al Presidente Trump un grande nome nella storia, ovvero come colui che ha portato la pace in Libia. La linea seguita da Trump riguardo gli estremisti sta è già fortemente stimata nella regione. Il Presidente siriano, Bashar Al-Assad ha espresso il suo supporto per la ‘politica Trump’ di chiusura riguardo l’immigrazione da vari Paesi, dal momento che la questione siriana conferma che la maggior parte dei terroristi rientra fra i migranti. Anche gli Stati del Golfo hanno supportato Trump. La Libia, oggi, è notoriamente controllata dalla rete di milizie ISIS, le quali, secondo i report locali, terrorizzano l’attuale Governo di Tripoli appoggiato dai Paesi Occidentali. Il Governo di Tripoli, francamente, ha poco potere. Le prigioni in Libia, stando a quanto si dice, sono controllate dallo Stato Islamico e dal Fronte Islamico Combattente Libico. Il suo leader, Abdulhakim Belhadj, è da molto tempo affiliato ad Al-Qaeda. Il miglior passo in avanti per ristabilire l’ordine in Libia è proprio Saif Al-Islam, in quanto possiede un potere legittimato dalla popolazione libica. Dopo tutto, dovrebbe essere una figura scelta dalla popolazione a guidare la Nazione.

Una proposta del genere chi la condivide?
Il Primo Ministro del Regno Unito, Theresa May, in un meetig con il Presidente USA, ha affermato che l’ideologia occidentale della supremazia statunitense e il dominio mondiale della democrazia occidentale si trova sul letto di morte. Attualmente, Donald Trump sta cambiando completamente le carte in tavola a Washington, richiamando la popolazione a rivoltarsi contro le élite autoritarie. Quello che è accaduto con la Brexit rappresenta, in una cera maniera, la stessa cosa per l’Inghilterra. Marine le Pen, molto probabilmente il futuro Presidente in Francia, ha dichiarato che gli europei hanno bisogno di riprendere il controllo sul loro destino, prendendo le distanze dalla NATO. La rete dei Think Thank, oggi, ha abbandonato la solita vecchia divisione fra Destra e Sinistra, e si sta dirigendo verso una divisione fra due linee, rispettivamente quella libertaria e quella autoritario-elitaria. Come libertari, noi apparteniamo ad una nuova Europa che prenderà forma un domani, abbandonando questi obsoleti tecnocrati. La stessa struttura degli USA risulta obsoleta, incapace di risolvere i problemi in Europa, bloccata dall’elitismo e dalla struttura tecnocrate di Bruxelles.

L’attuale Amministrazione Trump ha le capacità di portare avanti una proposta simile? Possiede gli strumenti adatti per sostenere le operazioni che ne potrebbero conseguire?

Dovremo vedere se Trump sarà capace di liberarsi dalla propaganda di guerra dei neo-conservatori e dalla CIA, un falco che richiede continuamente sempre più guerre in terre straniere. I neo-conservatori e la CIA sono presone altamente potenti che, francamente, Trump non ha avuto il coraggio di cacciare. Il risultato della rivoluzione politica in corso in America rimane da vedere.

Quale sarebbe un’ipotetica reazione della parte Russa, chiaramente partecipe alla crisi libica? Ci sarebbero delle conseguenze anche per le relazioni bilaterali fra il Cremino e la Casa Bianca?

La Russia ha dimostrato, certamente, di essere una potenza vincente nel passato scenario internazionale. Il Cremlino ha seguito una linea realista opposta a quella idealista e speranzosa della Casa Bianca. Se la Russia fosse stata l’unica potenza coinvolta nella questione libica, la crisi sarebbe stata risolta molto tempo fa e, come dato di fatto, non avremo mai avuto una guerra in Libia. Il finanziamento cronico degli americani agli estremisti sunniti-wahabbiti, con il supporto dell’Arabia Saudita, del Qatar e delle Turchia, rappresenta il principale ostacolo nella questione libica, come in Siria. C’è bisogno che questo finisca e che la pace ritorni sia in Libia, che in Siria. La politica estera statunitense nella regione è il vero problema, non la Russia.

Come sostiene nel suo articolo : ‘Could Muhammar Gheddafi’s son Saif Al-Islam solve the libyan crisis?’, il mainstream di propaganda statunitense, e anche europeo, ha taciuto il supporto che Gheddafi aveva nel Paese, dipingendolo come una figura dispotica e priva di sostegno, secondo quanto lei sostiene. Cosa è stato tenuto nascosto dalla propaganda USA ed europea? E perché?

Muhammar Gheddafi, che, ovviamente ha commesso degli errori durante il suo lungo mandato, tuttavia, apparteneva a una frazione musulmana moderata, fermamente scettica nei confronti di Al-Qaeda e dell’ Arabia Saudita. Gli Stati Uniti durante l’Amministrazione Obama-Clinton hanno totalmente supportato la linea sunnita saudita e del Qatar. Da momento che il 90% dei media americani è controllato solamente da 6 compagnie, il mainstream di propaganda statunitense è facilmente controllato in modo da seguire una ‘narrativa’ americano-saudita. Nel 2011 i media occidentali hanno riportato un’evidente propaganda di parte, in modo da legittimare la ‘no-fly zone’. Questopuò essere, certamente, scioccante, ma è la ragione per cui i media occidentali risultavano così entusiasti per la ‘Primavera Araba’. Con ‘The Arab Spring’, basicamente, si deponeva la frazione moderata musulmana, i sovrani nazionalisti arabi e venivano rimpiazzati da sunniti-estremisti, come i Fratelli Musulmani, nazione dopo nazione. Come possono i media occidentali supportare l’islamismo? Io credo che siano stati, in una certa maniera, ‘stregati’, come se i reporter o i giornalisti non capissero cosa realmente stavano facendo. Durante la guerra in Libia nel 2011, i media occidentali hanno seguito la narrativa sunnita-wahabbita degli estremisti, riportando, solamente, il punto di vista di Obama e dell’Arabia Saudita. Questa è la ragione principale per cui Gheddafi è stato demonizzato dai media. I forti legami, economici e petroliferi, fra USA e Arabia Saudita sono ben conosciuti. La ‘Clinton Fundation’ ha ricevuto milioni e milioni di dollari, per esempio, dal Qatar. Hilary Clinton si è estremamente arricchita, beneficiando della miseria dei libici. L’immagine sorridente di Hilary alla morte di Gheddafi dimostra quale spietata ‘gang di banditi’ risulta essere la leadership statunitense, priva di empatia, di rispetto per le leggi internazionali e per la sovranità degli altri Paesi. E’ una scioccante testimonianza del tracollo morale dell’Occidente.

Il caos causato dall’abolizione dell’ordine tribale nella struttura del Paese era una conseguenza prevedibile ed inevitabile. Lei crede che il conflitto in Libia fosse un obiettivo premeditato dagli Stati Uniti per garantire i propri interessi? Se si, la crisi libica quali interessi americani avrebbe dovuto favorire e in che modo?

Si, ‘Wikileaks’ e ‘Judicial Watch’ hanno recuperato delle chiare prove materiali che dimostrano come in Libia fosse tutto premeditato. In molti sostenevano che il vero motivo dietro l’intervento della NATO in Libia fosse quello di impedire il piano di Gheddafi di unificare le nazioni africane sotto un’unica valuta, il dinaro d’oro. Gheddafi aspirava anche alla realizzazione di una IMF World Bank al di fuori della leaderhip occidentale, voltando le spalle al dollaro americano. Se le aspirazioni di Gheddafi avessero avuto successo, il dominio occidentale in Africa sarebbe del tutto crollato. Inoltre, Qatar e Arabia Saudita non avrebbero più giocato un ruolo così importante nelle dinamiche regionali. Il Qatar, sin dall’inizio, ha finanziato la guerra in Libia ed ha fornito, anche, strumenti militari. Secondo quanto si dice in Libia, è stato un gruppo di soldati mercenari del Qatar ad uccidere Muhammar Gheddafi. Inoltre, la Libia era un Paese molto ricco, la ‘Libyan Investment Authority’ stimava, da sola, circa 155 miliardi di dollari, mentre, la sua ‘volt Central Bank’ possedeva 144 tonnellate d’oro. I ribelli ci misero solo alcuni giorni per stabilire una nuova Banca Centrale a Benghazi, un evento più che insolito. E chi ne ha beneficiato? Le sanzioni degli Stati Uniti contro la Libia hanno comportato il congelamento di 155 miliardi. Nel 2015 solo 67 miliardi sono stati restituiti all’attuale Governo di Tripoli. Cos’è successo al resto? Chi ha preso cosa? Sono state documentate le enormi refurtive ai fondi libici, da parte sia degli occidentali, dei libici, che da altri.

Perché una figura come quella di Salif al-Islam sarebbe in grado di garantire l’unità nazionale libica? Quanto potere, sia politico che economico, possiede Al-Islam?

I precedenti in fatto di azioni volte alla liberalizzazione e alla democratizzazione del Paese di Saif Al-Islam dimostrano le sue intenzioni verso la Libia, illustrando che tipo di alleato potrebbe essere per gli altri Paesi. In molti, oggi, hanno dimenticato che, dal 2003, la Libia si è aperta verso l’Occidente, ha liberalizzato la sua economia, ha ridotto le forze militari, ha risolto la crisi di Lockierbie ed ha pagato i danni alle famiglie delle vittime. Il Presidente Bush ha, anche lui, riconosciuto lo sforzo di Gheddafi. La maggior parte di questo lavoro è stato grazie al diligente impegno di Saif Al-Islam, il figlio di Muhammar. Saif ha studiato al London School of Economics ed è stata una figura fondamentale per la riforma democratica in Libia.  E’ stato Saif AL-Islam a liberare, nel 2007, le infermiere bulgare a Benghazi. E’ stato sempre lui a portare i progetti di edilizia di Benghazi su larga scala e a fare un accurato lavoro nel democratizzare la Libia. Saif, inoltre, ha guidato il Progetto di Riconciliazione del 2006, lo stessao anno in cui gli USA riaprirono l’Ambasciata in Libia ed ha guidato pacificamente le operazini di rilascio dei prigionieri politici, come Abdelhakim Belhadj e Khaled Sharef, la maggior parte dei quali si sono uniti ai ribelli e controllano, adesso, Tripoli. Secondo, in molti hanno dimenticato che durante l’era di Gheddafi, la Libia era il Paese africano più ricco, un Stato socialista con dei benefit a larga scala per le famiglie, una libera educazione, sia per gli uomini, che per le donne, ed era un Paese dal reddito medio, secondo le Nazioni Unite. Lo stato del benessere era funzionante. Oggi, passati sei anni, un terzo della popolazione libica vive nella povertà. Le fonti di intelligence riportano che il 70% della popolazione desidera il ritorno di un Gheddafi, in grado di ristabilire lo stesso standard di vita. Le fonti locali dichiarano che l’80% della popolazione in Libia spera che il Paese ritorni a funzionare come un tempo, sotto il controllo di Saif Al-Islam. Saif, nel passato, ha dimostrato il suo interesse nel riportare il benessere e la stabilità in Libia. Terzo, a questione tribale. In Occidente, la maggior parte delle leadership politiche non capisce che le strutture tribali, secondo una ‘forma africana di elezione democratica’, determinano chi deve governare il Pese. Questa forma di ‘democrazia africana’ non viene, di certo, rispettata in Occidente. Dopo la caduta di Gheddafi e la divisione dell’Esercito nazionale, i leader tribali devono controllare ognuno la sua tribù. Il risultato è inevitabilmente un caos totale. Non importa chi l’Occidente scelga di sostenere, continuerà ad esserci il caos se le tribù sono unite dietro un atro candidato. Le tribù libiche, adesso, sono unite dietro la figura di Saif Al-Islam, un uomo istruitosi al London School of Economics , avvocato della democrazia e della riforma liberale. Secondo le linee delle tradizionali alleanze in Libia, Saif è stato capace di riunificare le tribù. Sarebbe davvero difficicle, per chiunque, riuscire a governare la Libia senza il loro supporto. Inoltre, l’organizzazione strutturale dell’ISIS e del Gruppo dei Combattenti Islamici Libici sta vacillando in Libia. Molti combattenti dello Stato Islamico stanno lasciando il Paese, in quanto il gruppo terrorista manca del supporto fra la maggior parte dei libici.

Riconoscere Salif Al-Islam come capo di Stato rappresenta, secondo lei, una soluzione del tutto inclusiva al conflitto libico? Sarebbe in grado di garantire un Governo inclusivo e democratico in Libia?
Primo, la ricerca di conquiste liberali e democratiche, insieme ai meriti che gli sono stati riconosciuti prima del 2011, indicano Saif Al-Islam come un leader riconciliatore. Secondo, l’atto costitutivo del Fronte Popolare del Movimento di Liberazione in Libia, firmato il 25 Dicembre del 2016, dichiara, esplicitamente, che gli obiettivi sono l’indipendenza del Paese, la stabilità libica e regionale, rendere effettiva la giustizia, rispettare la legge e i diritti umani, senza escludere o marginalizzare qualsiasi minoranza etnico-culturale, che compone il pluralismo multiculturale ed etnico in Libia. Terzo, le tribù libiche non accetterebbero la leadership di Saif Al-Islam, se non fossero sicure che lui rappresenti la miglior guida per la Libia. La popolazione, inoltre, avrebbe il diritto di scegliere, da sé, il suo leader, e, conoscendo l’Africa- Io sono nata in Africa e cresciuta nell’Africa Sub-Sahariana- l’appoggio dei leader delle tribù comporta una forte autorità.

 

Qualora Salif Al-Islam fosse il nuovo capo di Stato libico, quali potrebbero essere le reazioni dei due fronti libici presenti oggi nel Paese, il fronte di Tobruk cui leader è il Generale Halifa Haftar, ed il Governo di Unità Nazionale la cui sede è a Tripoli e il cui leader è Fayyez Al-Sarraj? Non vi è il rischio di aggiungere una terza fazione nel Paese, complicando quella che sembra essere una situazione già abbastanza difficile?

E’ stato riportato che Al-Sarraj ha cercato di visitare le tribù del Sud e del Tawareg a Dicembre, ed è stato ricevuto da centinaia di libici che gridavano: ‘ Allah, Muhammar, Libia, Una’, lo slogan del Green Movement. A quanto pare, è subito tornato a Tripoli, dopo aver rinunciato di passare lì la notte. Tripoli è debole, si trova in un caos totale sotto il controllo dell’attuale regime e sembra che non riesca a liberarsi dal controllo dei gruppi di milizie del Gruppo di Combattenti Islamici Libici. La richiesta da parte di Tripoli di supporto alla NATO, dimostra a sua debolezza. E’ importante che la NATO non finisca per remare contro la popolazione libica e le, adesso riunificate, tribù. Tutta la popolazione in Libia, adesso, dimostra il suo supporto per il Progetto di Riconciliazione di Saif Al-Islam, che è stato assolto dalle Corti libiche e sta aspettando la risoluzione del caso da parte della Corte Criminale Internazionale, un caso altamente politicizzato sin dall’inizio. Il Generale Haftar, d’altra parte, ha vissuto per molti anni negli Stati Uniti ed è rientrato in Libia, solamente, nel 2011. Risulta difficile per lui governare un Paese senza il supporto delle tribù libiche. Francamente, se gli Stati Uniti e la Russia decidessero di appoggiare Salif Al-Islam, supportato dalla maggioranza, potremo vedere la fine per l’incubo libico.

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